<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164</id><updated>2011-11-15T08:25:27.980-08:00</updated><category term='Storia dell&apos;Unità d&apos;Italia da non dimenticare'/><category term='Asino con Basto'/><category term='Italia Oggi'/><category term='Cassa del Mezzogiorno'/><category term='Brevi di Cronaca'/><category term='Questione Meridionale'/><category term='Meridionali nel Mondo'/><category term='Personaggi Famosi Calabresi'/><category term='Why a Loaded Donkey ?'/><category term='Appello Costituente'/><category term='Politica Italiana'/><category term='Lino Patruno'/><category term='Ponte sullo Stretto'/><category term='Federalismo'/><category term='Calabria Borbonica'/><category term='Movimento SUD'/><category term='Riabilitiamo Frank Costello'/><category term='Magna Grecia'/><category term='Signoraggio'/><title type='text'>orgoglio meridionale</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>111</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-2959775792398587143</id><published>2011-11-15T08:23:00.000-08:00</published><updated>2011-11-15T08:25:28.002-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Italiana'/><title type='text'>Prove di golpe tecnocratico</title><content type='html'>Ricevo e posto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Lucio Garofalo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’art. 1 della Costituzione italiana recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Parole sacrosante. Ma la sovranità popolare è di fatto negata o limitata da una sorta di assolutismo mediatico, una strisciante dittatura ideologica generata dalla televisione. Una tirannide che Pasolini aveva raccontato come il vero fascismo, cioè la peggior forma di oppressione totalitaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il potere di persuasione occulta della televisione è immenso, subdolo e penetrante, è un dispositivo ideologico pervasivo e monopolizzante, funzionale ad un disegno di autoconservazione e rafforzamento dell’ordinamento vigente. Oggi, più che mai, si rivela in tutta la sua sconcertante verità un principio sacro al ministro della propaganda hitleriana, Joseph Goebbels, il quale sosteneva (non a torto) che una menzogna ripetuta ossessivamente, prima o poi viene recepita dalla gente come un dogma incontestabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altri termini, non si inventa nulla di nuovo, ma si tratta di un fenomeno addirittura elementare e primitivo; tuttavia cambiano le soluzioni e le forme, le strategie e i mezzi tecnici, ritenuti più utili e convenienti, soprattutto adeguati all’attualità del momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sentimento immediato e primordiale su cui agisce e si impernia l’apparato ideologico della (dis)informazione televisiva, è la paura, ossia l’inquietudine suscitata negli animi di fronte ad una presunta “minaccia” (reale o immaginaria che sia, poco importa) descritta e agitata come uno spauracchio capace di influenzare e mobilitare le masse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La paura è il fulcro istintivo ed emotivo su cui fa leva la macchina propagandistica della “strategia della tensione” ed è un formidabile strumento di controllo esercitato nei confronti dell’opinione pubblica. In passato si faceva ricorso al “nemico” individuato, in base alle circostanze e alle necessità, nel terrorismo di tipo interno (di matrice brigatista o di altra provenienza) ed esterno (come ad esempio al-Qaida o altre sigle internazionali), ovvero nel pericolo rappresentato da un’epidemia sconosciuta (si pensi all’Aids negli anni ’80, o altri morbi contagiosi, come in epoca medievale la peste nera) o altre infezioni di origine alimentare (cito i casi noti della mucca pazza e dell’aviaria).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il meccanismo psicologico irrazionale innescato da chi detiene il potere, è una modalità di sorveglianza e di pressione sociale adatta a scatenare fenomeni di panico collettivo e isterismi di massa, creando ad arte un contesto di allarmismo diffuso che permette di giustificare interventi destabilizzanti e svolte politiche di segno autoritario e repressivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi si preferisce impiegare le armi più sofisticate e “sublimi” della guerra finanziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mediante un bombardamento incessante e quotidiano, i mass-media agitano lo spettro terrificante dello “spread” o del “default”, in modo che l’opinione pubblica di una nazione sia messa nella condizione di accettare anche la soluzione più estrema e dolorosa. Si pensi al clima di “emergenza nazionale” provocato in modo puntuale da chi mira a legittimare e cavalcare “rivoluzioni” antidemocratiche che si inseriscono in un piano di ristrutturazione economica e ricomposizione del capitalismo su scala globale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di una piattaforma aggressiva e agguerrita, di impronta oltranzista ed eversiva, egemonizzata dalla borghesia imperialista ed imperniata sulla costruzione di un governo presieduto da un tecnocrate, che evidentemente fa comodo a quei centri di potere che invocano e perseguono misure drastiche e draconiane contro la crisi, per scaricare gli effetti più duri sui lavoratori e cancellare in un colpo solo le tutele sociali e i diritti sindacali conseguiti dal movimento operaio attraverso decenni di lotte tenaci e costanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con l’incarico conferito dal Quirinale al professor Mario Monti, un tecnocrate promosso senatore a vita, si è insediato un governo ultraconservatore appoggiato e sponsorizzato dalle principali forze parlamentari di destra e di “sinistra”, che formano un fronte compatto al servizio del capitale quando si tratta di salvaguardare gli interessi dei gruppi economici dominanti. L’esecutivo di “emergenza” nato sotto la pressione dei mercati borsistici si rivelerà persino più reazionario e antipopolare di quello guidato da Silvio Berlusconi. Per la serie: “dalla padella nella brace”. Ce ne accorgeremo presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per introdurre un regime dittatoriale non serve più il ricorso alla violenza militare, ma è indubbiamente più efficace l’autorità morbida e persuasiva esercitata dalla televisione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non a caso, se un colpo di Stato è attuato direttamente dall’esercito, si definisce “golpe militare”, ma se è il potere delle grandi banche a sovvertire (o a condizionare, che dir si voglia) in modo astuto e capzioso le istituzioni democratiche, consolidando il primato della finanza sulla politica, si preferisce chiamarlo ipocritamente “governo tecnico”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esperienza storica insegna che un governo cosiddetto “tecnico” riesce più facilmente (e abilmente) ad imporre all’opinione pubblica quei rimedi percepiti come impopolari e coercitivi, diversamente da un governo eletto democraticamente, che è più sensibile alla volontà di estendere o, in ogni caso, mantenere la base del consenso elettorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’arroganza e la spregiudicatezza del capitale finanziario sono tendenze apertamente ostili alle istanze di partecipazione e democrazia rivendicate dal basso, ed oppongono un baluardo insormontabile che ostacola ed impedisce l’esercizio della sovranità popolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si riconferma l’antitesi assolutamente insanabile che esiste tra i mercati azionari, da un lato, che rispondono solo alla ferrea, spietata e disumana legge del plusvalore, e le regole o i valori essenziali di ogni forma di convivenza civile e democratica, dall’altro. Si tratta di una situazione di inconciliabilità conflittuale e di irriducibile contrapposizione, intrinseca alla natura autentica e all’origine stessa del capitalismo, inteso tout-court.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-2959775792398587143?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/2959775792398587143/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=2959775792398587143' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2959775792398587143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2959775792398587143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/11/prove-di-golpe-tecnocratico.html' title='Prove di golpe tecnocratico'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-5246208545386861077</id><published>2011-06-15T12:11:00.000-07:00</published><updated>2011-06-15T12:12:30.493-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lino Patruno'/><title type='text'>Il vento del Sud, anzi doppio vento</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.linopatruno.com/index.php?option=com_content&amp;amp;view=section&amp;amp;layout=blog&amp;amp;id=1&amp;amp;Itemid=5"&gt;Il vento del Sud, anzi doppio vento&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-5246208545386861077?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/5246208545386861077/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=5246208545386861077' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5246208545386861077'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5246208545386861077'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/06/il-vento-del-sud-anzi-doppio-vento.html' title='Il vento del Sud, anzi doppio vento'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-3154004719701551568</id><published>2011-05-15T10:20:00.000-07:00</published><updated>2011-05-15T10:21:38.912-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federalismo'/><title type='text'>Federalismo come Belen Rodriguez</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.linopatruno.com/index.php?option=com_content&amp;amp;view=section&amp;amp;layout=blog&amp;amp;id=1&amp;amp;Itemid=5"&gt;Federalismo come Belen Rodriguez&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-3154004719701551568?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/3154004719701551568/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=3154004719701551568' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/3154004719701551568'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/3154004719701551568'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/05/federalismo-come-belen-rodriguez.html' title='Federalismo come Belen Rodriguez'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-978118021376283978</id><published>2011-05-09T10:32:00.000-07:00</published><updated>2011-05-09T10:33:18.363-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;Unità d&apos;Italia da non dimenticare'/><title type='text'>Grande Mimmo Cavallo</title><content type='html'>&lt;iframe width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/BlU390rjGg8" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-978118021376283978?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/978118021376283978/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=978118021376283978' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/978118021376283978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/978118021376283978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/05/grande-mimmo-cavallo.html' title='Grande Mimmo Cavallo'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/BlU390rjGg8/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-960679009881159976</id><published>2011-04-15T10:05:00.000-07:00</published><updated>2011-04-15T10:14:56.525-07:00</updated><title type='text'>Calabria Day</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-fgVOmIOd8sU/Tah7N0PeUDI/AAAAAAAAAL0/VdVKAdsnddk/s1600/pino%2Bcalabria.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-fgVOmIOd8sU/Tah7N0PeUDI/AAAAAAAAAL0/VdVKAdsnddk/s400/pino%2Bcalabria.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595858014299902002" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;•&lt;span style="font-weight:bold;"&gt; Il 16 aprile prossimo lei sarà uno dei testimonial della Calabria positiva. Quella che vuole emergere sulle negatività e mostrare una nuova immagine di sé. Se questa è una delle strade possibili, cosa si potrebbe affiancarle?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non credo sia necessario affiancare qualcosa, ma incrementare quello che c’è: la volontà. Qualunque sia l’impresa, la costruzione umana, essa è o non è, secondo che ci sia o no la volontà. E io la vedo germinare, con forza e varietà sorprendenti, in Calabria. La regione lavora molto sul suo passato e sul suo futuro: sia con il fiorire di iniziative identitarie e popolari (gruppi musicali, teatrali, di ricerca storica), per il recupero della memoria: mi verrebbe da dire che l’antropologia culturale, più che la storia, è strumento politico, in Calabria; sia con la nascita di esperienze come “Io resto in Calabria”, “E ora ammazzateci tutti” o i giovani che trasformano in occasione di sviluppo i beni sottratti ai mafiosi: segnali forti, che denotano volontà e generano emulazione. Riassumo: il cosa c’è già; il come si sta delineando; il quanto (la formazione di massa critica, punto di non ritorno) è solo questione di tempo, se la volontà non verrà meno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;• Dal punto di vista storico-sociale quali fattori, secondo lei, hanno inciso più di altri sull’attuale condizione della Calabria?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Uno; l’isolamento dal resto del Paese; l’isolamento all’interno stesso della Calabria: ogni paese un mondo chiuso agli altri; l’assenza di vie di comunicazione che rompessero questo isolamento. Se volessi riassumere, direi: strade, binari e marinai (non pescatori, marinai, di cui la Calabria è sempre stata scarsa, a parte qualche cristiano rinnegato poi divenuto pirata musulmano). Due: la spaventosa, per quantità, “perdita dei padri”: l’emigrazione postunitaria distrusse il sistema delle regole; una famiglia su tre era composta di sole donne, a cui l’evoluzione della specie ha assegnato la ricerca di tutte le eccezioni possibili a favore dei propri figli. Una pulsione positiva che, in condizioni degradate, diviene negativa: la mafia coltiva le eccezioni a proprio vantaggio, distruggendo le regole che mirano al bene di tutti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;• Perché la “Calabria positiva” stenta a guadagnarsi lo spazio che merita?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Le condizioni in cui deve muoversi per conquistare spazio sono terribili. I calabresi consapevoli e “conseguenti” devono essere eroi per fare cose normali altrove. Ma sono sempre di più a farlo. Non tanti quanto servirebbe, ma tanti di più rispetto al rassegnato silenzio di ieri».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;• C’è chi sostiene che la Calabria è persa. Ormai sganciata dal contesto nazionale sarebbe avviata verso una deriva senza ritorno. Ritiene che questa sia una lettura valida o, al contrario, ha intravisto segnali più incoraggianti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Una legge fisica e chimica dice che il mondo cambia lungo i bordi, sui confini. Con un’altra parola, non casuale: ai margini. Lì è la Calabria. E la storia (detto benissimo ne Il cigno nero di N. T. Taleb; o da Z. Bauman) insegna che il futuro emerge sempre dove e come nessuno lo aveva previsto. Tutti guardano alla Lega Nord, al Settentrione, per capire dove andrà il Paese; la sopresa potrebbe venire da Sud, e dal Sud che meno ti aspetti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;• Chi sarà il protagonista del cambiamento della Calabria e con quali mezzi questo dovrà essere perseguito?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«I fenomeni sociali sono sempre complessi. Ma se dovessi tentare una semplificazione: sono i giovani che scoprono il valore della propria terra, che non ne accettanno più la rappresentazione perdente, negativa, rassegnata. E, invece di andarsene, pensano di poterla rendere come la vorrebbero. Possono farcela».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;• Che Calabria si aspetta di conoscere al Calabria Day?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Questa che ho appena descritto. Ma ce ne sarà anche un’altra, che vorrebbe farne parte ma non ne ha il coraggio, non ha fiducia. E ci sarà, ben mimetizzata, la Calabria che nel meglio che cerca di nascere riconosce il suo nemico».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;• Qual è, secondo il suo parere, il messaggio più importante che da questa manifestazione deve arrivare ai giovani calabresi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Uno solo: noi ci siamo e ci crediamo. E c’è posto per tutti, qui. Di tutti c’è bisogno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;• Lo potrebbe sintetizzare in uno slogan?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Chi meno ha darà a tutti. Abbiamo cominciato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: http://www.calabriaday.it/?page_id=725&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-960679009881159976?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/960679009881159976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=960679009881159976' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/960679009881159976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/960679009881159976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/04/calabria-day.html' title='Calabria Day'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-fgVOmIOd8sU/Tah7N0PeUDI/AAAAAAAAAL0/VdVKAdsnddk/s72-c/pino%2Bcalabria.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-6201438775821670163</id><published>2011-04-05T05:18:00.001-07:00</published><updated>2011-04-05T05:28:45.646-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lino Patruno'/><title type='text'>Il Fuoco del Sud</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-7FQ7_9oxPYM/TZsK9qFehfI/AAAAAAAAALs/pqaypCofdfw/s1600/lino%2Bpatruno%2Bcaricatura.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 209px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-7FQ7_9oxPYM/TZsK9qFehfI/AAAAAAAAALs/pqaypCofdfw/s400/lino%2Bpatruno%2Bcaricatura.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5592075416696161778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’Italia disunita. In un libro di Lino Patruno l’impietosa analisi di un paese dilaniato da forti spinte centrifughe&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Romano Pitaro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scriveva Giustino Fortunato: “Amico mio, adoperiamoci finché l’Italia vivi e perduri, perché soltanto due o tre secoli di unità possono, forse, redimere il Mezzogiorno”. In effetti 150 anni non sono bastati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il Sud, anzi, scarnificato dall’Unità, sedotto e abbandonato, è stato un continuum di fallimenti. Al Nord un’area ricca e competitiva come la Baviera, al Sud l’area più depressa d’Europa che espelle giovani: a Milano nel 2009 sono giunti 15mila giovani siciliani e calabresi. Impietosa la Svimez: in undici anni, dal 1998 al 2008, 700mila persone sono emigrate dal Sud al Centro-Nord. Due Italie mai così lontane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi immergo nel “Fuoco del Sud”, lo sferzante libro di Lino Patruno (Rubbettino editore) prendendo in prestito la cautela suggerita da un meridionalista unitarista come Fortunato. E sì, perché qualora sulle valutazioni razionali che inducono ad apprezzare – nonostante tutto – il valore dell’Unità, consapevoli che la storia non si fa con i se e che il Sud ha anche tanto da farsi perdonare (dal referendum istituzionale del ’46 quanto votò per la monarchia, alla scelta di classi dirigenti miopi o ‘ascare’) prevalessero le ragioni del cuore e ci lasciassimo&lt;br /&gt;avvincere dalla travolgente prosa di Patruno, saggista ed editorialista della Gazzetta del Mezzogiorno dopo averla diretta per tredici anni, rischieremmo di canticchiare a nostra insaputa qualche strofa di quella scoppiettante canzone di Eugenio Bennato: “Ommo se nasce, brigante se more/ma fino all’ultimo avimma spara’/ e se murimmo menate nu fiore/ e na bestemmia pe sta libertà”. Ed è fatta!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Lega dei “duri e puri”, pur sedendo negli scranni di Roma ladrona ormai da un ventennio, non aspetta altro. Che, insomma, anche dal Sud finalmente tracimino i veleni mai evaporati contro l’annessione piemontese che lo mise a ferro e a fuoco. E inizi, anche il Sud, simmetricamente e con uguale intensità di cannoneggiamento, a professare la secessione, in vista di un addio all’Italia perennemente molesta nei suoi riguardi. E quindi a sfilare la tela dell’Unità che il grande preludio della rivoluzione giacobina del 1799, che issò la Repubblica napoletana poi capitolata nel sangue, ed i successivi moti insurrezionali, consegnarono all’Occidente dopo lo sbarco a Marsala. Ammonisce il ministro Brunetta: “Chi crede che liberarsi di un pezzo d’Italia sia utile a prendere velocità illude se stesso, o non sa far di conto”. Bene, ma ai poteri forti che muovono la Lega (industria, finanza, banche, giornali, associazioni di categoria, sindacati, partiti e università) in questa congiuntura critica, finita la Grande Abbuffata, fa comodo enfatizzare un Sud perduto, tutto “monnezza, spreco e criminalità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nuovo lavoro di Patruno ( l’ultimo è “Alla riscossa terroni”) che giunge non casualmente dopo l’euforia del 17 marzo, in effetti ha l’aria di essere, piuttosto che l’ennesimo pamphlet sui torti subiti dal Sud con corredo di citazioni e sussidi bibliografici, l’agile “libretto rosso” messo a disposizione della galassia di sigle, in verità solo in parte inneggianti al trono e all’altare. Associazioni, intellettuali e fondazioni, case editrici, periodici e siti web appollaiati sul Mezzogiorno stanco e in procinto di lanciare un piano di riscossa che dovrebbe inquietare le autorità costituite. Benché tuttora, e neppure dopo il prezioso ed inedito scavo di Patruno nella miniera “neoborbonica”, aldilà delle arcinote recriminazioni segnalate persino da Bolton King e Thomas Okey nel 1904 in un libro intitolato “L’Italia d’oggi” prefato da Benedetto Croce (“Il Mezzogiorno può provare che dall’Unità ha tratto più profitto il Settentrione sia finanziariamente sia economicamente; che è gravato al di sopra della proporzione della sua ricchezza; che lo Stato spende lire 50 per ogniabitante nel Piemonte, nella Liguria e nel Lazio, mentre spende meno di lire 15 negli Abbruzzi, nella Basilicata e nelle Calabrie; che la gran massa della moneta pubblica, erogate in ferrovie, porti ed irrigazioni, ha preso la via del Settentrione e del Centro”) sia dato capire qual è, se c’è, il disegno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va bene l’indignazione, ma dopo? Nel denso capitolo “Alla caccia del che fare” i suggerimenti traboccano. Di tutto e di più. Si va da chi asserisce che “il Nord ha esaurito la sua spinta propulsiva e costruire sul costruito gli causa solo forti inefficienze economiche che si scaricano sul resto del Paese sotto forma di aumento incontrollato di spesa pubblica” a chi ritiene che “Investire nel Sud è l’unica possibilità di salvare il sistema dal fallimento generale”; c’è chi è dell’avviso che “Il Sud deve arrabbiarsi di più” e chi auspica che “Il Sud esca dalla gabbia liberale”; c’è chi è convinto che “il blocco sociale su cui puntare è la nostra grande emigrazione” e chi asserisce che “bisogna cancellare la questione meridionale con una riforma costituzionale”; altri credono che “bisogna costituirsi in maxiregione autonoma o in Stato indipendente federato con gli stessi confini del Regno delle Due Sicilie” e che “Serve una rivoluzione dal basso, una nuova classe dirigente capace di traghettare il Sud dall’era nell’era post industriale”; c’è chi lo vuole “identitario” il Meridionalismo e chi rilancia le teoria economiche di Nicola Zitara per il Sud “Stato indipendente”: servono banche, impegno contro la mafia e libertà di amministrare le proprie risorse. Resta, però, il fatto che le diverse sigle non riescono mai a parlare con una voce sola. Stanno nelle retrovie. Impotenti. Non incidono in alcun modo nelle decisioni politiche. I tentativi di aggregarsi, tanti negli ultimi vent’anni, sono andati a vuoto. Senza dire del ghigno che offrono a chi fonda partiti per il Sud dall’alto (Lombardo, Poli Bortone), perché coriaceo è il sospetto sia per la forma partito che per “le sirene partitocratiche”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Genericità e frammentazione, da un lato. Ma dall’altro, scrive Patruno, i movimenti sono “impegnati a lavorare sul futuro, battendosi per liberare il Sud dalla sudditanza subita” e, confidando sulla “Rete”, per divulgare, come mai era accaduto, “il ritrovato orgoglio meridionale e il rifiuto di un Sud di nuovo allo stremo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ la parte più intrigante del libro, quella che porta in superficie nomi e volti dei nostri giorni di tutte le regioni meridionali, le cui opinioni spesso liquidate dalla pubblicistica con l’aggettivo sprezzante di neoborbonico, sembrano voci nel deserto. Opinioni che non hanno mai smesso di contrastare le “logiche colonizzatrici”; di chiedere perché Napoli, la più grande metropoli d’Italia prima dell’Unità, “la terza in Europa dopo Londra e Parigi con oltre 400mila abitanti”, sia stata di punto in bianco “ridotta a prefettura sabauda”; perché – lo documenta l’economista Vittorio Daniele, docente all’Università Magna Grecia di Catanzaro – il divario Nord/Sud inesistente durante il Regno delle Due Sicilie, cresce a dismisura con l’avvio della modernizzazione del Paese; perché il Sud fu espropriato delle sue banche (Banco di Napoli e di Sicilia) e vennero smantellate la più grande industria metalmeccanica del momento a Pietrarsa, dove lavoravano 1050 operai (l’Ansaldo di Genova occupava 480 operai), e il complesso siderurgico di Mongiana che diede il ferro per la realizzazione del primo ponte sospeso di 76 metri sul Garigliano; perché fu introdotta una fiscalità feroce che con la tariffa doganale piemontese e la tassa sul macinato svuotarono il Sud e aprirono le porte alla soluzione finale: la grande emigrazione meridionale, che vide scappare dal Sud tra il 1887 ed il 1914 sei milioni di persone.&lt;br /&gt;Gettano fasci di luce le opinioni di questi “nuovi briganti” su tante bugie risorgimentali sparse a pieni mani nel dibattito pubblico. Commenta Patruno: “Al Sud servirebbero di nuovo i briganti, agguerrite bande a mano armata di megafono e non di moschetto, dell’ardimento della parola più che della proditorietà del gesto, briganti della comunicazione che stimolino le coscienze, suscitino la ripulsa soprattutto in un’Italia unita mai così disunita”. Oltre le pubblicazioni e la convegnistica, dinanzi alle sempre più laceranti emergenze sociali, Patruno intuisce che nella pancia del Sud c’è un sommovimento che non ha udienza nelle Istituzioni e cova rivalse, anche se non minacciano rivoluzioni né progettano tumulti. Non ha cittadinanza nei media nazionali torturati dalla cronaca politica ed è a questa galassia che si rivolge. Spiega: “Il ‘Fuoco del Sud’ sempre ignorato, macina con la inquietudine sotterranea di un vulcano mai spento, un’energia soffocata, la rabbia repressa di un torto subito. E proprio la convinzione dell’ingiustizia di una storia dell’Unità scritta ancora una volta dalla parte dei vincitori e mai dei vinti è la scintilla che attraversa un Sud sommerso e ribollente per quanto a lungo silente, frustrato, diviso, scoraggiato”. Il libro mira, in apparenza almeno, a inserirsi nel lungo filone del recupero della memoria, ma è chiaro che è frutto, anch’esso, delle recriminazioni in cui s’immerge e su cui getta benzina. Fin dal titolo, infatti, “Fuoco del Sud”, amplifica le doglianze, violenze patite, gli eccidi, stupri e le rapine di ieri. E con il contributo di economisti ribalta luoghi comuni che oggi vorrebbero il Sud parassita e immobile. Offre, mentre s’imbatte nella rabbia espressa nel web di un movimento che ha radici nel Sud e in quell’altro Sud che è il Nord zeppo di meridionali, parole d’ordine e chiavi di lettura a chi l’animosità verso l’annessione non l’ha mai deposta. Il libro tende a diventare il vademecum di un movimento che, dal 1861 fino ai nostri giorni, non ha mai smesso di ricordare la pagina vergognosa del primo genocidio e della prima pulizia etnica della nostra storia comune (Nino Bixio sosteneva che “al Sud i nemici non basta ucciderli, bisogna straziarli, bruciarli vivi a fuoco lento. E’ un paese che bisogna distruggere o almeno spopolare, mandarli in Africa a farsi civili”) con l’uccisione di migliaia e migliaia di contadini definiti briganti, e che oggi denuncia non l’acrimonia tra centrodestra e centrosinistra, ma la guerra ininterrotta tra Nord e Sud. Quel Nord che ha fatto del Sud “un paradiso abitato da diavoli”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre però stare attenti, se si vuol evitare di sfondare l’Italia repubblicana figlia di più vicende, di due guerre mondiali, della resistenza, della Costituzione e del “sogno europeo” che nel mondo disorientato è un punto da cui ricominciare. Non dobbiamo dimenticare che 150 anni sono pochi, per permettere ad un Paese di fronteggiare spinte centrifughe di tale asprezza. Specie se all’irruenza politicamente potente della Lega si sommasse il “Fuoco del Sud”. E’ vero che anche la Francia (separatismo corso), la Spagna ( l’Eta e il separatismo della Catalogna) e l’Inghilterra (Ulster) hanno problemi interni, “ma – spiega Romano Bracalini nel suo “Brandelli d’Italia” edito anch’esso da Rubbettino – i tre Stati possono vantare una storia unitaria quasi millenaria e nessuno minaccia la loro stabilità. Mentre l’Italia, non avendo risolto i problemi che mettono tuttora a repentaglio la sua unità nazionale, è più simile alla Cecoslovacchia e al Belgio”. E sappiamo cos’è successo da quelle parti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da Il Quotidiano – domenica 3 aprile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:Onda del Sud&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-6201438775821670163?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/6201438775821670163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=6201438775821670163' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6201438775821670163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6201438775821670163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/04/il-fuoco-del-sud_05.html' title='Il Fuoco del Sud'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-7FQ7_9oxPYM/TZsK9qFehfI/AAAAAAAAALs/pqaypCofdfw/s72-c/lino%2Bpatruno%2Bcaricatura.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-7870207835017655832</id><published>2011-03-27T00:10:00.000-07:00</published><updated>2011-03-27T00:17:05.244-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lino Patruno'/><title type='text'>Banca del Sud affare del Nord</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-53Q51YlQIcU/TY7kZPYQSHI/AAAAAAAAALc/MKkcjCRYeY0/s1600/vignetta%2Bweb.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 303px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-53Q51YlQIcU/TY7kZPYQSHI/AAAAAAAAALc/MKkcjCRYeY0/s400/vignetta%2Bweb.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5588655309889489010" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di Lino Patruno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per favore, fateci capire sulla Banca del Sud. Ci vogliono entrare le Banche popolari del Nord, e allora uno dice: finalmente si sono convinti che al Sud si può lavorare bene. Poi però si apprende che pretendono il 60 per cento: cioè appropriarsene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le Banche popolari del Nord sono quelle che curano gli interessi delle piccole e medie im­prese settentrionali. Atroce sospetto: la Banca del Sud cavallo di Troia per venire ancòra una volta a fare affari al Sud. Magari come 150 anni fa, quando vennero per “portare” la libertà e finirono per “portarsi” il territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a pensare male si fa peccato. Poi però si apprende inoltre che il candidato alla guida di questa Banca del Sud è Massimo Pon­zellini, presidente della Banca popolare di Mi­lano, città più vicina alle Alpi che al Me­diterraneo, anche se, udite udite, è la città che ospita la Conferenza sul Mediterraneo. De­vono aver scambiato l’acqua salata con la ne­ve. Merito principale di Ponzellini, oltre a tutto il suo curriculum vitae ecc. ecc., essere gradito a tal Umberto Bossi, che così si can­dida a mettersi alla testa anche del Mezzo­giorno. Bisogna però ammirare la coerenza storica. Anche la Cassa per il Mezzogiorno fu una Cassa per il Mezzogiorno ma fece tornare quasi tutti i soldi al Nord: Cassa per il Set­tentrione. Una partita di giro per l’acquisto di prodotti del Nord, per i lavori pubblici che le imprese del Nord vennero a eseguire al Sud, per gli incentivi che le medesime si presero al Sud senza che nessuno controllasse mai se i capannoni che innalzavano diventavano in­dustrie (si dovrebbe organizzare un viaggio nei cimiteri meridionali delle industrie mai nate).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coerenza storica ma anche continuità sto­rica. Nei giorni scorsi, “La Stampa” di Torino ha avuto l’ammirevole onestà di riportare quanto ogni anno il Nord esporta al Sud: circa il 70 per cento della sua produzione. Se ci aggiungiamo i servizi (esempio la spesa delle Regioni meridionali per i ricoveri al Nord) e i costi dell’emigrazione (un laureato costa al Sud circa 100 mila euro e ne emigrano 80 mila all’anno), si arriva a 96 miliardi di euro che il Sud trasferisce ogni anno al Nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal Nord al Sud scendono invece 50 miliardi all’anno (il famoso “Sacco del Nord”). Anzi non scendono dal Nord al Sud, ma da chi è più&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ministro on. Umberto Bossi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ricco e paga più tasse (diciamo) a chi è meno ricco: scendono insomma anche da un lom­bardo benestante a un lombardo malestante. Principio di solidarietà alla base di tutti i moderni Stati democratici. Anche se fa dire al suddetto Bossi che il Sud vive a spese del Nord (titolo della “Padania” per la festa dell’unità: “Il Nord paga, il resto d’Italia festeggia”).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Sud si deve fare restituire 46 miliardi all’anno. Anzi di più. Perché non solo nel frattempo la spesa pubblica dello Stato con­tinua a essere maggiore al Nord (lo dice il ministero di Tremonti). Ma bisogna aggiun­gerci i 25 miliardi (almeno) di fondi Fas de­stinati appunto alle aree svantaggiate e finiti invece a coprire il taglio dell’Ici in tutt’Italia, la cassa integrazione soprattutto per le aziende del Nord, le multe ai lattivendoli padani che hanno prodotto più del pattuito fregando per primi i colleghi altrettanto padani. Ma per loro Bossi ha un debole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò crede ancora alla Befana chi teme che la Lega Nord voglia la secessione stac­candosi dal resto d’Italia. Saranno un po’ ru­stici ma non fessi. L’articolo uno del loro sta­tuto parla di “indipendenza” della Padania, cioè appunto di secessione. Ma non aggiunge se deve essere secessione statale o economica. E’ sufficiente quella economica. Cioè quella che si sta realizzando e sarà definitiva col federalismo: ciascuno si tiene il suo. Ma già il Nord, come abbiamo visto, si tiene quello del Sud. Il quale starà ancòra peggio perché, es­sendo più debole, non potrà che aumentare le tasse per dare almeno stessi asili e bus di ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E però la parola d’ordine è la solita: col federalismo il Sud starà meglio. Bisognerebbe sospettarne solo perché lo dicono Calderoli e compagni, notori malefattori del Sud. Il Sud dovrebbe stare meglio perché si dovrebbe go­vernare meglio. Detto da chi, col Paese terzo indebitato del mondo, continua ogni anno ad aumentare la spesa pubblica invece di dimi­nuirla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inutile aggiungerci contorni. Caro carbu­rante: le addizionali regionali penalizzano il Sud. Assicurazione obbligatoria auto: il 50 per cento in più di costo al Sud perché, teorizzano, più a rischio truffe (ma anche se uno non ha mai fatto incidenti paga di più rispetto a uno altrettanto “buono” del Nord). Ci sono troppi alpini meridionali, mandiamoli via. E gli insegnanti meridionali al Nord devono cedere il posto a quelli locali anche se questi sono so­mari e loro bravi. Infine viene il cantante Grignani a Bari e di fronte a un impianto audio difettoso che il suo stesso staff aveva controllato dice: siamo in Puglia non a Ber­gamo. Anzi Berghèm.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 25 marzo 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.linopatruno.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:Onda del Sud&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-7870207835017655832?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/7870207835017655832/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=7870207835017655832' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7870207835017655832'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7870207835017655832'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/03/banca-del-sud-affare-del-nord.html' title='Banca del Sud affare del Nord'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-53Q51YlQIcU/TY7kZPYQSHI/AAAAAAAAALc/MKkcjCRYeY0/s72-c/vignetta%2Bweb.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-7433804255004698359</id><published>2011-03-22T03:52:00.000-07:00</published><updated>2011-03-22T04:20:35.014-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;Unità d&apos;Italia da non dimenticare'/><title type='text'>Non lo sapevo !!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-AcUj9r7tkb0/TYiF8kZtgDI/AAAAAAAAALU/nox5zLlFwLo/s1600/clip_image002.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 277px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-AcUj9r7tkb0/TYiF8kZtgDI/AAAAAAAAALU/nox5zLlFwLo/s400/clip_image002.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586862613363261490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Benvenuto sul Sito Internet del Comune di Tarsia&lt;br /&gt;In questa sezione potrai consultare: Storia | Da Visitare | Eventi | Informazioni&lt;br /&gt;Sei nella pagina: Tarsia \ Storia \ Ferramonti&lt;br /&gt;La costruzione, del Campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, ha avuto inizio nel maggio 1940 ed è stata eseguita dalla ditta Parrini di Roma; alla stessa è stata affidata successivamente la manutenzione di tutto il Campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Campo, a differenza degli altri Campi di Concentramento italiani fu costruito ad hoc, e, nell'aspetto esteriore ricordava chiaramente un lager nazista, fatto com'era da lunghi capannoni e posto nell'immediata vicinanza della linea ferroviaria Sibari-Cosenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È stato il più grande ed importante Campo di Concentramento fascista Italiano, con una presenza media di oltre 2000 persone ed una punta massima, raggiunta nell'estate 1943, di 2.700 persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era costituito da 92 baracche su un territorio di circa mq. 160.000 circondato da un recinto di filo spinato, sorvegliato dall'esterno lungo il suo perimetro dalla Milizia Fascista (gente del luogo e dei paesi vicini), mentre all'interno era sorvegliato da un Commissariato di Pubblica Sicurezza alle cui dipendenze vi erano un gruppo di agenti ed un Maresciallo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Campo sorgeva nella Valle del Fiume Crati, a circa 6 Km dal paese di TARSIA, in una zona malsana, malarica e paludosa, dove erano in corso lavori di bonifica. Durante il periodo di prigionia molti internati si ammalarono e morirono di malaria. Esso entrò ufficialmente in funzione il 20 Giugno 1940.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra la fine di giugno e luglio 1940, giunsero a Ferramonti, provenienti da varie città dell'Italia Centro-settentrionale, più di un centinaio di Ebrei, solo uomini. Giorno dopo giorno arrivarono centinaia di persone così da formare, all'interno del Campo, una varietà di culture, lingue e usanze, ma dando anche luogo a non poche difficoltà dovute all'eccessiva popolazione ed alle ristrettezze economiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall'autunno del 1941 gli internati di Ferramonti non furono più soltanto Ebrei, Dalla Jugoslavia occupata, cominciarono ad arrivare moltissimi internati ariani, uomini politici e semplici cittadini che avevano avuto contatti con i partigiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel novembre 1941 arrivarono a Ferramonti i primi nuclei di Cinesi, altri profughi fuggiti dai Campi di concentramento della Germania e della Polonia giunsero da Rodi, si trattava per lo più di Ungheresi imbarcatisi a Bratislava, il 16 Maggio 1940 sul "Pentcho".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli internati arrivarono a Ferramonti sempre ammanettati, accompagnati da Carabinieri, venivano fatti scendere alla stazione ferroviaria della vicina Mongrassano e da qui proseguivano a piedi per circa 6 Km. Alcune volte, venivano fatti scendere direttamente al Casello Ferroviario di Ferramonti, a pochi metri dall'ingresso del Campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo Commissario di P.S., nominato dal Ministero degli Interni a dirigere il campo fu Paolo SALVATORE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 10 Luglio la Direzione del campo, rese noto il regolamento disciplinare a cui dovevano attenersi gli internati, che, riportava quanto previsto dalla Circolare ministeriale n. 442/12267, emanata l'8 giugno 1940 ed avente ad oggetto la prescrizione per i campi di concentramento e le località di confino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sottoposti a 3 appelli giornalieri, gli internati non potevano uscire dalle baracche prima delle 7.00 e dopo le 21.00, o superare i limiti del Campo senza uno speciale lasciapassare. Non potevano occuparsi di politica, né leggere, senza autorizzazione, pubblicazioni estere e la corrispondenza. Pure proibiti erano la detenzione e l'uso di apparecchi fotografici e radiofoniche e di carte da gioco. Non era invece previsto l'obbligo di lavorare, chi non aveva altri redditi per il proprio mantenimento, riceveva un sussidio governativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli internati realizzarono ben presto una organizzazione interna a carattere democratico basato sull'elezione diretta di un delegato per ogni baracca. Essi si riunivano tutte le settimane in una sorta di Assemblea dei delegati delle baracche, che eleggeva al suo interno un rappresentante generale di tutti gli internati, il Capo dei Capi delle baracche. Il più prestigioso fu GIANNI MANN.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Direttore del campo riconosceva ufficiosamente l'esistenza degli organi di autogestione e si appoggiava volentieri ad essi per mantenere quella tranquillità necessaria specialmente con l'arrivo delle donne e dei bambini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con l'arrivo dei bambini sorsero nuovi problemi in ordine alle scarse capacità alimentari e all'istruzione. Un sostanziale aiuto venne dato dalla organizzazione di ISRAEL KALK.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il beneplacito del Ministero degli Interni e della direzione, l'ing. Kalk poté dare il suo sostegno materiale e morale in quei duri anni agli internati di Ferramonti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gestiti degli stessi internati funzionarono una scuola, un asilo, un ambulatorio medico e, inoltre, si svilupparono varie attività artistiche, culturali e religiose, sia ebraiche che cristiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra gli internati del Campo vi erano decine di medici, tre rabbini, illustri pittori e musicisti, numerosissimi insegnanti e studenti universitari. Ognuno cercava di svolgere varie attività. La scuola del campo, fondata nell'autunno del 1940 da ERICH WITTENBERG (profugo dalla Cecoslovacchia, che fu il primo direttore) si arricchì di nuovi corsi e fu affiancata da un asilo per i più piccoli. All'interno del Campo vennero aperte anche 3 Sinagoghe.&lt;br /&gt;Il 22 Maggio 1941, il Campo di Ferramonti, veniva visitato dal Nunzio Apostolico presso il governo italiano, Monsignor Francesco BORGONCINI-DUCA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In occasione della visita del Nunzio Apostolico, gli ebrei chiesero di avere a Ferramonti una continua assistenza spirituale. Due mesi dopo fu inviato nel Campo il Cappuccino sessantacinquenne Padre Calisto LOPINOT, che presto riuscì ad accattivarsi la stima anche degli internati non Cattolici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visitò più volte il Campo di Ferramonti il Rabbino Capo di Genova dottor Riccardo PACIFICI, il quale celebrò solenni cerimonie nel Campo. Frequenti le manifestazioni artistiche e dibattiti culturali a Ferramonti: la vita culturale fu particolarmente intensa se non altro perché al suo interno si trovarono riuniti molti artisti di talento, vennero organizzati spettacoli teatrali, mostre di arte, corsi per adulti, conferenze.&lt;br /&gt;La vita musicale era curata dal Maestro LAV MIRSKI, che prima della guerra era stato direttore d'orchestra all'Opera di OSIJEK (Jugoslavia). Anche lo sport ebbe grande impulso e in esso primeggiò il calcio, molto seguiti erano i tornei di scacchi .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I numerosi medici internati, spesso, alla fine della guerra furono autorizzati a curare anche persone dei paesi vicini. Uno di essi, dopo la liberazione, si trasferì proprio nel paese di Tarsia, dove rimase per circa 1 anno; un altro impiantò lo studio a Castrovillari, una cittadina a circa 30 Km. da Tarsia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1943 fin dal primo mese avvennero numerosi episodi che mutarono le condizioni all'interno del Campo. Il 22 Giugno 1943 il direttore del Campo Paolo SALVATORE, venne trasferito, fu sostituito nel ruolo da Mario FRATICELLI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'estate 1943 la malnutrizione e la fame erano ormai una consuetudine a Ferramonti. Giungevano nel Campo una nuova categoria di internati, gli antifascisti italiani trasferiti da altri luoghi di detenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 25 luglio 1943, un telegramma del Sottosegretario di Stato, diretto al Capo della Polizia chiedeva il trasferimento degli internati di Ferramonti di Tarsia nella Provincia di Bolzano ad un tiro di schioppo dalla fortezza tedesca. Ma quel giorno la storia avrebbe riservato altri avvenimenti: MUSSOLINI venne deposto e gli internati, temporaneamente, furono salvi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 14 Settembre del 1943, verso le otto del mattino, sulla strada di Ferramonti apparivano i carri dell'VIII Armata Britannica. La Liberazione di Ferramonti avvenne in modo del tutto imprevisto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggior parte degli internati, anche dopo l'arrivo degli alleati, non sapendo esattamente dove andare e cosa fare rimase a Ferramonti o si trasferì nella vicina Cosenza. L'abbandono del Campo si è avuto solo alla fine della seconda guerra Mondiale con la liberazione di tutta l'Europa dal giogo nazi-fascista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Successivamente all'abbandono completo, da parte degli internati, le baracche che erano ben tenute non vennero in alcun modo vigilate e così iniziarono veri e propri saccheggi che vennero completati alla fine degli anni ‘60 dai lavori autostradali (A3 SA/RC) che ha diviso e sventrato in due tronconi le baracche esistenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi poco è rimasto: le uniche baracche sono quelle che, durante il funzionamento del Campo, erano state utilizzate dalla Direzione e dagli uffici dell'Amministrazione del Campo, grazie alla cura dei coniugi PETRONI, dipendenti della Ditta PARRINI, che vi dimorarono fino alla loro morte (primi anni '90).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del Campo di Concentramento nessuno parlò fino alla metà degli anni ‘70. Il Prof. Franco FOLINO, professore di lettere della vicina Roggiano Gravina, alla luce dei racconti di cittadini che hanno vissuto personalmente quegli anni, ha voluto approfondire questi racconti regalando così il suo primo libro su Ferramonti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma solo alla fine degli anni 80, le istituzioni cominciarono a rendersi veramente conto ed a conoscere di nuovo Ferramonti ex Campo di Concentramento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così negli anni ‘90 l'Amministrazione Comunale di Tarsia, ha iniziato a mettere in atto iniziative concrete tese a valorizzare il " patrimonio "Ferramonti, così si è resa protagonista di atti formali, quale appunto far sottoporre, in data 30/08/1999, l'area a vincolo da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e procedendo alla recinzione di tutto il terreno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avendo registrato grande interesse, soprattutto da parte delle scuole, e vista la poca sensibilità da parte delle istituzioni sovra-comunali, L'Amministrazione Comunale di Tarsia, in collaborazione con il Comitato PRO-FERRAMONTI, oggi Fondazione " Museo della Memoria Ferramonti di Tarsia ", ha voluto dare un segnale forte realizzando all'interno di una baracca, il Museo della Memoria, che, ripercorre, con documenti e fotografie, gli anni in cui il Campo di Ferramonti è rimasto attivo. Il tutto è stato interamente realizzato con finanziamenti Comunali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Museo è stato inaugurato il 25 Aprile 2004 ed è gestito dalla " Fondazione Museo della Memoria Ferramonti di Tarsia ", di nuova costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• F. Folino: " Ferramonti un lager di Mussolini ", Editore Brenner, Cosenza 1985;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• C. S. Capogreco: " Ferramonti, la vita e gli uomini del più grande campo di concentramento fascista (1940-1945) ", Giustina, Firenze 1987;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• F. Folino: " Ebrei destinazione Calabria (1940-1943) ", Editore Sellerio, Palermo 1988;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• F. Folino: " Ferramonti? Un misfatto senza sconti ", Editore Brenner, Cosenza 2004.