martedì 25 gennaio 2011

Cetto-record, polemica in musica Su "Onda Calabra non c'è da ridere"

Voltarelli non ha apprezzato la rivisitazione fatta dal comico di un suo brano diventato il manifesto del film. E lancia un invito ad Albanese: "Facciamo una tournée nelle scuole calabresi per parlare di qualunquismo e legalità?". Ma il suo gruppo si dissocia. E La Qualunque sbanca al botteghino
di KATIA RICCARDI

Cetto-record, polemica in musica Su "Onda Calabra n on c'è da ridere" Peppe Voltarelli
ROMA - Su Youtube i commenti si accavallano. Sotto il video di "Onda calabra", colonna sonora del film di Giulio Manfredonia con Antonio Albanese, Qualunquemente, molti utenti si ribellano. "Non ci rispecchiamo in questo". Molti sono offesi e lo scrivono. Sono stanchi di essere stati scelti per rappresentare un solito, triste, deprimente cliché. Al di là delle risate che Albanese concede. Oltre la satira.

Il film è stato il più visto nel primo fine settimana di uscita. La media è stata di quasi 10mila euro a copia, per un incasso totale di 5.400.000 euro con oltre 800mila presenze. E questi risultati sono stati omogenei da nord a sud. Ma un'onda calabra di malcontento ha preso voce e forza con la delusione manifestata da Peppe Voltarelli, ex cantante de Il Parto delle Nuvole Pesanti, e autore del brano originale che per il film è stato comprato, e poi modificato.


La canzone originale del Parto delle Nuvole Pesanti parla di ragazzi che emigrano in Germania. E' poetico, ironico, lascia una traccia di malinconia mentre cerca un'onda di speranza. 'Mi aspetterai cantando', dice il testo, senza dimenticare. Perché chi va via dev'essere pronto a portarsi dietro immagini nella mente, valige di ricordi senza peso. Occhi, rose, colori, spiagge. Strofa in italiano, ritornello in tedesco, la melodia, come l'anima, ha i suoni del Sud. Voltarelli ha sempre cantato senza drammi, senza denuncie rabbiose, e soprattutto senza cliché. Va avanti, vive in giro per l'Italia facendo concerti, lavora. Per questo brano non vuole soldi. Non è quello il punto. Il suo messaggio è sempre stato ottimista, la parodia non lo è. La canzone non doveva essere così flessibile. Neanche per ridere. E Voltarelli lancia il suo invito ad Albanese: "Facciamo una tournée nelle scuole calabresi per parlare di legalità e qualunquismo?"

Voltarelli non è turbato dalla mancanza di riconoscimento, non è interessato a una guerra tecnica su copyright o permessi. E' deluso invece, dispiaciuto che anni di idee e speranze e lotte e poesie, possano essere comprate, cambiate per diventare parte di un gioco a cui lui non ha mai giocato. Ma la band, dalla quale sei anni fa Voltarelli si è separato, si dissocia.

Lo fa con un comunicato in cui Salvatore De Siena, Mimmo Crudo e Amerigo Sirianni dichiarano: "Ci sia consentito di dissentire totalmente dal giudizio artistico e dalla ricostruzione della vicenda di Peppe Voltarelli, non per spirito polemico ma per tutelare le ragioni del Parto delle Nuvole Pesanti e soprattutto per amore di verità. La versione 'Qualunquemente Onda Calabra', pur essendo una versione parzialmente diversa dall'originale per testo e stile, oltre che funzionale al film, è identica all'originale per lo scopo che persegue, che è quello di denunciare la realtà attuale, con la speranza di un domani milgiore. Siamo convinti - si legge ancora - che la versione del film non pregiudichi affatto lo spirito del brano originale, poiché il film di Albanese, oltre a essere una grande opera cinematografica, é anche un autentico gesto d'amore di Antonio verso il Sud, e ci pare davvero offensivo considerare il film macchiettistico".

Con gli altri membri del gruppo "non ci parliamo da anni", spiega Voltarelli. Dalla separazione in poi il suo messaggio è sempre stato ironico, sorridente, allegro. Critico, ovviamente, perché da lì parte. "Ci siamo divisi perché avevamo idee diverse. Io cerco di portare un messaggio da parte della mia terra. Per ché da noi le cose sono veramente in mano alla malavita. Da noi, quando nasci, sai che dovrai andare via per avere un futuro. Questo tipo di caricatura che fa il film aderisce a tutta l'immagine della Calabria nel mondo. Toglie le speranze". Non ha niente contro il film Voltarelli. Semplicemente è "già molto che si sia creato un dibattito", spiega.