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per qualsiasi informazione telefonare al n. 0981-951881.&lt;br /&gt;il logo&lt;br /&gt;Storia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    * Notizie Storiche&lt;br /&gt;    * Uomini Illustri&lt;br /&gt;    * Ferramonti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Galleria Fotografica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    * Luoghi e memorie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Comune&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    * Amministrazione e servizi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contatti | Mappa del sito | Utilizzo del sito | Credits | ©2005 Comune di Tarsia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-7433804255004698359?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/7433804255004698359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=7433804255004698359' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7433804255004698359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7433804255004698359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/03/non-lo-sapevo.html' title='Non lo sapevo !!'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-AcUj9r7tkb0/TYiF8kZtgDI/AAAAAAAAALU/nox5zLlFwLo/s72-c/clip_image002.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-8606345251785981333</id><published>2011-03-21T03:53:00.000-07:00</published><updated>2011-03-21T03:58:57.644-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia Oggi'/><title type='text'>L'Italia ha già perduto la sua campagna di Libia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-kr6EizfRpS8/TYcvaWoMxvI/AAAAAAAAAKc/xvPTdRwdsCE/s1600/Berlusconi%2BGheddafi.ipeg.jpeg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 250px; height: 155px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-kr6EizfRpS8/TYcvaWoMxvI/AAAAAAAAAKc/xvPTdRwdsCE/s400/Berlusconi%2BGheddafi.ipeg.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586485992573683442" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Di Daniela Scalea&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver celebrato in sordina il Centocinquantenario dell’Unità, il Governo italiano ha scelto d’aggiungere ai festeggiamenti uno strascico molto particolare: una guerra in Libia. Un conflitto che sa tanto di amarcord: la Libia la conquistò Giolitti nel 1911, la “pacificò” Mussolini nel primo dopoguerra, e fu il principale fronte italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa volta, però, le motivazioni sono molto diverse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: solo uno sprovveduto potrebbe pensare che l’imminente attacco di alcuni paesi della NATO alla Libia sia davvero motivato da preoccupazioni “umanitarie”. Gheddafi, certo, è un dittatore inclemente coi suoi avversari. Ma non è più feroce di molti suoi omologhi dei paesi arabi, alcuni già scalzati dal potere (Ben Alì e Mubarak), altri ancora in sella ed anzi intenti a soffiare sul fuoco della guerra (gli autocrati della Penisola Arabica).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’asserzione dell’ex vice-ambasciatore libico all’ONU, passato coi ribelli, secondo cui sarebbe in atto un «genocidio», rappresenta un’evidente boutade. È possibile ed anzi probabile che Gheddafi abbia represso le prime manifestazioni contro di lui (come fatto da tutti gli altri governanti arabi), ma l’idea che abbia impiegato bombardamenti aerei (!) per disperdere cortei pacifici è tanto incredibile che quasi sarebbe superflua la smentita dei militari russi (che hanno monitorato gli eventi dai loro satelliti-spia).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è stato necessario molto tempo perché dalle proteste pacifiche si passasse all’insurrezione armata, ed a quel punto è divenuto impossibile parlare di “repressione delle manifestazioni”. Anche se i giornalisti occidentali, ancora per alcuni giorni, hanno continuato a chiamare “manifestanti pacifici” gli uomini che stavano prendendo il controllo di città ed intere regioni, e che loro stessi mostravano armati di fucili, artiglieria e carri armati (consegnati da reparti dell’Esercito che hanno defezionato e forse anche da patroni esterni). Da allora Gheddafi ha sicuramente fatto ricorso ad aerei contro i ribelli, ma i pur numerosi giornalisti embedded nelle fila della rivolta non sono riusciti a documentare attacchi sui civili. La stessa storia delle “fosse comuni”, che si pretendeva suffragata da un’unica foto che mostrava quattro o cinque tombe aperte su un riconoscibile cimitero di Tripoli, è stata presto accantonata per la sua scarsa credibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La guerra civile tra i ribelli ed il governo di Tripoli, che prosegue – a quanto ne sappiamo – ben poco feroce, giacché i morti giornalieri si contano sulle dita di una o al massimo due mani, stava volgendo rapidamente a conclusione. Il problema è che a vincere era, agli occhi d’alcuni paesi atlantici, la “parte sbagliata”. La storia – in Krajina, in Kosovo, persino in Iràq – ci ha insegnato che, generalmente, gl’interventi militari esterni fanno più vittime di quelle provocate dai veri o presunti “massacri” che si vorrebbero fermare. In Krajina, ad esempio, i bombardamenti “umanitari” della NATO permisero ai Croati d’espellere un quarto di milione di serbi: una delle più riuscite operazioni di “pulizia etnica” mai praticate in Europa, almeno negli ultimi decenni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le motivazioni reali dell’intervento, dunque, sono strategiche e geopolitiche: l’umanitarismo è puro pretesto. In questo sito si può leggere molto sulle reali motivazioni della Francia, degli USA e della Gran Bretagna (vedasi, ad esempio: Intervista a Jacques Borde; Libia: Golpe e Geopolitica di A. Lattanzio; La crisi libica e i suoi sciacalli di S.A. Puttini). Motivazioni, del resto, facilmente immaginabili. Qui ci sofferemo invece sulle scelte prese dal Governo italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cominciamo dall’inizio. Prima dell’esplodere dell’insurrezione, l’Italia ha un rapporto privilegiato con la Libia. Il nostro paese è innanzi tutto il maggiore socio d’affari della Jamahiriya: primo acquirente delle sue esportazioni e primo fornitore delle sue importazioni. La Libia vende all’Italia quasi il 40% delle sue esportazioni (il secondo maggior acquirente, la Germania, raccoglie il 10%) e riceve dalla nostra nazione il 18,9% delle sue importazioni totali (il secondo maggiore venditore, la Cina, fornisce poco più del 10%). La dipendenza commerciale della Libia dall’Italia è forte, dunque, ma è probabile che il rapporto abbia maggiore valenza strategica per noi che per Tripoli. La Libia possiede infatti le maggiori riserve petrolifere di tutto il continente africano (per giunta petrolio d’ottima qualità), è geograficamente prossimo al nostro paese e dunque si profila naturalmente come fornitore principale, o tra i principali, di risorse energetiche all’Italia. La nostra compagnia statale ENI estrae in Libia il 15% della sua produzione petrolifera totale; tramite il gasdotto Greenstream nel 2010 sono giunti in Italia 9,4 miliardi di metri cubi di gas libico. I contratti dell’ENI in Libia sono validi ancora per 30-40 anni e, malgrado l’atteggiamento italiano che analizzeremo a breve, Tripoli li ha confermati il 17 marzo per bocca del ministro Shukri Ghanem. Attualmente la Libia concede ad imprese italiane tutti gli appalti relativi alla costruzione d’infrastrutture, garantendo così miliardi di commesse che si ripercuotono positivamente sull’occupazione nel nostro paese. Infine la Libia, che grazie alle esportazioni energetiche è un paese relativamente ricco (ha il più elevato reddito pro capite dell’Africa), investe in Italia gran parte dei suoi “petrodollari”: attualmente ha partecipazioni in ENI, FIAT, Unicredit, Finmeccanica ed altre imprese ancora. Un apporto fondamentale di capitali in una congiuntura caratterizzata da carenza di liquidità, dopo la crisi finanziaria del 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò fa della Libia un caso più unico che raro, dal nostro punto di vista, tra i produttori di petrolio nel Mediterraneo e Vicino Oriente. Quasi tutti, infatti, hanno rapporti economici privilegiati con gli USA e con le compagnie energetiche anglosassoni, francesi o asiatiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La relazione italo-libica è stata suggellata nel 2009 dal Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione, siglato a nome nostro dal presidente Silvio Berlusconi ma derivante da trattative condotte già sotto i governi precedenti, anche di Centro-Sinistra. Tale trattato, oltre a rafforzare la cooperazione in una lunga serie di ambiti, impegnava le parti ad alcuni obblighi reciproci. Tra essi possiamo citare: il rispetto reciproco della «uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti ad essa inerenti compreso, in particolare, il diritto alla libertà ed all’indipendenza politica» ed il diritto di ciascuna parte a «scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale» (art. 2); l’impegno a «non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’altra Parte» (art. 3); l’astensione da «qualsiasi forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte» (art. 4.1); la rassicurazione dell’Italia che «non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia» e viceversa (art. 4.2); l’impegno a dirimere pacificamente le controversie che dovessero sorgere tra i due paesi (art. 5).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia è dunque arrivata all’esplodere della crisi libica come alleata di Tripoli, legata alla Libia dalle clausole – poste nero su bianco – di un trattato, stipulato non cent’anni fa ma nel 2009, e non da un governo passato ma da quello ancora in carica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’atteggiamento italiano, nel corso delle ultime settimane, è stato incerto ed imbarazzante. Inizialmente Berlusconi dichiarava di non voler “disturbare” il colonnello Gheddafi (19 febbraio), mentre il suo ministro Frattini agitava lo spettro di un “emirato islamico a Bengasi” (21 febbraio). Ben presto, però, l’insurrezione sembrava travolgere le autorità della Jamahiriya e l’atteggiamento italiano mutava: Frattini inaugurava la corsa al rialzo delle presunte vittime dello scontro, annunciando 1000 morti (23 febbraio) mentre Human Rights Watch ancora ne conteggiava poche centinaia; il ministro della Difesa La Russa (non si sa in base a quali competenze specifiche) annunciava la sospensione del Trattato di Amicizia italo-libica, sospensione per giunta illegale (27 febbraio). Gheddafi riesce però a ribaltare la situazione e parte alla riconquista del territorio caduto in mano agl’insorti. Man mano che le truppe libiche avanzano, il bellicismo in Italia sembra spegnersi: il ministro Maroni arriva ad invitare gli USA a «darsi una calmata» (6 marzo). Ma la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 17 marzo, che dà il via libera agli attacchi atlantisti sulla Libia, provoca una brusca virata della diplomazia italiana: il nostro governo mette subito a disposizione basi militari ed aerei per bombardare l’ormai ex “amico” e “partner”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È fin troppo evidente come il Governo italiano abbia, in questa vicenda, manifestato un atteggiamento poco chiaro e molto indeciso; semmai, s’è palesata una spiccata propensione ad ondeggiare a seconda degli eventi, cercando di volta in volta di schierarsi col probabile vincitore. Come già in altre occasioni recenti di politica estera, il Capo del Governo è parso assente, lasciando che suoi ministri dettassero o quanto meno comunicassero alla nazione la linea dell’Italia. L’ambivalenza ha scontentato sia il governo libico, che s’aspettava una posizione amichevole da parte di Roma, sia i ribelli cirenaici, che hanno ricevuto sostegno concreto dalla Francia e dalla Gran Bretagna ma non certo dall’Italia. Infine, il Trattato di Amicizia, siglato appena due anni fa, è stato stracciato e Berlusconi si prepara, seppur sotto l’égida dell’ONU, a scendere in guerra contro la Libia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualsiasi sarà l’esito dello scontro, l’Italia ha già perduto la sua campagna di Libia. I nostri governanti, memori della peggiore specialità nazionale, hanno celebrato il Centocinquantenario dell’Unità con un plateale voltafaccia ai danni della Libia: una riedizione tragicomica del dramma dell’8 settembre 1943. Questa volta non sarà l’Italia stessa, ma l’ex “amica” Libia, ad essere consegnata ad una guerra civile lunga e dolorosa, che senza ingerenze esterne si sarebbe conclusa entro pochi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non si sta perdendo solo la faccia e l’onore. Le forniture petrolifere e le commesse, comunque finirà lo scontro, molto probabilmente passeranno dalle mani italiane a quelle d’altri paesi: se non tutte, in buona parte. Se vincerà Gheddafi finiranno ai Cinesi o agl’Indiani; se vinceranno gl’insorti ai Francesi ed ai Britannici; in caso di stallo e guerra civile permanente in Libia resterà poco da raccogliere. Se non ondate d’immigrati ed influssi destabilizzanti per tutta la regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Daniele Scalea, redattore di “Eurasia” e segretario scientifico dell’IsAG, è autore de La sfida totale (Roma 2010). È co-autore, assieme a Pietro Longo, d’un libro sulle rivolte arabe di prossima uscita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:Eurasia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-8606345251785981333?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/8606345251785981333/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=8606345251785981333' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/8606345251785981333'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/8606345251785981333'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/03/litalia-ha-gia-perduto-la-sua-campagna.html' title='L&apos;Italia ha già perduto la sua campagna di Libia'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-kr6EizfRpS8/TYcvaWoMxvI/AAAAAAAAAKc/xvPTdRwdsCE/s72-c/Berlusconi%2BGheddafi.ipeg.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-2467430722523260220</id><published>2011-03-16T13:23:00.000-07:00</published><updated>2011-03-16T13:26:34.114-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Magna Grecia'/><title type='text'>GLORIA GLORIA - AL BANO (Mimmo Cavallo/Pino Aprile)</title><content type='html'>&lt;iframe width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/5DteiDIuylA?fs=1" frameborder="0" allowFullScreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-2467430722523260220?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/2467430722523260220/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=2467430722523260220' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2467430722523260220'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2467430722523260220'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/03/gloria-gloria-al-bano-mimmo-cavallopino.html' title='GLORIA GLORIA - AL BANO (Mimmo Cavallo/Pino Aprile)'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/5DteiDIuylA/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-2869303229468257369</id><published>2011-03-15T04:14:00.000-07:00</published><updated>2011-03-15T04:14:44.496-07:00</updated><title type='text'>Speciale TG1 - Ricchezza in Calabria - Unità d'Italia</title><content type='html'>&lt;iframe width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/mz4SyHs-HgY?fs=1" frameborder="0" allowFullScreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-2869303229468257369?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/2869303229468257369/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=2869303229468257369' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2869303229468257369'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2869303229468257369'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/03/speciale-tg1-ricchezza-in-calabria.html' title='Speciale TG1 - Ricchezza in Calabria - Unità d&apos;Italia'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/mz4SyHs-HgY/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-1813495839363424319</id><published>2011-03-14T04:07:00.000-07:00</published><updated>2011-03-14T04:10:07.250-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Magna Grecia'/><title type='text'>Se le case sono brutte ...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-OETkK0ESiRY/TX33h6gMQCI/AAAAAAAAAKU/EnlLMq13ZV0/s1600/Briatico-172x172.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 172px; height: 172px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-OETkK0ESiRY/TX33h6gMQCI/AAAAAAAAAKU/EnlLMq13ZV0/s400/Briatico-172x172.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5583891275021303842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Scritto da Antonio Fiamingo Francesco Mangialavori il 7, mar 2011 in Ambiente e Territorio &lt;br /&gt;Se le case sono brutte…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«… si sono messi fervidamente al lavoro e, bisogna riconoscerlo, hanno sbagliato quasi tutto. É sorprendente come siano riusciti, in un tempo tutto sommato neanche tanto lungo, a rovinare bellissimi paesaggi con brutte costruzioni… per cui succede che molti di coloro che deturpano paesaggi con costruzioni orribili sono intimamente convinti di abbellirlo con capolavori architettonici. Contro queste forze ancorché preponderanti si potrebbe combattere. Il guaio grosso è che il calabrese è mosso da un irrefrenabile stimolo di autodistruzione che, per quanto riguarda l’ecologia, ha le sue radici in un senso di inferiorità collettiva. I calabresi sono i primi a non credere alla bellezza e all’altezza della loro civiltà, che è una civiltà contadina. Per essi la civiltà contadina è simbolo di miseria, di scarso cibo e di molte malattie, di disprezzo, vero o supposto, da parte di altre popolazioni economicamente e tecnicamente più progredite. É comprensibile, quindi, che essi vogliano cancellare le vestigia di tale civiltà… L’antica civiltà contadina, che si era tenuta in piedi sugli stenti, è crollata di colpo: al suo posto non è nata alcun’altra civiltà, è rimasto un vuoto di valori le cui manifestazioni visibili, sono, a dir poco, incivili… Ora, la civiltà contadina era sì miseria… ma era anche grandissima onestà e nobiltà d’animo popolare, quasi una sacralità che la gente povera esprimeva nel parlare, nel gestire, nel coltivare un campo, nel costruire un muro o una casa. I risultati di quella civiltà, sia nel fare che nel preservare, erano arrivati fino a noi: un patrimonio proprio come capitale, la povertà degli antenati che finalmente diventava ricchezza per i posteri, preziosa materia prima, in quantità incredibile… I calabresi si sono messi con grande energia e determinazione a distruggerla. In questo sono infaticabili e, a modo loro, geniali». (da “La ricchezza della povertà” di Giuseppe Berto)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile dirlo meglio, Giuseppe Berto aveva talento da vendere. Descrivere la mentalità calabrese contemporanea e allo stesso tempo sia le sue cause sia i suoi effetti è un esercizio intellettuale di non poco conto. A nostro modo di vedere, quello che Berto nel 1972 scriveva sulla civiltà contadina è oggi più attuale che mai perché “purtroppamente” ancora non compiuto nel suo disegno scellerato, guidato da una folta schiera di Cetto La Qualunque in rappresentanza popolare. E, forse ancor più grave, con l’approvazione di un “cettismo” generale latente nella popolazione calabrese. Sulla stessa linea dello scrittore di Mogliano Veneto, Laura Aprati racconta su strozzatecitutti.info che una volta un costruttore le disse: “quando arrivi in un territorio guarda le case, come sono costruite, cosa hanno intorno. Sono la fotografia economica e sociale della gente che lo vive”, e continua scrivendo che “basta entrare in alcuni paesi calabresi e vedere gli scheletri delle case, l’abusivismo dilagante, i teli di plastica alle finestre. Sono l’istantanea di una regione ferita nel suo profondo, nella dignità e nel fisico”.Abbiamo fatto un giro veloce in macchina per i paesini del “Giardino di Proserpina”, la parte della provincia di Vibo Valentia che dalla fine dell’altopiano del Monte Poro si affaccia lungo la Costa degli Dei, tra Pizzo a Nicotera. Volevamo documentare con delle fotografie l’assoluta mancanza di qualsiasi tipo di criterio estetico, paesaggistico, ambientale, cromatico, storico/architettonico, di conservazione dei beni culturali, nella costruzione degli edifici urbani. L’intenzione era mostrare ciò che Berto aveva descritto così bene. Inoltre volevamo verificare se nei loro piani regolatori gli amministratori locali avessero inserito dei regolamenti che vincolassero al rispetto di norme estetiche per la tutela del patrimonio paesaggistico o perlomeno al decoro urbano (dimensionamento, discipline del colore, vincoli in materia di restauro, valorizzazione dei centri storici, ecc.). Il nostro giro in macchina è stato talmente illuminante che bisognerà scrivere e soprattutto vedere e fotografare ancora molto altro. Anche perché si sa che le cose che abbiamo sotto gli occhi sono le più difficili da vedere, da notare, perché sono familiari, abituali, scontate, a cui siamo persino indifferenti… soprattutto quando rivelano nostre profonde lacune e sofferenze, così ben radicate e stagionate da apparire immutabili e inevitabili. Tuttavia, quello che ci differenzia dal pensiero dominante è l’impossibilità di credere che il marcio sia prestabilito, che il brutto sia immutabile e che questa nostra stramaledetta Calabria non si possa rivoluzionare in meglio. A noi sembra che i calabresi debbano fare uno sforzo culturale e smetterla di pensare che case gigantesche e mai finite siano in qualche modo la rivincita su una storia di miseria e disprezzo subìto. Noi pensiamo che bisogna tornare al “bello”, al “piccolo” e a quel genere di architettura che ci appartiene, che s’incastona alla perfezione nei nostri meravigliosi paesaggi collinari e marittimi, espressione di una tutt’altro che povera cultura del passato ricca invece di dignità e umile lavoro. Un passato, il nostro, che in realtà deve diventare presente nelle sue positività, in un contesto di valorizzazione di una Terra bisognosa di quell’attenzione che merita anche solo per la sua intrinseca bellezza che ci ha donato. D’altro canto è ormai necessario che le amministrazioni locali si facciano promotrici e guide in questo percorso di rinascita architettonico-urbanistica predisponendo regolamenti vincolanti che migliorino il volto dei nostri paesi. Solo in questo modo, il fascino di molte aree interne oggi ancora poco conosciute e considerate verrebbe alla luce, e vivrebbe anche del turismo dovuto alla bellezza delle zone costiere calabresi, in una varietà paesaggistica forse unica nel panorama italiano. Da cosa nasce cosa. O no?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-1813495839363424319?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/1813495839363424319/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=1813495839363424319' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/1813495839363424319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/1813495839363424319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/03/se-le-case-sono-brutte.html' title='Se le case sono brutte ...'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-OETkK0ESiRY/TX33h6gMQCI/AAAAAAAAAKU/EnlLMq13ZV0/s72-c/Briatico-172x172.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-8830789947507307208</id><published>2011-03-09T04:10:00.000-08:00</published><updated>2011-03-09T04:20:53.143-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lino Patruno'/><title type='text'>Scrivi Politica leggi Abuso !!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-IpuVAKzJYwI/TXdwlTrXHXI/AAAAAAAAAKM/6NW6Yi_VAtQ/s1600/Lino_Patruno.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 220px; height: 180px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-IpuVAKzJYwI/TXdwlTrXHXI/AAAAAAAAAKM/6NW6Yi_VAtQ/s400/Lino_Patruno.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5582054049388633458" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tutti abbiamo un fratello che cerca un lavoro e non lo trova. Una cugina infermiera che vorrebbe essere trasferita da un ospedale all’altro. Un amico di famiglia che vorrebbe diventare capufficio. L’avvocato iscritto allo stesso club che vorrebbe qualche pratica legale di un ente importante. L’imprenditore che vorrebbe qualche appalto. Il condomino che vorrebbe la consulenza. Tutti sono convinti che ci vuole la chiave politica per ottenerlo, spetti o non spetti. Anzi sono un po’ rassegnati a non riuscirci, un po’ alla caccia del modo per riuscirci. Trovandosi spesso, se la chiave non è giusta, davanti al muro edificante della politica che risponde: noi non facciamo favori, noi siamo per la legalità, per noi vale il merito, noi siamo persone corrette. E per favore: noi non facciamo telefonate, né, vi prego, vorremmo riceverne. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IO DO A TE, TU DAI A ME - Sarebbe bello così. E magari qualche anima pia ci crede anche. Poi spuntano le intercettazioni di una qualsiasi delle ultime inchieste giudiziarie sulla politica e sulla pubblica amministrazione, e si capisce puntualmente tutto il contrario. Magari non reati. O reati che, se lo sono, saranno accertati dopo tanto di quel tempo che nessuno se ne ricorderà più. Ma comportamenti tali da far venire il disgusto per la politica, da far arrivare alla spiccia conclusione che è tutto uno schifo, la prossima volta non vado neanche a votare. Ora non vengano fuori i soliti professionisti del distinguo: sono casi isolati, nessuno si permetta di parlare di sistema. Non vengano fuori i soliti professionisti dell’accusa di qualunquismo per chiunque li scopre con le mani nella marmellata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un sistema. Perché stranamente compare ovunque si vada a togliere il coperchio. E che forse non viola la legge dei codici ma di sicuro viola la legge della morale. Anzi non della morale, che non frega più niente a nessuno, ma della decenza. Anzi non della decenza, che meno che mai frega niente a nessuno, ma della dignità, se riesce a smuovere ancòra qualcuno. Fare del proprio potere, anzi della propria funzione non un servizio alla comunità ma un servizio ai parenti, ai conoscenti, al compagno di partito, a chi ha dato i voti, a chi potrebbe darli. E tutto con soldi pubblici, cioè i soldi di tutti, compresi quelli che vorrebbero pulizia e ritrovano marciume. Il sistema è sistema perché c’è una perfetta contabilità del dare e dell’avere: io oggi chiedo e ottengo da te, tu domani chiedi e ottieni da me. Un circolo chiuso, una rete che diventa la normalità. Questa la scoperta più impressionante: la normalità del comportamento. Così diffuso da ritenere che nessuno si ponga il problema se sia giusto o no. Appena si è eletti o si entra in carica scatta il delirio di onnipotenza e di impunità. Il diritto ad abusarne. Ad arricchirsi. A fare il comodo proprio. A prendere tutto sùbito. A piazzare qui e là chi si vuole. A sollecitare la delibera. Ad accelerare la pratica. A spingere la decisione. A sensibilizzare chi non ci sta e potrebbe mettersi di traverso, fare il fanatico. A far girare di qui e lì sempre i soliti noti, il mestiere della politica per chi spesso non ha mai avuto un mestiere. E con la politica che si infila anche dove non c’entra un fico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’INCOMPETENZA AL POTERE - Così la politica ti nomina il primario ospedaliero senza capire un’acca di bisturi ma capendo molto di clientelismo. Così la politica ti nomina il presidente della municipalizzata che non capisce un’acca né di bus né di igiene urbana. Così la politica ti piazza nel consiglio di amministrazione senza che ne capisci un’acca di bilanci. Così la politica ti sistema nel consiglio direttivo della banca senza che ne capisci un’acca di conti correnti. Così la politica ti affibbia una protesi al ginocchio che ti farà camminare peggio. Non il diritto ma l’abuso, non la competenza ma l’incompetenza al potere. Con i risultati sotto gli occhi di tutti: disservizio, inefficienza, cattiva amministrazione, sprechi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa politica sembra un grande ufficio di collocamento, un supermercato di qualifiche e di assunzioni, di promozioni e di incarichi, di assegnazioni di lavori e di attribuzioni di fondi. Un maxi-rigurgito di ingordigia. La politica del non ti preoccupare ci penso io, del faccio io un intervento, del dammi qualche giorno e risolviamo. Sarà lo sfogo di un cittadino di cattivo umore e che esagera. Ma è ciò che quel cittadino che non si arrende al peggio pensa leggendo, per esempio, del perenne scandalo della sanità in Puglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 5 Marzo 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-8830789947507307208?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/8830789947507307208/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=8830789947507307208' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/8830789947507307208'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/8830789947507307208'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/03/scrivi-politica-leggi-abuso.html' title='Scrivi Politica leggi Abuso !!'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-IpuVAKzJYwI/TXdwlTrXHXI/AAAAAAAAAKM/6NW6Yi_VAtQ/s72-c/Lino_Patruno.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-7876697700359445015</id><published>2011-02-22T00:56:00.000-08:00</published><updated>2011-02-22T01:02:08.325-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Calabria Borbonica'/><title type='text'>Roberto Benigni e le "dimenticanze" sull'Unità d'Italia</title><content type='html'>Di Gennaro Limite&lt;br /&gt;Prima di qualsiasi riflessione sul lungo monologo-esegesi sull'Unità d'Italia e sull'inno di Mameli con il quale Roberto Benigni ha intrattenuto i telespettatori e gli ospiti del Festival di Sanremo, è doverosa una precisazione: chi scrive ha in corpo quel "sano patriottisimo gioioso" del quale ha parlato con grande trasporto e sincerità il grande comico toscano; chi scrive non crede e mai crederà nella divisione del Bel Paese; chi scrive non si lascia tentare da nostalgie borboniche e filo-monarchiche alla "w o' re".&lt;br /&gt;La critica alla critica benignana, dunque, parte esclusivamente dal desiderio sempre più forte di vedere finalmente riemersa una verità storica che proprio da 150 anni viene sommersa da tonnellate di menzogne, favole raccontate dai vincitori ed insulti perpetui e sfacciati alle vittime di un'Unità che è stata, come ogni processo di unificazione nazionale, violenta e per nulla romantica e repentina.&lt;br /&gt;Del resto, anche senza nutrire particolari simpatie per la casa Borbonica, vederla descritta come una sorta di cancro salvificamente ed altruisticamente estirpato dalla venuta dei Savoia, risulta ingiusto e gravissimo soprattutto per i milioni di meridionali uccisi non certo per essere "liberati" dall'oppressore borbonico, ma, al contrario, per subire una vera e propria colonizzazione ed un durissimo e barbarico regime volto esclusivamente ad assorbire più risorse possibili ed a risucchiare le ricchezze di un territorio che non è nato povero come la retorica didattica dilagante vuole lasciar credere.&lt;br /&gt;Non si comprende, infatti, la descrizione eroica ed appunto romanzata di personaggi sicuramente controversi come Giuseppe Garibaldi e Camillo Benso conte di Cavour. Così come non si comprende il motivo della "beatificazione leggendaria" di quella marcia dei 1000 che di eroico ebbe poco o nulla e di furfantesco-fortunoso moltissimo. Eppure, le verità (scomode) sull'Unità d'Italia dovrebbero essere oramai stranote a personaggi del calibro di Benigni e dovrebbero trovare finalmente spazio anche sulla tv nazionale. Se Unità fraterna, profonda, reale e trasparente deve essere, allora occore sapere cosa è sul serio accaduto per ottenere quella farlocca che ci ritroviamo oggi. Non per dividere; non per creare ulteriori atomismi in un paese già "geneticamente" frammentato in ridicole e miopi lotte identitarie aggrappate al passato e terrorizzate dal presente e dal futuro; non per fomentare sentimenti scissionisti o di vendetta nei confronti dei pronipoti di quei soldati settentrionali che massacrarono le popolazioni del Sud. Ogni vera nazione matura, però, ha dovuto trovare il coraggio e la forza di guardare negli occhi la violenza del proprio passato e delle proprie lotte intestine. La guerra fratricida, piaccia o no, fa difatti parte della storia dell'uomo fin dalle origini.&lt;br /&gt;Tanto per citare uno dei casi più eclatanti ed eloquenti, basta ricordare che anche gli americani hanno lottato duramente prima per la propria indipendenza dalla corona britannica e, successivamente anche tra loro durante la guerra di secessione. Ai bimbi statunitensi, però, non si insegna una storia romanzata e fuorviante ma si presenta fin da subito la cruda realtà e le sanguinose lotte che i patrioti hanno condotto per dar vita a quella che resta ancora la potenzia mondiale. Benigni avrebbe forse potuto tentare una mossa incredibilmente ardita che comunque lo avrebbe inscritto per sempre nelle memorie di questo travagliato paese: parlare della vera Unità italiana per combatterne l'appiccicamento posticcio di etichette e storie da osteria brianzola imposto da 150 anni ad una nazione che ha giustamente definito "minorenne". Avrebbe ad esempio potuto dire che senza rinascita del Sud la penisola non ha speranze di sopravvivere alle sfide del mondo globale. Avrebbe potuto ricordare che sapere quanto il Regno delle Due Sicilie fosse stato grande, non serve per rievocarlo o per trovare giustificazioni ed intonare lagne vittimistiche ma, al contrario, per ricordare a chi è nato nel Mezzogiorno che ha tutte le possibilità per essere di nuovo "potente".&lt;br /&gt;Avrebbe poi potuto ricordarsi di Cialdini, degli eccidi nei villaggi meridionali, del glorioso (e depredato) Banco di Napoli, della distrutta industria navale e tessile dei Borbone; dei primati incontestabili del loro regno. Non lo ha fatto ed ha scelto un buonismo unitario di eccelsa qualità per contrastare la misera e populistica retorica secessionista della Lega Nord. Il risultato è stato buono per la "massa" ma sicuramente monco per chi, da grandi uomini come l'artista toscano che ci rende onore nel mondo, si aspetta cose altrettanti grandi e slanci coraggiosi.&lt;br /&gt;La polemica infinita su quei 250.000 euro che sarebbero frutto di un compenso troppo generoso, in ultimo, non fa altro che confermare per l'ennesima volta l'incredibile, imbarazzante, ipocrita e quasi grottesca retorica di una destra già umiliata ed umiliante ai tempi di Indro Montanelli ed oggi definitivamente destinata, come del resto la sedicente sinistra, ad un moralismo ad personam che si dimostra sempre più incapace di trovare contatto con una moralità diffusa, forte e credibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL VERO RISORGIMENTO ITALIANO RACCONTATO DAI GRANDI&lt;br /&gt;Del resto, come tutti i più informati sanno, sono innumerevoli gli storici e gli intellettuali che nel corso degli anni hanno tentato di far emergere la verità storica sul Risorgimento italiano. Di seguito, per aiutare anche i lettori più assuefatti alla propaganda retorica dei vincitori, ci permettiamo di citare Indro Montanelli, Antonio Gramsci ed addirittura lo stesso conte di Cavour&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo Stato unitario, costò più morti di tutti quelli del Risorgimento. Abbiamo sempre vissuto su dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola!"&lt;br /&gt;Indro Montanelli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti".&lt;br /&gt;Antonio Gramsci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Come ha potuto solo per un momento uno spirito fine come il tuo, credere che noi vogliamo che il Re di Napoli conceda la Costituzione. Quello che noi vogliamo e che faremo è impadronirci dei suoi Stati"&lt;br /&gt;Camillo Benso conte di Cavour (all’ambasciatore Ruggero Gabaleone)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esser preso a sassate, essendo colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio".&lt;br /&gt;Giuseppe Garibaldi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dunque, perchè continuare a voler forzare un sentimento unitario raccontando fiabesche e spudorate menzogne e soprendersi per il fatto che quest'ultimo è appunto poco spontaneo e sentito dalla popolazione? Com'è possibile che anche Benigni abbia accettato di farsi portatore di una mole così schiacciante di falsità ed omissioni? E com'è possibile che molti sedicenti italiani sia così allergici a ridiscutere le proprie errate convinzioni? Tutti dilemmi tipici di un paese adolescente popolato da ingenui presuntuosi e governato da cinici ed avidi ottuagenari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:Julienews&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-7876697700359445015?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/7876697700359445015/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=7876697700359445015' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7876697700359445015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7876697700359445015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/02/roberto-benigni-le-dimenticanze.html' title='Roberto Benigni e le &quot;dimenticanze&quot; sull&apos;Unità d&apos;Italia'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-6535661280531730618</id><published>2011-02-19T12:25:00.000-08:00</published><updated>2011-02-19T12:43:55.397-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federalismo'/><title type='text'>FEDERALISMO FISCALE 2011/ L'inghippo dei fabbisogni standard per festeggiare la fine dell'Unità d'Italia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-H0Zow9u5X7Q/TWArfkDznrI/AAAAAAAAAKE/tJTMbmP6pvc/s1600/italia-divisa_150x124.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 124px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-H0Zow9u5X7Q/TWArfkDznrI/AAAAAAAAAKE/tJTMbmP6pvc/s400/italia-divisa_150x124.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5575504159940255410" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di Ferdinando Imposimato - La Voce delle Voci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;federalismo_fiscale_2011Nel 150° anniversario dell'Unita' d'Italia, mentre la pubblica opinione e' distratta dagli scandali che coinvolgono il premier e umiliano il Paese, si sta verificando paradossalmente laspaccatura in due dell'Italia per effetto della riforma federale. La riforma fiscale, che fu sostenuta da quasi tutto il Parlamento, sembra una trappola per molti ignari cittadini. Il terzo decreto attuativo attribuisce a Sose spa (insieme a Istat e Ragioneria dello Stato)il compito di fissare i fabbisogni standard degli enti locali nelle loro funzioni fondamentali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione dei fabbisogni e' laarchitrave del federalismo fiscale. Dalla loro determinazione dipendera' la tutela dei diritti sociali. E' assurdo che il decreto sottragga al Parlamento e deleghi ad una spa e all'Istat l'individuazione dei fabbisogni e dei livelli delle prestazioni concernenti i diritti sociali dei cittadini: alla scuola, alla salute, al lavoro. Con la violazione del dovere di solidarieta' sociale (articolo 2 della Costituzione), a scapito degli enti locali delle aree piu' deboli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo. Giorgio Guerrini, neo presidente di Rete Imprese Italia, che raggruppa due milioni di piccoli imprenditori, lancia l'allarme. In un'intervista all'Ansa adombra il rischio - per noi e' una certezza - che il federalismo si traduca in un aggravarsi della pressione tributaria per tutti i cittadini. I decreti produrranno un aumento dell'imposizione fiscale a livello locale. In Italia, secondo i dati dell'ultimo documentoOcse, il rapporto fra tasse locali e prodotto interno lordo e' passato dal 2,9 per cento del 1990 al 16,1 del 2008, contro una media europea del 12,4 per cento. I calcoli diffusi dalla Cgia di Mestre confermano che i cittadini italiani pagano un prezzo alto al fisco locale: 1233 euro a testa. E la dilatazione delle assunzioni clientelari si trasforma in un ulteriore aggravio fiscale per gli esangui contribuenti italiani. Roma e' ai primi posti fra i comuni piu' tartassati dai tributi locali. Ma il federalismo fiscale consentira' ai comuni anche di sbloccare quest'anno le addizionali Irpef ferme al 2008. E le Regioni potranno portare dal 2015 l'addizionale dall'attuale 1,4 per cento al 3 per cento per i redditi sopra i 28.000 euro. Possibilita' di aumento anche per l'Irap, su cui le Regioni avranno ampi spazi di manovra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAESE SPACCATO&lt;br /&gt;Intanto il distacco del Nord dal resto dell'Italia sta avvenendo in modo irreversibile. Il primo colpo, e' bene ricordarlo, venne dalla riforma del Titolo V dellaCostituzione, che attribui' alle Regioni competenza legislativa concorrente con lo Stato in materie come rapporti internazionali con l'UE, lavoro, istruzione e sanita'. Una vera follia! I risultati della legislazione concorrente in materia di istruzione si sono visti con lo spettacolo desolante del comune di Adro, il cui sindaco leghista ha preso iniziative razzistiche e lesive della unita' nazionale. A parte la bandiera della Lega nella scuola, egli ha deciso che «se il genitore non paga, l'alunno non mangia a scuola e se ne torna a casa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una misura che colpisce gli immigrati e i senza reddito, anche se bravi a scuola. E a questa decisione Bossi, Berlusconi e soci hanno reagito con un'alzata di spalle. Come hanno fatto dopo l'inaugurazione della scuola, tappezzata di emblemi leghisti e intitolata ad un fondatore della Lega Nord senza consultare l'autorita' scolastica locale. Bandita, inoltre, la bandiera italiana, per sottolineare la prevalenza dell'identita' locale su quella nazionale. L'ultimo episodio di queste scelte dissennate e' il divieto di alternativa al “menu padano” per gli scolari. Solo un analfabeta come Umberto Bossi poteva ispirare una simile cretinata, che danneggia i meno abbienti. A Lazzate, in Brianza, (Lazzza'a comune della Padania, si legge sul cartello) le strisce pedonali sono verdi e le vie si chiamano Pontida, Padania, Carroccio, Sole delle Alpi e roba del genere. La locale osteria ha preso l'impegno con il comune che per vent'anni non puo' servire pizza ne' couscous, ma solo cucina lombarda. Episodi che indicano una strategia politica precisa che va verso secessione e barbarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La modifica del titolo V, voluta da De Mita, D'Alema e da Giuliano Amato, subi' nel 2004 le critiche di Giuliano Vassalli. Che espresse «antipatia profonda per la riforma del 2001 del centrosinistra», parlando di «manovra elettoralistica varata, con scarsa maggioranza, a favore del federalismo». Vassalli auspico' di «rinvigorire la legislazione esclusiva dello Stato su materie su cui la competenza non e' frammentabile».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altrettanto critico fu il giudizio dell'allora onorevole Giorgio Napolitano che, chiamato in causa per avere promosso la commissione De Mita, cui subentro' poi D'Alema, ammise di voler «rafforzare i poteri del primo ministro», ma trovo' «orripilante» la nuova formulazione dell'articolo 117. Non meno feroce la critica del costituzionalista Mauro Ferri, che osservo': «quando la Costituzione cominciava a funzionare, si e' cominciato a volerla cambiare con le varie commissioni. (...) Dellabicamerale D'Alema meglio non parlare, meglio non esprimere giudizi su cio' che usci' fuori da quella bicamerale, “tra cui il famigerato premierato, che poi per fortuna cadde”, e il famigerato titolo V del 2001». Sulla stessa linea un altro costituzionalista, Augusto Barbera: «la riforma del titolo V ha gia' prodotto non pochi danni alla governabilita' del Paese».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante queste critiche aspre e il contenzioso Stato-Regioni che sommerge la Corte, Giuliano Amato ha dichiarato il 14 gennaio scorso, dinanzi all'Accademia dei Lincei, che «la svolta federale in atto servira' a superare l'incompiutezza della unificazione italiana». Un trasformista, Amato, braccio destro di Craxi, che mira alla presidenza della repubblica con l'appoggio del centrodestra e di Bossi. Il federalismo accettabile e' solo quello solidale. Convinti, con Ciampi, che «per diffondere in Europa un generale benessere, maggiore giustizia sociale, un piu' alto livello di democrazia», il federalismo richiede «cultura politica, accresciuto impegno civile di amministrati ed amministratori, nuovo patriottismo regionale, nazionale ed europeo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma Carlo Azeglio Ciampi riconobbe che la nascita delle Regioni era stata una delusione: non avevano saputo evitare «costosi doppioni», una «proliferazione burocratica, dannosa per lo sviluppo di ogni regione» e - io aggiungo - la crescita di corruzione e crimine organizzato. La mafia continua a gestire le risorse destinate alle regioni provenienti dallo Stato e dall'UE , come confermano Commissione Antimafia e DNA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL SENATUR FEDERALE&lt;br /&gt;Parlando del federalismo non dimentichiamo che Bossi e premier mirano allo stravolgimento della Costituzione, gia' tentato nel 2005 con Senato Federale, Corte Costituzionale e federalismo fiscale. Il senato Federale, approvato dal Parlamento nel 2005, fu bocciato dal referendum popolare. Giuliano Vassalli ammoni' che esso realizzava il predominio del Senato federale sulla Camera ed era «un istituto ibrido, incomprensibile in piu' punti». La Lega vuole infatti un Senato federale con poteri piu' ampi di quelli della Camera. E il potere di eleggere 4 membri della Corte Costituzionale, mentre alla Camera ne resterebbero solo 3, (oggi ne spettano cinque al Parlamento in seduta comune).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con l'aumento delle toghe di nomina politica, la Consulta non sarebbe il giudice imparziale delle leggi, ma un organo della maggioranza. E dunque non in grado di dichiarare la incostituzionalita' delle leggi approvate dalle maggioranze di centrodestra e di centrosinistra, a partire dal lodo Alfano. Al Senato spetterebbe un groviglio di competenze, tra cui un potere di veto sui rapporti internazionali, tutela e sicurezza sul lavoro, istruzione, ricerca scientifica e tecnologica, salute, finanza pubblica e sistema tributario. Un guazzabuglio che porterebbe alla paralisi del Parlamento ed alla disgregazione del Paese. Farraginoso era poi il sistema escogitato dalla Lega per disciplinare i rapporti tra Camera e Senato federale nella formazione delle leggi. Una riforma, dunque, fatta per aumentare i conflitti. In realta' la Lega tende alla secessione morbida del Nord dal resto dell'Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una conferma dell'incidenza negativa del federalismo sullo sviluppo viene dalla Corte dei Conti: i magistrati contabili hanno denunciato, nel 2009 e 2010, che la corruzione dilaga, essendo divenuta una tassa immorale ed occulta, pagata dai cittadini, pari a 50-60 miliardi di euro all'anno. «Un fenomeno che ostacola, al Sud, gli investimenti esteri». Nella classifica della corruzione, tra le prime cinque regioni - afferma la Corte - quattro sono del sud: Sicilia (13% del totale delle denunce), Campania (11,46%), Puglia (9,44), Calabria (8,19) preceduta dalla Lombardia con il 9,39 del totale delle denunce. A cio' si aggiunge l'aumento della spesa corrente del 4,5% (stipendi e pensioni): un costo insopportabile per la collettivita'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altra parte, guardando ad Adro e Lazzate, capiamo che il federalismo tende a proteggere gli interessi particolari della Lega contro quelli dei cittadini delle altre regioni d'Italia e contro gli stranieri. E ad intaccare settori vitali. La scuola non sara' piu' luogo del confronto pluralistico fra giovani di diverse culture, etnie e religioni, ma quello in cui la formazione si frantumera' nelle varie regioni a seconda delle diversita' religiose ed etniche, con il vanificarsi della speranza di costruire una comune cittadinanza democratica, secondo i principi di solidarieta' e tolleranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sanita' saranno avvantaggiate le Regioni piu' ricche rispetto a quelle piu' povere, meno garantite rispetto ad un bene primario quale e' il diritto alla salute. Cio' lederebbe l'idea unitaria dello Stato, pensata dai padri costituenti quale «forma fondamentale di solidarieta' umana». Il parlamento nazionale, che legifera su diritti e liberta' fondamentali dei cittadini, sul lavoro, sulla indipendenza dei magistrati, sul pluralismo della informazione, sui sistemi elettorali e sui conflitti di interesse, perderebbe la sua centralita' e la sua liberta'. Il solo effetto positivo dello scandalo che travolge il premier Silvio Berlusconi e' - speriamo - l'affossamento del federalismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da La Voce delle Voci di Febbraio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: L'Infiltrato&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-6535661280531730618?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/6535661280531730618/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=6535661280531730618' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6535661280531730618'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6535661280531730618'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/02/federalimo-fiscale.html' title='FEDERALISMO FISCALE 2011/ L&apos;inghippo dei fabbisogni standard per festeggiare la fine dell&apos;Unità d&apos;Italia'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-H0Zow9u5X7Q/TWArfkDznrI/AAAAAAAAAKE/tJTMbmP6pvc/s72-c/italia-divisa_150x124.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-8215843272572846919</id><published>2011-02-15T03:27:00.000-08:00</published><updated>2011-02-15T03:30:24.465-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brevi di Cronaca'/><title type='text'>Scopelliti  Bravo 7+</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-mepWTpMYIrM/TVpjwuVTDyI/AAAAAAAAAJ8/S0GZml5WEEM/s1600/Centrodestra-Giuseppe-Scopelliti_s.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 253px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-mepWTpMYIrM/TVpjwuVTDyI/AAAAAAAAAJ8/S0GZml5WEEM/s400/Centrodestra-Giuseppe-Scopelliti_s.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573877177546641186" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mentre tutti gli Italiani vorrebbero un parlamento costituito da deputati e senatori eletti con il voto di preferenza e non come è oggi nominati dalle segreterie dei partiti attraverso liste bloccate, spesso non per qualità e professionalità, ma per clientelismo,nepotismo,affarismo,escortismo,oppure se indicato e consigliato (sigh) dal compare di turno. Il nostro presidente Scopelliti,alcuni giorni fa,ha partorito la grande idea democratica,di introdurre  le liste bloccate ed eliminare le preferenze anche in Calabria. "Con le liste bloccate -ha spiegato nell'intervista il Governatore- si responsabilizzano i partiti, in questo caso le segreterie regionali, si abbatte il meccanismo della rincorsa del consenso a ogni costo e si chiudono le porte in faccia ai singoli imbecilli che a ogni elezione producono accordi criminali e clientelari con la ‘ndrangheta.&lt;br /&gt;Io credo di non aver capito bene !e mi chiedo: se fosse così come afferma il governatore, sarebbe molto più facile per i partiti produrre accordi criminali e clientelari con la 'ndrangheta' in quanto verrebbero posizionati capolista con la certezza di essere eletti, gli uomini d’onore tanto temuti da Scopelliti  mentre  sicuramente  chiuderebbe la porta in faccia solo agli imbecilli come me che ancora credono nella democrazia ! Tutto ciò mi sembra incomprensibile e comunque mi adeguo ! Tuttavia caro Scopelliti  ,con questa idea geniale,ti sei guadagnato un Bravo 7+  !!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Remigio Raimondi&lt;br /&gt;-Orgoglio Meridionale-&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-8215843272572846919?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/8215843272572846919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=8215843272572846919' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/8215843272572846919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/8215843272572846919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/02/scopelliti-bravo-7.html' title='Scopelliti  Bravo 7+'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-mepWTpMYIrM/TVpjwuVTDyI/AAAAAAAAAJ8/S0GZml5WEEM/s72-c/Centrodestra-Giuseppe-Scopelliti_s.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-6103445496244819457</id><published>2011-02-06T01:27:00.000-08:00</published><updated>2011-02-06T01:33:27.897-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brevi di Cronaca'/><title type='text'>Federalismo !Le  sette bugie  a danno del Sud !!</title><content type='html'>di LINO PATRUNO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pareggio in Commissione significa che mezza Italia vuole il federalismo e mezza no. Mezzo Paese può fare una riforma del genere contro l’altro mezzo? Una riforma che è un nuovo Risorgimento, un’altra Italia 150 anni dopo? E si può farla come allora, con mezza Italia che conquista l’altra e l’assoggetta? E si possono ripetere tutte le belle conseguenze che ancòra oggi subiamo? Si può condizionare il domani con una riforma che non sia quanto più condivisa possibile? E come si comporterebbero dopo le due Italie una verso l’altra? E si può dividere l’Italia proprio mentre si celebra il compleanno della sua Unità? E può diventare il federalismo un mercato arabo in cui ciascuno tenta di strappare quanto più possibile a danno degli altri? E come funzionerebbe un siffatto nuovo Paese, cioè una Repubblica fondata sul colpo di mano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedremo cosa succederà ora, voto non voto e dintorni. Il direttore De Tomaso ha spiegato ieri perché questo federalismo è un futuro peggiore del passato. Essenziale è però sapere che il Sud non teme il . Ma teme un nuovo Risorgimento tradito. E soprattutto respinge le bugie sulle quali il Nord della Lega vuole imporglielo. Senza le bugie, si può discutere quanto si vuole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzitutto, non è vero che il Sud non sa utilizzare i soldi a sua disposizione. Questi soldi sono i Fas (Fondo aree sottoutilizzate) e i Fondi europei. I Fas li gestisce il governo: se sono stati inutilizzati, utilizzati male, utilizzati non per il Sud, prego rivolgersi allo stesso governo. I fondi europei sono a compartecipazione dei privati e dello Stato. Quindi per i progetti occorre una quota dei privati e una dello Stato. Questa molto spesso è mancata, o ha ritardato fino a far perdere il finanziamento. Se a utilizzarli male sono state le Regioni, vedere quante volte non si sono aggiunti alla spesa ordinaria dello Stato (quella fatta sia al Nord che al Sud) ma l’hanno dovuta sostituire. E quanto agli sprechi, che pure ci sono, prego controllare l’aumento continuo della spesa pubblica da parte di quello stesso Stato che bacchetta il Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due. Non è vero che tanti soldi passano dal Nord al Sud, quindi . E’ vero che ogni anno 50 miliardi scendono dal Nord al Sud, ma non da un territorio all’altro, bensì da chi più può a chi meno può: come in tutti gli Stati civili moderni. Passano anche dall’industriale all’operaio lombardo (sempre che l’industriale dichiari più dell’operaio). Ma poi la Banca d’Italia rivela che ogni anno tornano dal Sud al Nord 70 miliardi per prodotti e servizi del Nord acquistati dai meridionali. Quindi Sud in credito di 20 miliardi l’anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre. Non è vero che il federalismo fiscale costringa alla responsabilità: chi spende male e troppo, è giudicato dai suoi cittadini e non più rieletto. Un sindaco può spendere male al secondo mandato quando non è rieleggibile e quindi fregarsene. Ma due capisaldi del federalismo municipale sono la tassa sulla seconda casa e la tassa di soggiorno. La seconda casa ce l’ha in genere chi viene da fuori. E anche la tassa di soggiorno la paga il non residente. Entrambi cioè non votano lì. E quanto alla responsabilità, una cosa è sprecare, un’altra è dover spendere se troppe sono le necessità della gente, come normalmente avviene al Sud. E infine in Italia non si è mai visto (purtroppo) nessuno cacciato per eccesso di spesa più che di risparmio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quattro. Non è vero che il federalismo non farà aumentare le tasse e la spesa. Con meno di fondi da parte dello Stato, i Comuni dovranno aumentare le loro tasse. Però lo Stato dovrebbe diminuire le sue. Ma chi pagherà i 70 miliardi l’anno di soli interessi sul debito pubblico? E come potrà rinunciare a parte delle sue entrate uno Stato schiacciato dal peso di due Camere uguali, di quattro Polizie, delle Province, di un numero infinito di Authority (dalla concorrenza alla trasparenza), di quattro sistemi giudiziari (civile, penale, Tar, Consiglio di Stato), di migliaia di enti inutili, delle casse integrazione, del buco pensionistico? E quanti dipendenti pubblici passeranno dallo Stato alle Regioni e ai Comuni, distribuendo le funzioni invece di raddoppiarle?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cinque. Non è vero che il divario fra Sud e Nord ( meno 33% di reddito, meno 30% di infrastrutture, il triplo della disoccupazione) potrà essere compensato dal fondo di perequazione. Nessuno ha finora saputo di quanto sarà. E se la perequazione non ha funzionato finora, figuriamoci dopo. Nessuno conosce neanche quanti saranno gli investimenti in infrastrutture al Sud. E il federalismo fiscale non può partire da basi così diseguali, i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei. Non è vero che lo Stato spenda più al Sud. E che se il Sud nonostante questo non è cresciuto, sono problemi suoi ma ora basta. Cliccare su Internet, ministero di Tremonti: spesa dello Stato più al Nord che al Sud, cioè l’anti-perequazione. E dal governo Amato in poi, mai rispettata la percentuale stabilita del 45% della spesa al Sud, non andata oltre il 36-37 per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sette. Non è vero che i sono il mezzo per evitare che una siringa costi 5 in Lombardia e 10 al Sud. I costi li fa il mercato. E possono dipendere dalla quantità di siringhe acquistate, dai fornitori, dal sistema di pagamento, dall’efficienza dei trasporti. Se ci sono abusi, li giudica la magistratura non un piano di tipo sovietico che fissa i prezzi per tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sette. Detto questo, non è vero che il federalismo fiscale risolverebbe tutti i problemi italiani. Risolverebbe al massimo quelli del Nord. Appunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-6103445496244819457?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/6103445496244819457/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=6103445496244819457' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6103445496244819457'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6103445496244819457'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/02/federalismo-sette-motivi-danno-del-sud.html' title='Federalismo !Le  sette bugie  a danno del Sud !!'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-7856688541620172655</id><published>2011-01-26T02:55:00.000-08:00</published><updated>2011-01-26T02:56:22.323-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cassa del Mezzogiorno'/><title type='text'>Cassa del Mezzogiorno, finanziava davvero il meridione?</title><content type='html'>Di Carlo Napoli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era il 17 marzo 1861, quando “per grazia di Dio e volontà della nazione” Vittorio Emanuele II di Savoia venne proclamato re d’Italia, completando il processo di unificazione nazionale. Tanto è stato detto su questa data, tanto si è scritto, tanto si è discusso sui reali motivi dell’unità, sulla reale supremazia sabauda, sui reali fini dei “Padri della Patria”. Non vuol essere mio intento, in questa sede, effettuare una disamina storica dei fatti, difforme da quanto ingiustamente inculcatoci durante la scuola dell’obbligo. Ottimi autori, quali Pino Aprile, Gigi di Fiore, Antonio Ciano e tanti altri, hanno lungamente e puntualmente dissertato sul “contro risorgimento”, portando al grande pubblico fatti ed eventi, riletti in ottica revisionista, ponendo l’accento su quanto non scritto e quanto non ricordato dai vincitori (che ovviamente hanno l’onere e l’onore di scrivere e trasmettere ai posteri la storia).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia è una, unica, indivisibile, è la mia patria, è la terra rappresentata in musica dall’inno nazionale di Goffredo Mameli, nel quale, tra l’altro, in un passaggio, nella seconda strofa, si legge:”…raccolgaci un’unica Bandiera; una speme…”., richiamandoci così all’unità nazionale sotto un solo simbolo: il Tricolore italiano. Bandiera gloriosa, dagli antichi natali, sancita dalla costituzione (art..12), tutelata dal codice penale (art. 292) e troppo spesso vilipesa da aizza popolo, qualunquisti, costretti ad inventarsi una terra geograficamente e storicamente inesistente, alla stregua della terra di mezzo di tolkieniana memoria. Con questa premessa, vorrei soffermarmi su quelli che, molto frequentemente ed a vanvera, vengono definiti gli sprechi del Sud, sulle tante opere incompiute, su quanto costa ai laboriosi cittadini del nord (che pagano le tasse) mantenere in piedi questo stato di cose, sul federalismo che finalmente metterà a posto ogni cosa e soprattutto sul concetto che le meridionali cicale sono puntualmente sovvenzionate dalle operose formiche settentrionali. All’Unità del Paese, calò con i piemontesi un tale dott. Lombroso che, dopo aver “studiato” le caratteristiche fisiche dei meridionali, affermò che si era in presenza di una razza inferiore, avendo essi un cranio più tondo ed addirittura una vertebra in meno rispetto alla superiore razza nordista. Purtroppo questa assurdità ancora oggi è presente nel modo di pensare di molti “padani”, unitamente all’altro grande assunto che vuole che al Sud si canti, si balli la tarantella e si passi la vita sdraiati al sole, scroccando sussidi alle casse dello Stato, che essi tanto amorevolmente contribuiscono a rimpinguare pagando le tasse, anche più del dovuto. Per questo motivo, i solerti neoceltici ritengono necessario ed urgente il federalismo, quale primo passo verso la secessione (utopia populista, momentaneamente accantonata per motivi utilitaristici).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fare un po’ di chiarezza, sia per noi meridionali che per gli amici del nord, vorrei analizzare alcuni dati inerenti l’utilizzo delle risorse pubbliche. Inizio con la famigerata Cassa del Mezzogiorno, fonte di tanti costi per lo Stato, di tanti guai e di tanto sudore costato a quella fascia di popolazione (celtico/ariana) che lavora. La Cassa ha operato dal 1951 al 1984 quando il governo di Bettino Craxi ne decise la soppressione, anche se continuò ad operare con il nome Agensud, fino al 1993, quando venne definitivamente chiusa dal governo di Giuliano Amato. Gli interventi erano estesi alle sei regioni meridionali, alle isole ed “alle provincie di Latina e di Frosinone, ai comuni della provincia di Rieti già compresi nell’ex circondario di Città ducale, ai comuni compresi nella zona del comprensorio di bonifica del fiume Tronto, ai comuni della provincia di Roma compresi nella zona della bonifica di Latina, all’Isola d’Elba, nonché agli interi territori dei comuni di Isola del Giglio e di Capraia Isola”. Tengo a precisare, questa parte dell’art.1 del Testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno perché alla Cassa del Mezzogiorno si associano solo le regioni meridionali, e mai i comuni del Piceno o delle province del Lazio!! Con tale legge istitutiva si approvava un “programma quinquennale contenente gli obiettivi generali e specifici dell’intervento straordinario e l’indicazione dei loro effetti sulla occupazione, la produttività ed il reddito” affermando che “lo sviluppo delle Regioni meridionali costituisce obiettivo fondamentale del programma economico nazionale”, l’intento quindi era quello di finanziare opere straordinarie, che dovevano essere funzionali alla formazione di un tessuto infrastrutturale che favorisse l’insediamento dell’industria e lo sviluppo dell’agricoltura e della commercializzazione dei prodotti agricoli nell’Italia meridionale. Ciò, purtroppo, come ben sappiamo, non è avvenuto. Solo nel primo decennio la Cassa ha tentato di ridurre lo squilibrio economico tra le due grandi aree del Paese, dedicandosi al miglioramento della viabilità, alla costruzione di dighe per le centrali idroelettriche, alla costruzione di fognature e acquedotti, non tralasciando il risanamento idrogeologico di zone particolarmente esposte a tale rischio. Successivamente è iniziato il degrado e la bassa qualità della spesa, compresi fenomeni diffusi di illegalità ed il passaggio definitivo alla politica assistenzialistica nella gestione dei fondi di cui veniva dotata la Cassa per il Mezzogiorno. Nel quarantennio di attività, l’investimento complessivo della Cassa per il Sud è stato calcolato in 279.763 miliardi di lire (circa 140 miliardi di euro), con una spesa media annuale di 3,2 miliardi di euro. Cifre molto grosse, ma esaminandole bene si scopre che esse risultano essere circa lo 0,5% del PIL, (corrispondente alla somma annua versata attualmente dall’Italia per gli aiuti ai Paesi del Terzo mondo e sicuramente inferiore al costo del ripianamento del deficit delle Ferrovie dello Stato) contro gli investimenti pubblici al nord che nello stesso periodo assorbivano il 35% del prodotto interno lordo.. Volendo aggiungere al danno la beffa, il Senatore a vita Emilio Colombo scrive: “La Cassa operò per modernizzare il Sud e creò le condizioni per un grande mercato di cui profittò la struttura industriale del Nord pesando sulla ineguale «ragione di scambio» tra industria e agricoltura e quindi tra Nord e Sud e per classi e generazioni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La legge del 1950, infatti, prevedeva che gli enti locali potessero evitare la gara dando gli appalti attraverso trattative dirette in concessione, ciò causò, come ricorda Gerardo Marotta, fondatore dell’Istituto per gli Studi filosofici, che poiché al concessionario “era possibile trattenere per sé la maggior parte dei soldi”, accadde che “si precipitarono nel Sud le industrie del Nord, che fecero man bassa per la costruzione delle dighe: ne spuntarono dove erano utili e non dove non lo erano. Venivano a costare anche 100 volte più del dovuto”. Nacquero così negli anni ’60 le cosiddette «cattedrali nel deserto», non utili al Mezzogiorno, ma progettate in funzione dello sviluppo del Nord. Citando il prof. Uccio Barone:”si pensi al centro siderurgico di Taranto che ha prodotto i tubi di ghisa impiegati per la realizzazione del grande gasdotto siberiano, e pagati dai russi con la fornitura a basso prezzo di energia per le regioni settentrionali. Gli stessi poli petrolchimici di Priolo-Melilli, Gela e Milazzo sono risultati funzionali all’autosufficienza energetica del Nord industriale, lasciando alla Sicilia i guasti del dissesto ambientale. Nell’ultimo periodo, infine, la crisi economica mondiale e l’impatto traumatico della globalizzazione hanno dissolto l’azione della Cassa in interventi frantumati di «salvataggio» a sostegno di aree colpite dalla de-industrializzazione”. In uno studio del Fondo Monetario Internazionale si attesta che nell’ultimo periodo di vita della Cassa le imprese che hanno beneficiato dei finanziamenti sono state grandi imprese del nord per l’88,33% e del Sud per il 9,4%. Considerato che il sistema produttivo del sud con l’unità d’Italia è stato distrutto dalla concorrenza delle imprese del nord e dalla politica industriale, monetaria e tributaria piemontese, la Cassa del Mezzogiorno doveva rappresentare la spinta propulsiva per un nuovo sviluppo industriale meridionale. Così non è stato, e la Cassa, invece ha prodotto solamente sprechi che hanno favorito il prosperare della delinquenza, della corruzione, delle mafie, a discapito della stragrande maggioranza di cittadini che ogni giorno onestamente tirano la loro carretta (e pagano anche le tasse) per poi sentirsi anche denigrare da qualche zotico padano. Per questo e per mille altri motivi, al sud, in molti sono in apnea in attesa di qualcuno che porti avanti le istanze meridionali non in chiave territorialista, ma operando un confronto sereno ed aperto con tutte le realtà del Paese continuando a considerare l’Italia unica, senza separatismi, senza contrapposizioni, senza beceri interessi di bottega che possano essere presi in considerazione solamente da chi è “arretrato” non dal punto di vista geografico, ma culturale. E’ giunta l’ora di smetterla con il vittimismo, di dire basta alla ghettizzazione ed alle continue ingiurie operate da schizofrenici meridionalfobici, rivendichiamo il diritto all’uguaglianza, intesa come diritto di tutti noi ad avere le medesime possibilità. Reagiamo compatti, nei confronti di chi attenta all’unità nazionale, evitando di minimizzare gravi vilipendi, derubricandoli a mero folklore o a propaganda fine a se stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:Generazione Italia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-7856688541620172655?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/7856688541620172655/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=7856688541620172655' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7856688541620172655'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7856688541620172655'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/01/cassa-del-mezzogiorno-finanziava.html' title='Cassa del Mezzogiorno, finanziava davvero il meridione?'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-9034808682017615057</id><published>2011-01-25T00:40:00.000-08:00</published><updated>2011-01-25T00:51:29.103-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brevi di Cronaca'/><title type='text'>Cetto-record, polemica in musica Su "Onda Calabra non c'è da ridere"</title><content type='html'>Voltarelli non ha apprezzato la rivisitazione fatta dal comico di un suo brano diventato il manifesto del film. E lancia un invito ad Albanese: "Facciamo una tournée nelle scuole calabresi per parlare di qualunquismo e legalità?". Ma il suo gruppo si dissocia. E La Qualunque sbanca al botteghino&lt;br /&gt;di KATIA RICCARDI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cetto-record, polemica in musica Su "Onda Calabra n on c'è da ridere" Peppe Voltarelli&lt;br /&gt;ROMA - Su Youtube i commenti si accavallano. Sotto il video di "Onda calabra", colonna sonora del film di Giulio Manfredonia con Antonio Albanese, Qualunquemente, molti utenti si ribellano. "Non ci rispecchiamo in questo". Molti sono offesi e lo scrivono. Sono stanchi di essere stati scelti per rappresentare un solito, triste, deprimente cliché. Al di là delle risate che Albanese concede. Oltre la satira.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film è stato il più visto nel primo fine settimana di uscita. La media è stata di quasi 10mila euro a copia, per un incasso totale di 5.400.000 euro con oltre 800mila presenze. E questi risultati sono stati omogenei da nord a sud. Ma un'onda calabra di malcontento ha preso voce e forza con la delusione manifestata da Peppe Voltarelli, ex cantante de Il Parto delle Nuvole Pesanti, e autore del brano originale che per il film è stato comprato, e poi modificato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La canzone originale del Parto delle Nuvole Pesanti parla di ragazzi che emigrano in Germania. E' poetico, ironico, lascia una traccia di malinconia mentre cerca un'onda di speranza. 'Mi aspetterai cantando', dice il testo, senza dimenticare. Perché chi va via dev'essere pronto a portarsi dietro immagini nella mente, valige di ricordi senza peso. Occhi, rose, colori, spiagge. Strofa in italiano, ritornello in tedesco, la melodia, come l'anima, ha i suoni del Sud. Voltarelli ha sempre cantato senza drammi, senza denuncie rabbiose, e soprattutto senza cliché. Va avanti, vive in giro per l'Italia facendo concerti, lavora. Per questo brano non vuole soldi. Non è quello il punto. Il suo messaggio è sempre stato ottimista, la parodia non lo è. La canzone non doveva essere così flessibile. Neanche per ridere. E Voltarelli lancia il suo invito ad Albanese: "Facciamo una tournée nelle scuole calabresi per parlare di legalità e qualunquismo?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voltarelli non è turbato dalla mancanza di riconoscimento, non è interessato a una guerra tecnica su copyright o permessi. E' deluso invece, dispiaciuto che anni di idee e speranze e lotte e poesie, possano essere comprate, cambiate per diventare parte di un gioco a cui lui non ha mai giocato. Ma la band, dalla quale sei anni fa Voltarelli si è separato, si dissocia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo fa con un comunicato in cui Salvatore De Siena, Mimmo Crudo e Amerigo Sirianni dichiarano: "Ci sia consentito di dissentire totalmente dal giudizio artistico e dalla ricostruzione della vicenda di Peppe Voltarelli, non per spirito polemico ma per tutelare le ragioni del Parto delle Nuvole Pesanti e soprattutto per amore di verità. La versione 'Qualunquemente Onda Calabra', pur essendo una versione parzialmente diversa dall'originale per testo e stile, oltre che funzionale al film, è identica all'originale per lo scopo che persegue, che è quello di denunciare la realtà attuale, con la speranza di un domani milgiore. Siamo convinti - si legge ancora - che la versione del film non pregiudichi affatto lo spirito del brano originale, poiché il film di Albanese, oltre a essere una grande opera cinematografica, é anche un autentico gesto d'amore di Antonio verso il Sud, e ci pare davvero offensivo considerare il film macchiettistico".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con gli altri membri del gruppo "non ci parliamo da anni", spiega Voltarelli. Dalla separazione in poi il suo messaggio è sempre stato ironico, sorridente, allegro. Critico, ovviamente, perché da lì parte. "Ci siamo divisi perché avevamo idee diverse. Io cerco di portare un messaggio da parte della mia terra. Per ché da noi le cose sono veramente in mano alla malavita. Da noi, quando nasci, sai che dovrai andare via per avere un futuro. Questo tipo di caricatura che fa il film aderisce a tutta l'immagine della Calabria nel mondo. Toglie le speranze". Non ha niente contro il film Voltarelli. Semplicemente è "già molto che si sia creato un dibattito", spiega.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Albanese della canzone ha fatto il manifesto di Cetto ("Cchiù pilu pi tutti"). E' la sua canzone, è il suo motto. La sua denuncia. L'arma melodica della sua caricatura. "Non era nata con questo spirito", dice Voltarelli che l'ha scritta nel 2004. Per lui era una poesia, una rosa, una cosa bella. Non avrebbe avuto la risonanza che sta avendo, certo, ma un suono sussurrato, "mantenedo il suo senso però. Da quando ho lasciato il gruppo sei anni fa, ho cercato di portare un'immagine critica e sorridente del Sud, non è facile relazionarmi con la mia terra quando se ne parla sempre in termini deprimenti. Ora la mia non non è una difesa dello status quo, non è un attacco al film. Ma la canzone era un simbolo di possibilità. E' stata presa e trasformata nel contrario esatto", continua e dice: "C'è una differenza tra una risata di felicità, e una risata amara".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tecnicamente il 'nuovo' brano dovrebbe essere ridepositato alla Siae con le firme degli autori originali più quella di Albanese. "Vedi, lui, che io stimo molto come attore, fa una critica alla politica italiana, ma la mia canzone non era né di destra né sinistra. Era quanto di più lontano da una connotazione politica potesse esserci. Per me è utile la riflessione. Il fatto che si sia creato un dibattito (ripreso anche da Il Giornale, ndr). Politicamente io sono d'accordo con Albanese al limite, ma Cetto è molto 'anni Sessanta', e la gente calabrese è stanca di essere associata a questi luoghi comuni". In fondo, conclude Voltarelli, "non c'è mica tanto da ridere".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:La Repubblica&lt;iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="640" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/HPsmnu1OyiU" frameborder="0" allowFullScreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-9034808682017615057?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/9034808682017615057/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=9034808682017615057' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/9034808682017615057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/9034808682017615057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/01/cetto-record-polemica-in-musica-su-onda.html' title='Cetto-record, polemica in musica Su &quot;Onda Calabra non c&apos;è da ridere&quot;'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/HPsmnu1OyiU/default.jpg' height='72' 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La 'ndrangheta controlla'' infatti ''vaste porzioni del suo territorio e della sua economia''.&lt;br /&gt;Lo scrive il console generale degli Usa a Napoli J. Patrick Truhn in un dispaccio inviato il 2 dicembre 2008 che riporta anche un incontro tra il diplomatico e il presidente della regione Agazio Loiero. E Loiero ''non e' stato in&lt;br /&gt;grado di offrire nessuna soluzione alle difficolta' della regione. Quando gli e' stato chiesto come immaginava utilizzare i circa 14 milioni di euro che l'Ue aveva stanziato per la Calabria, ha dato una vaga risposta e ha cambiato argomento''.Nel dispaccio, intitolato ''La Calabria puo' essere salvata?'', si riporta un viaggio che il console americano e il suo staff effettuarono nel novembre del 2008 ''in tutte le cinque province calabresi''. La prima notte, fu spesa ''nel caotico capoluogo, Catanzaro'', dove Truhn aveva in programma un incontro con il presidente della Regione. ''Dopo aver declinato ripetutamente la nostra richiesta per un appuntamento durante l'anno, Loiero alla fine ci ha ricevuto'', e' il resoconto del diplomatico, parlando con il quale Loiero ''si e' lamentato della cattiva immagine della regione e ha evidenziato che la criminalita' organizzata, i mercati relativamente inaccessibili e le povere infrastrutture si fondono per scoraggiare gli investimenti nella regione''. Tuttavia Loiero non ''e' stato in grado di fornire alcuna soluzione'' alternativa ''piuttosto che un'idea per rendere i prestiti a basso tasso di interesse disponibili, grazie ai fondi strutturali dell'Ue, per le piccole e medie imprese''. E, quando il console generale gli ha chiesto se la Sicilia, ''dove i cittadini e le associazioni industriali si sono uniti all'applicazione della legge opponendosi attivamente alla criminalita' organizzata, potrebbe servire da modello'', Loiero ha risposto cosi': ''Siamo noi la vera isola''. (ANSA)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-5347068629506893046?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/5347068629506893046/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=5347068629506893046' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5347068629506893046'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5347068629506893046'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2011/01/da-wikileaks.html' title='Da Wikileaks'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TTAc-mECFbI/AAAAAAAAAJw/OZ1JZfvyM2c/s72-c/wikileaks.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-1055186248207269717</id><published>2010-12-27T02:54:00.000-08:00</published><updated>2010-12-27T03:50:38.686-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimento SUD'/><title type='text'>Natale! Il ritorno della "meglio gioventù"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TRh9fHeV6mI/AAAAAAAAAJo/qwl70E8DMYQ/s1600/980890ccddb58dff710fbd572135a1ba.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 333px; height: 225px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TRh9fHeV6mI/AAAAAAAAAJo/qwl70E8DMYQ/s400/980890ccddb58dff710fbd572135a1ba.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5555328113897237090" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di LINO PATRUNO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Natale è il tempo del ritorno dei ragazzi. O quello, col poeta Montale, . I ragazzi sono i figli andati a lavorare fuori, quella che ha dovuto lasciare un Sud con la partenza nel destino. Non è stato sempre così, perché di qui non andava via nessuno, anzi ci venivano. Era prima dell’unità d’Italia, paradiso o inferno che fosse allora questa terra che un giorno tornerà bellissima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dell’unità si è parlato, si parla e si riparlerà per i 150 anni. Ma il lavoro che non c’è continua a pesare come una ferita nel gran bel Paese in cui un giovane su tre al Sud non ce l’ha. In cui il 10% della popolazione detiene il 45% di tutta la ricchezza, roba da repubblica delle banane. E in cui i fratelli d’Italia sono piuttosto fratellastri, se quello settentrionale ha un reddito del 40% in più di quello meridionale. Per completare l’incredibile Ingiustizia italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tempo si chiamavano emigranti, da quando prendevano i piroscafi per a quando con le valigie di cartone sono stati inghiottiti dai treni per le nebbie. Venti milioni sono stati da fine Ottocento a metà Novecento. Non c’era famiglia che non ne avesse. E ancora oggi molti nostri paesi sono spopolati, ci sono rimasti i vecchi e i bambini. E quelli che sono rientrati a godere della fatica fatta parlano una lingua strana e aprono il negozio di alimentari, piccolo segno di benessere. La loro epopea non è stata mai raccontata come merita, non hanno avuto giustizia neanche con la memoria. Una storia di vinti anche questa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora è l’era di Internet. E i nostri ragazzi nascono col trolley alla mano e il viaggio nel sangue. Vanno e vengono. Conoscono le lingue, prenotano . E preistoria sono i loro bisnonni che spesso non erano mai stati fuori dal loro villaggio, non avevano mai visto una città e il mare. E quando i motori del bastimento cominciavano ad ansimare, era come se una piccola morte scendesse su di loro: più della metà non sarebbero mai più rientrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dalle Americhe salvarono l’Italia. Le loro rimesse, i soldi che mandavano a casa, fecero schizzare il valore della lira di carta al di sopra di quella d’oro, mai più avvenuto. Questo non preservò da una feroce tassazione quei denari della fatica e del dolore. E c’è qualche storico nordista odierno che continua a scriverne come traditori e furbi: per stare meglio, dicono, fecero stare peggio gli altri. Ovviamente una infamia, in un’Italia disunita che li costrinse ad andarsene. Ed erano i più forti e capaci, ciò che fece pagare al Sud anche questo impoverimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è calcolato che le loro rimesse siano state cinquanta volte più alte di tutta la spesa della Cassa per il Mezzogiorno. E anche ora è così, il Sud perde un patrimonio immenso, proprio quello che gli servirebbe per dare qualità ai suoi sforzi di sviluppo. Hanno tutti un titolo di studio, in gran parte laureati, vanno via i cervelli mentre prima andavano via le braccia. E anche se sono più randagi che legati al filo d’erba, gente di mondo, è uno scandalo anzitutto umanitario e poi economico che siano costretti a farlo. Come una fatalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche ora non è vano ripetere un calcolo che li riguarda. Ne vanno via 50 mila all’anno. E per capire ciò che il Sud regala, basta partire dalla spesa sostenuta dalle famiglie e dalle università meridionali per formarli: fra i 50 mila e i 100 mila euro ciascuno. Senza contare che chi va a lavorare altrove, deve cambiare residenza, spendendo e pagando anche le tasse lì. Il Sud si sacrifica per loro, altri ne beneficiano graziosamente. Anzi chiamandoli pure terroni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando buona parte dell’attuale lavoro del mondo si farà via Internet, allora forse non partiranno più. Perché allora quei cervelli ora pendolari potranno rimanere a casa. Varrà più il loro talento davanti a una tastiera ovunque sia, che un territorio attrezzato per la produzione: proprio quel territorio non competitivo che ora li manda a cercare altrove. Ma nel frattempo una generazione avrà pagato ancòra un prezzo, una generazione di passaggio dal fisso al mobile e non solo telefonicamente. La generazione della precarietà spacciata per flessibilità. La generazione che non può prendere famiglia e casa perché nessuno sa dopo sei mesi di contratto cosa succede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma anche le feste sono cambiate, quei ragazzi staranno un po’ in famiglia ma poi via con gli amici prima di riempire di nuovo il trolley con i jeans dei giramondo e la frittata della mamma. Forse poco a poco perderanno il richiamo della propria terra, diventeranno altro anche da sé e dai loro desideri di un tempo. E ricorderanno il luogo dal quale sono andati via come quello dei curriculum e dell’attesa di una chiamata. Così il Sud sarà sempre meno speranza dei giovani e sempre più delusione dei vecchi. Sarà un addio e un silenzio.&lt;br /&gt;www.linopatruno.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno del 24/12/2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-1055186248207269717?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/1055186248207269717/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=1055186248207269717' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/1055186248207269717'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/1055186248207269717'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/12/natale-il-ritorno-della-meglio-gioventu.html' title='Natale! Il ritorno della &quot;meglio gioventù&quot;'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TRh9fHeV6mI/AAAAAAAAAJo/qwl70E8DMYQ/s72-c/980890ccddb58dff710fbd572135a1ba.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-2510860061702636803</id><published>2010-12-23T02:30:00.001-08:00</published><updated>2010-12-23T02:36:53.872-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ponte sullo Stretto'/><title type='text'>Consegnato il progetto definitivo del Ponte di Messina</title><content type='html'>21 dic 10 La Società Stretto di Messina ha ricevuto dal Contraente generale Eurolink il progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina e degli oltre 40 chilometri di raccordi stradali e ferroviari. Si tratta di oltre 8.000 elaborati progettuali che confermano tutte le impostazioni tecniche ed i costi di costruzione del progetto preliminare redatto dalla Stretto di Messina ed approvato nel 2003 dal Cipe. Il progetto definitivo comprende inoltre le importanti opere deliberate dai Comuni interessati dalla costruzione del ponte, come ad esempio il sistema di fermate ferroviarie intermedie tra Reggio e Messina che consente la concreta attuazione di una moderna rete di trasporti metropolitani dello Stretto, rappresentando un ulteriore valore aggiunto per il Territorio. Il Progetto definitivo accoglie altresì, ai fini anche della sicurezza antisismica delle opere a terra, la nuova normativa del Testo unico delle costruzioni, intervenuta successivamente alla progettazione preliminare. Le prossime tappe, scandite dalla Legge obiettivo, prevedono l’approvazione del progetto definitivo da parte della Stretto di Messina e l’avvio dell’istruttoria da parte del Ministero delle Infrastrutture che si concluderà con l’approvazione da parte del Cipe. “La consegna del progetto definitivo del ponte sullo stretto di Messina, avvenuta nel pieno rispetto dei tempi previsti - ha dichiarato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli -, segna una tappa fondamentale per la realizzazione dell’opera. La puntualità con cui il progetto è stato definito dimostra la chiara volontà del Governo che ha ritenuto, sin dal suo insediamento, il ponte un opera prioritaria per il Mezzogiorno, per l’Italia e l’Europa, essendo esso un tassello del corridoio Berlino-Palermo. Avremo modo di presentare all’opinione pubblica il progetto che rappresenta un vanto per l’ingegneria e la tecnologia italiane”. “Il progetto definitivo è stato consegnato nei tempi previsti - ha dichiarato l’Amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci -. Tutto il processo è stato seguito e coordinato con grande attenzione dalla struttura tecnica della Società. La conferma delle impostazioni di ordine tecnico ed economico, al netto delle nuove opere e della adozione della recente normativa sulle costruzioni, rappresenta un ulteriore grande risultato e testimonia l’elevato livello della progettazione preliminare svolta dalla Stretto di Messina”. Oltre ai lavori avviati a dicembre del 2009 per la variante di Cannitello, la prima opera propedeutica del ponte a Villa San Giovanni, la progettazione definitiva ha consentito di attivare importati ricadute economiche, con un valore della produzione per l’anno 2010 pari a 110 milioni di euro immessi direttamente sul mercato. Infatti l’avvio delle attività operative da parte del Contraente generale, del Monitore Ambientale e del Project Management Consultant ha comportato oltre 160 contratti con aziende italiane, molte di queste calabresi e siciliane. Queste aziende sono state impegnate sul territorio nella esecuzione delle indagini topografiche e geognostiche, nonché nelle attività di monitoraggio ante operam e nel relativo controllo dei vari lavori. In particolare, è stata completata l’esecuzione di oltre 200 prove geognostiche per la caratterizzazione dei terreni sui quali sorgeranno le strutture del ponte (torri, blocchi di ancoraggio) nonché tutte le strutture previste per i collegamenti alle infrastrutture esistenti in Sicilia e Calabria. Per il monitoraggio ambientale ante operam è stata completata l’installazione di circa 60 centraline per il controllo dell’aria, la realizzazione di circa 60 pozzi di monitoraggio per le acque sotterranee di profondità superiore ai 10 metri e l’installazione di almeno 150 sonde inclinometriche per il controllo geomorfologico del territorio. Al riguardo è stato attivato un portale Web, condiviso con le Autorità competenti centrali e locali, sul quale sono disponibili i dati rilevati dalle stazioni di misurazione. Si tratta di una iniziativa straordinaria perché il monitoraggio copre un’area di 36 km2, ovvero circa 10 volte superiore a quella interessata dai lavori del ponte. E’ bene sottolineare che si tratta di una estensione volontaria delle aree rispetto a quelle previste per legge. L’effetto ‘ponte laboratorio scientifico’ - ha dichiarato Ciucci - è diventato realtà, infatti il complesso delle attività eseguite per le indagini geotecniche svolte con tecnologie d’avanguardia, per le prove di laboratorio, per il sistema di monitoraggio hanno determinato una crescita del livello tecnico del Paese”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Nuova Cosenza.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-2510860061702636803?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/2510860061702636803/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=2510860061702636803' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2510860061702636803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2510860061702636803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/12/consegnato-il-progetto-definitivo-del.html' title='Consegnato il progetto definitivo del Ponte di Messina'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-34637933817463027</id><published>2010-12-20T11:57:00.000-08:00</published><updated>2010-12-20T11:58:18.803-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimento SUD'/><title type='text'>Guido Dorso "La Rivoluzione Meridionale "</title><content type='html'>“No, il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà. Se il mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da se stesso, con la sua libera iniziativa e seguendo l’esempio dei suoi figli migliori, tutto sarà inutile… “.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-34637933817463027?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/34637933817463027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=34637933817463027' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/34637933817463027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/34637933817463027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/12/guido-dorso-la-rivoluzione-meridionale.html' title='Guido Dorso &quot;La Rivoluzione Meridionale &quot;'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-7913992553668230858</id><published>2010-12-20T03:02:00.000-08:00</published><updated>2010-12-20T03:03:43.438-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Calabria Borbonica'/><title type='text'>La Storia dimenticata !!</title><content type='html'>&lt;object width="640" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/w3fU6TLr2CM?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/w3fU6TLr2CM?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-7913992553668230858?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/7913992553668230858/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=7913992553668230858' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7913992553668230858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7913992553668230858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/12/la-storia-dimenticata.html' title='La Storia dimenticata !!'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-3516911519497738868</id><published>2010-12-16T04:35:00.000-08:00</published><updated>2010-12-16T04:39:52.824-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Calabria Borbonica'/><title type='text'>IL FEDERALISMO E' SOTTO I NOSTRI OCCHI !</title><content type='html'>IL FEDERALISMO è SOTTO I NOSTRI OCCHI, FATE GIRARE. URGENTE (dobbiamo informare TUTTI)&lt;br /&gt;pubblicata da Briganti il giorno giovedì 16 dicembre 2010 alle ore 11.46&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In trenta anni, sfruttando il sottosuolo calabrese, sono state versate accise per 750 miliardi alla regione Lazio. La necessità, quindi,che la Società Ionica Gas abbia sede legale a Crotone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al largo del mare della città di Crotone, da oramai da trenta anni, l'Eni (attraverso l'Agip sino allo scorso anno) estrae gas metano, immettendolo nella rete nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di un quantitativo considerevole: giornalmente, circa 2.400.000 metri cubi (due, tre anni or sono, invece, la produzione era di ben sei milioni di mc al giorno)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Eni, nei mesi scorsi, ha deciso di spezzettare il settore gas in tre società: una per il Nord Italia (appannaggio della Padania, perchè l'on. Bossi conosce perfettamente il meccanismo) una per il Centro ed, infine, una per il Sud, la Newco Ionica Gas , con sede operativa a Crotone (da dove l'Eni la Società Madre "succhia" il metano), ma con sede legale ad Ortona, in Abruzzo. E' veramente un assurdo ciò!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè le sostanziose accise relative al gas metano vanno, così, versate nelle casse della regione Abruzzo, dove si trova ubicata la sede legale della Società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi, un doppio assurdo. Perchè ad Ortona vi è un'altra sede legale, quella relativa al Centro Italia (vale a dire: la"Adriatica Idrocarburi").&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, dunque, la necessità urgente di pretendere che la Società Ionica Gas debba risultare registrata a Crotone, in modo che, un domani, le accise possano essere versate nelle casse della Regione Calabria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono delle somme non trascurabili che vanno versate nelle casse delle regioni interessate, mese dopo mese, in base ai metri cubi estratti nel corso dell'anno precedente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Emilia e Romagna l'accise per il gas metano è di euro 0,0051646 per ogni metro cubo. Secondo calcoli da noi fatti, e considerando che la produzione giornaliera nella sede di Crotone è di due milioni e quattrocentomila metri cubi, la Società Ionica Gas dovrebbe versare all'incirca 4 milioni e mezzo di euro. Ossia, all'incirca 9 miliardi delle vecchie lire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poichè per trenta anni l'estrazione giornaliera si è attestata sui sei miloni di mc , quante centinaia e centinaia di miliardi, sfruttando il sottosuolo calabrese, sono state versate alla Regione Lazio, dove ha la sede legale l'Eni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene sarebbe ora che le autorità locali e quelle regionali intervenissero, con cortesia ma con decisione, al fine di potere godere tutti noi di simili privilegi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Lucania, infatti, grazie alle accise versate dalle varie Società petrolifere, ogni cittadino economizza euro ottanta all'anno per quanto riguarda il consumo del gas in seno alla propria famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè mai, dunque, concedere alla regione Abruzzo ciò che spetterebbe di diritto alla regione Calabria?