Albanese della canzone ha fatto il manifesto di Cetto ("Cchiù pilu pi tutti"). E' la sua canzone, è il suo motto. La sua denuncia. L'arma melodica della sua caricatura. "Non era nata con questo spirito", dice Voltarelli che l'ha scritta nel 2004. Per lui era una poesia, una rosa, una cosa bella. Non avrebbe avuto la risonanza che sta avendo, certo, ma un suono sussurrato, "mantenedo il suo senso però. Da quando ho lasciato il gruppo sei anni fa, ho cercato di portare un'immagine critica e sorridente del Sud, non è facile relazionarmi con la mia terra quando se ne parla sempre in termini deprimenti. Ora la mia non non è una difesa dello status quo, non è un attacco al film. Ma la canzone era un simbolo di possibilità. E' stata presa e trasformata nel contrario esatto", continua e dice: "C'è una differenza tra una risata di felicità, e una risata amara".

Tecnicamente il 'nuovo' brano dovrebbe essere ridepositato alla Siae con le firme degli autori originali più quella di Albanese. "Vedi, lui, che io stimo molto come attore, fa una critica alla politica italiana, ma la mia canzone non era né di destra né sinistra. Era quanto di più lontano da una connotazione politica potesse esserci. Per me è utile la riflessione. Il fatto che si sia creato un dibattito (ripreso anche da Il Giornale, ndr). Politicamente io sono d'accordo con Albanese al limite, ma Cetto è molto 'anni Sessanta', e la gente calabrese è stanca di essere associata a questi luoghi comuni". In fondo, conclude Voltarelli, "non c'è mica tanto da ridere".

Fonte:La Repubblica

venerdì 14 gennaio 2011

Da Wikileaks


''Se la Calabria non fosse parte dell'Italia, sarebbe uno Stato fallito. La 'ndrangheta controlla'' infatti ''vaste porzioni del suo territorio e della sua economia''.
Lo scrive il console generale degli Usa a Napoli J. Patrick Truhn in un dispaccio inviato il 2 dicembre 2008 che riporta anche un incontro tra il diplomatico e il presidente della regione Agazio Loiero. E Loiero ''non e' stato in
grado di offrire nessuna soluzione alle difficolta' della regione. Quando gli e' stato chiesto come immaginava utilizzare i circa 14 milioni di euro che l'Ue aveva stanziato per la Calabria, ha dato una vaga risposta e ha cambiato argomento''.Nel dispaccio, intitolato ''La Calabria puo' essere salvata?'', si riporta un viaggio che il console americano e il suo staff effettuarono nel novembre del 2008 ''in tutte le cinque province calabresi''. La prima notte, fu spesa ''nel caotico capoluogo, Catanzaro'', dove Truhn aveva in programma un incontro con il presidente della Regione. ''Dopo aver declinato ripetutamente la nostra richiesta per un appuntamento durante l'anno, Loiero alla fine ci ha ricevuto'', e' il resoconto del diplomatico, parlando con il quale Loiero ''si e' lamentato della cattiva immagine della regione e ha evidenziato che la criminalita' organizzata, i mercati relativamente inaccessibili e le povere infrastrutture si fondono per scoraggiare gli investimenti nella regione''. Tuttavia Loiero non ''e' stato in grado di fornire alcuna soluzione'' alternativa ''piuttosto che un'idea per rendere i prestiti a basso tasso di interesse disponibili, grazie ai fondi strutturali dell'Ue, per le piccole e medie imprese''. E, quando il console generale gli ha chiesto se la Sicilia, ''dove i cittadini e le associazioni industriali si sono uniti all'applicazione della legge opponendosi attivamente alla criminalita' organizzata, potrebbe servire da modello'', Loiero ha risposto cosi': ''Siamo noi la vera isola''. (ANSA)

lunedì 27 dicembre 2010

Natale! Il ritorno della "meglio gioventù"


di LINO PATRUNO

Natale è il tempo del ritorno dei ragazzi. O quello, col poeta Montale, . I ragazzi sono i figli andati a lavorare fuori, quella che ha dovuto lasciare un Sud con la partenza nel destino. Non è stato sempre così, perché di qui non andava via nessuno, anzi ci venivano. Era prima dell’unità d’Italia, paradiso o inferno che fosse allora questa terra che un giorno tornerà bellissima.

Dell’unità si è parlato, si parla e si riparlerà per i 150 anni. Ma il lavoro che non c’è continua a pesare come una ferita nel gran bel Paese in cui un giovane su tre al Sud non ce l’ha. In cui il 10% della popolazione detiene il 45% di tutta la ricchezza, roba da repubblica delle banane. E in cui i fratelli d’Italia sono piuttosto fratellastri, se quello settentrionale ha un reddito del 40% in più di quello meridionale. Per completare l’incredibile Ingiustizia italiana.