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una società del luogo - la Biomasse Italia s.p.a. - proprietaria nella nostra zona di due impianti per la produzione di energia elettrica, partendo dalle biomasse, ha avuto la sensibilità, senza l'intervento di nessuno, di iscrivere la Società nei registri della nostra Regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma siamo certi che, se invitata e sollecitata, tale sensibilità si riscontrerà anche nella Società Ionica Gas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rodolfo Bava﻿&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-3516911519497738868?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/3516911519497738868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=3516911519497738868' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/3516911519497738868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/3516911519497738868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/12/il-federalismo-e-sotto-i-nostri-occhi.html' title='IL FEDERALISMO E&apos; SOTTO I NOSTRI OCCHI !'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-9060588320449552531</id><published>2010-12-15T22:54:00.001-08:00</published><updated>2010-12-16T05:44:37.722-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brevi di Cronaca'/><title type='text'>Tre voti ! funziona così ! Un film già visto !!</title><content type='html'>&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=10,0,0,0" width="640" height="390"&gt;&lt;param name="movie" value="http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always" /&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param value="bgColor=black&amp;autostart=false&amp;keyT=&amp;key=&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2010/12/onor151210kkk.mp4&amp;repeat=false&amp;logo=0&amp;strip=0&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;videoTitle=La profezia di Totò è un cult sul web&amp;streamURL=http://tv.repubblica.it/copertina/la-profezia-di-toto-e-un-cult-sul-web/58323?video&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;pub=politica###" name="flashvars"&gt;&lt;embed src="http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf" allowScriptAccess="always"  type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="640" height="390" flashvars="bgColor=black&amp;autostart=false&amp;keyT=&amp;key=&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2010/12/onor151210kkk.mp4&amp;repeat=false&amp;logo=0&amp;strip=0&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;videoTitle=La profezia di Totò è un cult sul web&amp;streamURL=http://tv.repubblica.it/copertina/la-profezia-di-toto-e-un-cult-sul-web/58323?video&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;pub=politica###"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-9060588320449552531?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/9060588320449552531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=9060588320449552531' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/9060588320449552531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/9060588320449552531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/12/blog-post.html' title='Tre voti ! funziona così ! Un film già visto !!'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-5277161886975795176</id><published>2010-12-05T01:54:00.000-08:00</published><updated>2010-12-05T01:57:24.248-08:00</updated><title type='text'>NDP  niente di Personale “Prove tecniche di ammucchiate”</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TPth_H2nCiI/AAAAAAAAAJU/-RtLMzzzYs0/s1600/Poltrona.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 308px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TPth_H2nCiI/AAAAAAAAAJU/-RtLMzzzYs0/s400/Poltrona.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5547135103104649762" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;NDP  niente di Personale “Prove tecniche di ammucchiate”&lt;br /&gt;Di Remigio Raimondi (ORGOGLIO MERIDIONALE)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le grandi ammucchiate  contro il Sud,si stanno formando,la storia purtroppo si ripete e ancora una volta possiamo registrare un’altra occasione perduta !&lt;br /&gt;Sono state scritte tante belle parole,tanti buoni propositi,sono nati tanti movimenti meridionalisti così tanti che ho perso il conto! Troppi e inutili. Il potere ancora “divide per imperare”. Molti “neo patrioti” per paura di non essere rieletti col rischio di perdere la poltrona e tutti i privilegi,ed altri che sono perdenti e trombati da sempre si sono inventati un proprio partito del sud per poi andare alla corte dei grandi e offrirgli il deretano. Perché non hanno capito che basterebbe mettersi insieme per affrontare compatti i pericoli che vengono dalla politica nazionale?Pericoli che si stanno addensando da Nord come nubi nere e minacciose? Avrebbero ottenuto lo stesso risultato personale ma soprattutto avrebbero salvato la faccia,  credibilità e finalmente avviato un processo di  recupero dell’Orgoglio di essere meridionali. .No! Troppo difficile!! E’ molto più facile leccare!! Mala tempora currunt !!&lt;br /&gt;Lascio a voi commentare i propositi che alcuni pseudo movimenti del Sud stanno tramando contro il Popolo Meridionale !!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IO  SUD     Adriana Poli Bortone  “Orgogliosamente terrona” si ma con FLI  UDC  MPA PDL ..avanti !! tutto fa brodo ! Ma quale Autonomia dai partiti nazionali che hanno distrutto il Sud ? La Puglia in primis !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PARTITO DEL SUD  Beppe de Santis,Antonio Ciano  “Destra e Sinistra sono solo indicazioni stradali “ BALLE !! Sono solo ex comunisti , niente di male ma allora perché se sono ex continuano a tenere il timone a sinistra ? Perché corteggiano il PD? Cosa ha riferito l’ambasciatore  Emiliano al compagno Bersani dopo l’incontro di Palermo ? Beppe de Santis verrà candidato in un collegio sicuro ? Gli auguro il Mugello dove viene eletto anche un manico di scopa !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NOI SUD     Iannacone ,Belcastro,Milo,Sardelli Scotti,Gaglione,Parfidia  (che bella gioventù ! Dio ci salvi!)   Il Mezzogiorno ha bisogno di un riscatto che parta dal basso e renda concreto il tema delle “saldature” sociali, culturali ed economiche. Il Sud deve ritrovare quella sua vocazione territoriale, quel senso di appartenenza e comunità senza il quale sarebbe destinato all’isolamento e alla paralisi. si è liberi perché autonomi, si è autonomi perché vi è libertà. &lt;br /&gt;Per questo affermiamo che il luogo privilegiato di questi concetti è l’alleanza di centro destra nella quale ci riconosciamo e ci ispiriamo! Cioè il PDL. &lt;br /&gt;Bravi ! Non avete capito niente !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FORZA SUD   Da tempo siamo abituati ai colpi di scena del politico siciliano pupillo di Berlusconi, Gianfranco Micciche. L’ultima novità è la creazione di un partito nato dagli scissionisti del PDL in Sicilia, Forza Sud, che nel nome ricalca il periodo d’oro del centro destra berlusconiano-. Il neo-partito Forza Sud è la longa manus del cavaliere nel sud Italia ! Ne fa il contraltare della Lega Nord e, di conseguenza, designa Miccichè come il paladino del Mezzogiorno, speculare a Umberto Bossi. Tutto rosa e fiori!!&lt;br /&gt; Se Miccichè avesse  capito che Bossi è il capo del partito antiunitario,padano secessionista,egoista e razzista che non perde occasione per offendere la dignità dei meridionali come potrebbe appoggiare il PDL che a sua volta e legato a Bossi da un amore compiacente ,complice beffardo e indissolubile  ??,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IO RESTO IN CALABRIA   E' una rivoluzione possibile, se siamo uniti, se la facciamo insieme !&lt;br /&gt;Pippo Callido &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uniti con chi ? De Magistris Di Pietro Beppe Grillo ? No grazie !!&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;MPA Lombardo          FLI, UDC, API, LD, e anche PD perché no ?  chi più ne ha più ne metta !!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-5277161886975795176?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/5277161886975795176/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=5277161886975795176' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5277161886975795176'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5277161886975795176'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/12/ndp-niente-di-personale-prove-tecniche.html' title='NDP  niente di Personale “Prove tecniche di ammucchiate”'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TPth_H2nCiI/AAAAAAAAAJU/-RtLMzzzYs0/s72-c/Poltrona.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-1221916946434096614</id><published>2010-12-05T01:33:00.000-08:00</published><updated>2010-12-05T01:47:13.444-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimento SUD'/><title type='text'>La Basilicata, la ragione che unisce l’Italia</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TPtfbrYA1eI/AAAAAAAAAJM/rtX-QjKB5Yo/s1600/petrolio.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 350px; height: 270px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TPtfbrYA1eI/AAAAAAAAAJM/rtX-QjKB5Yo/s400/petrolio.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5547132295141447138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TPtdJojjNJI/AAAAAAAAAJE/R0B0sbJQfBU/s1600/pozzo%2Bval%2Bd%2527agri%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 193px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TPtdJojjNJI/AAAAAAAAAJE/R0B0sbJQfBU/s400/pozzo%2Bval%2Bd%2527agri%2B1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5547129786123629714" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;4 dicembre 2010&lt;br /&gt;By Meridionalismo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Stefano Lo Passo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tempi di lega e crisi lo scenario nel Mezzogiorno d’Italia appare quanto mai oscuro. I dati Svimez evidenziano il rischio estinzione dell’industria (-15,8%), l’agricoltura arretra di cinque punti percentuali e la disoccupazione sfiora il 24%, in pochi anni si rischia di grattare il fondo. Per tutta risposta lo stato Italiano continua a spostare le risorse destinate al Sud al centro Nord ed a ripartire in maniera squilibrata i fondi nazionali (vedi i fondi FAS ed i fondi CIPE) tra la quasi totale indifferenza della classe politica eletta nei collegi elettorali del Mezzogiorno. Gli uomini posti ai vertici istituzionali del Sud dimostrano sempre più di esser asserviti a poteri a cui poco o niente interessa delle sorti del Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A riprova che la causa di tale disastro sia la politica nazionale sfavorevole al meridione c’è l’evidenza che alcuna regione del Sud fa eccezione e la classifica in base alla ricchezza stillata da Eurostat [2], delimita un quadro ben preciso rappresentativo della spaccatura interna al paese che non si sarebbe mai potuta avere se non con una precisa volontà discriminatoria, ormai cronica e indicativa dell’intramontabilità di taluni poteri durante la storia patria; basti pensare come in soli vent’anni sia stata livellata l’economia della Germania dell’Est a quella dell’Ovest e come invece in 150 anni sia stato affossato l’apparato finanziario, industriale e bancario del Meridione d’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, se la volontà politica ha voluto premiare il settentrione su tutti i livelli di sviluppo, il meridione ha senz’altro avuto in dono incredibili risorse naturali che se tramutate in denaro, e riutilizzate sul territorio, potrebbero capovolgere l’attuale situazione Italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Basilicata è lo scrigno del Mezzogiorno e non solo; nel sottosuolo del Parco Nazionale della Val d’Agri vi è il più grande giacimento petrolifero dell’Europa continentale (sesto nel mondo) in cui sono stimati esser contenuti 465 milioni di barili di petrolio di ottima qualità. Da circa quindici anni è iniziata l’estrazione ad opera di Eni\Agip e Total con 47 pozzi aperti  che estraggono ogni giorno 92.900 barili, quasi il 9% dell’intero fabbisogno Nazionale [3]. Considerando che l’attuale prezzo al barile è di 90$, la Basilicata “versa” alle casse dello stato Italiano ed in quelle degli azionisti privati circa tre Miliardi e mezzo di dollari l’anno, ovvero circa due miliardi e mezzo di euro ai quali va tolto il 7% di royalties destinati alle comunità locali (nel 1958 Enrico Mattei considerava ‘un insulto’ il 15 % che le Sette Sorelle versavano ai Paesi produttori e parlava di reminiscenze imperialistiche e colonialistiche della politica energetica).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facendo i dovuti conti  è come se ciascuno dei 588.000 cittadini lucani versasse all’erario Italiano quattro milioni di euro l’anno, insomma la regione con i cittadini più solidali nei confronti del paese sono proprio loro, i Lucani, e non i Lombardi , i Veneti e gli altri cittadini del Nord, come la CGIA di Mestre, fervente sostenitrice del federalismo fiscale, tramite il suo segretario Giuseppe Bortolussi ha sostenuto in un recente dossier evidentemente calibrato ad hoc  per far risultare ciò che si voleva. E’ altrettanto chiaro che il federalismo fiscale proposto dalla lega calzerà a pennello ai bisogni del settentrione d’Italia permettendo loro di bloccare le uscite lì dove si è forti (naturalmente parliamo dei profitti del settore industriale e bancario) e di fare cassa comune con le regioni del Sud lì dove sono scarsi ( es. idrocarburi). Si ruba ai poveri per dare ai ricchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A collaudare tale tesi abbiamo osservato che nel gruppo di lavoro che si occupa di perequazione (livellare gli introiti regionali provenienti dal fondo comune in maniera solidale alle regioni più bisognose) i due coordinatori sono persone di fiducia di Giulio Tremonti e di Roberto Formigoni e i tre rappresentanti delle Regioni sono nominati da Liguria, Emilia Romagna e Lazio; in questo modo il termine federalismo solidale può servire solo a lavare la coscienza di quanti, tanto al Nord quanto al Sud, stanno svendendo il Mezzogiorno alle mafie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Basilicata pur producendo mediante il petrolio enormi entroiti per l’intero paese è, secondo le dichiarazioni dei redditi, la penultima regione per povertà con un tasso che supera il 17% di indigenti ed una emigrazione che raggiunge le 4000 unità annue su una popolazione di 588.000. Come se questo non bastasse la presenza di pozzi di petrolio ha consentito allo stato l’espropriazione di vasti appezzamenti di terreno per cifre irrisorie, terreni che producevano aglianico, olio, frutta. Il verificarsi di incidenti, sempre senza colpevoli, ha provocato numerose a consistenti perdite di greggio nei terreni e nei corsi d’acqua che hanno portato anche un aumento dei casi di cancro. In Basilicata si può provare l’ingiustizia e l’ipocrisia di questo sistema Italo-legista da sempre in mano ai grossi gruppi economici con sede nel Nord del paese e che mediante le organizzazioni criminali tengono sotto controllo le masse meridionali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-1221916946434096614?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/1221916946434096614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=1221916946434096614' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/1221916946434096614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/1221916946434096614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/12/la-basilicata-la-ragione-che-unisce.html' title='La Basilicata, la ragione che unisce l’Italia'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TPtfbrYA1eI/AAAAAAAAAJM/rtX-QjKB5Yo/s72-c/petrolio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-4897684626774847379</id><published>2010-11-27T13:14:00.001-08:00</published><updated>2010-11-27T13:16:32.346-08:00</updated><title type='text'>Tra nord e sud palme e veleni</title><content type='html'>di LINO PATRUNO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È vero, Nord e Sud sono diventati ciò che prima erano destra e sinistra. La versione aggiornata. Così questa fetida questione dell’immondizia di Napoli. Si chiede che possa essere smaltita da altre regioni, e sùbito la Lega reagisce: al Nord mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A occhio e croce si può capirli, anzi anche alcune regioni del Sud hanno risposto così, loro l’hanno creata e loro se la tengano. Poi però ci sono una decina di inchieste giudiziarie a dimostrare come le discariche campane siano stracolme di rifiuti soprattutto del Nord. E rifiuti speciali, ipocrisia per dire veleni micidiali tipo amianto, diossina, cianuro. Fatti arrivare dalla camorra a un prezzo otto volte più basso. Almeno 40 tir a settimana, dice niente il film ? E la gente lo sa, le barricate a Terzigno non sono la solita cialtronata della solita plebe meridionale anarchica e cenciosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A guadagnarci non è solo la criminalità. Ci guadagna anche la politica dagli opachi rapporti con la criminalità. E del resto, la storia si ripete. Ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno, invece di far crescere al Sud le piccole imprese, quelle legate alle produzioni del territorio, ci mandarono i grandi impianti inquinanti (siderurgia, chimica, raffinazione). Che non solo distrussero una terra e l’anima di un popolo. Ma non lasciarono una lira di reddito, perché i loro semilavorati tornavano al Nord per alimentare quell’industria (come l’acciaio per le auto). Lasciarono invece un cimitero di illusioni quando la crisi petrolifera li schiantò. E danni che chissà se i secoli cancelleranno, al di là delle travagliate bonifiche. Come sanno a Manfredonia e Brindisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non avviene solo in Italia. Avviene normalmente fra i ricchi e i poveri, le terre derelitte ridotte a discarica di tutto. E poi, questo è un mondo senza più confini, di industrie senza patria, di capitali senza nomi, di luoghi senza memoria. In cui Internet trapassa beffardamente tutti. In cui non ci sono Sud e Nord isolati fra loro. E in cui nessun Nord e nessun Sud possono innalzare barriere come ci si illude di fare fra Paesi virtuosi e Paesi canaglia. Non c’è Sud che non sia stato creato anche da un Nord. E non c’è Nord che non sia implicato in un Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così la questione della mafia. Roberto Saviano afferma che la Lega con la camorra, e apriti cielo. Di sicuro eccede col verbo, chissà se per caso. Ma era stato Leonardo Sciascia a dire che la linea della palma salirà sempre, nel senso che prima o poi la palma avrebbe attecchito anche in climi imprevisti: diciamo la . Quel tempo è arrivato, per la verità da decenni, perché mica la camorra i suoi soldi li va a investire dove non rendono. E gli affari si fanno dove c’è più ricchezza. Non c’è stata molta attenzione, o prevenzione, nel vedere cosa succedeva in almeno vent’anni, quelli del governo locale della Lega. Chi otteneva gli appalti? Chi vinceva le gare? E chi erano questi fortunati che in tempi di magra avevano tanto contante e tanto ardire di investire? Con quali banche ad occuparsene?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo non vuol dire affatto complicità. Vuol dire che se le mafie sono state fatte crescere al Sud lasciato nelle loro mani, si ingrossano anche perché ci sono Nord con occhi semichiusi. O semiaperti. E che le mafie si combatterebbero meglio al Sud se i loro capitali insanguinati non si rifugiassero al Nord. Dove non è solo una bestemmia dire che alimentano l’economia, nel senso che contribuiscono ad arricchirla. Depredano a Sud e seminano a Nord. Quando invece è risaputo che si soffocano soltanto paralizzandone i patrimoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora non dovrebbero ripetere al Nord l’errore fatto al Sud, sottovalutarne la presenza con la spocchia dell’economia sana invulnerabile alla mela marcia. O dicendo altezzosamente che non è roba loro ma cosa nostra. E’ roba nazionale. E non perché qualche boss di serie B sia stato mandato lassù in soggiorno obbligato (sarebbe peggio, perché lo sapevano). Ma perché sono roba nazionale molte più cose che il signor Bossi non ritenga. Affidandosi al federalismo per apporre una sbarra di egoismo fra le regioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ nazionale la rete infinita che, nonostante tutto, lega questo Paese. Dai milioni di meridionali al Nord alle migliaia di aziende settentrionali al Sud (compresa quella che lavora alla interminabile autostrada Salerno-Reggio Calabria, se proprio insistono a parlare). Dai soldi delle tasse dei settentrionali che scenderebbero al Sud alla spesa dello Stato molto più alta al Nord che al Sud, restituzione con gli interessi (dati del ministero dello Sviluppo). Ultime opere finanziate: centinaia di milioni su, qualche decina di milioni giù. E poi i voti raccolti al Sud per consentire al Nord della Lega di stare al governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclusione: l’Italia è unita non solo quando fa comodo. Anche se i lavori in corso per separare i cosiddetti buoni dai cosiddetti cattivi procedono alacremente.&lt;br /&gt;www.linopatruno.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:Gazzetta del Mezzogiorno&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-4897684626774847379?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/4897684626774847379/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=4897684626774847379' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/4897684626774847379'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/4897684626774847379'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/11/tra-nord-e-sud-palme-e-veleni_27.html' title='Tra nord e sud palme e veleni'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-9177831604089653185</id><published>2010-11-27T13:14:00.000-08:00</published><updated>2010-11-27T13:15:29.530-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brevi di Cronaca'/><title type='text'>Tra nord e sud palme e veleni</title><content type='html'>Tra nord e sud palme e veleni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di LINO PATRUNO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È vero, Nord e Sud sono diventati ciò che prima erano destra e sinistra. La versione aggiornata. Così questa fetida questione dell’immondizia di Napoli. Si chiede che possa essere smaltita da altre regioni, e sùbito la Lega reagisce: al Nord mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A occhio e croce si può capirli, anzi anche alcune regioni del Sud hanno risposto così, loro l’hanno creata e loro se la tengano. Poi però ci sono una decina di inchieste giudiziarie a dimostrare come le discariche campane siano stracolme di rifiuti soprattutto del Nord. E rifiuti speciali, ipocrisia per dire veleni micidiali tipo amianto, diossina, cianuro. Fatti arrivare dalla camorra a un prezzo otto volte più basso. Almeno 40 tir a settimana, dice niente il film ? E la gente lo sa, le barricate a Terzigno non sono la solita cialtronata della solita plebe meridionale anarchica e cenciosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A guadagnarci non è solo la criminalità. Ci guadagna anche la politica dagli opachi rapporti con la criminalità. E del resto, la storia si ripete. Ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno, invece di far crescere al Sud le piccole imprese, quelle legate alle produzioni del territorio, ci mandarono i grandi impianti inquinanti (siderurgia, chimica, raffinazione). Che non solo distrussero una terra e l’anima di un popolo. Ma non lasciarono una lira di reddito, perché i loro semilavorati tornavano al Nord per alimentare quell’industria (come l’acciaio per le auto). Lasciarono invece un cimitero di illusioni quando la crisi petrolifera li schiantò. E danni che chissà se i secoli cancelleranno, al di là delle travagliate bonifiche. Come sanno a Manfredonia e Brindisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non avviene solo in Italia. Avviene normalmente fra i ricchi e i poveri, le terre derelitte ridotte a discarica di tutto. E poi, questo è un mondo senza più confini, di industrie senza patria, di capitali senza nomi, di luoghi senza memoria. In cui Internet trapassa beffardamente tutti. In cui non ci sono Sud e Nord isolati fra loro. E in cui nessun Nord e nessun Sud possono innalzare barriere come ci si illude di fare fra Paesi virtuosi e Paesi canaglia. Non c’è Sud che non sia stato creato anche da un Nord. E non c’è Nord che non sia implicato in un Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così la questione della mafia. Roberto Saviano afferma che la Lega con la camorra, e apriti cielo. Di sicuro eccede col verbo, chissà se per caso. Ma era stato Leonardo Sciascia a dire che la linea della palma salirà sempre, nel senso che prima o poi la palma avrebbe attecchito anche in climi imprevisti: diciamo la . Quel tempo è arrivato, per la verità da decenni, perché mica la camorra i suoi soldi li va a investire dove non rendono. E gli affari si fanno dove c’è più ricchezza. Non c’è stata molta attenzione, o prevenzione, nel vedere cosa succedeva in almeno vent’anni, quelli del governo locale della Lega. Chi otteneva gli appalti? Chi vinceva le gare? E chi erano questi fortunati che in tempi di magra avevano tanto contante e tanto ardire di investire? Con quali banche ad occuparsene?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo non vuol dire affatto complicità. Vuol dire che se le mafie sono state fatte crescere al Sud lasciato nelle loro mani, si ingrossano anche perché ci sono Nord con occhi semichiusi. O semiaperti. E che le mafie si combatterebbero meglio al Sud se i loro capitali insanguinati non si rifugiassero al Nord. Dove non è solo una bestemmia dire che alimentano l’economia, nel senso che contribuiscono ad arricchirla. Depredano a Sud e seminano a Nord. Quando invece è risaputo che si soffocano soltanto paralizzandone i patrimoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora non dovrebbero ripetere al Nord l’errore fatto al Sud, sottovalutarne la presenza con la spocchia dell’economia sana invulnerabile alla mela marcia. O dicendo altezzosamente che non è roba loro ma cosa nostra. E’ roba nazionale. E non perché qualche boss di serie B sia stato mandato lassù in soggiorno obbligato (sarebbe peggio, perché lo sapevano). Ma perché sono roba nazionale molte più cose che il signor Bossi non ritenga. Affidandosi al federalismo per apporre una sbarra di egoismo fra le regioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ nazionale la rete infinita che, nonostante tutto, lega questo Paese. Dai milioni di meridionali al Nord alle migliaia di aziende settentrionali al Sud (compresa quella che lavora alla interminabile autostrada Salerno-Reggio Calabria, se proprio insistono a parlare). Dai soldi delle tasse dei settentrionali che scenderebbero al Sud alla spesa dello Stato molto più alta al Nord che al Sud, restituzione con gli interessi (dati del ministero dello Sviluppo). Ultime opere finanziate: centinaia di milioni su, qualche decina di milioni giù. 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Appena il Sud alza la voce, qualcuno si indigna perché si comprometterebbe il "senso d'identità nazionale". Insomma il Sud non più muto minaccerebbe l’Unità d’Italia proprio mentre se ne celebrano i 150 anni. Strano che nessuno si sia inalberato quando dritto dritto di secessione parlava la Lega Nord. Anzi, per dimostrare la parità di trattamento, la si è fatta accomodare con tutti gli onori al governo. &lt;br /&gt;E strano che si sia gridato allo scandalo per un tricolore bruciato a Terzigno nella rivolta della monnezza, mentre è solo folklore il tricolore vilipeso ogni minuto da Bossi e compagni.&lt;br /&gt;Il Sud che parla non va ascoltato, ma messo sùbito a tacere come neoborbonico, nostalgico di quell’innominabile Regno del Male. E il Sud che parla non vorrebbe migliorare il suo futuro, ma tornare al suo infame passato. Così qualsiasi libro di storia diversa da quella finora raccontata non è storia ma delirio, come se qualcuno avesse il monopolio della storia. Con la classica domanda: ma a che serve? Se non ad aprire gli occhi sulla storia, dovrebbe servire a capire ciò che bolle nel ventre del Sud. &lt;br /&gt;Capire prima di dire, zitto tu che sei sporco e cattivo. Capire prima di accusare il Sud di minacciare un’Unità dalla quale è fuori.&lt;br /&gt;E poi, squilibri fra aree ci sono in tutta Europa, altrimenti non ci sarebbero gli interventi per eliminarli. Ma non risulta che altrove gli abitanti meno ricchi siano considerati esseri inferiori cui non concedere nemmeno la parola. La Germania, per dire, sempre sbattuta in faccia al Sud, imparate da loro. Per portare l’Est riunificato al livello dell’Ovest ha speso cinque volte quanto speso dalla Cassa per il Mezzogiorno: cinque volte. Ma dopo vent’anni le differenze di reddito sono più o meno pari alle nostre. Eppure i territori dell’Est sono considerati i più colti e chic del Paese. E se finora la parità non è stata raggiunta, nessuno si è sognato di dire che dipende dalle persone e non dalle politiche adottate.&lt;br /&gt;Ora il ministro Tremonti, che non va a cena con i neoborbonici, dice che per il Nord e il Sud non ci può essere la stessa ricetta economica. Il Nord deve competere con l’Europa e il mondo, il Sud deve competere per avvicinare il Nord. Purtroppo 150 anni dimostrano che i piani "speciali" per il Sud sono sempre stati forme tardive (e inefficaci) di riparazione per tacitare la coscienza: se i buoi sono usciti dalla stalla, inutile riparare la porta. Non andavano fatte politiche nazionali che danneggiassero il Sud, questa la verità. E dall’Unità in poi è sempre andata così, come ammettono ora anche molti storici con la puzza al naso. Un esempio a caso, la" svalutazione competitiva" della lira: se ne teneva giù il valore per favorire le esportazioni a basso prezzo. Una manna per gli industriali del Nord, una iattura per la gente del Sud che con quella lira svalutata si impoveriva.&lt;br /&gt;Il problema è trovare il punto di svolta per il Sud. E’ innescare la scintilla della ripartenza, come se fosse il Bari di Ventura. Ricordando sempre come sia imbarazzante rispondere a chi obietta a modo suo sconcertato: ma state ancora lì, nonostante tutti i soldi che vi abbiamo dato? Tutti gli Istat, le Svimez, le relazioni storiche dello stesso ministero di Tremonti dimostrano che questi soldi non sono mai stati in aggiunta al normale. E che, di riffa o di raffa, al Nord ne è stato dirottato il grosso. Gli hanno creato un mercato comodo, protetto, garantito per i suoi prodotti. E hanno addomesticato il consenso politico per continuare così. Ma vai a scalfire il pregiudizio. &lt;br /&gt;Mezzo Paese non sopporta l’altro mezzo, altro che " senso d'identità nazionale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dovrebbe essere il Sud a cominciare a dire cosa gli serve. Cominciare a dire che non vuole più uno statalismo senza Stato come finora: vi mando i soldi (un inganno) ma non vi faccio le strade, non vi do i treni puliti e veloci, non vi combatto la criminalità, non vi alleggerisco la burocrazia, non vi commissario i sindaci che trascurano la raccolta differenziata dei rifiuti. Basta che consumiate. Lo statalismo senza Stato è la peggiore istigazione per la cattiva amministrazione al Sud.&lt;br /&gt;Ora pare che l’ennesimo "Piano per il Sud" preveda le grandi opere: ma sono le stesse attese da una vita. Con pochi progetti ma ponderosi e interregionali. Va bene. Ricordando, per dovere igienico, che la Salerno-Reggio Calabria è ancora lì perché, chiuso un cantiere, mancano sempre i fondi per l’altro. E ricordando che la prima scintilla può venire dalla detassazione degli investimenti al Sud, sempre sventolata ma mai contrattata seriamente a Bruxelles. Ma se anche questo santo e questa festa passeranno, resteranno gli indici puntati sulla vergogna del Sud. Dimenticando che senza Sud non cresce l’Italia. E che allora davvero il federalismo trionferà: ciascuno si tiene il suo, tranne voti e consumi del Sud. Alla faccia dell’Italia unita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-6621616504304590711?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/6621616504304590711/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=6621616504304590711' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6621616504304590711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6621616504304590711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/11/il-tricolore-del-nord-il-tricolore-del.html' title='Il tricolore del Nord il tricolore del Sud'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-5578691910881412796</id><published>2010-10-28T06:02:00.000-07:00</published><updated>2010-10-28T06:12:50.863-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brevi di Cronaca'/><title type='text'>Dopo i fondi Fas anche gli Incentivi 488 spostati da Sud a Nord</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TMl2sYMOppI/AAAAAAAAAI0/DUBW1dsv3yw/s1600/euro.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 238px; height: 212px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TMl2sYMOppI/AAAAAAAAAI0/DUBW1dsv3yw/s400/euro.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533084121981429394" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dopo i fondi Fas anche gli Incentivi 488 spostati da Sud a Nord&lt;br /&gt;Di Valerio Rizzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA – Ancora non sono finite le polemiche per i famosi fondi Fas, i fondi europei per lo sviluppo del Mezzogiorno, che il governo ha spostato da sud a nord per finanziare grandi opere ed aziende settentrionali e addirittura per pagare le multe sulle quote latte degli allevatori veneti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ecco che scoppia un nuovo caso: stiamo parlando dei cosiddetti “incentivi 488” chiamati così poiché prendono il nome dalla legge che li ha generati.&lt;br /&gt;Tali aiuti economici furono rinnovati dal Governo Prodi, nel 2008, che introdusse anche un controllo governativo sulla spesa.&lt;br /&gt;Questi fondi, destinati al Sud, per un totale di 150 milioni, dovevano servire per sviluppare e incentivare l’industria meridionale, e invece hanno preso tutt’altra direzione!&lt;br /&gt;Il governo ha deciso di destinarli non solo all’industria del Nord, ma anche per il finanziamento dell’industria bellica degli armamenti.&lt;br /&gt;Le regioni che riceveranno questo “regalo” sono la Lombardia e il Veneto.&lt;br /&gt;Ma cosa è successo? Il 4 maggio del 2010, il giorno in cui il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, aveva lasciato il suo incarico a causa dello scandalo sulla casa al Colosseo, firmò anche di fretta e furia tale decreto che poi fu regolarmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 17 settembre scorso.&lt;br /&gt;Perché sottrarre questi fondi che erano stati destinati allo sviluppo del Mezzogiorno?&lt;br /&gt;Pino Aprile nel suo libro “Terroni” parla continuamente di fondi e investimenti che da 150 anni vengono dirottati nelle regioni del Centro-Nord a discapito del Sud; l’interrogativo è: siamo sicuri che convenga alla “Padania” separarsi dal resto del Paese?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:Infooggi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-5578691910881412796?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/5578691910881412796/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=5578691910881412796' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5578691910881412796'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5578691910881412796'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/10/dopo-i-fondi-fas-anche-gli-incentivi.html' title='Dopo i fondi Fas anche gli Incentivi 488 spostati da Sud a Nord'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TMl2sYMOppI/AAAAAAAAAI0/DUBW1dsv3yw/s72-c/euro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-4884055835572707892</id><published>2010-10-28T01:43:00.000-07:00</published><updated>2010-10-28T01:44:14.654-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brevi di Cronaca'/><title type='text'>Sono indignato !!</title><content type='html'>Oggi a Montelepre viene riesumata dopo 60 anni la salma del bandito Salvatore Giuliano,&lt;br /&gt;il cimitero e interdetto a tutti tranne che ai magistrati ,medici,periti,tecnici del dna,familiari (ammesso che ne esistano ancora !)uomini di scorta,giornalisti televisivi e della carta stampata.......perchè si vuole indagare se il corpo del celebre bandito sia veramente il suo.. sigh ! boh ! Nel caso la ricerca confermasse o smentisse la proprietà delle ossa,mi chiedo : che cazzata e questa ? Perchè si perde tempo e denaro che non porta nessun aiuto ai cittadini che aspettano risposte ai loro problemi proprio dalle autorità che oggi sono impegnati ad emulare i famosi telefilms Cold Case,Bones,CSI etc...poveri noi !!!!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-4884055835572707892?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/4884055835572707892/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=4884055835572707892' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/4884055835572707892'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/4884055835572707892'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/10/sono-indignato.html' title='Sono indignato !!'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-6121077923787195720</id><published>2010-10-28T01:05:00.000-07:00</published><updated>2010-10-28T01:08:34.235-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Calabria Borbonica'/><title type='text'>La storia può essere manipolata ma la verità no!!</title><content type='html'>&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/szaQoguwLFk?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/szaQoguwLFk?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-6121077923787195720?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/6121077923787195720/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=6121077923787195720' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6121077923787195720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6121077923787195720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/10/la-storia-puo-essere-manipolata-ma-la.html' title='La storia può essere manipolata ma la verità no!!'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' 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class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-6028955723914969387?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/6028955723914969387/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=6028955723914969387' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6028955723914969387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6028955723914969387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/10/lettera-al-nord.html' title='Lettera al Nord'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-7406217870155711619</id><published>2010-10-26T22:46:00.000-07:00</published><updated>2010-10-26T22:48:17.080-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Questione Meridionale'/><title type='text'>Quel Nord che ha educato i Meridionali alla mediocrità !</title><content type='html'>Di Pino Aprile&lt;br /&gt;Giornalista, autore di Terroni (Piemme editore)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ma le sembra il momento di raccontarlo?", mi ha chiesto, in un dibattito alla radio, uno dei nostri maggiori storici, a proposito del mio Terroni, tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali. Mi son cascate le braccia e ho risposto: «Sono passati 150 anni, professore, e ancora non avete trovato il momento giusto per dirci come sono andate davvero le cose? Le nostre cose. Ho fatto elementari, medie, superiori, ho cambiato tre facoltà universitarie (abbandonate per il giornalismo): avessi trovato un rigo sulle stragi compiute al Sud dai piemontesi per unificare l'Italia. Stupri, torture, esecuzioni e incarcerazioni di massa; il saccheggio delle risorse del Regno delle Due Sicilie, la chiusura, persino a mano armata e sparando sugli operai, delle aziende, fra cui i più grandi stabilimenti siderurgici del tempo in Calabria, a Mongiana, o le più grandi officine meccaniche a Pietrarsa (Napoli), studiate da tutti i paesi industrializzati contemporanei. Venne distrutta un'economia che stava costruendosi un futuro ed ebbe solo un passato». Mi è stato anche detto che il sorprendente successo di Terroni sta generando un movimento di popolo, una sorta di leghismo del Sud, simmetrico e opposto a quello di Bossi e complici. Ma è una immeritata sopravvalutazione del libro, il cui risultato è conseguenza, non causa, di sentimenti e risentimenti ormai diffusi e in crescita al Sud. Ripeto: ci sono libri che cambiano la gente e la storia, ma Terroni non è fra questi. Mio padre non si chiamava Giuseppe e non faceva il falegname e io sono nato di febbraio. E pur avendo portato la barba per anni, sono mai stato a Treviri. Salviamo almeno le proporzioni, cercando però di non esagerare all'incontrario. «Lei non è uno storico», mi è stato rimproverato. Appunto, sono giornalista, pratico la professione che consiste nell'entrare negli argomenti con curiosità e tecniche di divulgazione. Vale per la cronaca, l'economia, lo sport, la politica, e persino (può capitare, bisogna farsene una ragione) la storia. Insomma, se ci hanno detto che il Sud, al momento dell'Unità, era povero, arretrato e oppresso e scopro che non era vera nessuna delle tre cose, lo dico o no? Lo dico. E arrivo pure buon ultimo. Non era povero, e ce lo avevano spiegato giganti del meridionalismo, da Giustino Fortunato (alla fine, disse che si stava meglio con i Borbone), a Francesco Saverio Nitti (da presidente del Consiglio, scoprì che quando si fece cassa comune, i due terzi dei soldi all'Italia unita li aveva portati il Sud, e il resto d'Italia messo insieme provvide all'altro terzo), ad Antonio Gramsci. E lo ha ora dimostrato il Cnr, con lo studio sulla ricchezza prodotta, regione per regione, anno per anno, dal 1861 al 2004. Non c'era differenza fra Nord e Sud e ci vollero ottant'anni di discriminazione e rapina per concentrare nel meridione tutta la povertà del paese. Ma, pur nella ferocia dei tempi, la distribuzione di quella pari ricchezza era tale che mentre dal Nord si emigrava a milioni, dal Mezzogiorno no. In millenni la gente cominciò ad andar via dal Sud solo dopo l'Unità e la creazione di quella che poi fu chiamata Questione meridionale. Prima il sud era sempre stato terra di immigrazione, in cui erano arrivati popoli da ogni dove. E non era arretrato. Si usa ricordare che mentre Piemonte e Lombardia avevano una vasta rete ferroviaria, il Sud, che pure era stato il primo a far viaggiare i treni, era rimasto indietro. Un confronto disonesto: se quelle regioni del Nord non hanno sbocco sul mare, il Regno delle Due Sicilie, con migliaia di chilometri di coste, aveva programmato decenni prima lo sviluppo dei commerci via mare, dotandosi della seconda flotta commerciale del continente; Napoli era la terza capitale europea, partoriva brevetti e nuove discipline (vulcanologia, archeologia, economia politica...). Se ricordi queste cose, ti rimproverano di essere nostalgico borbonico (non è; ma anche fosse?), monarchico (boom! Nemmeno se sul trono ci fossi io!), e di descrivere quel Sud bello e perduto come un Eden (il solito Galli Della Loggia, ma non solo), mentre c'erano i cafoni, le plebi. Vero, come nelle contemporanee Parigi dei Miserabili di Hugo e Londra di Dickens. E se le altrui eccellenze fanno dimenticare le plebi, le plebi meridionali cancellano le eccellenze. Quanto all'essere oppressi (in quel Sud tomba di Pisacane, fratelli Bandiera e oppositori indigeni), Lorenzo Del Boca rammenta che a giustiziare il maggior numero di patrioti italiani non fu l'Austria, ma il Piemonte. Ai meridionali, la liberazione per mano savoiarda costò centinaia di migliaia di morti (Civiltà Cattolica scrisse: un milione), con paesi rasi al suolo e la gente bruciata viva nelle case, dopo il saccheggio e gli stupri. Tutti «briganti»! Cominciò allora quella «educazione alla minorità» che indusse i meridionali ad accettare un ruolo subordinato e certi settentrionali a ritenersi italiani meglio riusciti, con più diritti. Ma se mi dicono che il paese fu unito da mille idealisti nordici che liberarono «quelli là», tuttora fannulloni e delinquenti, nonostante ci si sveni per loro da 150 anni, ti meravigli se non li sopporto più e divento leghista? E se sono pure razzista e li chiamo «porci» (Bossi), «topi da derattizzare» (Calderoli, come Goebbels), «merdacce mediterranee» (Borghezio), «cancro» (Brunetta). Sconfitta la Germania di Hitler, fu indetta una conferenza stampa per comunicare la fine del nazismo e la liberazione dell'Europa. «Un passo avanti per la civiltà?», chiese un giornalista. «Cosa? Civiltà? Bella idea, qualcuno dovrebbe cominciare», fu la risposta. Cosa? Unità d'Italia? Bella idea, qualcuno dovrebbe cominciare. Almeno dopo 150 anni, visto che è stato fatto un Paese disunito: in una sua parte fornito di infrastrutture, autostrade, treni ad alta velocità; e in un'altra ci sono oggi mille chilometri di ferrovia in meno rispetto a prima della seconda guerra mondiale. Matera, capoluogo di provincia, aspetta ancora «la vaporiera» delle Fs, e l'alternativa a mulattiere asfaltate è la Salerno-Reggio Calabria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-7406217870155711619?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/7406217870155711619/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=7406217870155711619' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7406217870155711619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7406217870155711619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/10/quel-nord-che-ha-educato-i-meridionali.html' title='Quel Nord che ha educato i Meridionali alla mediocrità !'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-5590254575082115854</id><published>2010-10-25T12:16:00.000-07:00</published><updated>2010-10-25T12:17:54.297-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Questione Meridionale'/><title type='text'>Non è vero che il Sud soffrisse di raffreddore</title><content type='html'>di LINO PATRUNO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci vogliono stare. La famosa questione del divario economico fra Nord e Sud. E la annosa polemica sulle condizioni del Sud al momento dell’Unità d’Italia. Se era più arretrato come gli storici ufficiali si affannano a ripetere infastiditi. O se il divario è stato un dono del nuovo Regno la cui retorica non deve essere disturbata da simili questioncelle. Non serve una nuova guerra santa in questo Paese che ne ha una al giorno, e proprio mentre squillano i festeggiamenti dei 150 anni. E non occorrerebbe neanche tirar fuori le unghie se il Sud non sospettasse di essere, come si dice, «cornuto e mazziato»: sempre bacchettato per la sua arretratezza, lacerato dai sensi di colpa e poi magari scoprire che è stato solo vittima e non colpevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiedendo subito scusa per quel «vittima» che richiama il «vittimismo» meridionale, non se ne può più. All’ingrosso la tesi della maggior parte degli storici accademici è che il Regno delle Due Sicilie fosse tutt’altro che il paradiso di cui qualcuno ciancia (non si sa chi, anche perché è difficile che ci fossero paradisi a quei tempi). Sarebbe stato anzi in spaventose condizioni economiche e sociali, popolato più o meno da beduini col cammello, retaggio di secolari dominazioni che ne avevano prosciugato le risorse. E se alcuni suoi vantati primati c’erano, erano solo fumo negli occhi: tipo la prima ferrovia della penisola, la Napoli-Portici, subito bollata come un lusso privato di re Franceschiello per andare alla sua villa al mare. Irrilevante, per gli altezzosi critici, che i due terzi della ricchezza monetaria del nuovo Stato provenissero dal Sud: grazie, perché aveva i soldi e non li spendeva. Qualcosa di simile, ma guarda, a ciò che si dice ancora oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi qualcuno è andato a vedere le carte, cominciando ad accorgersi che questo divario forse forse non c’era. Anzi, se vogliamo dirla tutta, ma ci si scusi la sfrontataggine, che nel 1861 il Sud era più ricco del Nord. E che se poi si è ridotto come oggi, bisognerebbe spulciare tutta la politica economica da allora in poi, a parte ciò che i vincitori sottrassero ai vinti come si fa in ogni sana guerra, figuriamoci se guerra civile. Cominciò il meridionalista e capo del governo Francesco Saverio Nitti nel 1900 (ricerca ora ripubblicata a Bari dai professori Nicola d’Amati e Caterina Coco). Hanno continuato ai nostri giorni studiosi come lo storico dell’economia Luigi De Rosa, o Piero Bevilacqua, o l’altra barese Enrica Di Ciommo, o Giordano Bruno Guerri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E udite udite, è ancora viva l’eco di queste parole: «L’unificazione ha annichilito la società meridionale e di riflesso e conseguenza ha interrotto il suo processo di sviluppo». Magari qualche solito neoborbonico, se non fosse, come è, addirittura il ministro Tremonti, fra l’altro valtellinese doc, mica basso irpino. Sulla stessa linea un altro ministro, il veneziano Brunetta, nel suo ultimo libro. Inoltre. Sorpresa per i risultati dell’indagine dei professori Daniele e Malanima per conto del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche): anche loro in controtendenza rispetto alle verità finora spiattellate. Finché, nel luglio scorso, ci si è messa anche la Banca d’Italia con i professori Carlo Ciccarelli e Stefano Fenoaltea della Sapienza di Roma: l’arretratezza industriale del Sud non è stata un’eredità dell’Italia pre-unitaria ma è nata dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra una congiura revisionista. Ovvio che si scatenino i nervosi distinguo: magari il Sud aveva le fabbriche ma soffriva di raffreddore, la qualità della vita deve pur contare qualcosa. E via filosofando. Non ci vogliono stare. Non è solo storia, è carne viva. Un divario anche figlio della decisione di concentrare al Nord lo sviluppo, di contare sul Sud come grande serbatoio della manodopera a basso prezzo (l’emigrazione), di attivare lo Stato come grande mediatore ed elemosiniere ogni volta che al Sud le cose precipitavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In due parole: lo sviluppo del Nord fondato sul sottosviluppo del Sud. Fatto questo per 150 anni, ora s’inventano il federalismo: blocchiamo la situazione al momento, ciascuno si tenga il suo (anche se frutto di ricettazione) e si governi da sé. E il Sud cerchi di farlo bene, visto che deve prendersela con i suoi dirigenti se sta come sta. La storia? Per carità, siete dei piagnoni. Governarsi da sé si può. Ma dopo la restituzione del malloppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negare la storia significa anche negare il diritto alla riparazione. Ora il federalismo lo chiamino anche equo e solidale. Però neanche dei Superman potranno rilanciare un Sud che parte col quaranta per cento in meno di ricchezza. E cominciando anche a capire perché. Festeggiamo con tutto l’orgoglio possibile l’unità del Paese e quel sortilegio ideale che la rese possibile. Ma non può essere unita una famiglia con figli e figliastri. Ora che il Sud lo sa, alzi il ditino. Oppure continui ad accontentarsi, ma per sempre, degli avanzi. Federali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno del 22/10/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-5590254575082115854?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/5590254575082115854/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=5590254575082115854' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5590254575082115854'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5590254575082115854'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/10/non-e-vero-che-il-sud-soffrisse-di.html' title='Non è vero che il Sud soffrisse di raffreddore'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-2873774158244129673</id><published>2010-10-21T09:44:00.000-07:00</published><updated>2010-10-21T09:50:42.939-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Questione Meridionale'/><title type='text'>Il documento della Conferenza Episcopale Italiana sulla QUESTIONE MERIDIONALE, dal titolo “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”</title><content type='html'>INTRODUZIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1-“La Chiesa in Italia e la questione meridionale”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Chiesa afferma che intende intervenire,in modo diretto e chiaro, nel dibattito in corso sulla questione meridionale, che coinvolge tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il concetto centrale, che viene ribadito, è che la QUESTIONE MERIDIONALE CONTINUA A PERSISTERE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nevralgica è la partita sul federalismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più in generale, bisogna fare i conti con un PLURALISMO etico e culturale, accelerato dalla globalizzazione, a partire dal fenomeno epocale dell’immigrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viene riaffermato il principio cardine della SOLIDARIETA’ NAZIONALE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le Regioni del Sud hanno storicamente contribuito allo sviluppo del Nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Chiesa rivolge un appello alla volontà di AUTONOMIA e di riscatto del Sud, perché sappia contare , al massimo, anche sulle sue forze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 e 3- “Guardare con amore al Mezzogiorno” e “L’eucarestia: fonte e culmine della nostra condivisione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I mutamenti globali rischiano di ISOLARE e EMARGINARE il Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo SVILUPPO dei popoli è soprattutto “PENSARE INSIEME”. Un pensiero solidale. Un amore intelligente e solidale ,“ perché nessuno, proprio nessuno nel Sud deve vivere senza SPERANZA”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola- chiave , religiosa e civile, è CONDIVISIONE. Condivisione eucaristica, sotto il profilo religioso. Condivisione di destini, progetti e speranza, sotto il profilo civile. Condivisione articolata in tre momenti: osservazione e analisi,progetto,responsabilità operativa e attuativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I-“ IL MEZZOGIORNO ALLE PRESE CON VECCHIE E NUOVE EMERGENZE”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1-“ Che cosa è cambiato in venti anni”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi sono stati 6 mutamenti: la geografia politica con nuovi partiti;l’elezione diretta dei rappresentanti nelle istituzioni;la fine dell’economia pubblica e dell’intervento straordinario;cambiato il rapporto tra Sud e Mediterraneo;la globalizzazione;l’allargamento ad Est della Unione Europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5-“Uno sviluppo bloccato”. Per 6 motivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Le politiche regionali di sviluppo sono risultate problematiche,con luci e ombre,controverse da valutare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Il metodo delle elezioni dirette non è stato risolutivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-E’ esplosa la questione ecologica e delle ecomafie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-La globalizzazione ha indotto maggiori e aspri livelli di competitività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-La grande crisi globale del 2007-2010 rischia di emarginare definitivamente il Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il complesso panorama politico ed economico nazionale e internazionale − aggravato da una crisi che non si lascia facilmente descrivere e circoscrivere − ha fatto crescere l’egoismo, individuale e corporativo, un po’ in tutta l’Italia, con il rischio di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse, trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6-“Modernità e modernizzazione”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Nel Sud vi è stata una MODERNIZZAZIONE CONTRADDITTORIA e incompiuta, “una modernizzazione senza modernità”.Vi è stata la distruzione della CIVILTA’ CONTADINA, senza una evoluzione ragionevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Persiste il retaggio di particolarismo familista,fatalismo,violenza, cui si aggiungono individualismo e nichilismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-La condizione femminile registra difetti e distorsioni, sebbene le donne rappresentino un patrimonio di civiltà del Sud,per cui il Sud resta debitore nei confronti delle sue donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7- “Europa e Mediterraneo”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-La globalizzazione comporta, per il Sud, opportunità e rischi, da governare. Il Sud è carente nella capacità progettuale e nelle performances attuative e gestionali dei progetti di sviluppo. Anche per la debolezza del tessuto sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-La novità consiste nella rinnovata CENTRALITA’ DEL SUD NEL MEDITERRANEO. Il Mediterraneo è la vera e propria OPZIONE STRATEGICA del Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul versante dell’immigrazione,il Sud , nel Mediterraneo, è il grande laboratorio della “ cittadinanza aperta”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8-“ Per un federalismo solidale”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Occorre coniugare SUSSIDIARIETA’ ( responsabilità, autonomia) e SOLIDARIETA’, per combattere l’egoismo sociale ( del Nord), da una parte, e l’assistenzialismo ( del Sud), dall’altra. Necessita un federalismo vero,solidale,realistico e unitario. Il federalismo fiscale, di per sè, anche con una buona attuazione, non è sufficiente e potrebbe aggravare le fratture tra Nord e Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Lo Stato centrale deve impegnarsi fattivamente sul fronte delle infrastrutture, della lotta alle mafie e per l’integrazione sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Vanno assicurati eguali diritti di cittadinanza,contro il rischio di cittadinanze differenziate per collocazione territoriale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. “Una piaga profonda : la criminalità organizzata”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Le mafie mettono in crisi l’intero sistema democratico del Paese,contaminano negativamente l’intera Italia,sono un problema di portata generale, perché hanno messo radici in tutta Italia, sono una questione nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Le mafie sono “male “ e “ peccato”,sono “ strutture del peccato” ( il “ peccato mafia”),e, quindi, sono da fronteggiare e sradicare, in modo radicale e frontale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10- “Povertà,disoccupazione,emigrazione”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Il Sud risulta- negli anni- più povero e disoccupato, soprattutto sul fronte giovanile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Il fenomeno nuovo, più inquietante,è costituito dai nuovi migranti meridionali, prevalentemente giovani altamente e mediamente secolarizzati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;II- “ PER COLTIVARE LA SPERANZA”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11-12-13-14-15-16-17-18-19-20 - “ Un nuovo protagonismo della società civile e della comunità ecclesiale”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Si deve poter liberare un nuovo protagonismo della società civile e della comunità ecclesiale, in primo luogo, tra i giovani,tramite un associazionismo propulsivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Vi è bisogno della mobilitazione di una NUOVA GENERAZIONE DI POLITICI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-La società civile e la comunità ecclesiale, pur a fronte di un Sud parzialmente differenziato,devono produrre un IMPEGNO UNITARIO,perché la QUESTIONE MERIDIONALE E’ UNITARIA.In particolare le 8 regioni del Sud devono COORDINARSI TRA LORO e agire unitariamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Il Sud ha grandi risorse da valorizzare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Le risorse della RECIPROCITA’ e la cura per l’EDUCAZIONE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Il ruolo propulsivo e attivo delle Comunità cristiane: “ il bene vince”,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“il cambiamento è possibile”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Vi è bisogno di CONDIVISIONE ECCLESIALE e reciprocità tra TUTTE le Chiese d’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Al primo posto le sfide culturali,per la cultura del BENE COMUNE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Dispiegare un impegno per il CAMBIAMENTO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Investire in LEGALITA’ e FIDUCIA. Rilanciare l’umanesimo cristiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-La priorità è la SFIDA EDUCATIVA. Anche con SCUOLE DI FORMAZIONE POLITICA. Innanzitutto,imitare i testimoni : Don Pino Puglisi,don Peppe Diana,Rosario Livatino. Insomma, PANE e VANGELO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-L’invito è al coraggio e alla speranza. Un appello: “IL CORAGGIO DELLA SPERANZA”. No alla rassegnazione. “LA TRASFORMAZIONE E’ POSSIBILE”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-2873774158244129673?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/2873774158244129673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=2873774158244129673' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2873774158244129673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2873774158244129673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/10/introduzione-1-la-chiesa-in-italia-e-la.html' title='Il documento della Conferenza Episcopale Italiana sulla QUESTIONE MERIDIONALE, dal titolo “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-4265350667093633679</id><published>2010-10-15T03:53:00.000-07:00</published><updated>2010-10-15T04:05:37.779-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimento SUD'/><title type='text'>Orgoglio ritrovato ?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TLg1Y8Y72BI/AAAAAAAAAIs/niO9lWwRoeg/s1600/Benvenuti-al-Sud-Poster-Italia.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 284px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TLg1Y8Y72BI/AAAAAAAAAIs/niO9lWwRoeg/s400/Benvenuti-al-Sud-Poster-Italia.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5528227245241128978" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tre film sul sud 'buono' in un anno e una nuova questione meridionale investe l'Italia&lt;br /&gt;FLAVIA AMABILE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è una notizia il fatto che in questo 2010 siano usciti nelle sale cinematografiche tre film sul sud. La notizia è che due di questi sono stati fra i più grandi successi italiani dell'anno. Il primo (Basilicata coast to coast) ha battuto la scorsa primavera il kolossal Avatar ai botteghini e ricevuto premi su premi. Il secondo (Benvenuti al sud) è appena uscito ed è già ai primi posti in classifica. Il terzo deve ancora arrivare nelle sale, dunque si vedrà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa succede? Il sud è di moda? E chi va a vedere film in cui il sud non è né mafia, né camorra né pizza o mandolini, ma semplicemente il sud? E chi riempie le sale in un Paese in cui non parlare male del sud è ormai politicamente scorretto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I meridionali, ovvio. Quelli che vivono ancora da Napoli in giù e quelli che sono andati altrove. Ma i numeri lasciano intuire anche qualcos'altro. Che questi film piacciano anche ad un altro nord, un nord che non ne può più della Lega e di un'arroganza che vede ladri ovunque per non vedere i propri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una nuova 'questione meridionale' sta nascendo. E' la voglia di dire 'basta' di fronte ad una campagna di denigrazione costante, ripetuta, che arriva da una parte del governo. E' un orgoglio che sta montando. Trova sfogo nei gruppi su Facebook e nei siti in rete. Tolti quelli calcistici, i siti di orgoglio meridionale - nel senso di orgoglio per l'appartenenza ad una terra umiliata e offesa - sono moltissimi. Inesistenti quelli del nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appare sulle t-shirt che esaltano l'orgoglio terrone e i meridionali al 100%. Si porta dietro una domanda a cui fiora nessuno ha avuto il coraggio di rispondere. Com'è possibile che l'Italia che si è scandalizza dei cori razzisti contro Balotelli negli stadi non abbia mai fatto una piega per quelli contro i napoletani che da anni vengono cantati dalle curve degli Ultras?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse, è giunto il momento di tirare su la testa e non lasciarsi più umiliare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:La Stampa del 12/10/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-4265350667093633679?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/4265350667093633679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=4265350667093633679' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/4265350667093633679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/4265350667093633679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/10/orgoglio-ritrovato.html' title='Orgoglio ritrovato ?'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TLg1Y8Y72BI/AAAAAAAAAIs/niO9lWwRoeg/s72-c/Benvenuti-al-Sud-Poster-Italia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-5773224706191652096</id><published>2010-09-19T01:38:00.000-07:00</published><updated>2010-09-19T01:40:07.835-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brevi di Cronaca'/><title type='text'>Bacchetta il Sud ed avrai il Nord</title><content type='html'>di Lino Patruno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministro Renato Brunetta sa come finire sui giornali. Basta dire, come giorni fa, che Napoli è un «cancro etico e sociale ». Anzi che «se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe la prima in Europa». Detto dal buon maestro a un corso di formazione del PdL, cioè imparate che è così. E traetene il conseguente disprezzo per i meridionali. La soluzione? Ma naturalmente il federalismo, la medicina per tutti i mali italiani. L’avessero detto a Lippi, con un po’ di federalismo sarebbe arrivato in finale ai Mondiali di calcio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bello è che i meridionali potrebbero anche concordare che se la sottospecie napoletana-casertana- calabrese fosse diversa, farebbero sfracelli. Anzi che se l’Italia fosse solo il Nord, sarebbe più ricca della Germania. Ciò che purtroppo molti meridionali e quasi tutti i settentrionali non sanno è che il Nord non sarebbe così ricco se non ci fosse il Sud. Perché la maggiore ricchezza del Nord si basa sulla minore ricchezza del Sud. Non diciamo sfruttamento, che sarebbe troppo comunista. Ma, per esempio, non si farebbe l’alta velocità ferroviaria al Nord se non si sopprimessero quattro treni al Sud come avvenuto. Non sono redditizi, hanno pensosamente spiegato. Ma anche ciò che si ricava e non si spende al Sud serve a costruire linee da 300 all’ora lassù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché, piaccia o non piaccia al ministro Brunetta, l’Italia è una rete. E visto che il Sud più inguaiato di così non può essere, se si spezza la rete non si sa dove va a finire anche il Nord. Sud mercato dei loro prodotti. Sud dove vincere gli appalti ma non perché sono più bravi ma perché hanno dimensioni aziendali che al Sud non ci sono. Sud dove mandare i loro rifiuti più pericolosi. Sud dal quale hanno preso per decenni la manodopera a basso costo evitando i più fastidiosi immigrati stranieri. Sud dove vengono a fare le vacanze quando non ne possono più anche di se stessi. Sud dal quale, scandalosamente parlando, arrivano quei soldi della mafia che in Cilento ammazza un sindaco ma in Brianza investe procurando ricchezza senza che risultino inequivocabili rip ulse. Non c’è un Nord senza un Sud, siamo un Paese innervato così, anzi ci si scusi il «siamo». Come un industriale (polentone) che al maggiordomo (terrone) che apriva la finestra e diceva «oggi abbiamo bel tempo» rispose: «Abbiamo? Non siamo mica soci».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora il Sud maggiordomo va periodicamente bacchettato. E la colpa è sempre della classe politica meridionale. Che, per dirne un’altra, fa costruire dove non si dovrebbe provocando le alluvioni. Vero,ma le leggi che non tutelano il territorio non le fanno al Sud. Comunque quelli sono sindaci da mandare in galera, e ce ne sono di patibolari. Ma i servizi pubblici insufficienti (dai treni appunto, alle strade, all’amministrazione) non dipendono dallo Stato? I servizi che influiscono sulla vita civile, un divario non meno grave di quello economico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse c’è bisogno di maggior coordinamento fra ministri se è vero che negli stessi giorni Tremonti ha detto che al Sud ci vuole più Stato, altro che federalismo. Anzi egli rifarebbe la Cassa per il Mezzogiorno. Quello Stato che ora si fa sentire molto di più contro la criminalità, a conferma che deve spiegare dove era prima. Senza contare che tutte le stragi impunite degli ultimi decenni portano a Roma. E Stato che da un lato dice di dare soldi, dall’altro li dà con tale lentezza e tali difficoltà che quando arrivano ne servono il doppio e così via in un pozzo senza fondo. E poi questa classe dirigente meridionale. Assolverla, mai, sarebbe complicità. Anzi dovrebbe pagare i danni. Ma lavora dove tutto è un problema, se al Nord possono pensare ai fiori nelle aiuole qui devono pensare alla gente che non ha casa e lavoro. Così più spendono, più sono votati: un ammortizzatore sociale. Anzi col federalismo «fai da te» saranno ancora più succubi della pressione, a cominciare da quella della malavita. Tutto il contrario della riduzione della spesa. Ha ragione chi ha scritto in questi giorni che troppo spesso vivere al Sud è un atto d’amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, come si dice al Sud, non si può continuare a vivere alla scusa di Cristo, con tutto contro. E poi, in 150 anni di Italia unita, è possibile che ci siano state sempre classi dirigenti colpevoli di ogni peccato, compreso lo stecchino per pulirsi i denti in pubblico? Quando non si sa che dire, dàlli all’amministratore locale, funziona sempre. Eppure sono stati sia di destra che di sinistra, ci deve essere un virus ambientale. Ché quando anche l’amministratore brutto e cattivo (nonché un po’ ladro) non funziona, c’è sempre il federalismo. Su cui si può anche filosofare, ma pensando prima a ciò che andava fatto al Sud e non è stato fatto come dice Tremonti. Proprio la debolezza di memoria che conviene per tenere il Sud sempre in castigo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno&lt;br /&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-5773224706191652096?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/5773224706191652096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=5773224706191652096' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5773224706191652096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5773224706191652096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/09/bacchetta-il-sud-ed-avrai-il-nord.html' title='Bacchetta il Sud ed avrai il Nord'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-5717675564782437198</id><published>2010-09-06T07:07:00.000-07:00</published><updated>2010-09-06T07:10:33.739-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Calabria Borbonica'/><title type='text'>L'Unità d'Italia non è questa !!!</title><content type='html'>«Questa è Africa! Altro che Italia!&lt;br /&gt;I beduini, a riscontro di questi cafoni, sono latte e miele.»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Enrico Cialdini, luogotenente del re Vittorio Emanuele II a Napoli)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli ultimi giorni assistiamo, al tentativo, sempre più vano, da parte di boriosi professoroni e di impiegati padronali, di continuare a propinarci le solite stanche "visioni"risorgimentali nel tentativo di confutare le verità storiche sull'invasione del Regno delle Due Sicilie che , grazie anche al successo del libro di Pino Aprile "Terroni" e all'opera di tanti storici revisionisti che da anni, con il loro prezioso lavoro portano alla luce scritti e documenti inconfutabili, concorrono a smascherare le verità proibite sulla storia d'Italia. Ci piace ricordare a tal proposito anche i libri di Antonio Ciano che fu fra i primi a cercare di sollevare il velo di menzogne risorgimentali , pagando il suo coraggioso tentativo con un processo che durò ben quattro anni, venendo comunque assolto; quello che scrisse erano verità.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peccato, perchè nei giorni scorsi un'interessante articolo di Marcello Veneziani sulla "casta degli Storici" ci aveva fatto sperare in una presa di coscienza da parte di alcuni di quest'ultimi, ma evidentemente è chiedere troppo e quindi i ben pasciuti pennaruli di regime ancora blaterano di grida di dolore, di Sud miserrimo e negletto, di Regno poverissimo e analfabeta. Si mettano pure il cuore in pace lor signori, che ancora tentano di rifilarci come verità storica il solito soldo bucato dell'unità, cercando così di camuffare la feroce realtà della conquista espansionistica coloniale piemontese....Il Sud si sta svegliando e di questi imbonitori ne ha le tasche piene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, a smentire le solite menzogne, alcune citazioni, fra le tante, tratte dalla rete :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piemontese conte Alessandro Bianco di Saint-Jorioz era capitano nel Corpo di Stato Maggiore Generale; in armi, aveva partecipato alla distruzione del Regno delle Due Sicilie e al massacro dei meridionali. Lo aveva fatto (scrisse in Il brigantaggio alla frontiera pontificia dal 1860 al 1863), convinto di combattere contro «la povertà dei coloni agricoli, la rapacità e la protervia dei nobili, l’ignoranza turpe» e la superstizione, il fanatismo, l’idolatria, la sregolatezza dei costumi, l’immoralità, le corruttele di impiegati, magistrati e pubblici funzionari, la rapina, il malversare. Insomma: il male. Questo, gli avevano raccontato, era il Sud.&lt;br /&gt;Capì tardi, ammise, che quel popolo era «nel 1859, vestito, calzato, industre, con riserve economiche. Il contadino possedeva una moneta. Egli comprava e vendeva animali; corrispondeva esattamente gli affitti; con poco alimentava la famiglia, tutti, in propria condizione, vivevano contenti del proprio stato materiale. Adesso è l’opposto». Perché, con l’invasione piemontese, «in pochi anni le proprietà si concentrarono a pieno nelle mani dei ricchi, degli speculatori, degli usurai e dei manipolatori… Tu vedi uomini di merito languire. Spopolati gli studi di tanta gioventù». E i beni delle famiglie erano depredati con tasse di successione così abnormi «che con tre successioni nella famiglia stessa, che possono verificarsi anche in un anno, dalla agiatezza si balza nella mendicità qualunque famiglia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Tratto da Terroni, di Pino Aprile)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Antonio Gramsci sul settimanale L’Ordine Nuovo, 1920)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] l’estensione delle basse tariffe doganali piemontesi a province economicamente arretrate [Nota: si parla della Calabria] ebbe spesso il risultato di soffocare o annientare le industrie locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Denis Mack Smith, il grande storico)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Oggidì è il primo arsenale del regno, e tale che fa invidia a quelli di parecchie regioni d’Europa. Sonovi in esso vari magazzini di deposito, e conserve d’acqua per mettere a mollo il legname, e sale per i lavori, e ferriere, e macchine ed argani, secondo che dagli ultimi progressi della scienza sono addimantati, e mercè dei quali abbiamo noialtri veduto con poco di forza e di gente tirare a secco un vascello nel più breve spazio di tempo.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Achille Gigante, Viaggi artistici per le Due Sicilie, 1845)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Enrico Cialdini, plenipotenziario a Napoli, nel 1861, del re Vittorio. In quel suo rapporto ufficiale sulla cosiddetta “guerra al brigantaggio”, Cialdini dava queste cifre per i primi mesi e per il solo Napoletano: 8 968 fucilati, tra i quali 64 preti e 22 frati; 10 604 feriti; 7 112 prigionieri; 918 case bruciate; 6 paesi interamente arsi; 2 905 famiglie perquisite; 12 chiese saccheggiate; 13 629 deportati; 1 428 comuni posti in stato d’assedio. E ne traevo una conclusione oggettiva: ben più sanguinosa che quella con gli stranieri, fu la guerra civile tra italiani»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Vittorio Messori, Le cifre del generale Cialdini)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non potete negare che intere famiglie vengono arrestate senza il minimo pretesto; che vi sono, in quelle province, degli uomini assolti dai giudici e che sono ancora in carcere. Si è introdotta una nuova legge in base alla quale ogni uomo preso con le armi in pugno viene fucilato. Questa si chiama guerra barbarica, guerra senza quartiere. Se la vostra coscienza non vi dice che state sguazzando nel sangue, non so più come esprimermi.»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Il deputato Giuseppe Ferrari, 29 aprile 1862)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“L’unità d’Italia è stata purtroppo la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico sano e profittevole. L’ unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che in quelle meridionali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(GIUSTINO FORTUNATO )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Se dall’unità d’Italia, il Mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata. E’ caduta in una crisi che ha tolto il pane a migliaia e migliaia di persone "&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(GAETANO SALVEMINI )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Era l’epoca buona, dell’abbondanza sotto il re Borbone. Come dite?… No?… E vi ingannate l’anima! Ogni pancia era senza il vuoto che c’è adesso! Il peso, corrispondeva al giusto, con la bilancia! Parola mia…credetemi signori, che se non fosse stato per il tradimento io non starei qui a fare il pezzente… "- (FERDINANDO RUSSO )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Potete chiamarli briganti ma combattono sotto la loro bandiera nazionale. Potete chiamarli briganti ma i padri di quei briganti hanno riportato due volte i Borboni sul trono di Napoli. E’ possibile, come il mal governo vuol far credere, che 1500 uomini comandati da due o tre vagabondi tengano testa ad un esercito regolare di 120 mila uomini? Ho visto una città di 5 mila abitanti completamente rasa al suolo e non dai briganti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Deputato GIUSEPPE FERRARI )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Si è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(LUIGI EINAUDI )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Desidero sapere in base a quale principio discutiamo sulle condizioni della Polonia e non ci è permesso discutere su quelle del Meridione italiano. E’ vero che in un paese gli insorti sono chiamati briganti e nell’altro patrioti, ma non ho appreso in questo dibattito alcun’altra differenza tra i due movimenti " (BENJAMIN DISRAELI )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“…Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( ROCCO CHINNICI )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Intere famiglie veggonsi accattar l’elemosina; diminuito, anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici. E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per gli uffici e le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest’ uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla. Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose: burocrati del Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocrati napoletani. Anche a fabricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio dei napoletani. A facchin della dogana, a camerieri a birri, vengono uomini del Piemonte. Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra di conquista. Il governo di Piemonte vuole trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizzarro facevano nel Perù e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(FRANCESCO PROTO CARAFA, Duca di Maddaloni )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Caro Presidente, ti salutano qui ottomila moliternesi: tremila sono emigrati in America; gli altri cinquemila si accingono a farlo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Lettera del sindaco di Moliterno (PZ) al primo ministro Giuseppe Zanardelli 1901 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Nel secolo precedente, il Meridione d’Italia rappresentò un vero e proprio eden per tanti svizzeri, che vi emigrarono, spinti soprattutto da ragioni economiche, oltre che dalla bellezza dei luoghi e della qualità della vita. Luogo di principale attrazione Napoli, verso cui, ad ondate, tanti svizzeri, soprattutto svizzeri tedeschi di tutte le estrazioni sociali, emigrarono, con diversi obiettivi personali. Verso la metà dell’Ottocento, nella capitale del Regno delle Due Sicilie quella Svizzera era tra le più numerose comunità estere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( CLAUDE DUVOISIN, Console svizzero, 2006 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il Regno delle Due Sicilie aveva due volte più monete di tutti gli altri Stati della Penisola messi insieme"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(FRANCESCO SAVERIO NITTI )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo Stato unitario, costò più morti di tutti quelli del Risorgimento. Abbiamo sempre vissuto si dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(INDRO MONTANELLI )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sorsero bande armate, che fan la guerra per la causa della legittimità; guerra di buon diritto perché si fa contro un oppressore che viene gratuitamente a metterci una catena di servaggio. I piemontesi incendiarono non una, non cento case, ma interi paesi, lasciando migliaia di famiglie nell’orrore e nella desolazione; fucilarono impunemente chiunque venne nelle loro mani, non risparmiando vecchi e fanciulli"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(GIACINTO DE SIVO )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Come ha potuto solo per un momento uno spirito fine come il tuo, credere che noi vogliamo che il Re di Napoli conceda la Costituzione. Quello che noi vogliamo e che faremo è impadronirsi dei suoi Stati "&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAVOUR (all’ambasciatore Ruggero Gabaleone) -&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“I Borboni non commisero in cento anni, gli orrori e gli errori che hanno commesso gli agenti di Sua Maestà in un anno"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NAPOLEONE III (lettera a Vottorio Emanuele II, 1861 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non vi può essere storia più iniqua di quella dei piemontesi nell’occupazione dell’Italia Meridionale. In quel luogo di pace, di prosperità, di contento generale che si erano promessi e proclamati come conseguenza certa dell’unità d’Italia, non si ha altro di effettivo che la stampa imbavagliata, le prigioni ripiene, le nazionalità schiacciate ed una sognata unione che in realtà è uno scherno, una burla, un impostura" –&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( MCGUIRE deputato scozzese, 1863 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Tra le osservazioni fatte sui disordini del Reame di Napoli, si accenna alla differenza che fanno oggi i rivoluzionari fra polacchi e napoletani, chiamando questi briganti, mentre sono vittime delle più feroci persecuzioni, e quelli insorti. Ma è pur vero che gli uni e gli altri difendono il loro paese, la loro nazionalità, la loro religione al prezzo dei più duri sacrifici"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( GEMEAU generale francese, paragona gli insorti polacchi con i briganti, 1863 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“L’Italia, dove per sostenere quanto gli usurpatori hanno denominato ‘liberalismo’, si stanno barbicando dalla radice tutti i diritti, manomettendo quanto vi ha di più santo e sacro sulla terra. Italia, dove sono devastati i campi, incenerite le città, fucilati a centinaia i difensori della loro indipendenza"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( NOCEDAL deputato spagnolo, 1863 -)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava ed infine abbiamo dato l’incendio al paese abitato da circa 4500 abitanti . quale desolazione, non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti e chi sotto le rovine delle case"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(CARLO MARGOLFO, bersagliere entrato a Pontelandoflo, 1861 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Quelli che hanno chiamato i piemontesi e che hanno consegnato loro il Regno delle Due Sicilie sono un’impercettibile minoranza. I sintomi della reazione si vedono ovunque"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( JORNAL DE DEBATS, novembre 1860 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Gli scrittori italianissimi inventarono dunque i briganti, come avevano inventato i tiranni; ed oltraggiarono, con le loro menzogne, un popolo intero sollevato per la sua indipendenza, come avevano oltraggiato principi, re ed anche regine colle loro rozze e odiose calunnie. Inventarono la felicità di un popolo disceso all’ultimo gradino della miseria, come avevano inventato la sua servitù al tempo de’ sui legittimi sovrani."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(HERCULE DE SAUCLIERES, 1863 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il governo piemontese che si vede presto costretto ad abbandonare il suolo napoletano, si vendica mettendo tutto a ferro e fuoco. Raccolti incendiati, provvigioni annientate, case demolite, mandrie sgozzate in massa. I piemontesi adoperano tutti i mezzi più orribili per togliere ogni risorsa al nemico, e finalmente arrivarono le fucilazioni! Si fucilarono senza distinzione i pacifici abitatori delle campagne, le donne e fino i fanciulli."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( L’ OSSERVATORE ROMANO, 1863 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il progresso e la civiltà, nei tempi correnti, vengono interpretati diversamente da quello che si intendevano innanzi. Oggi, progresso e civiltà all’uso piemontese vuol dire: abbassamento della suprema autorità, della civiltà, della morale. Secondo la loro moda: la proprietà è furto; il diritto è tirannide; la religione è inceppamento; la pietà è delitto; il fucilare è bisogno; lo spoglio dei popoli è necessità. Chi è dunque cieco anche nella mente, da non vedere in questo civiltà ed in questo progresso l’abbruttimento della società?" (TEODORO SALZILLO, 1868 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sento il debito di protestare contro questo sistema. Ciò che è chiamata unità italiana deve principalmente la sua esistenza alla protezione e all’aiuto morale dell’Inghilterra, deve più a questa che a Garibaldi, che non agli eserciti stessi vittoriosi della Francia, e però, in nome dell’Inghilterra, denuncio tali barbarie atrocità, e protesto contro l’egidia della libera Inghilterra così prostituita"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(LORD LENNOX, parlamentare inglese, 1863 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Pare non bastino sessanta battaglioni per tenere il Regno. Ma, si diranno, e il suffraggio universale? Io non so niente di suffraggio, so che al di qua del Tronto non ci vogliono sessanta battaglioni e di là si. Si deve dunque aver commesso qualche errore; si deve quindi o cambiar principi o cambiar atti e trovar modo di sapere dai napoletani, una buona volta, se ci vogliono si o no. Agli italiani che, rimanendo italiani, non vogliono unirsi a noi, non abbiamo diritto di dare archibugiate"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(MASSIMO D’AZELIO )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“In un solo mese nella provincia di Girgenti, le presenze dei detenuti nelle prigioni furono 32000. Non si turbino! Ho qui il certificato, la nota è officialissima, 32.000 presenze in carcere, solo nei trenta giorni del mese. Ed ora, codeste essendo le cifre, io domando all’onorevole ministro dell’Interno: ne avete ancora da arrestare?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(FRANCESCO CRISPI )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Aborre invero e rifugge l’animo per dolore e trepida nel rammentare più paesi del regno napoletano incendiati e rasi al suolo, e quasi innumerevoli integerrimi sacerdoti e religiosi e cittadini di ogni età, sesso e condizione, e gli stessi malati indegnissimamente ingiuriati, e poi eziando senza processo, o gettati nelle carceri o crudelissimamente uccisi."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(PAPA PIO IX, 30 settembre 1861 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Napoli è da sette interi anni un paese invaso, i cui abitanti sono alla mercè dei loro padroni. L’immoralità dell’amministrazione ha distrutto tutto, la prosperità del passato, la ricchezza del presente e le risorse del futuro. Si è pagato la camorra come i plebisciti, le elezioni come i comitati e gli agenti rivoluzionari."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(PIETRO CALA ULLOA )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Posso assicurare alla Camera che specialmente in alcune province, quasi non vi è famiglia, la quale non tremi dell’onnipotenza dell’autorità di polizia, dei suoi errori ed abusi. Sotto la fallace apparenza della persecuzione del brigantaggio si vuole avere in mano la facoltà di arrestare o mandare al domicilio coatto ogni specie di persone al Governo sospette."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( PASQUALE STANISLAO MANCINI, intervento alla Camera, 1864 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non parliamo delle dimostrazioni brutali contro i giornali; non parliamo dell’esilio inflitto per via economica; non parliamo delle fucilazioni operate qua e là per isbaglio dalle autorità militari; ma degli arresti arbitrari di tanti miseri accatastati nelle prigioni senza essere mai interrogati."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(IL NOMADE, giornale liberale 12 settembre 1861)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;Pubblicato da NON MI ARRENDO a 9/05/2010 08:45:00 AM 0 commenti Link a questo post&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-5717675564782437198?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/5717675564782437198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=5717675564782437198' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5717675564782437198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/5717675564782437198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/09/lunita-ditalia-non-e-questa.html' title='L&apos;Unità d&apos;Italia non è questa !!!'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-8547236474166906782</id><published>2010-08-27T13:21:00.001-07:00</published><updated>2010-08-27T13:23:40.638-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brevi di Cronaca'/><title type='text'>La Mafia che al nord "NON" esiste</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/THgeXsa17mI/AAAAAAAAAIc/Hxqvj8UaNU4/s1600/mafia.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 243px; height: 208px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/THgeXsa17mI/AAAAAAAAAIc/Hxqvj8UaNU4/s400/mafia.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5510187536497372770" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La mafia che al nord (non) esiste&lt;br /&gt;Alcune precisazioni storiche su storiche menzogne&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di: Germano Milite&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Qui a Milano la mafia non esiste". A dirlo non è stato un ottuagenario un po' brillo appena uscito dal bar dello sport ma il sindaco del capoluogo lombardo Letizia Moratti. Sulla stessa linea di pensiero, come stranoto, si trovano a viaggiare a metà tra reale ignoranza ed imperdonabile ipocrisia mistificatrice centinaia di autoerevoli esponenti del Pdl ed in particolare della Lega Nord.&lt;br /&gt;Nella nostra penisola, per ragioni fin troppo facili da intuire, si continua anche nel 2010 a ripetere questa sciagurata, odiosa e negazionista litania che recita, in un disperato quanto grottesco e patetico tentantivo di mantrico autoconvincimento, che la malavita organizzata è un problema ed un "vizio" esclusivamente meridionale; nato, cresciuto e confinato all'interno di quei territori ingrati, lontani e oziosi che si stravaccano, pigri ed accaldati, a sud di Roma.&lt;br /&gt;Per carità, che un lavorantore brianzolo che tira picconate o monta motori per 13 ore al giorno da quando aveva 12 anni creda ancora in questa favola della mafia terrona ci può anche stare ma, che il sindaco di Milano e tanti altri esponenti di spicco dell'esecutivo si ostinino a non voler vedere un legame indissolubile che esiste, in maniera sul serio radicata ed inconfutabile fin dagli anni 80, rappresenta motivo di vergogna e delegittimazione per l'intera classe dirigente.&lt;br /&gt;Senza voler scomodare Michele Sindona e Roberto Calvi (le cui biografie invitiamo comunque a leggere con attenzione e curiositò) e la tristemente nota Banca Rasini situata nel pieno centro di Milano (via dei Mercanti), ci basta difatti citare un esempio particolarmente significativo per comprendere quanto, parlare oggi di Nord e Sud del paese dividendo la mala geograficamente, sia incredibilmente fuorviante e sinonimo di cialtroneria imbarazzante o di imperdonabile mala fede.&lt;br /&gt;E' la fine del non troppo lontano 1986 quando, i picciotti siciliani, decidono che è arrivato il momento di stringere un altro patto di sangue (in tutti i sensi) con gli imprenditori del centro- nord. In particolare, con il beneplacito di Salvatore Riina, la famiglia Buscemi di Palermo (composta da membri di Cosa Nostra) entra in società con il gruppo ravennate Ferruzzi-Gardini della Calcestruzzi. La potente famiglia di Ravenna, che conSerafino Ferruzzi ha messo in piedi un impero da multinazionale negli anni precedenti, sfidando con la distrubuzione e la produzione di grano anche gli americani, è la numero uno in Italia proprio per il tanto agognato calcestruzzo.&lt;br /&gt;E' un'azienda solida ed in crescita che sembrava aver trovato in Raul Gardini (succeduto al defunto Ferruzzi) un dirigente giovane, dinamico e lungimirante.&lt;br /&gt;E così, la Calcestruzzi, ha modo di aggiudicarsi il monopolio del fiorente mercato edilizio (per lo più abusivo) di Sicilia, Campania e Calabria. Un mercato finanziato con diluvi incessanti di fondi pubblici che concede a Gardini, tra le varie zone calde, la collina abusiva di Palermo della famiglia di Michele Greco.&lt;br /&gt;Un giro d'affari enorme che fonde in un unico impasto marcio la migliore imprenditoria nordica con la più feroce e spregiudicata malavita meridionale. Un connubio da 26 miliardi di lire (dell'epoca) di capitale capace di aumentare del 20% il valore iniziale in un solo anno di attività. In altre parole, un'azienda del Nord, riceve appalti e finanziamenti pubblici (pagati dai contribuenti di tutto il paese) per costruire case al Sud e piazza, ai vertici dei diversi consigli d'amministrazione delle cave e delle filiali sparse per la Sicilia, membri di Cosa Nostra.&lt;br /&gt;Ma il patto scellerato e miliardario con la mala si rivela ben presto disastroso per Gardini che, qualche anno dopo, si toglierà la vita; forse (non lo sapremo mai con certezza) proprio a causa del patto con la mala.&lt;br /&gt;Ricatti alla famiglia Ferruzzi-Gardini, lavori malfatti e leggi anti-aziendali imposte nei territori del sud sfalderano in breve tempo il gruppo; erodendo risorse economiche e dando una lezione importante anche ai grandi manager del settentrione: la mafia non concede a nessuno la possibilità di salvarsi. Chi stringe un patto con i suoi membri, rischia la vita fin dalla prima firma e deve sottostare ad ogni capriccio, ad ogni carognata, ad ogni minaccia e ad ogni scelta imposta dagli uomini d'onore.&lt;br /&gt;Quello della Calcestruzzi è un esempio tra i tantissimi che, in maniera lampante, palesa il non senso e la miopia dei discorsi a metà tra il demagogico ed il populista di chi aizza le folle ignoranti del nord contro quelle povere (ed altrettanto poco erudite) del sud in una lotta tra straccioni al termine della quale trionfano solo ricconi e mafiosi. Che motivo c'è, quindi, di fare ancora una differenziazione nord virtuoso e trainante e sud arretrato, arraffone, malavitoso ed inefficiente. I fondi pubblici tanto contestati dalla Lega nord hanno e continuano a finanziare anche i gruppi industriali del settentrione; creando mostri bifronte che investono da Roma in su e deturpano, uccidono e distruggono nel meridione.&lt;br /&gt;Eppure, per scoprire l'intollerabile superficialità di certi discorsi para-politici, basterebbe sforzarsi di leggere qualche libro di storia ben scritto.&lt;br /&gt;La cultura è l'unica arma di salvezza e, per potenti e malavitosi, è molto più pericolosa di una pistola puntata alla tempia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:Julianews&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-8547236474166906782?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/8547236474166906782/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=8547236474166906782' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/8547236474166906782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/8547236474166906782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/08/la-mafia-che-al-nord-non-esiste.html' title='La Mafia che al nord &quot;NON&quot; esiste'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/THgeXsa17mI/AAAAAAAAAIc/Hxqvj8UaNU4/s72-c/mafia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-2576381442661972577</id><published>2010-08-02T05:29:00.000-07:00</published><updated>2010-08-02T05:35:19.835-07:00</updated><title type='text'>Ma così si uccide la pecora del Sud !!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TFa7atPJa2I/AAAAAAAAAIM/UsuEDn9WiY4/s1600/Tosa3.JPG"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 333px; height: 241px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TFa7atPJa2I/AAAAAAAAAIM/UsuEDn9WiY4/s400/Tosa3.