Un tempo si chiamavano emigranti, da quando prendevano i piroscafi per a quando con le valigie di cartone sono stati inghiottiti dai treni per le nebbie. Venti milioni sono stati da fine Ottocento a metà Novecento. Non c’era famiglia che non ne avesse. E ancora oggi molti nostri paesi sono spopolati, ci sono rimasti i vecchi e i bambini. E quelli che sono rientrati a godere della fatica fatta parlano una lingua strana e aprono il negozio di alimentari, piccolo segno di benessere. La loro epopea non è stata mai raccontata come merita, non hanno avuto giustizia neanche con la memoria. Una storia di vinti anche questa.

Ora è l’era di Internet. E i nostri ragazzi nascono col trolley alla mano e il viaggio nel sangue. Vanno e vengono. Conoscono le lingue, prenotano . E preistoria sono i loro bisnonni che spesso non erano mai stati fuori dal loro villaggio, non avevano mai visto una città e il mare. E quando i motori del bastimento cominciavano ad ansimare, era come se una piccola morte scendesse su di loro: più della metà non sarebbero mai più rientrati.

Ma dalle Americhe salvarono l’Italia. Le loro rimesse, i soldi che mandavano a casa, fecero schizzare il valore della lira di carta al di sopra di quella d’oro, mai più avvenuto. Questo non preservò da una feroce tassazione quei denari della fatica e del dolore. E c’è qualche storico nordista odierno che continua a scriverne come traditori e furbi: per stare meglio, dicono, fecero stare peggio gli altri. Ovviamente una infamia, in un’Italia disunita che li costrinse ad andarsene. Ed erano i più forti e capaci, ciò che fece pagare al Sud anche questo impoverimento.

Si è calcolato che le loro rimesse siano state cinquanta volte più alte di tutta la spesa della Cassa per il Mezzogiorno. E anche ora è così, il Sud perde un patrimonio immenso, proprio quello che gli servirebbe per dare qualità ai suoi sforzi di sviluppo. Hanno tutti un titolo di studio, in gran parte laureati, vanno via i cervelli mentre prima andavano via le braccia. E anche se sono più randagi che legati al filo d’erba, gente di mondo, è uno scandalo anzitutto umanitario e poi economico che siano costretti a farlo. Come una fatalità.

Anche ora non è vano ripetere un calcolo che li riguarda. Ne vanno via 50 mila all’anno. E per capire ciò che il Sud regala, basta partire dalla spesa sostenuta dalle famiglie e dalle università meridionali per formarli: fra i 50 mila e i 100 mila euro ciascuno. Senza contare che chi va a lavorare altrove, deve cambiare residenza, spendendo e pagando anche le tasse lì. Il Sud si sacrifica per loro, altri ne beneficiano graziosamente. Anzi chiamandoli pure terroni.

Quando buona parte dell’attuale lavoro del mondo si farà via Internet, allora forse non partiranno più. Perché allora quei cervelli ora pendolari potranno rimanere a casa. Varrà più il loro talento davanti a una tastiera ovunque sia, che un territorio attrezzato per la produzione: proprio quel territorio non competitivo che ora li manda a cercare altrove. Ma nel frattempo una generazione avrà pagato ancòra un prezzo, una generazione di passaggio dal fisso al mobile e non solo telefonicamente. La generazione della precarietà spacciata per flessibilità. La generazione che non può prendere famiglia e casa perché nessuno sa dopo sei mesi di contratto cosa succede.

Ma anche le feste sono cambiate, quei ragazzi staranno un po’ in famiglia ma poi via con gli amici prima di riempire di nuovo il trolley con i jeans dei giramondo e la frittata della mamma. Forse poco a poco perderanno il richiamo della propria terra, diventeranno altro anche da sé e dai loro desideri di un tempo. E ricorderanno il luogo dal quale sono andati via come quello dei curriculum e dell’attesa di una chiamata. Così il Sud sarà sempre meno speranza dei giovani e sempre più delusione dei vecchi. Sarà un addio e un silenzio.
www.linopatruno.com

Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno del 24/12/2010

giovedì 23 dicembre 2010

Consegnato il progetto definitivo del Ponte di Messina

21 dic 10 La Società Stretto di Messina ha ricevuto dal Contraente generale Eurolink il progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina e degli oltre 40 chilometri di raccordi stradali e ferroviari. Si tratta di oltre 8.000 elaborati progettuali che confermano tutte le impostazioni tecniche ed i costi di costruzione del progetto preliminare redatto dalla Stretto di Messina ed approvato nel 2003 dal Cipe. Il progetto definitivo comprende inoltre le importanti opere deliberate dai Comuni interessati dalla costruzione del ponte, come ad esempio il sistema di fermate ferroviarie intermedie tra Reggio e Messina che consente la concreta attuazione di una moderna rete di trasporti metropolitani dello Stretto, rappresentando un ulteriore valore aggiunto per il Territorio. Il Progetto definitivo accoglie altresì, ai fini anche della sicurezza antisismica delle opere a terra, la nuova normativa del Testo unico delle costruzioni, intervenuta successivamente alla progettazione preliminare. Le prossime tappe, scandite dalla Legge obiettivo, prevedono l’approvazione del progetto definitivo da parte della Stretto di Messina e l’avvio dell’istruttoria da parte del Ministero delle Infrastrutture che si concluderà con l’approvazione da parte del Cipe. “La consegna del progetto definitivo del ponte sullo stretto di Messina, avvenuta nel pieno rispetto dei tempi previsti - ha dichiarato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli -, segna una tappa fondamentale per la realizzazione dell’opera. La puntualità con cui il progetto è stato definito dimostra la chiara volontà del Governo che ha ritenuto, sin dal suo insediamento, il ponte un opera prioritaria per il Mezzogiorno, per l’Italia e l’Europa, essendo esso un tassello del corridoio Berlino-Palermo. Avremo modo di presentare all’opinione pubblica il progetto che rappresenta un vanto per l’ingegneria e la tecnologia italiane”. “Il progetto definitivo è stato consegnato nei tempi previsti - ha dichiarato l’Amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci -. Tutto il processo è stato seguito e coordinato con grande attenzione dalla struttura tecnica della Società. La conferma delle impostazioni di ordine tecnico ed economico, al netto delle nuove opere e della adozione della recente normativa sulle costruzioni, rappresenta un ulteriore grande risultato e testimonia l’elevato livello della progettazione preliminare svolta dalla Stretto di Messina”. Oltre ai lavori avviati a dicembre del 2009 per la variante di Cannitello, la prima opera propedeutica del ponte a Villa San Giovanni, la progettazione definitiva ha consentito di attivare importati ricadute economiche, con un valore della produzione per l’anno 2010 pari a 110 milioni di euro immessi direttamente sul mercato. Infatti l’avvio delle attività operative da parte del Contraente generale, del Monitore Ambientale e del Project Management Consultant ha comportato oltre 160 contratti con aziende italiane, molte di queste calabresi e siciliane. Queste aziende sono state impegnate sul territorio nella esecuzione delle indagini topografiche e geognostiche, nonché nelle attività di monitoraggio ante operam e nel relativo controllo dei vari lavori. In particolare, è stata completata l’esecuzione di oltre 200 prove geognostiche per la caratterizzazione dei terreni sui quali sorgeranno le strutture del ponte (torri, blocchi di ancoraggio) nonché tutte le strutture previste per i collegamenti alle infrastrutture esistenti in Sicilia e Calabria. Per il monitoraggio ambientale ante operam è stata completata l’installazione di circa 60 centraline per il controllo dell’aria, la realizzazione di circa 60 pozzi di monitoraggio per le acque sotterranee di profondità superiore ai 10 metri e l’installazione di almeno 150 sonde inclinometriche per il controllo geomorfologico del territorio. Al riguardo è stato attivato un portale Web, condiviso con le Autorità competenti centrali e locali, sul quale sono disponibili i dati rilevati dalle stazioni di misurazione. Si tratta di una iniziativa straordinaria perché il monitoraggio copre un’area di 36 km2, ovvero circa 10 volte superiore a quella interessata dai lavori del ponte. E’ bene sottolineare che si tratta di una estensione volontaria delle aree rispetto a quelle previste per legge. L’effetto ‘ponte laboratorio scientifico’ - ha dichiarato Ciucci - è diventato realtà, infatti il complesso delle attività eseguite per le indagini geotecniche svolte con tecnologie d’avanguardia, per le prove di laboratorio, per il sistema di monitoraggio hanno determinato una crescita del livello tecnico del Paese”.

Da Nuova Cosenza.com

lunedì 20 dicembre 2010

Guido Dorso "La Rivoluzione Meridionale "

“No, il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà. Se il mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da se stesso, con la sua libera iniziativa e seguendo l’esempio dei suoi figli migliori, tutto sarà inutile… “.