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5500790062373759842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di Lino Patruno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il ministro Tremonti è molto semplice. Se i Comuni del Sud non ce la fanno, aumentino le tasse. Ma a furia di tosarla, la pecora muore. Già oggi che non c’è ancora il federalismo fiscale del «ciascuno si tiene i suoi soldi e fa da sé», le tasse locali al Sud sono aumentate più che al Nord. Venti per cento. Complice soprattutto l’Ici, la tassa sulla casa, la cui abolizione ha inguaiato i sindaci sudisti. Come pure il «patto di stabilità», spese proibite anche se la cassa te lo consente.&lt;br /&gt;Il Nord l’ha risolta spendendo meno per gli investimenti, cioè le spese eccezionali, non quelle per far andare avanti la baracca, a cominciare dalla spesa sociale per chi ha più bisogno. Il Sud, per non lasciare in mezzo a una strada chi non arriva alla fine del mese, ha invece dovuto alzare le tasse e le tariffe. E partendo da redditi meno sostanziosi di quelli del Nord, quindi danno maggiore ed entrate minori.&lt;br /&gt;Figuriamoci col federalismo. Quando cioè, ammettono anche i meno teneri verso il Sud, arrivando meno soldi dallo Stato il rischio di un’esplosione delle tasse locali non sarà solo un rischio. Dice: allora il Sud dovrà imparare a spendere meno, ad avere più responsabilità perché la pacchia è finita. E se gli amministratori non l’avranno, gli elettori li manderanno a casa. Tutto perfetto. Come dire a un padre di famiglia con due figli a carico e mille euro al mese, se spendi bene ti vai a fare pure le vacanze ai Caraibi. Quello magari esce di testa e fa un casino, eppure sembrava una persona per bene.&lt;br /&gt;E poi, è vero, di sindaci e presidenti sciagurati al Sud ne abbiamo avuti e ne abbiamo, basta andare a vedere consulenze, feste e gemellaggi vari. Per non parlare dei banditi della sanità. I critici, anche meridionali, hanno ragione. Ma al Sud c’è meno lavoro, più gente che non riesce a pagarsi il medico, una famiglia su tre è povera, in vent’anni ne sono emigrati due milioni e mezzo, soprattutto giovani. Ed è un po’ più complicato ogni giorno dover mettere pezze di qua e di là, sentire gridare sotto il Comune «come dobbiamo fare». Fino al punto che rischiano di essere eroi, non cacciati ma rieletti, proprio i sindaci e i presidenti più sciagurati, quelli che più spendono e più tassano. E poi si vede.&lt;br /&gt;Ma la smettano i professorini della Lega Nord di pontificare che quando ogni Regione sarà responsabile a casa propria, anche il Sud andrà meglio. Biascicato dall’alto di un reddito di circa il 40 per cento in più: i contadini dicevano che il ricco non capirà mai il povero. E la smetta il presidente Formigoni di ripetere una cosa vera, che oggi ogni lombardo passa alle altre Regioni 368 euro all’anno e si è stancato, specie se poi si sprecano e il Sud resta sempre Sud. Perché Formigoni, cui non dovrebbero mancare carità cristiana e correttezza, dovrebbe aggiungere che quei 368 euro gli ritornano, e con gli interessi, come spesa dello Stato, cioè con soldi anche meridionali.&lt;br /&gt;È stato il recente rapporto Svimez (Associazione sviluppo Mezzogiorno) a far sapere che, dal 2001 al 2009, la spesa dello Stato al Sud è scesa dal 41 al 34 per cento. E tutti sanno che non ha mai raggiunto quel 45 per cento fissato da vari governi, e non per fare rivoluzioni ma per fare giustizia al Sud. E tutti sanno, fingendo di non saperlo, quanto il Nord ricava dal Sud come mercato dei suoi prodotti, come incentivi per le sue imprese, come commesse di lavori pubblici. Incassando al Nord le tasse anche per le attività svolte al Sud.&lt;br /&gt;Tutti sanno quanto il Nord incassa come valore dei laureati meridionali che vi salgono: 18 mila nel 2009. Non solo classe dirigente (rieccola) che il Sud perde, ma anche danno economico colossale: se ogni laureato costa 100 mila euro (dati Ocse), ogni anno il Sud regala al Nord un investimento di due miliardi di euro.&lt;br /&gt;Anzi, a volersi amaramente divertire, calcolando che il 17 per cento almeno della popolazione del Nord è meridionale, e valutando gli uomini come si fa con gli animali da lavoro, il meridionalista Manlio Rossi-Doria stabilì che ogni emigrato sia costato a chi lo ha «allevato» da 5 a 8 milioni di vecchie lire. La moltiplicazione arriva a 20-30 mila miliardi di lire ceduti al Nord, il doppio di quanto lo Stato ha speso nel Mezzogiorno dal 1950 in poi. Per non calcolare quanto quegli emigrati siano stati la fortuna del Nord. Il «miracolo economico».&lt;br /&gt;Siccome Tremonti ha anche i giorni buoni, ha poi detto che col federalismo fiscale «saremo prudenti, non abbiamo la minima intenzione di rischiare». Figuriamoci il Sud. E il presidente Napolitano ha aggiunto che ci vuole un «cambio di strategia» per lo sviluppo del Sud. Non politiche speciali quando la piazza ribolle, ma governi che vedano con onestà le cifre del Sud e dicano: le abbiamo anche volute noi, non è giusto lasciarle così, altro che ciascuno si tenga il suo. Se questo è meridionalismo piagnone, Bossi è un lord inglese. Improbabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno del 30/07/2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-2576381442661972577?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/2576381442661972577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=2576381442661972577' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2576381442661972577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2576381442661972577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/08/ma-cosi-si-uccide-la-pecora-del-sud.html' title='Ma così si uccide la pecora del Sud !!'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TFa7atPJa2I/AAAAAAAAAIM/UsuEDn9WiY4/s72-c/Tosa3.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-211872065074246831</id><published>2010-06-16T07:23:00.000-07:00</published><updated>2010-06-16T07:29:41.180-07:00</updated><title type='text'>Per il Sud un solo articolo !!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TBjfbCyBlZI/AAAAAAAAAIE/beIS_LXwnh0/s1600/Sicilia-Magna-Grecia-765w.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TBjfbCyBlZI/AAAAAAAAAIE/beIS_LXwnh0/s400/Sicilia-Magna-Grecia-765w.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483378202019730834" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di Lino Patruno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Sud ci sta facendo diventare tutti come la Grecia. C’è sempre qualche scemino che fra le lacrime e sangue di questi giorni ritira fuori inviperito il motivetto. È come un caffè durante la giornata: va sempre bene. Si trova un colpevole di tutto, si fa una sparata e ci si ricompone rassicurati sulla propria virtù. Il Sud che spreca. Il Sud che evade le tasse. Il Sud della criminalità. Il Sud della Salerno-Reggio Calabria, un’altra estate d’inferno: ignorando che le imprese che vi lavorano sono tutte settentrionali, con briciole di subappalti ai meridionali. E che più ci stanno, più ci guadagnano. I furbetti dell’autostrada.&lt;br /&gt;Ma di questo Sud non se ne può più. I dipendenti pubblici, per esempio. Perché in una Asl lombarda ce ne sono tot e in Calabria il triplo? Perché così si supplisce all’altro lavoro che non c’è. Diciamo un ammortizzatore sociale.E come, a spese dello Stato? Certo, se lo Stato non preferisce la rivolta di piazza. E visto che non ha mai fatto granché perché il lavoro ci fosse. Ma come, con tutti i soldi che ha speso? Sì, ma non per creare lavoro, ma per creare consumatori. Indovinate di cosa? Dei prodotti del Nord. Soldi che hanno preso la solita via del ritorno verso chi ora fa la morale. Anzi a chi ora dice che c’è un «sacco del Nord», 50 miliardi che ogni anno passano dal Nord nella voragine del Sud. E certo, è il Sud che deve lamentarsene, se ancora oggi è lasciato in questa condizione. Tanto poi, tra soliti prodotti venduti al Sud, appalti, grandi lavori, tasse pagate al Nord pur lavorando al Sud, se li riprendono con gli interessi, quindi gli conviene. Altro che sacco.&lt;br /&gt;Sì, ma non si capisce perché una garza debba costare 5 al Nord e 10 al Sud. Bah, se è una truffa, c’è la legge, se non ti salva sempre un indulto o una prescrizione e non ti fai dieci anni neanche se hai strozzato la nonna. Ma se non è una truffa, se c’è minore efficienza in tutto al Sud può capitare che ci siano costi maggiori, altrimenti che inefficienza sarebbe. E se c’è minore efficienza, non dipende dai meridionali che hanno un cranio da briganti e sono più tufagni a furia di farsela con i loro vicini africani, come Lombroso e compagni pontificano. Dipende dal fatto che l’efficienza è figlia dell’organizzazione. E che l’organizzazione è figlia dei servizi pubblici a disposizione. E che se questi servizi pubblici (mettiamo trasporti, comunicazioni, banche, pubblica amministrazione) fossero al Sud dello stesso livello del Nord, anche la garza non costerebbe di più. Perché la garza è il risultato di un percorso che non parte dalla garza.&lt;br /&gt;Va bene, ma allora la scuola, incalza lo scemino. I ragazzi meridionali sono un anno e mezzo indietro rispetto a quelli del Nord. E gli ultimi posti nelle classifiche di profitto: non è una questione di cranio? No, carino, perché anche la scuola è figlia di tante mamme. Se il reddito del Sud è del 30 per cento meno di quello del Nord, è possibile che i ragazzi del Sud non abbiano famiglie in grado di aiutarli a fare i compiti, né libri in casa, né biblioteche, né laboratori, non possano consentirsi ripetizioni, non abbiano scuole confortevoli.&lt;br /&gt;E anche se volessimo prendercela con i benedetti professori, sono gli stessi che quando vanno al Nord, che ne è pieno, fanno faville formando quei ragazzi del Nord che sembrano fenomeni ma sono soltanto più attrezzati e fortunati. Fino al punto, come nel Nordest, di fregarsene della scuola, meglio andare subito a fare soldi mentre da noi devono fare i ragazzi del bar e studiare pure morti di sonno.&lt;br /&gt;Per tutti gli scemini che parlano di Sud parassita alle spalle del Nord, ci vorrebbe una volta per tutta un’indagine che non c’è: quanti denari nei 150 anni di unità d’Italia sono saliti (o risaliti) dal Sud al Nord. Per capire che un Sud così farebbe comodo a chiunque non fosse interessato a una giustizia sociale ma a un utile squilibrio. E che ha fatto comodo a chi ha sempre scelto (purtroppo con la complicità dei politici, e non solo, del Sud) che crescesse il Nord portandosi dietro il Sud, da bacchettare però caso mai venisse fuori la verità.&lt;br /&gt;Insomma un Sud così conviene. Anche, occorre dirlo, a troppo Sud. Fino all’improntitudine di una Lega Nord che, pur sapendo tutto ciò, dice di volersi tenere i suoi soldi, ma non fino al punto di perdere il Sud come consumatore e riserva di caccia per le sue imprese. Un perfezionamento del sistema di sfruttamento.&lt;br /&gt;Il Sud è ovviamente rovinato anche dai suoi collaborazionisti, dalla politica più interessata a gestire soldi in arrivo che al futuro dei suoi ragazzi. Così è andata avanti finora. Perché se si volesse cambiare basterebbe una sola legge con un solo articolo: «Da oggi il governo si occupa del problema del Sud come unico sistema per far crescere tutto il Paese». Siccome non si fa, crescono collaborazionisti e scemini. Accusando addirittura il Sud di far diventare tutti Grecia. Facce di bronzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:Gazzetta del Mezzogiorno&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-211872065074246831?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/211872065074246831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=211872065074246831' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/211872065074246831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/211872065074246831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/06/per-il-sud-un-solo-articolo.html' title='Per il Sud un solo articolo !!'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TBjfbCyBlZI/AAAAAAAAAIE/beIS_LXwnh0/s72-c/Sicilia-Magna-Grecia-765w.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-6892357147846800230</id><published>2010-06-07T05:47:00.001-07:00</published><updated>2010-06-07T05:50:57.566-07:00</updated><title type='text'>Le Province restano ? Paghi la Lega !!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TAzqiI7x59I/AAAAAAAAAH8/J35rMcCURBM/s1600/province.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 342px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TAzqiI7x59I/AAAAAAAAAH8/J35rMcCURBM/s400/province.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5480012718837721042" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di Eugenio Mazzarella da il Corriere del Mezzogiorno -&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro direttore, nell’editoriale di sabato scorso sul Corriere della Sera Angelo Panebianco ha sviluppato considerazioni importanti sull’attuazione del federalismo fiscale, partendo dall’assunto che la sua finalità dichiarata — contenere e razionalizzare la spesa pubblica, ridurre il ruolo dell’intermediazione statale, eliminare gli sprechi — è cosa necessaria, ma che rischia di restare scritta nel libro dei sogni, se anche la Lega, non ha intenzione di rinunciare a nessuno degli strumenti locali di intermediazione politica, leggi le Province.&lt;br /&gt;La reboante minaccia di guerra civile di Bossi se gli toccano la Provincia di Bergamo è sintomatica, e racconta di una pericolosa simmetria, nell’attaccamento alle ragioni dell’intermediazione politica in eccesso sul territorio, con il notabilato politico meridionale, certo ben più scadente nelle performance amministrative. La spesa di questa intermediazione politica territoriale è evidentemente superflua dappertutto, e serve sostanzialmente per il sostentamento del «clero» politico al Nord come al Sud, portando al doppio i costi della politica in Italia rispetto alle medie europee. Certo, la maggiore efficienza dell’eccesso di intermediazione politica territoriale al Nord rende meno inviso sui territori il sovracosto politico che comunque rappresenta, soprattutto se comparato all’inefficienza amministrativa media meridionale. Ma in punta di diritto, di etica dell’amministrazione e di buona politica, in una fase economica così difficile i costi politici inutili andrebbero tagliati dappertutto. Le cose nell’analisi di Panebianco sono aggravate dal fatto che l’intermediazione politica al Sud è un importante bacino elettorale del centrodestra, cioè della maggioranza di governo che tiene la Lega al centro della politica italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Morale della favola: l’abbattimento strutturale dei costi della politica, che solo renderebbe sostenibile ed efficiente il federalismo fiscale, non si può fare perché i «virtuosi» leghisti non lo vogliono al Nord e al Sud si rischia di far venire meno il network di maggioranza che pone la Lega al centro degli equilibri di governo. Un bel busillis, che ha davanti a sé tre possibilità, che Panebianco elenca. O il federalismo non si fa perché a causa della crisi non ne sono sopportabili i costi di avvio, in assenza di tagli sostanziali alla politica che nessuno vuole. Oppure si fa un falso federalismo, della serie tutto cambi perché niente cambi, e dove nessuno perde niente per adesso, ma che in realtà continua a scaricare la bolletta dei costi sulle generazioni future (la soluzione peggiore), o peggio ancora — aggiungiamo noi — un federalismo da abbandono, in sostanza lasciar marcire ed aggravare il divario Nord-Sud. Terza possibilità: si fa davvero il federalismo fiscale e per finanziarlo si tagliano i sovracosti della politica, ma così rischiano di saltare gli stessi equilibri politici che danno la maggioranza in sede nazionale alla richiesta federalista della Lega. A questo punto Panebianco avanza una quarta possibilità: si ricorre a soluzioni istituzionali diverse a seconda dei territori: federalismo al Nord, controllo centralizzato sulla spesa al Sud; per Panebianco la ricetta migliore, se non fosse politicamente impraticabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una impraticabilità simile avevamo proposto qualche settimana addietro sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno, sostenendo provocatoriamente persino l’ipotesi di una sola macroregione meridionale, con Province azzerate, e spesa centralizzata, che avrebbe potuto darci un vantaggio competitivo sulle regioni del Paese che avessero tenuto attivi (a spese loro!) i sovracosti politici locali a cominciare dalle Province, reinvestendo al Sud in sviluppo, sicurezza e legalità, tutti i risparmi di spesa ivi realizzati in sede di intermediazione politica in eccesso. Insomma, se la Provincia di Bergamo la vogliono se la paghino i bergamaschi con un’addizionale specifica, magari gli passa la voglia! Vuoi vedere che il politicamente impraticabile, se minacciato, apre la strada a un federalismo seriamente attuato, senza costi aggiuntivi della politica al Nord come al Sud?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-6892357147846800230?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/6892357147846800230/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=6892357147846800230' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6892357147846800230'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/6892357147846800230'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/06/le-province-restano-paghi-la-lega.html' title='Le Province restano ? Paghi la Lega !!'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/TAzqiI7x59I/AAAAAAAAAH8/J35rMcCURBM/s72-c/province.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-4687216204518336823</id><published>2010-05-13T05:40:00.000-07:00</published><updated>2010-05-13T05:57:37.255-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Calabria Borbonica'/><title type='text'>L'UNESCO CI RICONOSCE LA LINGUA MA LO STATO CENTRALE NO</title><content type='html'>L'UNESCO CI RICONOSCE LA LINGUA MA LO STATO CENTRALE NO&lt;br /&gt;Dal febbraio del 2000 ogni anno per promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo, viene celebrata La Giornata Internazionale della Lingua Madre, proclamata dalla Conferenza Generale dell’UNESCO. La Giornata Internazionale della Lingua Madre si celebra il 21 febbraio di ogni anno, ma dovunque viene preceduta da una settimana di iniziative, manifestazioni, scritti e letture, costituisce un’occasione per ricordare agli stati membri il fine di questa giornata: il riconoscimento della diversità linguistica e l’importanza dell’educazione al multilinguismo.&lt;br /&gt;In un sistema che pone al proprio centro la persona umana riconoscendo come proprio fondamento i suoi diritti innati, un peso fondamentale ha la lingua madre. Potremmo definire la lingua madre come la lingua che la persona sceglie e predilige per esprimere se stesso e per esplicitare con se stesso le proprie emozioni, la lingua scelta per rapportarsi con coloro che appartengono al proprio gruppo culturale di origine. La lingua madre, dunque, ci porta al tema dell’identità culturale e, più precisamente, al diritto all’identità culturale.&lt;br /&gt;Secondo l'Unesco, quindi le Nazioni Unite, le lingue in pericolo parlate nello Stato italiano sono 31. Secondo lo Stato italiano (Legge 482/99), le lingue in pericolo parlate nel suo territorio sono 12.&lt;br /&gt;In particolare l’Unesco riconosce al Napoletano ed al Siciliano lo stato di lingua madre, ciò vuol dire che tra le lingue italo-meridionali sono da considerarsi lingue separate dall'italiano standard (Toscano) e non dialetti di questo. Addirittura la Sicilia è l'unica Regione a Statuto Speciale che non si vede riconosciuta la propria lingua.&lt;br /&gt;Per fare meglio chiarezza, va sottolineata la differenza tra Lingue e dialetto. Un dialetto (dal greco διάλεκτος, dialektos, letteralmente "lingua parlata") è una varietà linguistica (o idioma) usata da abitanti originari di una particolare area geografica. Il numero di locutori, e l'area stessa, possono essere di dimensione arbitraria. Ne consegue che un dialetto per un'area più ampia può contenere molte varianti, che a loro volta possono contenere sottovarianti di aree ancora minori, e così via. La lingua è il modo concreto e determinato storicamente con cui si manifesta la capacità comunicativa verbale del linguaggio, dal quale si distingue in senso proprio. I tratti comuni che individuano una lingua sono il vocabolario, il sistema fonematico comune, la grammatica e la sintassi, lo stile e la pragmatica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;area di influenza Lingua Napoletana&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S-vzu80B-NI/AAAAAAAAAHs/Lqv33BZflP0/s1600/400px-Neapolitan_language.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 343px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S-vzu80B-NI/AAAAAAAAAHs/Lqv33BZflP0/s400/400px-Neapolitan_language.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5470734160295491794" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;area di influenza Lingua Siciliana&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S-v0Ilu659I/AAAAAAAAAH0/pGkU0Ah-B-Y/s1600/Dialetti%2Bitaliani%2Bmeridionali%2Bestremi.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 284px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S-v0Ilu659I/AAAAAAAAAH0/pGkU0Ah-B-Y/s400/Dialetti%2Bitaliani%2Bmeridionali%2Bestremi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5470734600776640466" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ottenere uno status legale del Napoletano e del Siciliano come Lingue Proprie dell’Italia meridionale ne permetterebbe l’utilizzo nelle scuole, negli uffici pubblici e nei mezzi di informazione.&lt;br /&gt;L' attività di valorizzazione è portata avanti principalmente da associazioni culturali e gruppi musicali e teatrali. Sono presenti anche siti Internet in lingua napoletana e siciliana. La lingua napoletana, come quella siciliana e le altre parlate meridionali, soffrono il fatto di essere state confinate dalla cultura ufficiale italiana nel "ghetto" dei dialetti. A Napoli, come a Palermo c'è una spinta a vergognarci di una cosa che è parte della nostra identità. La poesia, il teatro, la musica e in generale la cultura e l’identità di un popolo si stanno estinguendo inesorabilmente e se non si interviene immediatamente tale patrimonio sarà perso per sempre. In Spagna, per esempio, il popolo catalano ha riposto molti sforzi nella conservazione della sua lingua e molto orgoglio nel ritrovarla, da noi, il sistema unitario ci spinge a vergognarci del suo utilizzo.&lt;br /&gt;"Il napoletano è una lingua - ha affermato Giovanni Cervero, presidente del Forum delle associazioni di Positano (dove si celebra ogni anno la Giornata Internazionale della Lingua Madre promossa dall’UNESCO), perchè è stato l'idioma ufficiale del Regno di Napoli, è esistita per ottocento anni, nata prima dell'italiano ed esiste ancora".&lt;br /&gt;Tra i poeti contemporanei che hanno scelto di esprimersi in siciliano Ignazio Buttitta è il più noto e il più conosciuto, sia in Sicilia che nel resto dell'Italia. Scomparso del 1997, la sua lirica più famosa è Lingua e dialettu, dove implora i siciliani affinché conservino la propria lingua:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un populu mittitilu a catina spughiatilu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;attuppatici a vucca è ancora libiru.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Livatici u travagghiu u passaportu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a tavula unnu mancia u lettu unnu dormi,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;è ancora riccu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un populu diventa poviru e servu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;quannu ci arrubbanu a lingua&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;addutata di patri:è persu pi sempri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a tal proposito va ricordato Rémy de Gourmont, poeta, scrittore e critico letterario francese il quale scrisse: “Quando un popolo non osa più difendere la propria lingua, è pronto per la schiavitù”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-4687216204518336823?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/4687216204518336823/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=4687216204518336823' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/4687216204518336823'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/4687216204518336823'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/05/lunesco-ci-riconosce-la-lingua-ma-lo.html' title='L&apos;UNESCO CI RICONOSCE LA LINGUA MA LO STATO CENTRALE NO'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S-vzu80B-NI/AAAAAAAAAHs/Lqv33BZflP0/s72-c/400px-Neapolitan_language.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-995875799377775884</id><published>2010-05-06T11:05:00.000-07:00</published><updated>2010-05-06T11:08:23.105-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Magna Grecia'/><title type='text'>Magna Grecia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S-MFP1sW8eI/AAAAAAAAAHk/S6-1S1CHpyQ/s1600/Statuetta+di+toro_9_46_37.jpg.png"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 356px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S-MFP1sW8eI/AAAAAAAAAHk/S6-1S1CHpyQ/s400/Statuetta+di+toro_9_46_37.jpg.png" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5468220142227223010" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Venivano dalla madre Grecia e portarono la civiltà, l'organizzazione, il commercio, l'arte, le scienze, il pensiero. Quando il Nord dell'Italia viveva ancora nella barbarie e Roma cominciava appena ad uscirne, una serie di città greche sparse lungo le cos...te dell'Italia meridionale e della Sicilia avevano già raggiunto un grande livello di civiltà e di prosperità. A partire dagli insediamenti dei Calcidesi a Pithekuossai – l'odierna Ischia – e a Cuma, nella prima metà del secolo VIII a. C., molte altre città greche sorsero nel Sud dell'Italia: Sibari, Napoli, Messina, Selinunte, Agrigento, Gela, Megara-Iblea, Crotone, Paestum, Taranto, Metaponto, Locri, Reggio, Taormina, Catania, Siracusa e costituirono la Magna Grecia. Esse, come la madre patria, furono "poleis", ciascuna indipendente. Tutto in quelle città fu greco: la religione, la cultura, i templi, i dipinti, le statue, il modo di abitare, l'acropoli, l'agorà, il calendario, il sistema di pesi e misure. Cinque secoli di storia straordinaria che costituirono un modello perenne di civiltà che s'irradiò pian piano nel resto della Penisola e in Europa. E fu proprio quella parte della Magna Grecia – oggi Calabria – a regalare il nome storico di "Italia" e porsi, insieme a tutte le altre città come luogo d'incontro tra Oriente ed Occidente. Era nato un "nuovo uomo". Era nata una nuova grande civiltà. Era nata nel Sud dell'Italia. Vennero da lontano, anzi da molto lontano i padri fondatori di quell'incredibile "fabbrica politica del Sud". I loro antenati Vichinghi partirono dalla Scandinavia, "regno di Odino e dei mostruosi Kroll", e scesero verso ovest fermandosi sulle coste settentrionali della Francia che assunse il nome di Normandia. Quei barbari, rozzi e incolti, nella loro discesa verso Ovest e verso Sud, seppero però, in breve tempo, accettare il credo cristiano, sostituire il primitivo linguaggio con la lingua d'oïl di origine latina e, in poche generazioni, formarono una perfetta società feudale con i loro cavalieri e i loro nobili I Normanni, dunque, ormai cavalieri, pragmatici ed animati da ideali, scesero nelle nostre terre, cavalcando per pianure e città, addobbati con i loro elmi, i loro spadoni, le loro calzamaglie di fil di ferro, istillando pian piano la loro straordinaria capacità a raggruppare e organizzare popoli e terre, affari e ricchezze, rapporti e modi di vita, in qualcosa che essi chiamarono regno e che noi, oggi, chiamiamo stato. E saranno gli Altavilla ad avviare quella "fabbrica del Regno"che con alterne vicende durerà molti secoli. Così, Ruggero I cominciò a gettare le fondamenta di uno stato plurietnico e poliglotto, nel quale Normanni e Greci, Saraceni e Latini avrebbero, sotto un controllo centralizzato, conservato le proprie fedi e tradizioni culturali, in perfetta armonia e reciproco vantaggio. Il "Regno di Napoli" o "delle Due Sicilie" o "Sud" che dir si voglia era diventato nei secoli indipendente da chi lo governava, un vitalissimo organismo geopolitico. Il Sud disponeva oramai di una sostanziale autonomia, di un'identità forte, fatta di popolazioni amalgamate, di un'economia agricola e marinara, di un vernacolo "consonantico" che era la lingua mediterranea, di tradizioni e costumi. E sarà proprio Ruggero II, incoronato re nella notte di Natale del 1130, con la sua saggezza e determinazione, a compiere il passo qualitativo più importante nell'opera di edificazione del Regno e, cioè, la definizione di quelle norme valide per tutte le regioni del Sud (Assise di Ariano). I Normanni, dunque, operarono la "reductio ad unum" sul modello greco-romano, di regioni poste all'incrocio di tre specchi del Mediterraneo. La capacità in altre parole, di edificare un regno sottratto alla parcellizzazione e alla dispersione dei poteri, tipica dell'età feudale, un regno via via più strutturato, un organismo politico con i suoi popoli, le sue lingue destinate a far "koinè", le sue città ricche di storia e d'arte, la sua economia mista tra agricola e mercantile e, ovviamente, le sue leggi e istituzioni. Un regno, insomma, sganciato dal destino dei suoi re e governatori. Questi passano, il regno resta. Venne dalla Spagna il giovane Carlo III di Borbone, figlio di Filippo V e di Elisabetta Farnese, con l'incarico di ricomporre il Sud, il Regno delle Due Sicilie. E così, nel luglio del 1734 iniziò l'avventura dei Borbone del Sud. Un'avventura durata 126 anni, fino al 1860, che creò uno stato indipendente con le sue leggi, la sua economia, il suo esercito, le sue tradizioni, la sua bandiera, la sua dignità. Carlo – "il re perpetuo" – fu uno dei più saggi, autorevoli ed illuminati sovrani d'Europa. Si circondò di uomini illustri ed esperti, a cominciare da Bernardo Tanucci, sostenne la cultura, migliorò le leggi, costruì grandi opere come la Reggia di Caserta dotata di un acquedotto di ventisette miglia e il Teatro San Carlo, massimo d'Europa. Si avviarono gli scavi di Ercolano e Pompei, si costruì l'Albergo dei Poveri, commissionato a Ferdinando Fuga, dove furono accolti gli indigenti di tutto il Regno e che rimane oggi il più grande edificio del settecento esistente. Commissionò la stesura di un codice ad autorevoli giuristi, fondò nelle province scuole ed accademie, tutelò le arti e il commercio, incentivò l'agricoltura ma, soprattutto, limitò i privilegi dei baroni. Carlo III, dunque, seppe continuare, rafforzandola, quell'identità nazionale iniziata nel 1130, regalando al Sud e a Napoli uno di periodi più splendidi della loro storia, con una definitiva indipendenza ed autonomia che sarebbe continuata , con alterne vicende, con luci e ombre, anche con gli altri sovrani fino al 1860, quando il processo di unità nazionale italiano pose fine a quella straordinaria vicenda storica durata quasi otto secoli. Vennero dall'ostile Piemonte i liberatori sabaudi, i fratelli d'Italia che, tradendo gli ideali democratici e risorgimentali che pur avevano animato tenaci, convinte e tal volta eroiche minoranze intellettuali, imposero la loro logica di annessione e di ampliamento territoriale. E fu l'Inferno! Una feroce guerra civile lunga quasi dieci anni. Migliaia di morti. Migliaia di prigionieri rinchiusi nei lager del Nord Italia. Intere città rase al suolo. Atti di barbarie, come le avvisaglie prenaziste del generale Cialdini. Il saccheggio dell'intera ricchezza di quello che era stato, in assoluto, il più ricco degli stati italiani. Per Mafia e Camorra, poi, cui fu affidato subito l'ordine pubblico e la gestione del plebiscito, si aprì una nuova epoca: il potere pubblico – nella nascente Italia unita – aveva bisogno "istituzionalmente" dei loro servizi e pagava…pagava bene, come nel caso dei trentaquattro miliardi (a valore di oggi) girati alla Camorra. Venne, poi, l'emigrazione forzata. Nel solo periodo che va dal 1876 al 1920, circa un milione e ottocentomila meridionali furono costretti ad emigrare in lontane terre, con il loro carico di dolore e di nostalgie. Ma venne soprattutto l'incomprensione. La demonizzazione del meridionale, la "razza maledetta", "la palla al piede", le teorie razziste, giunte come si sa fino ai giorni nostri. Ma sia ben chiaro: tutto ciò è potuto accadere anche grazie alle gravi responsabilità di molti meridionali presenti nella politica, nelle istituzioni, nell'economia, nell'informazione, che hanno tradito il loro popolo, svendendo per i propri tornaconti la dignità di milioni di persone. Ignobili figure da relegare nella discarica della storia. Il Sud, però, dato più volte per spacciato è sempre riuscito a sopravvivere, a rialzarsi anche nei momenti più drammatici della sua lunga vicenda storica. È rimasto vivo e geloso della propria identità, rigettando spesso inconsciamente, ogni sostanziale forma di adattamento estranea alla sua tradizione. Una lunga storia quella della nazione meridionale che deve ritornare a guardare al futuro con la consapevolezza di aver avuto un grande passato. Nuovi uomini, nuove donne, nuove sane energie che debbono oggi unirsi per costruire una "Comunità Politica" del Mezzogiorno, sviluppando un progetto di rinascita e di ricostruzione dell'identità territoriale. Un esercito delle coscienze motivato e determinato pronto a marciare verso i sentieri delle future generazioni. www.laltrosud.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-995875799377775884?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/995875799377775884/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=995875799377775884' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/995875799377775884'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/995875799377775884'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/05/magna-grecia.html' title='Magna Grecia'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S-MFP1sW8eI/AAAAAAAAAHk/S6-1S1CHpyQ/s72-c/Statuetta+di+toro_9_46_37.jpg.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-2415345377424970271</id><published>2010-03-14T04:14:00.000-07:00</published><updated>2010-03-14T04:17:57.373-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Questione Meridionale'/><title type='text'>Si fa presto a dire troppe cose sul Sud</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S5zFyhPn6wI/AAAAAAAAAHU/w-7YsXvHktI/s1600-h/divisa.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 277px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S5zFyhPn6wI/AAAAAAAAAHU/w-7YsXvHktI/s400/divisa.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5448447120919489282" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di Lino Patruno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si fa presto a dire troppe cose sul Sud, standosene comodamente altrove. Primo esempio, la criminalità. Confindustria mette fuori tutti i suoi iscritti che pagano il pizzo. Bene, applausi, così bisogna fare. Nessuno però chiede o dice se contemporaneamente Confindustria crea una rete a protezione dei suoi iscritti che dicono «no» all’estorsione, tenendo conto che ne è vittima almeno (almeno) un imprenditore su tre. Perché, parliamoci chiaro, chi dice «no» fa benissimo, è un atto di civiltà, altrimenti non sarà più libero. Ma si prende dei rischi, dai quali deve pretendere di essere difeso. È vero che ci sono esempi edificanti di vite votate alla lotta alle mafie. E c’è chi la vita l’ha persa e ora è un simbolo per tutti. Ma è anche vero che nessuno può essere lasciato solo, perché le mafie sarebbero più forti e questo vogliono. Ed è anche vero che nessuno ha l’obbligo di essere un eroe. Perché, quando si finisce all’eroe, significa che la lotta alle mafie è mezza perduta. Si aggiunge, scandalizzandosene: in molte zone del Sud lo Stato non c’è più, lo Stato è la mafia. Che dispensa posti di lavoro, assiste chi ne ha bisogno, risolve i problemi di chi vi ricorre. È anche la mafia che ammazza chi non ci sta, che costringe a servirsi dei suoi supermercati, che impone le condizioni agli altri, che si appropria degli appalti, che a volte ha suoi uomini nei consigli comunali. Insomma che distrugge l’economia e la politica pulite. Automatico che si additi questa come un’altra vergogna del Sud. Automatico che chi ci sta è complice, quindi Sud tutto mafioso.&lt;br /&gt;Ma nessuno che anche qui si chieda cosa ha fatto lo Stato per impedire che ciò avvenisse. Perché la difesa della legalità spetta allo Stato e non ai cittadini, non è fai-da-te. I cittadini devono collaborare denunciando, ma neanche in questo caso devono essere lasciati soli. E difesa della legalità non significa una pattuglia di polizia in più, o un magistrato in più, o la visita di un ministro quando scorre il sangue. Significa fiducia della gente. Significa riempire i quartieri di socialità e sicurezza. E convinzione che rivolgersi allo Stato convenga di più e faccia sentire più tranquilli.&lt;br /&gt;Si fa presto a dire troppe cose sul Sud, standosene comodamente altrove. Secondo esempio, la scuola. Una ricerca della Fondazione Agnelli ha stabilito che, a parità di condizioni, uno studente meridionale ha un livello di istruzione di un anno e mezzo indietro rispetto a uno studente settentrionale. Parità di condizioni vuol dire stesso tipo di scuola e stesso anno di classe. Dovrebbe voler dire anche stesso livello culturale della famiglia, stesso sviluppo della città, stessa dotazione di libri, stessa possibilità di frequentare, stessa capacità degli insegnanti. A parte gli insegnanti, fuori discussione perché ce ne sono moltissimi meridionali anche al Nord, siamo sicuri che tutto il resto sia «a parità di condizioni»? E cosa fa lo Stato per dotare la scuola meridionale di mezzi che le facciano superare l’handicap di partenza?&lt;br /&gt;Si fa presto a dire troppe cose sul Sud, standosene comodamente altrove. Terzo esempio, l’uso delle risorse nazionali. Si è parlato in questi giorni, grazie al libro del sociologo torinese Luca Ricolfi, di «sacco del Nord». Ogni anno lo Stato passerebbe 50 miliardi del Nord al Sud sempre bisognoso di assistenza. Ovvia la reazione: non potete più vivere alle nostre spalle, così se ne va alla malora anche il Nord. Ma nessuno che calcoli quanti di quei miliardi il Nord li ricavi dallo stesso Sud senza che appaia, nessuno che calcoli chi saccheggia chi. Il risparmio del Sud che le banche passano al Nord. Le commesse pubbliche acquisite dalle imprese del Nord al Sud. Le tasse pagate al Nord (dove hanno sede fiscale) dalle imprese settentrionali che fanno profitti al Sud. I prodotti del Nord venduti al Sud. Il lavoro al Nord dei meridionali diplomati o laureati al Sud (che ne ha sostenuto la spesa mentre il profitto se lo prendono al Nord). Gli incentivi che le aziende del Nord incassano venendo al Sud.&lt;br /&gt;Si fa presto a dire troppe cose sul Sud, standosene comodamente altrove. Quarto esempio, lo scarso senso civico del Sud. Ma nessuno che si vada a rileggere la storia di uno Stato che, limitandoci ai soli ultimi 150 anni (l’Unità), verso il Sud è stato più nemico che amico. Essendone ricambiato. Quinto esempio, il divario fra Sud e Nord. Ma nessuno che, per le sole infrastrutture, calcoli che, mentre al Nord irrompe l’alta velocità ferroviaria, al Sud ci sono mille chilometri di ferrovia in meno di prima della seconda guerra mondiale.&lt;br /&gt;Se proprio si vogliono dire cose più sensate sul Sud, si parli del livello delle classi dirigenti (non solo politiche), dei troppi sprechi, dei ritardi della pubblica amministrazione, di troppe mentalità sbagliate. Ma non glielo suggeriamo, altrimenti ne approfittano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: LaGazzettadelMezzogiorno&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-2415345377424970271?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/2415345377424970271/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=2415345377424970271' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2415345377424970271'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2415345377424970271'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/03/si-fa-presto-dire-troppe-cose-sul-sud.html' title='Si fa presto a dire troppe cose sul Sud'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S5zFyhPn6wI/AAAAAAAAAHU/w-7YsXvHktI/s72-c/divisa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-3263365239067145447</id><published>2010-03-14T03:52:00.000-07:00</published><updated>2010-05-21T11:42:02.493-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Questione Meridionale'/><title type='text'>TERRONI Tutto quello che è stato fatto per diventare Meridionali</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S5zECFUTK-I/AAAAAAAAAHM/tSE-Qz6MA68/s1600-h/terroni.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 242px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S5zECFUTK-I/AAAAAAAAAHM/tSE-Qz6MA68/s400/terroni.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5448445189277559778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PIEMME &lt;br /&gt;Realizzazione editoriale: Conedit Libri Srl, Cormano (MI)&lt;br /&gt;© 2010 by Pino Aprile&lt;br /&gt;This book was negotiated through Ute Körner Literary Agent, S.L., Barcelona –&lt;br /&gt;www.uklitag.com&lt;br /&gt;I Edizione 2010&lt;br /&gt;© 2010 - EDIZIONI PIEMME Spa&lt;br /&gt;20145 Milano - Via Tiziano, 32&lt;br /&gt;info@edizpiemme.it - www.edizpiemme.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PINO APRILE &lt;br /&gt;TERRONI&lt;br /&gt;Diventare meridionali &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i&lt;br /&gt;nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni.&lt;br /&gt;E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni&lt;br /&gt;“anti-terrorismo”, come i marines in Iraq.&lt;br /&gt;Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà&lt;br /&gt;di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante&lt;br /&gt;il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe&lt;br /&gt;francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere&lt;br /&gt;l’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno&lt;br /&gt;ci rimette qualcosa).&lt;br /&gt;Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli&lt;br /&gt;d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali,&lt;br /&gt;come i Lanzichenecchi a Roma.&lt;br /&gt;E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu&lt;br /&gt;Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile.&lt;br /&gt;Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex&lt;br /&gt;garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al&lt;br /&gt;Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro&lt;br /&gt;preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe&lt;br /&gt;inorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca».&lt;br /&gt;Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza&lt;br /&gt;processo e senza condanna, come è accaduto con gl’islamici&lt;br /&gt;a Guantánamo. Lì qualche centinaio, terroristi per&lt;br /&gt;definizione, perché musulmani; da noi centinaia di migliaia,&lt;br /&gt;briganti per definizione, perché meridionali. E, se bambini,&lt;br /&gt;briganti precoci; se donne, brigantesse o mogli, figlie, di briganti;&lt;br /&gt;o consanguinei di briganti (sino al terzo grado di parentela);&lt;br /&gt;o persino solo paesani o sospetti tali. Tutto a norma&lt;br /&gt;di legge, si capisce, come in Sudafrica, con l’apartheid.&lt;br /&gt;Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non&lt;br /&gt;anche ex soldati borbonici e patrioti alla guerriglia per difendere&lt;br /&gt;il proprio paese invaso.&lt;br /&gt;Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello&lt;br /&gt;del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi&lt;br /&gt;che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia&lt;br /&gt;di profughi in marcia.&lt;br /&gt;Non volevo credere che i primi campi di concentramento&lt;br /&gt;e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord,&lt;br /&gt;per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia,&lt;br /&gt;forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano&lt;br /&gt;nella calce), come nell’Unione Sovietica di Stalin.&lt;br /&gt;Ignoravo che il ministero degli Esteri dell’Italia unita&lt;br /&gt;cercò per anni «una landa desolata», fra Patagonia, Borneo&lt;br /&gt;e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli&lt;br /&gt;lontano da occhi indiscreti.&lt;br /&gt;Né sapevo che i fratelli d’Italia arrivati dal Nord svuotarono&lt;br /&gt;le ricche banche meridionali, regge, musei, case private&lt;br /&gt;(rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte&lt;br /&gt;e costituire immensi patrimoni privati.&lt;br /&gt;E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti&lt;br /&gt;avanzi di galera.&lt;br /&gt;Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa&lt;br /&gt;aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra&lt;br /&gt;di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla.&lt;br /&gt;Ignoravo che l’occupazione del Regno delle Due Sicilie&lt;br /&gt;fosse stata decisa, progettata, protetta da Inghilterra e&lt;br /&gt;Francia, e parzialmente finanziata dalla massoneria (detto&lt;br /&gt;da Garibaldi, sino al gran maestro Armando Corona, nel&lt;br /&gt;1988).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né sapevo che il Regno delle Due Sicilie fosse, fino al&lt;br /&gt;momento dell’aggressione, uno dei paesi più industrializzati&lt;br /&gt;del mondo (terzo, dopo Inghilterra e Francia, prima di&lt;br /&gt;essere invaso).&lt;br /&gt;E non c’era la “burocrazia borbonica”, intesa quale caotica&lt;br /&gt;e inefficiente: lo specialista inviato da Cavour nelle Due&lt;br /&gt;Sicilie, per rimettervi ordine, riferì di un «mirabile organismo&lt;br /&gt;finanziario» e propose di copiarla, in una relazione che&lt;br /&gt;è «una lode sincera e continua». Mentre «il modello che&lt;br /&gt;presiede alla nostra amministrazione», dal 1861, «è quello&lt;br /&gt;franco-napoleonico, la cui versione sabauda è stata modulata&lt;br /&gt;dall’unità in avanti in adesione a una miriade di pressioni&lt;br /&gt;localistiche e corporative» (Marco Meriggi, Breve storia&lt;br /&gt;dell’Italia settentrionale).&lt;br /&gt;Ignoravo che lo stato unitario tassò ferocemente i milioni&lt;br /&gt;di disperati meridionali che emigravano in America, per&lt;br /&gt;assistere economicamente gli armatori delle navi che li trasportavano&lt;br /&gt;e i settentrionali che andavano a “far la stagione”,&lt;br /&gt;per qualche mese in Svizzera.&lt;br /&gt;Non potevo immaginare che l’Italia unita facesse pagare&lt;br /&gt;più tasse a chi stentava e moriva di malaria nelle caverne&lt;br /&gt;dei Sassi di Matera, rispetto ai proprietari delle ville sul lago&lt;br /&gt;di Como.&lt;br /&gt;Avevo già esperienza delle ferrovie peggiori al Sud che al&lt;br /&gt;Nord, ma non che, alle soglie del 2000, col resto d’Italia&lt;br /&gt;percorso da treni ad alta velocità, il Mezzogiorno avesse&lt;br /&gt;quasi mille chilometri di ferrovia in meno che prima della&lt;br /&gt;Seconda guerra mondiale (7.958 contro 8.871), quasi sempre&lt;br /&gt;ancora a binario unico e con gran parte della rete non&lt;br /&gt;elettrificata.&lt;br /&gt;Come potevo immaginare che stessimo così male, nell’inferno&lt;br /&gt;dei Borbone, che per obbligarci a entrare nel paradiso&lt;br /&gt;portatoci dai piemontesi ci vollero orribili rappresaglie,&lt;br /&gt;stragi, una dozzina di anni di combattimenti, leggi&lt;br /&gt;speciali, stati d’assedio, lager? E che, quando riuscirono a&lt;br /&gt;farci smettere di preferire la morte al loro paradiso, sce-&lt;br /&gt;gliemmo piuttosto di emigrare a milioni (e non era mai successo)?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ignoravo che avrei dovuto studiare il francese, per apprendere&lt;br /&gt;di essere italiano: «Le Royaume d’Italie est&lt;br /&gt;aujourd’hui un fait» annunciò Cavour al Senato. «Le Roi notre&lt;br /&gt;auguste Souverain prend pour lui-même et pour ses successeurs&lt;br /&gt;le titre de Roi d’Italie.»&lt;br /&gt;Credevo al Giosue Carducci delle Letture del Risorgimento&lt;br /&gt;italiano: «Né mai unità di nazione fu fatta per aspirazione&lt;br /&gt;di più grandi e pure intelligenze, né con sacrifici di più&lt;br /&gt;nobili e sante anime, né con maggior libero consentimento&lt;br /&gt;di tutte le parti sane del popolo». Affermazione riportata in&lt;br /&gt;apertura del libro (Il Risorgimento italiano) distribuito gratuitamente&lt;br /&gt;dai Centri di Lettura e Informazione a cura del&lt;br /&gt;ministero della Pubblica Istruzione Direzione Generale per&lt;br /&gt;l’Educazione Popolare, dal 1964. Il curatore, Alberto M.&lt;br /&gt;Ghisalberti, avverte che, «a un secolo di distanza (...), la revisione&lt;br /&gt;critica operata dagli storici possa suggerire interpretazioni&lt;br /&gt;diversamente meditate (...) della più complessa&lt;br /&gt;realtà del “libero consentimento” al quale si riferisce il&lt;br /&gt;poeta». Chi sa, capisce; chi non sa, continua a non capire.&lt;br /&gt;Scoprirò poi che Carducci, privatamente, scriveva: «A Lei&lt;br /&gt;pare una bella cosa questa Italia?»; tanto che, per lui, evitare&lt;br /&gt;di parlarne «può anche essere opera di carità». (Storia&lt;br /&gt;d’Italia, Einaudi).&lt;br /&gt;Io avevo sempre creduto ai libri di storia, alla leggenda&lt;br /&gt;di Garibaldi.&lt;br /&gt;Non sapevo nemmeno di essere meridionale, nel senso&lt;br /&gt;che non avevo mai attribuito alcun valore, positivo o negativo,&lt;br /&gt;al fatto di essere nato più a Sud o più a Nord di un altro.&lt;br /&gt;Mi ritenevo solo fortunato a essere nato italiano. E fra&lt;br /&gt;gl’italiani più fortunati, perché vivevo sul mare.&lt;br /&gt;A mano a mano che scoprivo queste cose, ne parlavo. Io&lt;br /&gt;stupito; gli ascoltatori increduli. Poi, io furioso; gli ascoltatori&lt;br /&gt;seccati: esagerazioni, invenzioni e, se vere, cose vecchie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E mi accorsi che diventavo meridionale, perché, stupidamente,&lt;br /&gt;maturavo orgoglio per la geografia di cui, altrettanto&lt;br /&gt;stupidamente, Bossi e complici volevano che mi vergognassi.&lt;br /&gt;Loro che usano “italiano” come un insulto e&lt;br /&gt;abitano la parte della penisola che fu denominata “Italia”,&lt;br /&gt;quando Roma riorganizzò l’impero (quella meridionale&lt;br /&gt;venne chiamata “Apulia”, dal nome della mia regione. Ma&lt;br /&gt;la prima “Italia” della storia fu un pezzo di Calabria sul&lt;br /&gt;Tirreno).&lt;br /&gt;Si è scritto tanto sul Sud, ma non sembra sia servito a&lt;br /&gt;molto, perché «ogni battaglia contro pregiudizi universalmente&lt;br /&gt;condivisi è una battaglia persa» dice Nicholas&lt;br /&gt;Humphrey (Una storia della mente). «Perché non riprendi&lt;br /&gt;una delle tante pubblicazioni meridionaliste di venti,&lt;br /&gt;trent’anni fa, e la ristampi tale e quale? Chi si accorgerebbe&lt;br /&gt;che del tempo è passato, inutilmente?» suggeriva ottant’anni&lt;br /&gt;fa a Piero Gobetti, Tommaso Fiore che poi, per&lt;br /&gt;fortuna, scrisse Un popolo di formiche. E oggi, un economista&lt;br /&gt;indomito, Gianfranco Viesti (Abolire il Mezzogiorno),&lt;br /&gt;allarga le braccia: «Parlare di Mezzogiorno significa parlare&lt;br /&gt;del già detto, e del già fallito».&lt;br /&gt;Perché tale stato di cose è utile alla parte più forte del&lt;br /&gt;paese, anche se si presenta con due nomi diversi: “Questione&lt;br /&gt;meridionale”, ovvero dell’aspirazione del Sud a uscire&lt;br /&gt;dalla subalternità impostagli; e “Questione settentrionale”,&lt;br /&gt;di recente conio, ovvero della volontà del Nord di mantenere&lt;br /&gt;la subalternità del Sud e il redditizio vantaggio di potere&lt;br /&gt;conquistato con le armi e una legislazione squilibrata.&lt;br /&gt;Dopo centocinquant’anni, questo sistema rischia di spezzare&lt;br /&gt;il paese. Si sa; e si finge di non saperlo, perché troppi sono&lt;br /&gt;gl’interessi che se ne nutrono.&lt;br /&gt;Così, accade che la verità venga scritta, ma non sia letta;&lt;br /&gt;e se letta, non creduta; e se creduta, non presa in considerazione;&lt;br /&gt;e se presa in considerazione, non tanto da cambiare&lt;br /&gt;i comportamenti, da indurre ad agire “di conseguenza”.&lt;br /&gt;I meridionali si lamentano sempre e i carcerati si dicono&lt;br /&gt;tutti innocenti. Il paragone non è casuale; nel bel libro Sull’identità&lt;br /&gt;meridionale, Mario Alcaro scrive: «Si può dire&lt;br /&gt;che è la difesa di un imputato, di un cittadino del Sud che&lt;br /&gt;cerca una risposta alle tante critiche e accuse che gli son&lt;br /&gt;piovute addosso». Il pregiudizio (pre, “prima”) è una condanna&lt;br /&gt;senza processo. Sospetto che la sua persistenza eviti,&lt;br /&gt;a chi lo nutre, un’ammissione di colpa. «L’uomo è un animale&lt;br /&gt;mosso in modo determinante dalla colpa» rammenta&lt;br /&gt;Luigi Zoja in Storia dell’arroganza. «Un sentimento di colpa&lt;br /&gt;può essere spostato, non cancellato.» E il Nord aggressore&lt;br /&gt;incolpa l’aggredito delle conseguenze dell’aggressione:&lt;br /&gt;rimosso il rimorso, se mai c’è stato.&lt;br /&gt;Noi meridionali conosciamo bene tutto questo: non ci&lt;br /&gt;indigna nemmeno più; ci stanca: «Senti che la gente ti capisce&lt;br /&gt;male, che devi parlare più forte, gridare» spiegava&lt;br /&gt;Cˇechov. «E le grida sono ripugnanti. Parli a voce sempre&lt;br /&gt;più bassa, forse tra poco tacerai del tutto.» Fra le urla dell’altro,&lt;br /&gt;ormai privo del freno della vergogna che lo rendeva&lt;br /&gt;civile.&lt;br /&gt;Oggi, nuovi fermenti animano una ricerca di verità storica,&lt;br /&gt;non solo meridionale, che viene dal basso, più che dalle&lt;br /&gt;aule universitarie o dalla politica, dalle istituzioni. Non è facile&lt;br /&gt;capire dove questo possa portare; se a un revanscismo&lt;br /&gt;uguale e opposto al razzismo nordista di Lega e collaterali,&lt;br /&gt;o a una comune crescita di consapevolezza e conoscenza:&lt;br /&gt;un nuovo meridionalismo non solo meridionale (e sarebbe&lt;br /&gt;un ritorno alle origini, perché nacque nordico, specie lombardo),&lt;br /&gt;per ridare un’anima decente a un’Italia che l’ha&lt;br /&gt;smarrita, nel fallimento della politica e la sua riduzione a furia&lt;br /&gt;predatoria di egoismi personali e territoriali. Temo, per&lt;br /&gt;il pessimismo della ragione e perché i segni vanno in quella&lt;br /&gt;direzione, che il peggio prevalga, proprio “per” e non&lt;br /&gt;“nonostante” i suoi difetti (è la legge di Greg e Galton, che&lt;br /&gt;ricordo in Elogio dell’imbecille). Ma, per l’ottimismo della&lt;br /&gt;volontà, spero nel contrario (nemmeno il peggio dura per&lt;br /&gt;sempre; e anche i peggiori muoiono).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Nord, visto da Sud, è Caino: da lì vennero quelli che,&lt;br /&gt;dicendosi fratelli, compirono al Sud, a scopo di rapina, il&lt;br /&gt;massacro più imponente mai subito da queste regioni (e sì&lt;br /&gt;che di barbari ne sono passati). I musei del Risorgimento,&lt;br /&gt;nota Mario Isnenghi, nella sua Breve storia dell’Italia unita&lt;br /&gt;a uso dei perplessi, sono quasi tutti al Centro o al Nord.&lt;br /&gt;Il Nord è dove ho lavorato anni e ho amici, ed è casa mia;&lt;br /&gt;come il Sud, dove sono nato; o il Centro, dove abito. Gl’italiani&lt;br /&gt;vanno al Nord in cerca di soldi; al Sud in cerca dell’anima.&lt;br /&gt;All’estero smettono di essere meridionali o settentrionali&lt;br /&gt;e diventano solo italiani (indistintamente, nel&lt;br /&gt;pregiudizio altrui, geni e farabutti).&lt;br /&gt;Il Sud, visto da Nord, è L’inferno, titolo del libro di Giorgio&lt;br /&gt;Bocca che nel 2008 ha scritto sul «Venerdì» di «Repubblica&lt;br /&gt;», non so quanto provocatoriamente: «Sì, è vero, sono&lt;br /&gt;un antimeridionale... Passo per razzista, e forse lo sono».&lt;br /&gt;Nessuno vi trovò da ridire: è o no il Sud, nella geografia, anche&lt;br /&gt;morale, il luogo del male? Del male senza possibilità di&lt;br /&gt;redenzione: ché questo è l’inferno, congrua immagine del&lt;br /&gt;«paradiso abitato da diavoli», secondo l’Alexandre Dumas&lt;br /&gt;che accompagnò Garibaldi (e a che prezzo!) alla conquista&lt;br /&gt;e al saccheggio.&lt;br /&gt;Caino, al contrario, è un’espressione più saggia e attenta&lt;br /&gt;alla verità, perché Caino non è perso per sempre, a differenza&lt;br /&gt;di chi precipita all’inferno: gli viene offerta una possibilità&lt;br /&gt;di riscatto, in un’altra terra. Anche se non la coglie.&lt;br /&gt;Né pare vogliano farlo, oggi, tanti che ancora godono del&lt;br /&gt;vantaggio ereditato da chi venne a sterminarci. Quando&lt;br /&gt;scrivo “i settentrionali”, “i piemontesi”, non intendo generalizzare&lt;br /&gt;(come avviene quando si parla di “meridionali”).&lt;br /&gt;Alcuni dei più grandi meridionalisti erano del Nord; e gli&lt;br /&gt;ascari che in Parlamento votano (dal 1861) contro l’equità&lt;br /&gt;per le regioni che li hanno eletti, sono meridionali.&lt;br /&gt;Il Sud è stato privato delle sue istituzioni; fu privato delle&lt;br /&gt;sue industrie, della sua ricchezza, della capacità di reagire;&lt;br /&gt;della sua gente (con una emigrazione indotta o forzata&lt;br /&gt;senza pari in Europa); infine, con un’operazione di lobotomia&lt;br /&gt;culturale, fu privato della consapevolezza di sé, della&lt;br /&gt;memoria.&lt;br /&gt;Noi non sappiamo più chi fummo. Ed è accaduto come&lt;br /&gt;agli ebrei travolti dall’Olocausto (il paragone non è esagerato:&lt;br /&gt;centinaia di migliaia, forse un milione di meridionali&lt;br /&gt;furono sterminati dalle truppe sabaude; da tredici a oltre&lt;br /&gt;venti milioni, secondo i conteggi, dovettero abbandonare la&lt;br /&gt;loro terra, in un secolo): molti scampati ai lager cominciarono&lt;br /&gt;a domandarsi se il male che li aveva investiti non fosse&lt;br /&gt;in qualche modo meritato. Quando il danno è intollerabile,&lt;br /&gt;cercare una colpa, pur assurda, inesistente, che lo&lt;br /&gt;renda comprensibile (non giustificabile), diventa una via&lt;br /&gt;per non perdere la ragione. Lo storico Ettore Ciccotti parlò&lt;br /&gt;di «una specie di antisemitismo italiano» nei confronti degl’italiani&lt;br /&gt;del Sud. La Lega, espressione di un nazionalismo&lt;br /&gt;locale comico, se non fosse tragico, ne è la manifestazione&lt;br /&gt;più sincera.&lt;br /&gt;Ed è accaduto che i meridionali abbiano fatto propri i&lt;br /&gt;pregiudizi di cui erano oggetto. E che, per un processo&lt;br /&gt;d’inversione della colpa, la vittima si sia addossata quella&lt;br /&gt;del carnefice. Succede quando il dolore della colpa che ci&lt;br /&gt;si attribuisce è più tollerabile del male subìto.&lt;br /&gt;Così, la resistenza all’invasore, agli stupri, alla perdita dei&lt;br /&gt;beni, della vita, dell’identità, del proprio paese, è divenuta&lt;br /&gt;“vergogna”. Solo ora, dopo un secolo e mezzo, le famiglie&lt;br /&gt;meridionali che ebbero guerriglieri e patrioti combattenti&lt;br /&gt;cominciano a recuperare l’orgoglio dei propri avi, tutti etichettati&lt;br /&gt;come “briganti” dall’aggressore (naturalmente, il fenomeno&lt;br /&gt;porta all’immeritato riscatto morale pure di chi era&lt;br /&gt;brigante e basta. Di malfattori ce ne furono altri: mafiosi arruolati&lt;br /&gt;da Garibaldi e piemontesi; ma vennero detti “buoni&lt;br /&gt;italiani”. Criminale non è quel che fai, ma per chi lo fai).&lt;br /&gt;Un giorno calcolai quanti miei familiari, da parte di padre&lt;br /&gt;e di madre, sono emigrati (i pugliesi furono gli ultimi a&lt;br /&gt;partire): uno ogni due.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una mia cugina, dopo sei mesi al Nord, tornò per le ferie&lt;br /&gt;estive (come alcuni volatili, il periodico riapparire degli&lt;br /&gt;emigrati annuncia le stagioni: li chiamavano birds of passage,&lt;br /&gt;“uccelli di passaggio”, nell’America del Nord; e golondrinas,&lt;br /&gt;“rondini”, in quella del Sud). Era cambiata: vestiva&lt;br /&gt;in modo più appariscente, esibiva un accento non suo, roteava&lt;br /&gt;stizzosamente le spalle, il mento puntuto e alto. Parlava&lt;br /&gt;malissimo dei meridionali, con astio rovente e ridicolo.&lt;br /&gt;«Ma cosa fanno di così terribile?» le chiese mia madre, incuriosita.&lt;br /&gt;Lei tacque per lo stupore, si guardò intorno, come&lt;br /&gt;a cercare una risposta. Era sorpresa, o ci parve, dalla&lt;br /&gt;stupidità della domanda: c’era bisogno di una ragione per&lt;br /&gt;parlar male dei meridionali? Così, poverina, se ne uscì con&lt;br /&gt;una frase, lei settentrionale da sei mesi, che la bollò per&lt;br /&gt;sempre, in famiglia: «Sporcano i monumenti».&lt;br /&gt;Come i piccioni; ma, per fortuna, non dall’alto.&lt;br /&gt;Cosa le fosse accaduto, lo capii molto più tardi. Uno dei&lt;br /&gt;miei migliori amici fu tra i primi arrivati della Lega Nord:&lt;br /&gt;abbiamo scoperto di avere la stessa passione per la vela, di&lt;br /&gt;aver acquistato (prima che ci conoscessimo) le stesse barche,&lt;br /&gt;di avere una moglie con lo stesso, non comunissimo&lt;br /&gt;nome, e di averla sposata lo stesso giorno.&lt;br /&gt;Il mio amico si chiama (nooo!) Remo, i suoi nonni sono&lt;br /&gt;di Benevento e di Matera; lui è vissuto a lungo in Argentina,&lt;br /&gt;poi è rientrato in Italia. Sua moglie è veneta, emigrata&lt;br /&gt;dal Polesine in Francia (l’isola di famiglia, alla foce del Po,&lt;br /&gt;finì sommersa, con fattorie e frutteti: da possidenti a naufraghi);&lt;br /&gt;poi è tornata in patria, fra Piemonte e Lombardia.&lt;br /&gt;Leghisti accesi entrambi, fino a quando il movimento&lt;br /&gt;non assunse connotazioni separatiste. «La Lega è piena di&lt;br /&gt;meridionali e di figli di meridionali» mi spiegava Remo.&lt;br /&gt;«Sono i più convinti.» Anche quella mia cugina è leghista.&lt;br /&gt;Perché? Chi emigra, abbandona una comunità e una terra&lt;br /&gt;che figurano deboli e perdenti e mira a radicarsi in un altrove&lt;br /&gt;che appare forte e vincente: l’emigrato non appartiene&lt;br /&gt;più alla sua gente, e non ancora all’altra (così crede). In&lt;br /&gt;cerca di identità, non può che scegliere, lui sradicato e sospeso,&lt;br /&gt;la più forte. E questa sua nuova appartenenza è tanto&lt;br /&gt;più certa, quanto maggiore è la distanza che frappone fra&lt;br /&gt;ciò che era e ciò che vuole essere (in La lingua degli emigrati,&lt;br /&gt;si legge che essi «rivivono nel paese di arrivo la loro situazione&lt;br /&gt;di “dominati” in termini ancor più drammatici»;&lt;br /&gt;e vogliono uscirne. Si educano ad altro da quel che sono.&lt;br /&gt;Quando il carnefice ti toglie tutto, l’unico punto di riferimento&lt;br /&gt;che ti rimane è il carnefice. Lo imiti). Il settentrionale&lt;br /&gt;non ha bisogno di essere leghista; il meridionale al Nord&lt;br /&gt;non può farne a meno, se di scarsa radice. Ed è il più attivo&lt;br /&gt;nel sostenere un’esclusione che non escluda più lui, ma&lt;br /&gt;chi è come lui era. I prossimi leghisti saranno i nipoti degli&lt;br /&gt;extracomunitari. «Ma dubito» avverte Piero Bocchiaro,&lt;br /&gt;studioso di comportamenti psico-sociali alla Vrije Universiteit&lt;br /&gt;di Amsterdam, «che quel che viene mostrato corrisponda&lt;br /&gt;a quel che si è.» Come dire: quello dell’emigrato che&lt;br /&gt;sposa nuovi costumi è un fare che non corrisponde all’essere;&lt;br /&gt;un vivere doppio; non sempre consapevole.&lt;br /&gt;Serve rivangare vecchie storie? Non sono così vecchie da&lt;br /&gt;aver smesso di far male e produrre conseguenze: la storia di&lt;br /&gt;oggi è ancora quella di ieri. La nostra fu interrotta e si può&lt;br /&gt;riannodarla solo nel punto in cui venne spezzata. Non si&lt;br /&gt;può scegliere la ripartenza che più conviene.&lt;br /&gt;Quel che gli italiani venuti dal Nord ci fecero fu così spaventoso,&lt;br /&gt;che ancora oggi lo si tace nei libri di storia e nelle&lt;br /&gt;verità ufficiali; si tengono al buio molti documenti che lo&lt;br /&gt;raccontano. Una parte dell’Italia, in pieno sviluppo, fu condannata&lt;br /&gt;a regredire e depredata dall’altra, che con il bottino&lt;br /&gt;finanziò la propria crescita e prese un vantaggio, poi difeso&lt;br /&gt;con ogni mezzo, incluse le leggi.&lt;br /&gt;La questione meridionale, il ritardo del Sud rispetto al&lt;br /&gt;Nord, non resiste “malgrado” la nascita dell’Italia unita,&lt;br /&gt;ma sorse da quella e dura tuttora, perché è il motore dell’economia&lt;br /&gt;del Nord. Né una sostanziale e improbabile restituzione&lt;br /&gt;del maltolto riporterebbe le cose com’erano:&lt;br /&gt;perdita di fiducia e civiltà provocata nel Sud dalla potatura&lt;br /&gt;dei migliori, con le stragi e l’emigrazione, non è recuperabile&lt;br /&gt;in tempi brevi. Certi processi storici e sociali non&lt;br /&gt;possono essere invertiti a comando; quello economico forse,&lt;br /&gt;sì. Volendo.&lt;br /&gt;Ma non si vuole. E i difetti dei meridionali, ne vogliamo&lt;br /&gt;parlare? No. Almeno qui, no, visto che del Sud si elencano&lt;br /&gt;sempre e solo quelli. Il collega Lino Patruno (Alla riscossa&lt;br /&gt;terroni) ne enumera trentadue; ha ragione e credo si possa&lt;br /&gt;arrivare a sessantaquattro. Lo scopo di Patruno è onesto:&lt;br /&gt;indurre i meridionali alla responsabilità. Ma comincio a temere&lt;br /&gt;che su questo si sia tutti d’accordo; mentre i settentrionali&lt;br /&gt;si ritengano esentati dal fare altrettanto. Così ho&lt;br /&gt;stabilito una personale moratoria: centocinquant’anni bastano;&lt;br /&gt;per i prossimi diciannove mesi, anzi ventuno, voglio&lt;br /&gt;sentire parlare solo dei difetti dei settentrionali. Perché&lt;br /&gt;ogni pecca del Mezzogiorno deve giustificarne la discriminazione,&lt;br /&gt;la minorità, e ogni pretesa del Nord, persino sfacciatamente&lt;br /&gt;razzista, è intesa come diritto? Perché ogni volta&lt;br /&gt;che si parla dell’Italia duale si ignora il meglio del Sud e&lt;br /&gt;il peggio del Nord? E dire il meglio del Sud risulta non credibile,&lt;br /&gt;dire il peggio del Nord è un affronto? «La memoria&lt;br /&gt;è di parte, come parziale è lo sguardo su cui si fonda» rammenta&lt;br /&gt;Walter Barberis (Il bisogno di patria). «Ma la truffa&lt;br /&gt;Parmalat vale, da sola, più che tutte quelle di Napoli, di tutti&lt;br /&gt;i tempi, messe insieme» dice il sindaco che rinnovò Bari,&lt;br /&gt;Michele Emiliano. E passano come incidenti di percorso le&lt;br /&gt;truffe-latte difese dalla Lega, quelle colossali della sanità&lt;br /&gt;lombarda, dai Poggi Longostrevi alle cliniche della morte,&lt;br /&gt;gli sfrenati intrecci affaristici di Comunione e Liberazione...&lt;br /&gt;«La corruttela politica nostra non è male meridionale più&lt;br /&gt;che non sia settentrionale, e non è in essa che si deve cercare&lt;br /&gt;il vero carattere distintivo delle opposte parti d’Italia»&lt;br /&gt;(Ettore Ciccotti, Mezzogiorno e Settentrione d’Italia, 1898).&lt;br /&gt;La Germania Ovest, già nei primi anni di riunificazione&lt;br /&gt;con la più povera Germania Est, spese, nei territori orien-&lt;br /&gt;tali, «una cifra cinque volte superiore a quella che è costata&lt;br /&gt;in questi cinquant’anni la vituperata Cassa per il Mezzogiorno&lt;br /&gt;» (Se il Nord, Agazio Loiero); e ogni anno vi investe&lt;br /&gt;quanto gli Stati Uniti, con il Piano Marshall, inviarono dopo&lt;br /&gt;la guerra, per la ricostruzione dell’intera Europa. Era&lt;br /&gt;l’unico modo per far confluire la ricchezza dell’Ovest dall’altra&lt;br /&gt;parte, sino a pareggiare il livello, in vent’anni. Lì si&lt;br /&gt;volle; e il di più dell’Ovest non era stato rubato all’Est.&lt;br /&gt;Quando una differenza dura così a lungo, si rischia di&lt;br /&gt;non attribuirne più le ragioni alle cause che l’hanno generata&lt;br /&gt;e la mantengono, ma all’insufficienza di chi la patisce.&lt;br /&gt;Così, l’ignorante per ignoranza, il colto per cattiva coscienza,&lt;br /&gt;il razzista per ignoranza e cattiva coscienza, trovano più&lt;br /&gt;comodo spiegare il sottosviluppo economico dei neri con&lt;br /&gt;l’inferiorità della “razza”. Lo si diceva dei lombardi, quando&lt;br /&gt;la loro regione era tenuta dagli austroungarici solo come&lt;br /&gt;area di consumo di beni prodotti altrove. Il Nord era nella&lt;br /&gt;condizione di colonia cui fu condannato il Sud dopo&lt;br /&gt;l’annessione e il saccheggio: è quel «che l’economia capitalistica&lt;br /&gt;fa a’ vinti nella lotta della concorrenza» (ancora Ciccotti).&lt;br /&gt;Anche allora si indagò sugli effetti, per non riconoscerne&lt;br /&gt;le cause. E si cercò di capire perché il lombardo&lt;br /&gt;fosse così incapace, inefficiente, «in una parola, nullo», secondo&lt;br /&gt;la sociologa Cristina Belgioioso, autrice dell’indagine&lt;br /&gt;sulla pochezza dei «padani» (fra i quali, Cesare Lombroso&lt;br /&gt;condusse la ricerca sul «cretinismo perfetto»): i Bossi, i Calderoli&lt;br /&gt;e i Gentilini non nascono dal niente. I “Lombardi”,&lt;br /&gt;come venivano chiamati tutti gli italiani del Nord, erano&lt;br /&gt;giudicati dai francesi “vigliacchi e incapaci”.&lt;br /&gt;La Lombardia «era troppo piccola per alimentare un&lt;br /&gt;sufficiente mercato interno di scambio, e troppo debole&lt;br /&gt;per praticare una politica di espansione industriale fuori&lt;br /&gt;dei suoi confini, qualunque fosse l’aiuto dello stato» scrive&lt;br /&gt;Luigi De Rosa, in La rivoluzione industriale in Italia. «Non&lt;br /&gt;molto migliori risultavano le condizioni industriali del Veneto,&lt;br /&gt;e così quelle della Liguria.»&lt;br /&gt;Il Sud fu unito a forza, svuotato dei suoi beni e soggiogato,&lt;br /&gt;per consentire lo sviluppo del Nord. Cominciarono&lt;br /&gt;allora a sorgere fermenti federalisti lombardi: «Quelli che&lt;br /&gt;parlano di uno “stato di Milano”, per contrapporlo al resto&lt;br /&gt;d’Italia» avvertiva Ciccotti, fanno l’errore di credere «che&lt;br /&gt;Milano sarebbe divenuta qual è senza l’unità d’Italia»; e&lt;br /&gt;«hanno bisogno di dissimularsi le vere cagioni del male, per&lt;br /&gt;vivere de’ frutti del mal di tutti, facendo della diversa lingua&lt;br /&gt;o del diverso dialetto e delle diverse latitudini tante ragioni&lt;br /&gt;di dissidi». Vivere de’ frutti del mal di tutti: fare stare&lt;br /&gt;tutti peggio, per star meglio soltanto loro, con la scusa del&lt;br /&gt;federalismo.&lt;br /&gt;Si chiama rubare. Ed era un secolo fa.&lt;br /&gt;Rammento la conversazione con un collega che stimo,&lt;br /&gt;milanese pratico e di successo. Il tema, visto da Nord (lui),&lt;br /&gt;si riduceva a: «Invece di lamentarsi sempre, i meridionali&lt;br /&gt;potrebbero darsi una mossa»; e visto da Sud (me): «Invece&lt;br /&gt;di continuare a spiegarsi il ritardo del Sud con l’insufficienza&lt;br /&gt;dei meridionali, il Nord potrebbe interrogarsi un po’ di&lt;br /&gt;più sulle cause e non crearne di nuove».&lt;br /&gt;Mark Twain diceva che «siamo tutti esseri umani. Non è&lt;br /&gt;possibile essere qualcosa di peggio». Da noi, qualche tentativo&lt;br /&gt;di dargli torto c’è stato. Salimbene da Parma, ricorda&lt;br /&gt;Barberis (Il bisogno di patria), stimava la viltà dei meridionali&lt;br /&gt;congenita, perché «homines caccarelli et merdacoli».&lt;br /&gt;E per uno dei fondatori del Partito socialista, il bolognese&lt;br /&gt;Camillo Prampolini, gli italiani si dividono in «nordici e sudici&lt;br /&gt;». Uno “scienziato”, poi, confermerà la correttezza della&lt;br /&gt;definizione, per «questi degenerati che abborrono l’acqua&lt;br /&gt;in terra e in mare, che non possono giustificare la loro&lt;br /&gt;immensa sporcizia colla immensa miseria in cui il destino li&lt;br /&gt;ha fatti nascere». E si capisce che, fosse stato lui il destino,&lt;br /&gt;non li avrebbe fatti nascere.&lt;br /&gt;Ma il destino non si cambia e persino lo si merita (o no?).&lt;br /&gt;Sorge il sospetto che, dopo aver fatto l’Italia con il furto&lt;br /&gt;e il sangue, bisognava giustificare il modo. «In quegli anni»&lt;br /&gt;leggi in La razza maledetta. Alle origini del pregiudizio antimeridionale,&lt;br /&gt;di Vito Teti «il dibattito sulla razza e sull’inferiorità&lt;br /&gt;del Mezzogiorno venne condotto in una infinità di&lt;br /&gt;saggi, libri, articoli, interventi, a riprova di come esso non&lt;br /&gt;rispondesse a una moda, ma a esigenze conoscitive, cariche&lt;br /&gt;di un’urgenza politica, sociale, culturale.» La “scienza”&lt;br /&gt;lombrosiana (nata da un soggiorno del suo fondatore di soli&lt;br /&gt;tre mesi in Calabria: un genio da far impallidire Darwin)&lt;br /&gt;avrebbe portato alle attese conclusioni.&lt;br /&gt;Così (in ritardo, ché mio padre non mi aveva detto niente:&lt;br /&gt;o non se n’era accorto o volle risparmiarmi una vergogna&lt;br /&gt;di famiglia), appresi di appartenere a una “razza maledetta”;&lt;br /&gt;e seppi che era dimostrata, con «i fatti», l’inferiorità&lt;br /&gt;«razziale, fisica e psicologica, sociale e morale degl’italiani&lt;br /&gt;del Mezzogiorno, rispetto agli italiani del Settentrione».&lt;br /&gt;Facevo veramente schifo e mi era toccato scoprirlo da solo:&lt;br /&gt;era meglio quando, con i soldi di tutti, aprivano scuole solo&lt;br /&gt;al Nord (l’ha fatto qualcun altro, prima dell’apparente&lt;br /&gt;ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini), perché, se i&lt;br /&gt;terroni imparano a leggere, possono farsi del male. Che ne&lt;br /&gt;sapevo io, di essere, in quanto meridionale, parte di una&lt;br /&gt;sottospecie di «degenerati, barbari, degradati, ritardati»?&lt;br /&gt;E, in trasferta all’estero, per emigrazione (e che altro, se del&lt;br /&gt;Sud?), solo «delinquenti»? Persino in presenza di genio,&lt;br /&gt;trattasi di «genialità malata o infeconda» (Pasquale Rossi).&lt;br /&gt;E un’intera regione, la Calabria, riassunto di tutto il Sud,&lt;br /&gt;poteva essere indicata come «luogo di epilettici-degenerati,&lt;br /&gt;di popolazioni superstiziose, tendenzialmente, per caratteri&lt;br /&gt;razziali e temperamento etnico, criminali». Come vi sentireste,&lt;br /&gt;voi, voi euganei, valdostani o brianzoli, o anche solo&lt;br /&gt;marchigiani, persino soltanto molisani, se scopriste una&lt;br /&gt;cosa del genere non prima, ma dopo aver sposato una calabrese&lt;br /&gt;(ignari di indizi rivelatori, quali «la fronte declive e il&lt;br /&gt;diametro bimandibolare accentuato»)? Mettermi in casa&lt;br /&gt;una della regione «più odiata d’Italia»! E la poveretta di&lt;br /&gt;mia moglie mi avrebbe evitato, se avesse conosciuto lo&lt;br /&gt;“studio” che “certificava” (“scientificamente”, e si capisce)&lt;br /&gt;l’ozio, l’indolenza, l’apatia, l’accidia dei pugliesi? Per una&lt;br /&gt;parte non breve della mia vita, mi sono aggirato per questo&lt;br /&gt;paese, inconsapevole della classificazione craniologica, secondo&lt;br /&gt;la quale le teste dolicocefale del Sud erano chiaro&lt;br /&gt;indice di inferiorità, rispetto alle capocce brachicefale che&lt;br /&gt;testimoniavano la superiorità dei settentrionali. Di Borghezio,&lt;br /&gt;avete presente? O Renzo Bossi (tutto papà suo), l’intellettuale&lt;br /&gt;che riesce a diplomarsi in appena quattro tentativi;&lt;br /&gt;dopo di che, per frenare la fuga dei cervelli dall’Italia il&lt;br /&gt;Nord l’ha incaricato di “vigilare” sul sistema fieristico lombardo.&lt;br /&gt;I meridionali, per Massimo D’Azeglio, erano «carne che&lt;br /&gt;puzzava» (la storia tace sul suo alito). Ma si è sempre i meridionali&lt;br /&gt;di qualcuno. Ed è un guaio, perché vuol dire che&lt;br /&gt;chi stila graduatorie finisce in quelle di altri.&lt;br /&gt;E perché si fanno le classifiche, a cosa servono?&lt;br /&gt;A degli studenti-cavia, volontari, si chiese di sopprimere,&lt;br /&gt;pigiando un bottone, esseri viventi, secondo una scala di&lt;br /&gt;prossimità biologica alla specie homo sapiens sapiens. Era&lt;br /&gt;tutto finto: non moriva nessuno; ma loro non lo sapevano&lt;br /&gt;ed erano convinti di uccidere, in un crescendo omicida, microbi,&lt;br /&gt;insetti, invertebrati, pesci, uccelli, serpenti, topi, gatti,&lt;br /&gt;cani, scimmie... Alcuni si fermarono agli uccelli; altri trovarono&lt;br /&gt;intollerabile accoppare gatti o cani, solo per un&lt;br /&gt;esperimento; ci fu chi rifiutò di proseguire solo quando gli&lt;br /&gt;fu chiesto di eliminare le scimmie; e chi eseguì anche quel&lt;br /&gt;comando. Un esperimento analogo fu compiuto con esseri&lt;br /&gt;umani nel ruolo di “vittime”. A studenti-cavie fu chiesto di&lt;br /&gt;infliggere scariche elettriche sempre più pericolose. Erano&lt;br /&gt;fasulle, ma non lo sapeva chi azionò la manopola sino all’ultimo&lt;br /&gt;giro. La scienza, il progresso, la civiltà richiedono&lt;br /&gt;qualche sacrificio, e si trova sempre qualcuno disposto a&lt;br /&gt;farlo fare ad altri.&lt;br /&gt;Anche fra gli esseri umani sono state fatte graduatorie:&lt;br /&gt;schiavi, servitori e padroni; poveri e ricchi; negri, sangue-&lt;br /&gt;misti e bianchi; meridionali, terroni nordicizzati e settentrionali...&lt;br /&gt;Di nuovo: a cosa servono le classificazioni? Gli studenticavia&lt;br /&gt;ci hanno dato la risposta: a stabilire chi deve soffrire&lt;br /&gt;o morire prima, “per il bene di tutti” (cioè di quelli che&lt;br /&gt;hanno deciso a chi tocca prima). Le classifiche sono la giustificazione&lt;br /&gt;necessaria, perché questo avvenga senza rimorso,&lt;br /&gt;“per una buona ragione”. Napoleone Colajanni ricordava&lt;br /&gt;quegli «antroposociologici che, per vedere progredire e&lt;br /&gt;migliorare l’umanità, vorrebbero distruggerne almeno una&lt;br /&gt;buona metà».&lt;br /&gt;Hitler ci provò. Ma quando avviò lo sterminio dei minorati&lt;br /&gt;mentali, la Germania insorse e persino la ferocia nazista&lt;br /&gt;dovette desistere per le proteste popolari. Le vittime designate&lt;br /&gt;erano minorati, ma ariani. Quando si fece la stessa&lt;br /&gt;cosa con gli ebrei e gli zingari, la Germania tacque.&lt;br /&gt;Nella civile Treviso, un sindaco può proporre vagoni&lt;br /&gt;blindati per espellere gli extracomunitari, il loro uso come&lt;br /&gt;prede per i cacciatori locali, la rimozione delle panchine&lt;br /&gt;dal centro, per impedire che siano contaminate da terga extracomunitarie.&lt;br /&gt;E viene rieletto. Ma quando chiude lo stesso&lt;br /&gt;salotto cittadino ai cani domestici (e alle loro deiezioni),&lt;br /&gt;la popolazione scende in piazza e protesta. Nella scala delle&lt;br /&gt;dignità difendibili (o almeno delle sensibilità civili), Treviso&lt;br /&gt;pone i cani (e persino le loro feci, a doverla dire tutta)&lt;br /&gt;più in alto degli extracomunitari. Non è un’opinione; è un&lt;br /&gt;fatto: per Fido si sentirono offesi; per Abdul, non abbastanza.&lt;br /&gt;Le classificazioni sono gradini, indicano la direzione della&lt;br /&gt;violenza che le genera: dall’alto in basso. La quantità di&lt;br /&gt;violenza è proporzionale alla tenuta delle norme del vivere&lt;br /&gt;civile. Se queste si indeboliscono, abbiamo visto con quanta&lt;br /&gt;facilità si passi dalle sparate comico-razziste dell’intellighenzia&lt;br /&gt;balcanica (poco o per niente dissimili da quelle dei&lt;br /&gt;Bossi, dei Salvini, dei Calderoli, dei Gentilini) alla pulizia&lt;br /&gt;etnica. Il mio saggio amico Fulvio Molinari, giornalista e&lt;br /&gt;scrittore, ne ha paura: «Noi triestini l’abbiamo visto succedere&lt;br /&gt;alle porte di casa: chi abusa delle parole viene travolto&lt;br /&gt;dai fatti. Non si rendono conto». E pensate se, invece, se&lt;br /&gt;ne rendono pure conto... Trieste queste cose le percepisce&lt;br /&gt;prima e meglio degli altri, per la sensibilità della frontiera.&lt;br /&gt;Paolo Rumiz si è mosso da lì per il suo viaggio fra le inquietudini&lt;br /&gt;del Nord; e, in La secessione leggera, riporta le parole&lt;br /&gt;di un suo amico di Sarajevo: «Non è stato il fracasso dei&lt;br /&gt;cannoni a uccidere la Iugoslavia. È stato il silenzio. Il silenzio&lt;br /&gt;sul linguaggio della violenza, prima che sulla violenza».&lt;br /&gt;Le scritte «Forza Etna», «Forza terremoto» comparse&lt;br /&gt;nel Nord (e il cui ricordo commuove e inorgoglisce i leghisti&lt;br /&gt;della prima ora, con la memoria degli eroici inizi) celano,&lt;br /&gt;sotto un’apparente esagerazione dialettica, un desiderio&lt;br /&gt;vero, profondo. Un desiderio criminale: a gente a cui il vulcano&lt;br /&gt;distruggeva case, aziende o a cui il terremoto uccideva&lt;br /&gt;i familiari, qualcuno augurava di peggio; e per questo otteneva&lt;br /&gt;voti, consenso sociale. Vergogna per loro; e per chi&lt;br /&gt;consentiva e consente.&lt;br /&gt;Quella violenza è solo verbale, ma va nel senso della&lt;br /&gt;classificazione, perché quando il Po uscì dagli argini, distrusse&lt;br /&gt;case, fece vittime o quando l’ictus paralizzò Bossi,&lt;br /&gt;nessuno al Sud scrisse sui viadotti dell’autostrada: «Forza&lt;br /&gt;Po» e «Forza ictus». La differenza fra le scritte leghiste e&lt;br /&gt;l’assenza di risposta può essere in qualche millennio di storia&lt;br /&gt;in più (magari!), o nell’accettazione del ruolo dei vinti&lt;br /&gt;(più probabile).&lt;br /&gt;L’aggressione leghista ha indotto molti a sentirsi meridionali,&lt;br /&gt;a riscoprire la propria storia; che i settentrionali&lt;br /&gt;preferiscono ignorare, un po’ perché credono di aver già&lt;br /&gt;capito quel che c’è da capire; un po’ perché non gl’interessa&lt;br /&gt;sapere del Sud, che associano a un’idea di cultura inutilmente&lt;br /&gt;contorta, elaborata, improduttiva, perdente e pretenziosa&lt;br /&gt;(insomma, un misto di invidiuzza e disprezzo per&lt;br /&gt;quegl’«intellettuali della Magna Grecia» che sanno un sacco&lt;br /&gt;di cose che non servono a niente); un po’ perché, nella ri-&lt;br /&gt;cerca di radici diverse e distanti, piuttosto che coltivare la&lt;br /&gt;ricchezza delle proprie, si trastullano con la patacca della&lt;br /&gt;“cultura celtica”. Comprensibile la “voglia di passato”, ma&lt;br /&gt;perché forzarne un aspetto per adattarlo a un desiderio del&lt;br /&gt;presente? Si rischia la caricatura, come il kilt, il gonnellino&lt;br /&gt;degli scozzesi, che è un’invenzione folcloristica recente; o il&lt;br /&gt;«sole delle Alpi», quel fiore a sei petali, scelto dai leghisti&lt;br /&gt;quale loro simbolo, ma diffuso da sempre un po’ ovunque,&lt;br /&gt;e abbondantemente nel Mediterraneo: era già sugli scudi&lt;br /&gt;dei guerrieri di Puglia (però zona-Nord, eh?), più di tremila&lt;br /&gt;anni fa. Sciur Asterix de la Briansa, quello è il sole del&lt;br /&gt;Tavoliere! Ch’el vaga schisc anca (Ci vada piano pure) con&lt;br /&gt;l’avo barbarico: al Nord lasciò il nome a una regione, mentre&lt;br /&gt;al Sud i suoi stati e le sue leggi nei tribunali sopravvissero&lt;br /&gt;ancora per quasi tre secoli, e con tale forza ed estensione&lt;br /&gt;(parte della Campania, della Basilicata, della Puglia e&lt;br /&gt;della Calabria) che, nelle mappe dell’epoca, la “capitale di&lt;br /&gt;Longobardia” era Bari. Terun! Ma questo libro parla della&lt;br /&gt;costruzione della minorità del Mezzogiorno, così, tanto vale&lt;br /&gt;dirlo subito: il pur più duraturo stato meridionale di quei&lt;br /&gt;barbari che vennero a civilizzarsi in casa nostra passò alla&lt;br /&gt;storia con il nome di “Langobardia Minor” (e te pareva!).&lt;br /&gt;«Quando non si vuol fare qualcosa per capirla,» ha scritto&lt;br /&gt;Marco Paolini «si trasforma la storia in geografia.» E accettiamo&lt;br /&gt;che, contro il valore dei fatti, la geografia divenga&lt;br /&gt;comunque vincente, se segna Nord e comunque perdente,&lt;br /&gt;se segna Sud? E che la latitudine misuri il valore degli uomini,&lt;br /&gt;delle loro azioni, dei loro diritti? Ma non è esattamente&lt;br /&gt;questa l’essenza unica, piena, del razzismo? Non è nella&lt;br /&gt;facilità di tale promessa il suo successo con gli stupidi e gli&lt;br /&gt;egoisti?&lt;br /&gt;«Le identità plurali sono percepite dai nazionalismi come&lt;br /&gt;altrettante minacce» scrive Predrag Matvejevic´ in Mondo&lt;br /&gt;ex e tempo del dopo. E spiega che è proprio nelle «nazioni&lt;br /&gt;venute tardi», come l’Italia, che «queste malattie di&lt;br /&gt;identità» colpiscono più facilmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Settentrione ne patisce, perché scellerate scelte politiche&lt;br /&gt;ed economiche hanno (de)portato al Nord alcuni milioni&lt;br /&gt;di meridionali, con i loro dialetti, le loro diete, le loro&lt;br /&gt;abitudini. Per quanto essi abbiano cercato di assimilare&lt;br /&gt;nuovi accenti e costumi, i propri hanno influito su quelli altrui;&lt;br /&gt;sapori e amori si sono fusi, generando un meticciato&lt;br /&gt;avvertito come minaccia per l’identità del Nord. La Lega,&lt;br /&gt;l’invenzione di riti celtico-padano-veneti sono furbate politiche&lt;br /&gt;per trasformare in voti il bisogno di riscoprire radici&lt;br /&gt;e armarle di razzismo («Decidemmo di sfruttare l’antimeridionalismo&lt;br /&gt;diffuso in Lombardia, come in altre regioni del&lt;br /&gt;Nord» ammette lo spudorato Umberto Bossi nel Mein&lt;br /&gt;Kampf della Lega, il suo Vento dal Nord).&lt;br /&gt;E ne patisce il Sud, che ha meglio conservato il colore&lt;br /&gt;delle radici (indebolite dall’esodo, ma non stemperate da&lt;br /&gt;tradizioni diverse), pur se nei comportamenti è stato indotto&lt;br /&gt;a rinnegarle, a ritenerle superate, scadenti, sconfitte. Come&lt;br /&gt;per gli ebrei convertiti a forza, gli è toccato sentire in un&lt;br /&gt;modo e agire in un altro. Finché, col tempo e le generazioni,&lt;br /&gt;quel sentire si è fatto flebile; salvo riaccendersi, per l’offesa,&lt;br /&gt;e proporsi “contro”.&lt;br /&gt;La tardiva scoperta di essere meridionale mi ha rivelato&lt;br /&gt;un assurdo: i meridionali traggono il nome da quel che gli&lt;br /&gt;manca: il Sud. E pure quando la geografia gliene offriva&lt;br /&gt;uno (le infelici avventure contadine dei siciliani in Libia, in&lt;br /&gt;Tunisia), la storia glielo ha negato. Il mondo dei meridionali&lt;br /&gt;ha una direzione in meno: più giù di dove sono non si&lt;br /&gt;può andare, restando “a casa”. Il Sud porta con sé un’idea&lt;br /&gt;di gioia e di nostalgia; se la prima è data dal clima, dalla natura,&lt;br /&gt;l’altra (come accade, a volte, dopo un’amputazione)&lt;br /&gt;viene dal dolore dell’arto fantasma: fa male quello che non&lt;br /&gt;c’è. Il Sud. Ed è una negazione pesante.&lt;br /&gt;L’estremo lembo di alcune regioni, che il sentimento proprio&lt;br /&gt;e altrui percepisce “al confine del mondo”, è chiamato,&lt;br /&gt;in Galizia come in Cornovaglia o in Bretagna: Finisterrae. In&lt;br /&gt;Italia un posto così è in Puglia, a Santa Maria di Leuca: lì il&lt;br /&gt;mare si alza come un muro, a chiudere il discorso. La Puglia&lt;br /&gt;è un dito di terra lungo quasi quattrocento chilometri,&lt;br /&gt;ma largo poco più di trenta, verso Leuca. Significa che non&lt;br /&gt;solo ci manca il Sud (Finisterrae), ma altre due direzioni,&lt;br /&gt;l’Est e l’Ovest, sono appena abbozzate. Si intuisce altro, da&lt;br /&gt;qui, a cui non pensi se hai intorno un orizzonte completo e&lt;br /&gt;percorribile. Può trattarsi della direzione negata della vita.&lt;br /&gt;Un settentrionale può volgere gli occhi e cercarsi il futuro&lt;br /&gt;in ogni parte. Un meridionale, no: è costretto a guardare&lt;br /&gt;solo verso Nord: dalla storia, dall’economia figlia di quella&lt;br /&gt;storia, e persino dalla geografia. In realtà, nemmeno il settentrionale&lt;br /&gt;ha davvero scelta; se rinuncia al Sud, come&lt;br /&gt;quattro scriteriati vorrebbero, cade nella nostra condizione&lt;br /&gt;(ma in modo artificioso, falso, quindi sterile): quella degli&lt;br /&gt;amputati. Mentre a noi tocca un arto fantasma che ti&lt;br /&gt;rende fertile (perché non è la tua volontà a privartene), a&lt;br /&gt;prezzo di un dolore necessario: chi non raggiunge e comprende&lt;br /&gt;Finisterrae (la parte che manca) non sa il suo limite,&lt;br /&gt;non sa quel che vale. E si vede.&lt;br /&gt;PIEMME &lt;br /&gt;Realizzazione editoriale: Conedit Libri Srl, Cormano (MI)&lt;br /&gt;© 2010 by Pino Aprile&lt;br /&gt;This book was negotiated through Ute Körner Literary Agent, S.L., Barcelona –&lt;br /&gt;www.uklitag.com&lt;br /&gt;I Edizione 2010&lt;br /&gt;© 2010 - EDIZIONI PIEMME Spa&lt;br /&gt;20145 Milano - Via Tiziano, 32&lt;br /&gt;info@edizpiemme.it - www.edizpiemme.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PINO APRILE &lt;br /&gt;TERRONI&lt;br /&gt;Diventare meridionali &lt;br /&gt;Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i&lt;br /&gt;nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni.&lt;br /&gt;E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni&lt;br /&gt;“anti-terrorismo”, come i marines in Iraq.&lt;br /&gt;Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà&lt;br /&gt;di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante&lt;br /&gt;il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe&lt;br /&gt;francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere&lt;br /&gt;l’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno&lt;br /&gt;ci rimette qualcosa).&lt;br /&gt;Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli&lt;br /&gt;d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali,&lt;br /&gt;come i Lanzichenecchi a Roma.&lt;br /&gt;E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu&lt;br /&gt;Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile.&lt;br /&gt;Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex&lt;br /&gt;garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al&lt;br /&gt;Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro&lt;br /&gt;preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe&lt;br /&gt;inorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca».&lt;br /&gt;Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza&lt;br /&gt;processo e senza condanna, come è accaduto con gl’islamici&lt;br /&gt;a Guantánamo. Lì qualche centinaio, terroristi per&lt;br /&gt;definizione, perché musulmani; da noi centinaia di migliaia,&lt;br /&gt;briganti per definizione, perché meridionali. E, se bambini,&lt;br /&gt;briganti precoci; se donne, brigantesse o mogli, figlie, di briganti;&lt;br /&gt;o consanguinei di briganti (sino al terzo grado di parentela);&lt;br /&gt;o persino solo paesani o sospetti tali. Tutto a norma&lt;br /&gt;di legge, si capisce, come in Sudafrica, con l’apartheid.&lt;br /&gt;Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non&lt;br /&gt;anche ex soldati borbonici e patrioti alla guerriglia per difendere&lt;br /&gt;il proprio paese invaso.&lt;br /&gt;Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello&lt;br /&gt;del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi&lt;br /&gt;che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia&lt;br /&gt;di profughi in marcia.&lt;br /&gt;Non volevo credere che i primi campi di concentramento&lt;br /&gt;e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord,&lt;br /&gt;per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia,&lt;br /&gt;forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano&lt;br /&gt;nella calce), come nell’Unione Sovietica di Stalin.&lt;br /&gt;Ignoravo che il ministero degli Esteri dell’Italia unita&lt;br /&gt;cercò per anni «una landa desolata», fra Patagonia, Borneo&lt;br /&gt;e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli&lt;br /&gt;lontano da occhi indiscreti.&lt;br /&gt;Né sapevo che i fratelli d’Italia arrivati dal Nord svuotarono&lt;br /&gt;le ricche banche meridionali, regge, musei, case private&lt;br /&gt;(rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte&lt;br /&gt;e costituire immensi patrimoni privati.&lt;br /&gt;E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti&lt;br /&gt;avanzi di galera.&lt;br /&gt;Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa&lt;br /&gt;aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra&lt;br /&gt;di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla.&lt;br /&gt;Ignoravo che l’occupazione del Regno delle Due Sicilie&lt;br /&gt;fosse stata decisa, progettata, protetta da Inghilterra e&lt;br /&gt;Francia, e parzialmente finanziata dalla massoneria (detto&lt;br /&gt;da Garibaldi, sino al gran maestro Armando Corona, nel&lt;br /&gt;1988).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né sapevo che il Regno delle Due Sicilie fosse, fino al&lt;br /&gt;momento dell’aggressione, uno dei paesi più industrializzati&lt;br /&gt;del mondo (terzo, dopo Inghilterra e Francia, prima di&lt;br /&gt;essere invaso).&lt;br /&gt;E non c’era la “burocrazia borbonica”, intesa quale caotica&lt;br /&gt;e inefficiente: lo specialista inviato da Cavour nelle Due&lt;br /&gt;Sicilie, per rimettervi ordine, riferì di un «mirabile organismo&lt;br /&gt;finanziario» e propose di copiarla, in una relazione che&lt;br /&gt;è «una lode sincera e continua». Mentre «il modello che&lt;br /&gt;presiede alla nostra amministrazione», dal 1861, «è quello&lt;br /&gt;franco-napoleonico, la cui versione sabauda è stata modulata&lt;br /&gt;dall’unità in avanti in adesione a una miriade di pressioni&lt;br /&gt;localistiche e corporative» (Marco Meriggi, Breve storia&lt;br /&gt;dell’Italia settentrionale).&lt;br /&gt;Ignoravo che lo stato unitario tassò ferocemente i milioni&lt;br /&gt;di disperati meridionali che emigravano in America, per&lt;br /&gt;assistere economicamente gli armatori delle navi che li trasportavano&lt;br /&gt;e i settentrionali che andavano a “far la stagione”,&lt;br /&gt;per qualche mese in Svizzera.&lt;br /&gt;Non potevo immaginare che l’Italia unita facesse pagare&lt;br /&gt;più tasse a chi stentava e moriva di malaria nelle caverne&lt;br /&gt;dei Sassi di Matera, rispetto ai proprietari delle ville sul lago&lt;br /&gt;di Como.&lt;br /&gt;Avevo già esperienza delle ferrovie peggiori al Sud che al&lt;br /&gt;Nord, ma non che, alle soglie del 2000, col resto d’Italia&lt;br /&gt;percorso da treni ad alta velocità, il Mezzogiorno avesse&lt;br /&gt;quasi mille chilometri di ferrovia in meno che prima della&lt;br /&gt;Seconda guerra mondiale (7.958 contro 8.871), quasi sempre&lt;br /&gt;ancora a binario unico e con gran parte della rete non&lt;br /&gt;elettrificata.&lt;br /&gt;Come potevo immaginare che stessimo così male, nell’inferno&lt;br /&gt;dei Borbone, che per obbligarci a entrare nel paradiso&lt;br /&gt;portatoci dai piemontesi ci vollero orribili rappresaglie,&lt;br /&gt;stragi, una dozzina di anni di combattimenti, leggi&lt;br /&gt;speciali, stati d’assedio, lager? E che, quando riuscirono a&lt;br /&gt;farci smettere di preferire la morte al loro paradiso, sce-&lt;br /&gt;gliemmo piuttosto di emigrare a milioni (e non era mai successo)?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ignoravo che avrei dovuto studiare il francese, per apprendere&lt;br /&gt;di essere italiano: «Le Royaume d’Italie est&lt;br /&gt;aujourd’hui un fait» annunciò Cavour al Senato. «Le Roi notre&lt;br /&gt;auguste Souverain prend pour lui-même et pour ses successeurs&lt;br /&gt;le titre de Roi d’Italie.»&lt;br /&gt;Credevo al Giosue Carducci delle Letture del Risorgimento&lt;br /&gt;italiano: «Né mai unità di nazione fu fatta per aspirazione&lt;br /&gt;di più grandi e pure intelligenze, né con sacrifici di più&lt;br /&gt;nobili e sante anime, né con maggior libero consentimento&lt;br /&gt;di tutte le parti sane del popolo». Affermazione riportata in&lt;br /&gt;apertura del libro (Il Risorgimento italiano) distribuito gratuitamente&lt;br /&gt;dai Centri di Lettura e Informazione a cura del&lt;br /&gt;ministero della Pubblica Istruzione Direzione Generale per&lt;br /&gt;l’Educazione Popolare, dal 1964. Il curatore, Alberto M.&lt;br /&gt;Ghisalberti, avverte che, «a un secolo di distanza (...), la revisione&lt;br /&gt;critica operata dagli storici possa suggerire interpretazioni&lt;br /&gt;diversamente meditate (...) della più complessa&lt;br /&gt;realtà del “libero consentimento” al quale si riferisce il&lt;br /&gt;poeta». Chi sa, capisce; chi non sa, continua a non capire.&lt;br /&gt;Scoprirò poi che Carducci, privatamente, scriveva: «A Lei&lt;br /&gt;pare una bella cosa questa Italia?»; tanto che, per lui, evitare&lt;br /&gt;di parlarne «può anche essere opera di carità». (Storia&lt;br /&gt;d’Italia, Einaudi).&lt;br /&gt;Io avevo sempre creduto ai libri di storia, alla leggenda&lt;br /&gt;di Garibaldi.&lt;br /&gt;Non sapevo nemmeno di essere meridionale, nel senso&lt;br /&gt;che non avevo mai attribuito alcun valore, positivo o negativo,&lt;br /&gt;al fatto di essere nato più a Sud o più a Nord di un altro.&lt;br /&gt;Mi ritenevo solo fortunato a essere nato italiano. E fra&lt;br /&gt;gl’italiani più fortunati, perché vivevo sul mare.&lt;br /&gt;A mano a mano che scoprivo queste cose, ne parlavo. Io&lt;br /&gt;stupito; gli ascoltatori increduli. Poi, io furioso; gli ascoltatori&lt;br /&gt;seccati: esagerazioni, invenzioni e, se vere, cose vecchie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E mi accorsi che diventavo meridionale, perché, stupidamente,&lt;br /&gt;maturavo orgoglio per la geografia di cui, altrettanto&lt;br /&gt;stupidamente, Bossi e complici volevano che mi vergognassi.&lt;br /&gt;Loro che usano “italiano” come un insulto e&lt;br /&gt;abitano la parte della penisola che fu denominata “Italia”,&lt;br /&gt;quando Roma riorganizzò l’impero (quella meridionale&lt;br /&gt;venne chiamata “Apulia”, dal nome della mia regione. Ma&lt;br /&gt;la prima “Italia” della storia fu un pezzo di Calabria sul&lt;br /&gt;Tirreno).&lt;br /&gt;Si è scritto tanto sul Sud, ma non sembra sia servito a&lt;br /&gt;molto, perché «ogni battaglia contro pregiudizi universalmente&lt;br /&gt;condivisi è una battaglia persa» dice Nicholas&lt;br /&gt;Humphrey (Una storia della mente). «Perché non riprendi&lt;br /&gt;una delle tante pubblicazioni meridionaliste di venti,&lt;br /&gt;trent’anni fa, e la ristampi tale e quale? Chi si accorgerebbe&lt;br /&gt;che del tempo è passato, inutilmente?» suggeriva ottant’anni&lt;br /&gt;fa a Piero Gobetti, Tommaso Fiore che poi, per&lt;br /&gt;fortuna, scrisse Un popolo di formiche. E oggi, un economista&lt;br /&gt;indomito, Gianfranco Viesti (Abolire il Mezzogiorno),&lt;br /&gt;allarga le braccia: «Parlare di Mezzogiorno significa parlare&lt;br /&gt;del già detto, e del già fallito».&lt;br /&gt;Perché tale stato di cose è utile alla parte più forte del&lt;br /&gt;paese, anche se si presenta con due nomi diversi: “Questione&lt;br /&gt;meridionale”, ovvero dell’aspirazione del Sud a uscire&lt;br /&gt;dalla subalternità impostagli; e “Questione settentrionale”,&lt;br /&gt;di recente conio, ovvero della volontà del Nord di mantenere&lt;br /&gt;la subalternità del Sud e il redditizio vantaggio di potere&lt;br /&gt;conquistato con le armi e una legislazione squilibrata.&lt;br /&gt;Dopo centocinquant’anni, questo sistema rischia di spezzare&lt;br /&gt;il paese. Si sa; e si finge di non saperlo, perché troppi sono&lt;br /&gt;gl’interessi che se ne nutrono.&lt;br /&gt;Così, accade che la verità venga scritta, ma non sia letta;&lt;br /&gt;e se letta, non creduta; e se creduta, non presa in considerazione;&lt;br /&gt;e se presa in considerazione, non tanto da cambiare&lt;br /&gt;i comportamenti, da indurre ad agire “di conseguenza”.&lt;br /&gt;I meridionali si lamentano sempre e i carcerati si dicono&lt;br /&gt;tutti innocenti. Il paragone non è casuale; nel bel libro Sull’identità&lt;br /&gt;meridionale, Mario Alcaro scrive: «Si può dire&lt;br /&gt;che è la difesa di un imputato, di un cittadino del Sud che&lt;br /&gt;cerca una risposta alle tante critiche e accuse che gli son&lt;br /&gt;piovute addosso». Il pregiudizio (pre, “prima”) è una condanna&lt;br /&gt;senza processo. Sospetto che la sua persistenza eviti,&lt;br /&gt;a chi lo nutre, un’ammissione di colpa. «L’uomo è un animale&lt;br /&gt;mosso in modo determinante dalla colpa» rammenta&lt;br /&gt;Luigi Zoja in Storia dell’arroganza. «Un sentimento di colpa&lt;br /&gt;può essere spostato, non cancellato.» E il Nord aggressore&lt;br /&gt;incolpa l’aggredito delle conseguenze dell’aggressione:&lt;br /&gt;rimosso il rimorso, se mai c’è stato.&lt;br /&gt;Noi meridionali conosciamo bene tutto questo: non ci&lt;br /&gt;indigna nemmeno più; ci stanca: «Senti che la gente ti capisce&lt;br /&gt;male, che devi parlare più forte, gridare» spiegava&lt;br /&gt;Cˇechov. «E le grida sono ripugnanti. Parli a voce sempre&lt;br /&gt;più bassa, forse tra poco tacerai del tutto.» Fra le urla dell’altro,&lt;br /&gt;ormai privo del freno della vergogna che lo rendeva&lt;br /&gt;civile.&lt;br /&gt;Oggi, nuovi fermenti animano una ricerca di verità storica,&lt;br /&gt;non solo meridionale, che viene dal basso, più che dalle&lt;br /&gt;aule universitarie o dalla politica, dalle istituzioni. Non è facile&lt;br /&gt;capire dove questo possa portare; se a un revanscismo&lt;br /&gt;uguale e opposto al razzismo nordista di Lega e collaterali,&lt;br /&gt;o a una comune crescita di consapevolezza e conoscenza:&lt;br /&gt;un nuovo meridionalismo non solo meridionale (e sarebbe&lt;br /&gt;un ritorno alle origini, perché nacque nordico, specie lombardo),&lt;br /&gt;per ridare un’anima decente a un’Italia che l’ha&lt;br /&gt;smarrita, nel fallimento della politica e la sua riduzione a furia&lt;br /&gt;predatoria di egoismi personali e territoriali. Temo, per&lt;br /&gt;il pessimismo della ragione e perché i segni vanno in quella&lt;br /&gt;direzione, che il peggio prevalga, proprio “per” e non&lt;br /&gt;“nonostante” i suoi difetti (è la legge di Greg e Galton, che&lt;br /&gt;ricordo in Elogio dell’imbecille). Ma, per l’ottimismo della&lt;br /&gt;volontà, spero nel contrario (nemmeno il peggio dura per&lt;br /&gt;sempre; e anche i peggiori muoiono).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Nord, visto da Sud, è Caino: da lì vennero quelli che,&lt;br /&gt;dicendosi fratelli, compirono al Sud, a scopo di rapina, il&lt;br /&gt;massacro più imponente mai subito da queste regioni (e sì&lt;br /&gt;che di barbari ne sono passati). I musei del Risorgimento,&lt;br /&gt;nota Mario Isnenghi, nella sua Breve storia dell’Italia unita&lt;br /&gt;a uso dei perplessi, sono quasi tutti al Centro o al Nord.&lt;br /&gt;Il Nord è dove ho lavorato anni e ho amici, ed è casa mia;&lt;br /&gt;come il Sud, dove sono nato; o il Centro, dove abito. Gl’italiani&lt;br /&gt;vanno al Nord in cerca di soldi; al Sud in cerca dell’anima.&lt;br /&gt;All’estero smettono di essere meridionali o settentrionali&lt;br /&gt;e diventano solo italiani (indistintamente, nel&lt;br /&gt;pregiudizio altrui, geni e farabutti).&lt;br /&gt;Il Sud, visto da Nord, è L’inferno, titolo del libro di Giorgio&lt;br /&gt;Bocca che nel 2008 ha scritto sul «Venerdì» di «Repubblica&lt;br /&gt;», non so quanto provocatoriamente: «Sì, è vero, sono&lt;br /&gt;un antimeridionale... Passo per razzista, e forse lo sono».&lt;br /&gt;Nessuno vi trovò da ridire: è o no il Sud, nella geografia, anche&lt;br /&gt;morale, il luogo del male? Del male senza possibilità di&lt;br /&gt;redenzione: ché questo è l’inferno, congrua immagine del&lt;br /&gt;«paradiso abitato da diavoli», secondo l’Alexandre Dumas&lt;br /&gt;che accompagnò Garibaldi (e a che prezzo!) alla conquista&lt;br /&gt;e al saccheggio.&lt;br /&gt;Caino, al contrario, è un’espressione più saggia e attenta&lt;br /&gt;alla verità, perché Caino non è perso per sempre, a differenza&lt;br /&gt;di chi precipita all’inferno: gli viene offerta una possibilità&lt;br /&gt;di riscatto, in un’altra terra. Anche se non la coglie.&lt;br /&gt;Né pare vogliano farlo, oggi, tanti che ancora godono del&lt;br /&gt;vantaggio ereditato da chi venne a sterminarci. Quando&lt;br /&gt;scrivo “i settentrionali”, “i piemontesi”, non intendo generalizzare&lt;br /&gt;(come avviene quando si parla di “meridionali”).&lt;br /&gt;Alcuni dei più grandi meridionalisti erano del Nord; e gli&lt;br /&gt;ascari che in Parlamento votano (dal 1861) contro l’equità&lt;br /&gt;per le regioni che li hanno eletti, sono meridionali.&lt;br /&gt;Il Sud è stato privato delle sue istituzioni; fu privato delle&lt;br /&gt;sue industrie, della sua ricchezza, della capacità di reagire;&lt;br /&gt;della sua gente (con una emigrazione indotta o forzata&lt;br /&gt;senza pari in Europa); infine, con un’operazione di lobotomia&lt;br /&gt;culturale, fu privato della consapevolezza di sé, della&lt;br /&gt;memoria.&lt;br /&gt;Noi non sappiamo più chi fummo. Ed è accaduto come&lt;br /&gt;agli ebrei travolti dall’Olocausto (il paragone non è esagerato:&lt;br /&gt;centinaia di migliaia, forse un milione di meridionali&lt;br /&gt;furono sterminati dalle truppe sabaude; da tredici a oltre&lt;br /&gt;venti milioni, secondo i conteggi, dovettero abbandonare la&lt;br /&gt;loro terra, in un secolo): molti scampati ai lager cominciarono&lt;br /&gt;a domandarsi se il male che li aveva investiti non fosse&lt;br /&gt;in qualche modo meritato. Quando il danno è intollerabile,&lt;br /&gt;cercare una colpa, pur assurda, inesistente, che lo&lt;br /&gt;renda comprensibile (non giustificabile), diventa una via&lt;br /&gt;per non perdere la ragione. Lo storico Ettore Ciccotti parlò&lt;br /&gt;di «una specie di antisemitismo italiano» nei confronti degl’italiani&lt;br /&gt;del Sud. La Lega, espressione di un nazionalismo&lt;br /&gt;locale comico, se non fosse tragico, ne è la manifestazione&lt;br /&gt;più sincera.&lt;br /&gt;Ed è accaduto che i meridionali abbiano fatto propri i&lt;br /&gt;pregiudizi di cui erano oggetto. E che, per un processo&lt;br /&gt;d’inversione della colpa, la vittima si sia addossata quella&lt;br /&gt;del carnefice. Succede quando il dolore della colpa che ci&lt;br /&gt;si attribuisce è più tollerabile del male subìto.&lt;br /&gt;Così, la resistenza all’invasore, agli stupri, alla perdita dei&lt;br /&gt;beni, della vita, dell’identità, del proprio paese, è divenuta&lt;br /&gt;“vergogna”. Solo ora, dopo un secolo e mezzo, le famiglie&lt;br /&gt;meridionali che ebbero guerriglieri e patrioti combattenti&lt;br /&gt;cominciano a recuperare l’orgoglio dei propri avi, tutti etichettati&lt;br /&gt;come “briganti” dall’aggressore (naturalmente, il fenomeno&lt;br /&gt;porta all’immeritato riscatto morale pure di chi era&lt;br /&gt;brigante e basta. Di malfattori ce ne furono altri: mafiosi arruolati&lt;br /&gt;da Garibaldi e piemontesi; ma vennero detti “buoni&lt;br /&gt;italiani”. Criminale non è quel che fai, ma per chi lo fai).&lt;br /&gt;Un giorno calcolai quanti miei familiari, da parte di padre&lt;br /&gt;e di madre, sono emigrati (i pugliesi furono gli ultimi a&lt;br /&gt;partire): uno ogni due.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una mia cugina, dopo sei mesi al Nord, tornò per le ferie&lt;br /&gt;estive (come alcuni volatili, il periodico riapparire degli&lt;br /&gt;emigrati annuncia le stagioni: li chiamavano birds of passage,&lt;br /&gt;“uccelli di passaggio”, nell’America del Nord; e golondrinas,&lt;br /&gt;“rondini”, in quella del Sud). Era cambiata: vestiva&lt;br /&gt;in modo più appariscente, esibiva un accento non suo, roteava&lt;br /&gt;stizzosamente le spalle, il mento puntuto e alto. Parlava&lt;br /&gt;malissimo dei meridionali, con astio rovente e ridicolo.&lt;br /&gt;«Ma cosa fanno di così terribile?» le chiese mia madre, incuriosita.&lt;br /&gt;Lei tacque per lo stupore, si guardò intorno, come&lt;br /&gt;a cercare una risposta. Era sorpresa, o ci parve, dalla&lt;br /&gt;stupidità della domanda: c’era bisogno di una ragione per&lt;br /&gt;parlar male dei meridionali? Così, poverina, se ne uscì con&lt;br /&gt;una frase, lei settentrionale da sei mesi, che la bollò per&lt;br /&gt;sempre, in famiglia: «Sporcano i monumenti».&lt;br /&gt;Come i piccioni; ma, per fortuna, non dall’alto.&lt;br /&gt;Cosa le fosse accaduto, lo capii molto più tardi. Uno dei&lt;br /&gt;miei migliori amici fu tra i primi arrivati della Lega Nord:&lt;br /&gt;abbiamo scoperto di avere la stessa passione per la vela, di&lt;br /&gt;aver acquistato (prima che ci conoscessimo) le stesse barche,&lt;br /&gt;di avere una moglie con lo stesso, non comunissimo&lt;br /&gt;nome, e di averla sposata lo stesso giorno.&lt;br /&gt;Il mio amico si chiama (nooo!) Remo, i suoi nonni sono&lt;br /&gt;di Benevento e di Matera; lui è vissuto a lungo in Argentina,&lt;br /&gt;poi è rientrato in Italia. Sua moglie è veneta, emigrata&lt;br /&gt;dal Polesine in Francia (l’isola di famiglia, alla foce del Po,&lt;br /&gt;finì sommersa, con fattorie e frutteti: da possidenti a naufraghi);&lt;br /&gt;poi è tornata in patria, fra Piemonte e Lombardia.&lt;br /&gt;Leghisti accesi entrambi, fino a quando il movimento&lt;br /&gt;non assunse connotazioni separatiste. «La Lega è piena di&lt;br /&gt;meridionali e di figli di meridionali» mi spiegava Remo.&lt;br /&gt;«Sono i più convinti.» Anche quella mia cugina è leghista.&lt;br /&gt;Perché? Chi emigra, abbandona una comunità e una terra&lt;br /&gt;che figurano deboli e perdenti e mira a radicarsi in un altrove&lt;br /&gt;che appare forte e vincente: l’emigrato non appartiene&lt;br /&gt;più alla sua gente, e non ancora all’altra (così crede). In&lt;br /&gt;cerca di identità, non può che scegliere, lui sradicato e sospeso,&lt;br /&gt;la più forte. E questa sua nuova appartenenza è tanto&lt;br /&gt;più certa, quanto maggiore è la distanza che frappone fra&lt;br /&gt;ciò che era e ciò che vuole essere (in La lingua degli emigrati,&lt;br /&gt;si legge che essi «rivivono nel paese di arrivo la loro situazione&lt;br /&gt;di “dominati” in termini ancor più drammatici»;&lt;br /&gt;e vogliono uscirne. Si educano ad altro da quel che sono.&lt;br /&gt;Quando il carnefice ti toglie tutto, l’unico punto di riferimento&lt;br /&gt;che ti rimane è il carnefice. Lo imiti). Il settentrionale&lt;br /&gt;non ha bisogno di essere leghista; il meridionale al Nord&lt;br /&gt;non può farne a meno, se di scarsa radice. Ed è il più attivo&lt;br /&gt;nel sostenere un’esclusione che non escluda più lui, ma&lt;br /&gt;chi è come lui era. I prossimi leghisti saranno i nipoti degli&lt;br /&gt;extracomunitari. «Ma dubito» avverte Piero Bocchiaro,&lt;br /&gt;studioso di comportamenti psico-sociali alla Vrije Universiteit&lt;br /&gt;di Amsterdam, «che quel che viene mostrato corrisponda&lt;br /&gt;a quel che si è.» Come dire: quello dell’emigrato che&lt;br /&gt;sposa nuovi costumi è un fare che non corrisponde all’essere;&lt;br /&gt;un vivere doppio; non sempre consapevole.&lt;br /&gt;Serve rivangare vecchie storie? Non sono così vecchie da&lt;br /&gt;aver smesso di far male e produrre conseguenze: la storia di&lt;br /&gt;oggi è ancora quella di ieri. La nostra fu interrotta e si può&lt;br /&gt;riannodarla solo nel punto in cui venne spezzata. Non si&lt;br /&gt;può scegliere la ripartenza che più conviene.&lt;br /&gt;Quel che gli italiani venuti dal Nord ci fecero fu così spaventoso,&lt;br /&gt;che ancora oggi lo si tace nei libri di storia e nelle&lt;br /&gt;verità ufficiali; si tengono al buio molti documenti che lo&lt;br /&gt;raccontano. Una parte dell’Italia, in pieno sviluppo, fu condannata&lt;br /&gt;a regredire e depredata dall’altra, che con il bottino&lt;br /&gt;finanziò la propria crescita e prese un vantaggio, poi difeso&lt;br /&gt;con ogni mezzo, incluse le leggi.&lt;br /&gt;La questione meridionale, il ritardo del Sud rispetto al&lt;br /&gt;Nord, non resiste “malgrado” la nascita dell’Italia unita,&lt;br /&gt;ma sorse da quella e dura tuttora, perché è il motore dell’economia&lt;br /&gt;del Nord. Né una sostanziale e improbabile restituzione&lt;br /&gt;del maltolto riporterebbe le cose com’erano:&lt;br /&gt;perdita di fiducia e civiltà provocata nel Sud dalla potatura&lt;br /&gt;dei migliori, con le stragi e l’emigrazione, non è recuperabile&lt;br /&gt;in tempi brevi. Certi processi storici e sociali non&lt;br /&gt;possono essere invertiti a comando; quello economico forse,&lt;br /&gt;sì. Volendo.&lt;br /&gt;Ma non si vuole. E i difetti dei meridionali, ne vogliamo&lt;br /&gt;parlare? No. Almeno qui, no, visto che del Sud si elencano&lt;br /&gt;sempre e solo quelli. Il collega Lino Patruno (Alla riscossa&lt;br /&gt;terroni) ne enumera trentadue; ha ragione e credo si possa&lt;br /&gt;arrivare a sessantaquattro. Lo scopo di Patruno è onesto:&lt;br /&gt;indurre i meridionali alla responsabilità. Ma comincio a temere&lt;br /&gt;che su questo si sia tutti d’accordo; mentre i settentrionali&lt;br /&gt;si ritengano esentati dal fare altrettanto. Così ho&lt;br /&gt;stabilito una personale moratoria: centocinquant’anni bastano;&lt;br /&gt;per i prossimi diciannove mesi, anzi ventuno, voglio&lt;br /&gt;sentire parlare solo dei difetti dei settentrionali. Perché&lt;br /&gt;ogni pecca del Mezzogiorno deve giustificarne la discriminazione,&lt;br /&gt;la minorità, e ogni pretesa del Nord, persino sfacciatamente&lt;br /&gt;razzista, è intesa come diritto? Perché ogni volta&lt;br /&gt;che si parla dell’Italia duale si ignora il meglio del Sud e&lt;br /&gt;il peggio del Nord? E dire il meglio del Sud risulta non credibile,&lt;br /&gt;dire il peggio del Nord è un affronto? «La memoria&lt;br /&gt;è di parte, come parziale è lo sguardo su cui si fonda» rammenta&lt;br /&gt;Walter Barberis (Il bisogno di patria). «Ma la truffa&lt;br /&gt;Parmalat vale, da sola, più che tutte quelle di Napoli, di tutti&lt;br /&gt;i tempi, messe insieme» dice il sindaco che rinnovò Bari,&lt;br /&gt;Michele Emiliano. E passano come incidenti di percorso le&lt;br /&gt;truffe-latte difese dalla Lega, quelle colossali della sanità&lt;br /&gt;lombarda, dai Poggi Longostrevi alle cliniche della morte,&lt;br /&gt;gli sfrenati intrecci affaristici di Comunione e Liberazione...&lt;br /&gt;«La corruttela politica nostra non è male meridionale più&lt;br /&gt;che non sia settentrionale, e non è in essa che si deve cercare&lt;br /&gt;il vero carattere distintivo delle opposte parti d’Italia»&lt;br /&gt;(Ettore Ciccotti, Mezzogiorno e Settentrione d’Italia, 1898).&lt;br /&gt;La Germania Ovest, già nei primi anni di riunificazione&lt;br /&gt;con la più povera Germania Est, spese, nei territori orien-&lt;br /&gt;tali, «una cifra cinque volte superiore a quella che è costata&lt;br /&gt;in questi cinquant’anni la vituperata Cassa per il Mezzogiorno&lt;br /&gt;» (Se il Nord, Agazio Loiero); e ogni anno vi investe&lt;br /&gt;quanto gli Stati Uniti, con il Piano Marshall, inviarono dopo&lt;br /&gt;la guerra, per la ricostruzione dell’intera Europa. Era&lt;br /&gt;l’unico modo per far confluire la ricchezza dell’Ovest dall’altra&lt;br /&gt;parte, sino a pareggiare il livello, in vent’anni. Lì si&lt;br /&gt;volle; e il di più dell’Ovest non era stato rubato all’Est.&lt;br /&gt;Quando una differenza dura così a lungo, si rischia di&lt;br /&gt;non attribuirne più le ragioni alle cause che l’hanno generata&lt;br /&gt;e la mantengono, ma all’insufficienza di chi la patisce.&lt;br /&gt;Così, l’ignorante per ignoranza, il colto per cattiva coscienza,&lt;br /&gt;il razzista per ignoranza e cattiva coscienza, trovano più&lt;br /&gt;comodo spiegare il sottosviluppo economico dei neri con&lt;br /&gt;l’inferiorità della “razza”. Lo si diceva dei lombardi, quando&lt;br /&gt;la loro regione era tenuta dagli austroungarici solo come&lt;br /&gt;area di consumo di beni prodotti altrove. Il Nord era nella&lt;br /&gt;condizione di colonia cui fu condannato il Sud dopo&lt;br /&gt;l’annessione e il saccheggio: è quel «che l’economia capitalistica&lt;br /&gt;fa a’ vinti nella lotta della concorrenza» (ancora Ciccotti).&lt;br /&gt;Anche allora si indagò sugli effetti, per non riconoscerne&lt;br /&gt;le cause. E si cercò di capire perché il lombardo&lt;br /&gt;fosse così incapace, inefficiente, «in una parola, nullo», secondo&lt;br /&gt;la sociologa Cristina Belgioioso, autrice dell’indagine&lt;br /&gt;sulla pochezza dei «padani» (fra i quali, Cesare Lombroso&lt;br /&gt;condusse la ricerca sul «cretinismo perfetto»): i Bossi, i Calderoli&lt;br /&gt;e i Gentilini non nascono dal niente. I “Lombardi”,&lt;br /&gt;come venivano chiamati tutti gli italiani del Nord, erano&lt;br /&gt;giudicati dai francesi “vigliacchi e incapaci”.&lt;br /&gt;La Lombardia «era troppo piccola per alimentare un&lt;br /&gt;sufficiente mercato interno di scambio, e troppo debole&lt;br /&gt;per praticare una politica di espansione industriale fuori&lt;br /&gt;dei suoi confini, qualunque fosse l’aiuto dello stato» scrive&lt;br /&gt;Luigi De Rosa, in La rivoluzione industriale in Italia. «Non&lt;br /&gt;molto migliori risultavano le condizioni industriali del Veneto,&lt;br /&gt;e così quelle della Liguria.»&lt;br /&gt;Il Sud fu unito a forza, svuotato dei suoi beni e soggiogato,&lt;br /&gt;per consentire lo sviluppo del Nord. Cominciarono&lt;br /&gt;allora a sorgere fermenti federalisti lombardi: «Quelli che&lt;br /&gt;parlano di uno “stato di Milano”, per contrapporlo al resto&lt;br /&gt;d’Italia» avvertiva Ciccotti, fanno l’errore di credere «che&lt;br /&gt;Milano sarebbe divenuta qual è senza l’unità d’Italia»; e&lt;br /&gt;«hanno bisogno di dissimularsi le vere cagioni del male, per&lt;br /&gt;vivere de’ frutti del mal di tutti, facendo della diversa lingua&lt;br /&gt;o del diverso dialetto e delle diverse latitudini tante ragioni&lt;br /&gt;di dissidi». Vivere de’ frutti del mal di tutti: fare stare&lt;br /&gt;tutti peggio, per star meglio soltanto loro, con la scusa del&lt;br /&gt;federalismo.&lt;br /&gt;Si chiama rubare. Ed era un secolo fa.&lt;br /&gt;Rammento la conversazione con un collega che stimo,&lt;br /&gt;milanese pratico e di successo. Il tema, visto da Nord (lui),&lt;br /&gt;si riduceva a: «Invece di lamentarsi sempre, i meridionali&lt;br /&gt;potrebbero darsi una mossa»; e visto da Sud (me): «Invece&lt;br /&gt;di continuare a spiegarsi il ritardo del Sud con l’insufficienza&lt;br /&gt;dei meridionali, il Nord potrebbe interrogarsi un po’ di&lt;br /&gt;più sulle cause e non crearne di nuove».&lt;br /&gt;Mark Twain diceva che «siamo tutti esseri umani. Non è&lt;br /&gt;possibile essere qualcosa di peggio». Da noi, qualche tentativo&lt;br /&gt;di dargli torto c’è stato. Salimbene da Parma, ricorda&lt;br /&gt;Barberis (Il bisogno di patria), stimava la viltà dei meridionali&lt;br /&gt;congenita, perché «homines caccarelli et merdacoli».&lt;br /&gt;E per uno dei fondatori del Partito socialista, il bolognese&lt;br /&gt;Camillo Prampolini, gli italiani si dividono in «nordici e sudici&lt;br /&gt;». Uno “scienziato”, poi, confermerà la correttezza della&lt;br /&gt;definizione, per «questi degenerati che abborrono l’acqua&lt;br /&gt;in terra e in mare, che non possono giustificare la loro&lt;br /&gt;immensa sporcizia colla immensa miseria in cui il destino li&lt;br /&gt;ha fatti nascere». E si capisce che, fosse stato lui il destino,&lt;br /&gt;non li avrebbe fatti nascere.&lt;br /&gt;Ma il destino non si cambia e persino lo si merita (o no?).&lt;br /&gt;Sorge il sospetto che, dopo aver fatto l’Italia con il furto&lt;br /&gt;e il sangue, bisognava giustificare il modo. «In quegli anni»&lt;br /&gt;leggi in La razza maledetta. Alle origini del pregiudizio antimeridionale,&lt;br /&gt;di Vito Teti «il dibattito sulla razza e sull’inferiorità&lt;br /&gt;del Mezzogiorno venne condotto in una infinità di&lt;br /&gt;saggi, libri, articoli, interventi, a riprova di come esso non&lt;br /&gt;rispondesse a una moda, ma a esigenze conoscitive, cariche&lt;br /&gt;di un’urgenza politica, sociale, culturale.» La “scienza”&lt;br /&gt;lombrosiana (nata da un soggiorno del suo fondatore di soli&lt;br /&gt;tre mesi in Calabria: un genio da far impallidire Darwin)&lt;br /&gt;avrebbe portato alle attese conclusioni.&lt;br /&gt;Così (in ritardo, ché mio padre non mi aveva detto niente:&lt;br /&gt;o non se n’era accorto o volle risparmiarmi una vergogna&lt;br /&gt;di famiglia), appresi di appartenere a una “razza maledetta”;&lt;br /&gt;e seppi che era dimostrata, con «i fatti», l’inferiorità&lt;br /&gt;«razziale, fisica e psicologica, sociale e morale degl’italiani&lt;br /&gt;del Mezzogiorno, rispetto agli italiani del Settentrione».&lt;br /&gt;Facevo veramente schifo e mi era toccato scoprirlo da solo:&lt;br /&gt;era meglio quando, con i soldi di tutti, aprivano scuole solo&lt;br /&gt;al Nord (l’ha fatto qualcun altro, prima dell’apparente&lt;br /&gt;ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini), perché, se i&lt;br /&gt;terroni imparano a leggere, possono farsi del male. Che ne&lt;br /&gt;sapevo io, di essere, in quanto meridionale, parte di una&lt;br /&gt;sottospecie di «degenerati, barbari, degradati, ritardati»?&lt;br /&gt;E, in trasferta all’estero, per emigrazione (e che altro, se del&lt;br /&gt;Sud?), solo «delinquenti»? Persino in presenza di genio,&lt;br /&gt;trattasi di «genialità malata o infeconda» (Pasquale Rossi).&lt;br /&gt;E un’intera regione, la Calabria, riassunto di tutto il Sud,&lt;br /&gt;poteva essere indicata come «luogo di epilettici-degenerati,&lt;br /&gt;di popolazioni superstiziose, tendenzialmente, per caratteri&lt;br /&gt;razziali e temperamento etnico, criminali». Come vi sentireste,&lt;br /&gt;voi, voi euganei, valdostani o brianzoli, o anche solo&lt;br /&gt;marchigiani, persino soltanto molisani, se scopriste una&lt;br /&gt;cosa del genere non prima, ma dopo aver sposato una calabrese&lt;br /&gt;(ignari di indizi rivelatori, quali «la fronte declive e il&lt;br /&gt;diametro bimandibolare accentuato»)? Mettermi in casa&lt;br /&gt;una della regione «più odiata d’Italia»! E la poveretta di&lt;br /&gt;mia moglie mi avrebbe evitato, se avesse conosciuto lo&lt;br /&gt;“studio” che “certificava” (“scientificamente”, e si capisce)&lt;br /&gt;l’ozio, l’indolenza, l’apatia, l’accidia dei pugliesi? Per una&lt;br /&gt;parte non breve della mia vita, mi sono aggirato per questo&lt;br /&gt;paese, inconsapevole della classificazione craniologica, secondo&lt;br /&gt;la quale le teste dolicocefale del Sud erano chiaro&lt;br /&gt;indice di inferiorità, rispetto alle capocce brachicefale che&lt;br /&gt;testimoniavano la superiorità dei settentrionali. Di Borghezio,&lt;br /&gt;avete presente? O Renzo Bossi (tutto papà suo), l’intellettuale&lt;br /&gt;che riesce a diplomarsi in appena quattro tentativi;&lt;br /&gt;dopo di che, per frenare la fuga dei cervelli dall’Italia il&lt;br /&gt;Nord l’ha incaricato di “vigilare” sul sistema fieristico lombardo.&lt;br /&gt;I meridionali, per Massimo D’Azeglio, erano «carne che&lt;br /&gt;puzzava» (la storia tace sul suo alito). Ma si è sempre i meridionali&lt;br /&gt;di qualcuno. Ed è un guaio, perché vuol dire che&lt;br /&gt;chi stila graduatorie finisce in quelle di altri.&lt;br /&gt;E perché si fanno le classifiche, a cosa servono?&lt;br /&gt;A degli studenti-cavia, volontari, si chiese di sopprimere,&lt;br /&gt;pigiando un bottone, esseri viventi, secondo una scala di&lt;br /&gt;prossimità biologica alla specie homo sapiens sapiens. Era&lt;br /&gt;tutto finto: non moriva nessuno; ma loro non lo sapevano&lt;br /&gt;ed erano convinti di uccidere, in un crescendo omicida, microbi,&lt;br /&gt;insetti, invertebrati, pesci, uccelli, serpenti, topi, gatti,&lt;br /&gt;cani, scimmie... Alcuni si fermarono agli uccelli; altri trovarono&lt;br /&gt;intollerabile accoppare gatti o cani, solo per un&lt;br /&gt;esperimento; ci fu chi rifiutò di proseguire solo quando gli&lt;br /&gt;fu chiesto di eliminare le scimmie; e chi eseguì anche quel&lt;br /&gt;comando. Un esperimento analogo fu compiuto con esseri&lt;br /&gt;umani nel ruolo di “vittime”. A studenti-cavie fu chiesto di&lt;br /&gt;infliggere scariche elettriche sempre più pericolose. Erano&lt;br /&gt;fasulle, ma non lo sapeva chi azionò la manopola sino all’ultimo&lt;br /&gt;giro. La scienza, il progresso, la civiltà richiedono&lt;br /&gt;qualche sacrificio, e si trova sempre qualcuno disposto a&lt;br /&gt;farlo fare ad altri.&lt;br /&gt;Anche fra gli esseri umani sono state fatte graduatorie:&lt;br /&gt;schiavi, servitori e padroni; poveri e ricchi; negri, sangue-&lt;br /&gt;misti e bianchi; meridionali, terroni nordicizzati e settentrionali...&lt;br /&gt;Di nuovo: a cosa servono le classificazioni? Gli studenticavia&lt;br /&gt;ci hanno dato la risposta: a stabilire chi deve soffrire&lt;br /&gt;o morire prima, “per il bene di tutti” (cioè di quelli che&lt;br /&gt;hanno deciso a chi tocca prima). Le classifiche sono la giustificazione&lt;br /&gt;necessaria, perché questo avvenga senza rimorso,&lt;br /&gt;“per una buona ragione”. Napoleone Colajanni ricordava&lt;br /&gt;quegli «antroposociologici che, per vedere progredire e&lt;br /&gt;migliorare l’umanità, vorrebbero distruggerne almeno una&lt;br /&gt;buona metà».&lt;br /&gt;Hitler ci provò. Ma quando avviò lo sterminio dei minorati&lt;br /&gt;mentali, la Germania insorse e persino la ferocia nazista&lt;br /&gt;dovette desistere per le proteste popolari. Le vittime designate&lt;br /&gt;erano minorati, ma ariani. Quando si fece la stessa&lt;br /&gt;cosa con gli ebrei e gli zingari, la Germania tacque.&lt;br /&gt;Nella civile Treviso, un sindaco può proporre vagoni&lt;br /&gt;blindati per espellere gli extracomunitari, il loro uso come&lt;br /&gt;prede per i cacciatori locali, la rimozione delle panchine&lt;br /&gt;dal centro, per impedire che siano contaminate da terga extracomunitarie.&lt;br /&gt;E viene rieletto. Ma quando chiude lo stesso&lt;br /&gt;salotto cittadino ai cani domestici (e alle loro deiezioni),&lt;br /&gt;la popolazione scende in piazza e protesta. Nella scala delle&lt;br /&gt;dignità difendibili (o almeno delle sensibilità civili), Treviso&lt;br /&gt;pone i cani (e persino le loro feci, a doverla dire tutta)&lt;br /&gt;più in alto degli extracomunitari. Non è un’opinione; è un&lt;br /&gt;fatto: per Fido si sentirono offesi; per Abdul, non abbastanza.&lt;br /&gt;Le classificazioni sono gradini, indicano la direzione della&lt;br /&gt;violenza che le genera: dall’alto in basso. La quantità di&lt;br /&gt;violenza è proporzionale alla tenuta delle norme del vivere&lt;br /&gt;civile. Se queste si indeboliscono, abbiamo visto con quanta&lt;br /&gt;facilità si passi dalle sparate comico-razziste dell’intellighenzia&lt;br /&gt;balcanica (poco o per niente dissimili da quelle dei&lt;br /&gt;Bossi, dei Salvini, dei Calderoli, dei Gentilini) alla pulizia&lt;br /&gt;etnica. Il mio saggio amico Fulvio Molinari, giornalista e&lt;br /&gt;scrittore, ne ha paura: «Noi triestini l’abbiamo visto succedere&lt;br /&gt;alle porte di casa: chi abusa delle parole viene travolto&lt;br /&gt;dai fatti. Non si rendono conto». E pensate se, invece, se&lt;br /&gt;ne rendono pure conto... Trieste queste cose le percepisce&lt;br /&gt;prima e meglio degli altri, per la sensibilità della frontiera.&lt;br /&gt;Paolo Rumiz si è mosso da lì per il suo viaggio fra le inquietudini&lt;br /&gt;del Nord; e, in La secessione leggera, riporta le parole&lt;br /&gt;di un suo amico di Sarajevo: «Non è stato il fracasso dei&lt;br /&gt;cannoni a uccidere la Iugoslavia. È stato il silenzio. Il silenzio&lt;br /&gt;sul linguaggio della violenza, prima che sulla violenza».&lt;br /&gt;Le scritte «Forza Etna», «Forza terremoto» comparse&lt;br /&gt;nel Nord (e il cui ricordo commuove e inorgoglisce i leghisti&lt;br /&gt;della prima ora, con la memoria degli eroici inizi) celano,&lt;br /&gt;sotto un’apparente esagerazione dialettica, un desiderio&lt;br /&gt;vero, profondo. Un desiderio criminale: a gente a cui il vulcano&lt;br /&gt;distruggeva case, aziende o a cui il terremoto uccideva&lt;br /&gt;i familiari, qualcuno augurava di peggio; e per questo otteneva&lt;br /&gt;voti, consenso sociale. Vergogna per loro; e per chi&lt;br /&gt;consentiva e consente.&lt;br /&gt;Quella violenza è solo verbale, ma va nel senso della&lt;br /&gt;classificazione, perché quando il Po uscì dagli argini, distrusse&lt;br /&gt;case, fece vittime o quando l’ictus paralizzò Bossi,&lt;br /&gt;nessuno al Sud scrisse sui viadotti dell’autostrada: «Forza&lt;br /&gt;Po» e «Forza ictus». La differenza fra le scritte leghiste e&lt;br /&gt;l’assenza di risposta può essere in qualche millennio di storia&lt;br /&gt;in più (magari!), o nell’accettazione del ruolo dei vinti&lt;br /&gt;(più probabile).&lt;br /&gt;L’aggressione leghista ha indotto molti a sentirsi meridionali,&lt;br /&gt;a riscoprire la propria storia; che i settentrionali&lt;br /&gt;preferiscono ignorare, un po’ perché credono di aver già&lt;br /&gt;capito quel che c’è da capire; un po’ perché non gl’interessa&lt;br /&gt;sapere del Sud, che associano a un’idea di cultura inutilmente&lt;br /&gt;contorta, elaborata, improduttiva, perdente e pretenziosa&lt;br /&gt;(insomma, un misto di invidiuzza e disprezzo per&lt;br /&gt;quegl’«intellettuali della Magna Grecia» che sanno un sacco&lt;br /&gt;di cose che non servono a niente); un po’ perché, nella ri-&lt;br /&gt;cerca di radici diverse e distanti, piuttosto che coltivare la&lt;br /&gt;ricchezza delle proprie, si trastullano con la patacca della&lt;br /&gt;“cultura celtica”. Comprensibile la “voglia di passato”, ma&lt;br /&gt;perché forzarne un aspetto per adattarlo a un desiderio del&lt;br /&gt;presente? Si rischia la caricatura, come il kilt, il gonnellino&lt;br /&gt;degli scozzesi, che è un’invenzione folcloristica recente; o il&lt;br /&gt;«sole delle Alpi», quel fiore a sei petali, scelto dai leghisti&lt;br /&gt;quale loro simbolo, ma diffuso da sempre un po’ ovunque,&lt;br /&gt;e abbondantemente nel Mediterraneo: era già sugli scudi&lt;br /&gt;dei guerrieri di Puglia (però zona-Nord, eh?), più di tremila&lt;br /&gt;anni fa. Sciur Asterix de la Briansa, quello è il sole del&lt;br /&gt;Tavoliere! Ch’el vaga schisc anca (Ci vada piano pure) con&lt;br /&gt;l’avo barbarico: al Nord lasciò il nome a una regione, mentre&lt;br /&gt;al Sud i suoi stati e le sue leggi nei tribunali sopravvissero&lt;br /&gt;ancora per quasi tre secoli, e con tale forza ed estensione&lt;br /&gt;(parte della Campania, della Basilicata, della Puglia e&lt;br /&gt;della Calabria) che, nelle mappe dell’epoca, la “capitale di&lt;br /&gt;Longobardia” era Bari. Terun! Ma questo libro parla della&lt;br /&gt;costruzione della minorità del Mezzogiorno, così, tanto vale&lt;br /&gt;dirlo subito: il pur più duraturo stato meridionale di quei&lt;br /&gt;barbari che vennero a civilizzarsi in casa nostra passò alla&lt;br /&gt;storia con il nome di “Langobardia Minor” (e te pareva!).&lt;br /&gt;«Quando non si vuol fare qualcosa per capirla,» ha scritto&lt;br /&gt;Marco Paolini «si trasforma la storia in geografia.» E accettiamo&lt;br /&gt;che, contro il valore dei fatti, la geografia divenga&lt;br /&gt;comunque vincente, se segna Nord e comunque perdente,&lt;br /&gt;se segna Sud? E che la latitudine misuri il valore degli uomini,&lt;br /&gt;delle loro azioni, dei loro diritti? Ma non è esattamente&lt;br /&gt;questa l’essenza unica, piena, del razzismo? Non è nella&lt;br /&gt;facilità di tale promessa il suo successo con gli stupidi e gli&lt;br /&gt;egoisti?&lt;br /&gt;«Le identità plurali sono percepite dai nazionalismi come&lt;br /&gt;altrettante minacce» scrive Predrag Matvejevic´ in Mondo&lt;br /&gt;ex e tempo del dopo. E spiega che è proprio nelle «nazioni&lt;br /&gt;venute tardi», come l’Italia, che «queste malattie di&lt;br /&gt;identità» colpiscono più facilmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Settentrione ne patisce, perché scellerate scelte politiche&lt;br /&gt;ed economiche hanno (de)portato al Nord alcuni milioni&lt;br /&gt;di meridionali, con i loro dialetti, le loro diete, le loro&lt;br /&gt;abitudini. Per quanto essi abbiano cercato di assimilare&lt;br /&gt;nuovi accenti e costumi, i propri hanno influito su quelli altrui;&lt;br /&gt;sapori e amori si sono fusi, generando un meticciato&lt;br /&gt;avvertito come minaccia per l’identità del Nord. La Lega,&lt;br /&gt;l’invenzione di riti celtico-padano-veneti sono furbate politiche&lt;br /&gt;per trasformare in voti il bisogno di riscoprire radici&lt;br /&gt;e armarle di razzismo («Decidemmo di sfruttare l’antimeridionalismo&lt;br /&gt;diffuso in Lombardia, come in altre regioni del&lt;br /&gt;Nord» ammette lo spudorato Umberto Bossi nel Mein&lt;br /&gt;Kampf della Lega, il suo Vento dal Nord).&lt;br /&gt;E ne patisce il Sud, che ha meglio conservato il colore&lt;br /&gt;delle radici (indebolite dall’esodo, ma non stemperate da&lt;br /&gt;tradizioni diverse), pur se nei comportamenti è stato indotto&lt;br /&gt;a rinnegarle, a ritenerle superate, scadenti, sconfitte. Come&lt;br /&gt;per gli ebrei convertiti a forza, gli è toccato sentire in un&lt;br /&gt;modo e agire in un altro. Finché, col tempo e le generazioni,&lt;br /&gt;quel sentire si è fatto flebile; salvo riaccendersi, per l’offesa,&lt;br /&gt;e proporsi “contro”.&lt;br /&gt;La tardiva scoperta di essere meridionale mi ha rivelato&lt;br /&gt;un assurdo: i meridionali traggono il nome da quel che gli&lt;br /&gt;manca: il Sud. E pure quando la geografia gliene offriva&lt;br /&gt;uno (le infelici avventure contadine dei siciliani in Libia, in&lt;br /&gt;Tunisia), la storia glielo ha negato. Il mondo dei meridionali&lt;br /&gt;ha una direzione in meno: più giù di dove sono non si&lt;br /&gt;può andare, restando “a casa”. Il Sud porta con sé un’idea&lt;br /&gt;di gioia e di nostalgia; se la prima è data dal clima, dalla natura,&lt;br /&gt;l’altra (come accade, a volte, dopo un’amputazione)&lt;br /&gt;viene dal dolore dell’arto fantasma: fa male quello che non&lt;br /&gt;c’è. Il Sud. Ed è una negazione pesante.&lt;br /&gt;L’estremo lembo di alcune regioni, che il sentimento proprio&lt;br /&gt;e altrui percepisce “al confine del mondo”, è chiamato,&lt;br /&gt;in Galizia come in Cornovaglia o in Bretagna: Finisterrae. In&lt;br /&gt;Italia un posto così è in Puglia, a Santa Maria di Leuca: lì il&lt;br /&gt;mare si alza come un muro, a chiudere il discorso. La Puglia&lt;br /&gt;è un dito di terra lungo quasi quattrocento chilometri,&lt;br /&gt;ma largo poco più di trenta, verso Leuca. Significa che non&lt;br /&gt;solo ci manca il Sud (Finisterrae), ma altre due direzioni,&lt;br /&gt;l’Est e l’Ovest, sono appena abbozzate. Si intuisce altro, da&lt;br /&gt;qui, a cui non pensi se hai intorno un orizzonte completo e&lt;br /&gt;percorribile. Può trattarsi della direzione negata della vita.&lt;br /&gt;Un settentrionale può volgere gli occhi e cercarsi il futuro&lt;br /&gt;in ogni parte. Un meridionale, no: è costretto a guardare&lt;br /&gt;solo verso Nord: dalla storia, dall’economia figlia di quella&lt;br /&gt;storia, e persino dalla geografia. In realtà, nemmeno il settentrionale&lt;br /&gt;ha davvero scelta; se rinuncia al Sud, come&lt;br /&gt;quattro scriteriati vorrebbero, cade nella nostra condizione&lt;br /&gt;(ma in modo artificioso, falso, quindi sterile): quella degli&lt;br /&gt;amputati. Mentre a noi tocca un arto fantasma che ti&lt;br /&gt;rende fertile (perché non è la tua volontà a privartene), a&lt;br /&gt;prezzo di un dolore necessario: chi non raggiunge e comprende&lt;br /&gt;Finisterrae (la parte che manca) non sa il suo limite,&lt;br /&gt;non sa quel che vale. E si vede.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-3263365239067145447?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/3263365239067145447/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=3263365239067145447' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/3263365239067145447'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/3263365239067145447'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/03/terroni-tutto-quello-che-e-stato-fatto.html' title='TERRONI Tutto quello che è stato fatto per diventare Meridionali'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S5zECFUTK-I/AAAAAAAAAHM/tSE-Qz6MA68/s72-c/terroni.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-7877915374234007996</id><published>2010-02-20T09:51:00.001-08:00</published><updated>2010-02-20T10:06:11.614-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Asino con Basto'/><title type='text'>Se al Sud si chiama Mafia,al Nord cos'è ??</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S4Ah4NBbbCI/AAAAAAAAAHE/jCXjXYQ-Tnk/s1600-h/vignetta+web.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 303px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S4Ah4NBbbCI/AAAAAAAAAHE/jCXjXYQ-Tnk/s400/vignetta+web.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5440385599315602466" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di Lino Patruno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si dice il caso. Avevano appena finito di indignarsi col Sud delle mafie, col Sud che non paga le tasse, col Sud delle truffe all’Europa, col Sud dei falsi braccianti, col Sud che è tutto una schifezza, quando si sono trovati, come si dice da noi, il morto in casa. Prima le tangenti a Milano e a Vercelli, profondo civilissimo Nord. Poi lo scandalo della Protezione civile, una Razza Padrona, Predona, Scopona che si faceva i suoi affaracci senza dar conto a nessuno. E sullo sfondo una compagnia di mariuoli, corrotti, corruttori, donnine, appalti, fuoriserie, superalberghi, vacanze da far sfigurare come un poveretto l’antesignano barese Tarantini, che pur qualche competenza in materia ce l’ha.&lt;br /&gt;Ovvio che, finché qualcuno non è condannato, è innocente in tutto e per tutto. Ma il quadretto che hanno disegnato le informative dei carabinieri non lascia dubbi sull’ambientino soprattutto al Nord, dove ricordiamo cosa fu Mani Pulite, anzi molto sporche. Si erano mangiata l’Italia, un’unica grande rapina, altro che sprechi al Sud.&lt;br /&gt;E le cifre impressionanti della Corte dei Conti sulla corruzione dimostrano che non è finita mai, con un danno senza pari allo Stato e all’intero Paese, dovessimo sommare cento volte tutti i Sud di questa terra. Perché quando si chiede o si accetta una mazzetta, le conseguenze sono a catena. Anzitutto si evade il fisco perché la mazzetta è in contanti, mica assegni, anche se poi si fanno beccare con i soldi nel pacchetto delle sigarette.&lt;br /&gt;Poi si passa l’appalto non al più capace o all’offerta migliore, ma a chi è disposto a offrire i migliori extra. Possibile che poi chi vince senza merito realizzi non a opera d’arte, che lavori al risparmio per recuperare il costo della mazzetta, con ulteriore spesa di manutenzioni per lo Stato, cioè dei pochi fessi che pagano le tasse. E se l’opera è privata, mettiamo un edificio, il rischio non è solo un cemento meno cemento, ma anche un prezzo più alto degli appartamenti, con distorsione del mercato ed esclusione dei meno abbienti. Creando un ulteriore problema per l’ente pubblico che una casa di edilizia agevolata deve cercare di darla, ancora una volta con le tasse di tutti, anzi bisognerebbe aumentarle.&lt;br /&gt;Ma non è solo tangenti. Tutto il grande sistema dei lavori per la Protezione civile, al di là dei reati da dimostrare, ha rivelato una fanghiglia («gelatina», ha detto educatamente la Procura di Firenze) di rapporti amicali, di favori, di amicizie, di appoggi, di pressioni politiche, di raccomandazioni, di volgarità telefoniche, di arroganze, di superpagate trasferte, di cene, di incentivi sessuali, di compari di merenda, foss’anche di soli compiacenti massaggi rilassanti che avrebbero finito per avvantaggiare i soliti noti: quasi esclusivamente imprese del Centro Nord. E con esclusione di quelle del Sud, fuori dal giro, troppo piccole e senza prospettiva di crescita finché escluse dai bocconi dei caimani.&lt;br /&gt;E una riabilitazione, si fa per dire, del vituperato e sempre svergognato clientelismo meridionale. E altro che «familismo amorale» del Sud, qui è un buco nero di cognati, figli, fidanzate, addirittura colf. E mai premiato il talento ma chi ha più santi in paradiso, mai più efficienza dei bravi che fedeltà degli imbecilli, mai una procedura legale ma solo quelle più oliate. Sud addirittura virtuoso di fronte ai campionissimi ora scoperti, più organizzati anche in questo. E Sud costretto a ricorrere al potente locale per necessità, per poter lavorare, o poter sopravvivere, non come quest’altra Italia che pensa soltanto ad arricchirsi e arricchirsi, tranne sputare sul Sud causa di tutti i mali.&lt;br /&gt;Non è il meglio questa gara al peggio. Ma non è neanche piacevole che pure in questo si tenti di spaccare in due un’Italia in cui esisterebbero soltanto il malaffare meridionale, e la criminalità organizzata meridionale, e l’antistato malavitoso meridionale che inquinano tutto il resto. Per accorgersi solo quando viene colto con le mani nel sacco qualche Pennisi, presidente della Commissione urbanistica della Milano da bere, e qualche Masoero, presidente della Provincia dell’operosa Vercelli, che nel limpidissimo Nord la delinquenza con i colletti bianchi continua a succhiare il sangue all’intero Paese, anche se la palla al piede è sempre il maledetto Sud che ora sistemiamo col federalismo, ciascuno si tiene il suo e vadano a morire ammazzati questi selvaggi e tutti gli anniversari dell’Unità d’Italia.&lt;br /&gt;Non si sa quanto questo lerciume che si alza dal Paese somigli al tramonto degli imperi, la dissoluzione nei propri vizi. Ma nessuno può scagliare la prima pietra. Meno che mai quelli che agitano di continuo la vergogna meridionale e poi si trovano in casa farabutti di livello irraggiungibile finanche per il Sud.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-7877915374234007996?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/7877915374234007996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=7877915374234007996' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7877915374234007996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/7877915374234007996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/02/se-al-sud-si-chiama-mafiaal-nord-cose.html' title='Se al Sud si chiama Mafia,al Nord cos&apos;è ??'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S4Ah4NBbbCI/AAAAAAAAAHE/jCXjXYQ-Tnk/s72-c/vignetta+web.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-4255531425297218128</id><published>2010-01-26T02:03:00.000-08:00</published><updated>2010-01-26T02:11:32.675-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Questione Meridionale'/><title type='text'>Proliferazione di partiti e partitini "per il Sud" - In realtà i soliti politici cercano di rimanere a galla...</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S16-9Dx2UlI/AAAAAAAAAGs/UqQE-Y-C4vA/s1600-h/Poltrona.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 308px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S16-9Dx2UlI/AAAAAAAAAGs/UqQE-Y-C4vA/s400/Poltrona.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5430988156851081810" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Guglielmo Di Grezia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultimamente, ho notato che aleggia una parola nell’aria che nessuno vuol pronunciare.&lt;br /&gt;Piú di qualcuno con modo subdolo come è loro stile, ha tentato di appropriarsene maldestramente, ma proprio perché pronunciata da loro, si può correre il rischio di far perdere di consistenza la parola.&lt;br /&gt;Ho dovuto notare mio malgrado che pure chi con fatti ha dato una spinta nel senso da me auspicato, di parte sua ha un certo timore nella pronuncia di essa.&lt;br /&gt;Per chi non ha ancora capito di quale parola si tratta la pronuncio a chiare lettere “INDIPENDENZA”.&lt;br /&gt;Questa parola che alla sola pronuncia fa saltare da sedie e poltrone vari personaggi di questo e quel partito pseudo Meridionalista o ancor peggio movimentucoli che si dànno arie da rivoluzionari da giarrettiera, è l’unica via d’uscita ad una seria ripresa economica, politica e culturale del Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non voglio iniziare a parlare di patria etc. Non oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, per l’ennesima volta, voglio ripetere, se mai c’è ne fosse bisogno, che se non ci sbarazziamo delle cause che ci tengono incatenati all’attuale sistema, non riusciremo mai ad uscire da questo cul di sacco in cui siamo piombati da 150 anni a questa parte.&lt;br /&gt;Solo con nostre istituzioni potremo curare i nostri interessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ultimo è il caso delle affermazioni fatte dal Ministro Zaia.&lt;br /&gt;L’attaccare sempre ed ad ogni occasione la già misera economia del Meridione a vantaggio di quella Settentrionale (pensate al guadagno dell’industria casearia del Nord a scapito dei produttori di mozzarella di bufala campana di questi giorni), fa parte di un disegno ben definito che si protrae oramai dalla cosiddetta unità sino ad oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È una strada che se percorriamo a ritroso, ci porta all’opificio di Pietrarsa sino alle fonderie di Morgiana, dai cantieri di Castellamare alla produzione di arance siciliane e calabresi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rosarno si può vedere da diversi punti di vista. Sulla vicenda, la prima cosa che mi è saltata all’occhio è stata: Ma le istituzioni locali, in quel pezzo di stato Italiano, non sapevano niente? È mai possibile?&lt;br /&gt;La risposta scontata quanto inevitabile datevela ognuno di voi.&lt;br /&gt;Ma la cosa va vista a ritroso (come dicevo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fabbrica Fiat di Termini Merese (tanto per parlarne) fu regalata dallo Stato Italiano con la scusa di dare lavoro ai Siciliani mentre invece serviva a produrre le auto per il Nord Africa.&lt;br /&gt;L’allora Ministro degli Esteri, per conto dello stato Italiano, stipulò un accordo, con il quale si abrogavano i dazi dai prodotto agricoli dei paesi interessati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è sotto gli occhi di tutti. I proventi delle auto vendute sono andati a totale appannaggio della multinazionale di Torino , mentre l’economia Sudista (prettamente agricola), ne è uscita ancora una volta con le ossa rotte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora oltre al danno anche la beffa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fabbrica non è piú concorrenziale e quindi la produzione sarà trasferita altrove per permettere l’utile degli azionisti.&lt;br /&gt;Questo è il concetto di economia liberale, non il bene comune, ma l’interesse privato a tutti i costi ed a qualsiasi condizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per agganciarmi a Rosarno, grazie a questo patto scellerato i produttori agricoli del Sud, non hanno potuto altro che lavorare col lavoro sommerso per poter sbarcare il lunario.&lt;br /&gt;La mafia c’è e va combattuta in tutti i modi e senza scrupoli, ma non si dia la colpa a chi ne è vittima (i produttori) tacciandoli di essere collusi con essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si fa il commercio equo e solidale per i prodotto dell’Equador, del Guatemala etc., perché non si fa del commercio equo per i produttori di arance siciliane e calabresi? Perché non si organizza una filiera che mette fuori dalla portata della grande distribuzione (perché anche loro è la colpa, acquistano le arance a trenta centesimi al chilo per rivenderle ad un euro) che praticamente obbliga questa povera gente a svendere un prodotto di eccellenza?&lt;br /&gt;Eppure ci vorrebbe poco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In verità non c’è la volontà dei politici locali e nazionali.&lt;br /&gt;Ora vedo un proliferare di partitini che si rifanno al Sud, ma a questi cosa importa del Sud?&lt;br /&gt;Niente, nulla, l’unica cosa che gli importa è il fatto di rimanere in qualche maniera a galla e se è possibile, occupare una poltrona e sbarcare il lunario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho sentito parlare l’Onorevole Vincenzo Scotti ed anche con lui, come feci con la Poli Bortone, sono andato sull’enciclopedia multimediale Wikipedia, alla parola Vincenzo Scotti è emerso: “Un’inchiesta di Report del 1 ottobre 2002, intitolata "Dietro al Bingo", rivela alcuni retroscena torbidi sulla "industrializzazione" del gioco della tombola (rinominata di fatto ’Bingo’) e i coinvolgimenti politici. In particolare la Gabanelli sintetizza dicendo "Imprenditori privati e multinazionali spagnole del gioco d’azzardo che hanno fiutato l’affare nel 1999 quando sotto il governo D’Alema il gioco della tombola diventa Bingo. Ma il decreto legge che lo rende operativo e che trasformerebbe in illegali tutte le tombole di quartiere nasce il 21 novembre 2000. Ministro delle Finanze Ottaviano del Turco, Ministro del tesoro Vincenzo Visco."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella partita entra anche l’ex ministro Vincenzo Scotti, che co-fonda, assieme a Luciano Consoli (in area D’Alema), "Formula Bingo", società nella quale è presidente, che svolge consulenze per l’apertura delle sale bingo e rapidamente ottiene 214 delle 420 concessioni messe in campo sino a quel momento, grazie anche all’alleanza con Codere, una multinazionale spagnola del gioco d’azzardo. Codere e "Formula Bingo" danno un’impronta industriale e altamente lucrativa al gioco casalingo della tombola, dove sono necessari grandi costi e investimenti da parte dei concessionari (i quali -stando all’inchiesta- per rifarsi necessitano di giochi piú lucrosi e speculativi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questa operazione "Formula Bingo" guadagna l’1.50% su ogni cartella venduta dalla sue 214 consociate. Scotti è anche presidente di Ascob, l’associazione dei concessionari. È lo stesso Scotti, infatti, che, in Senato, preme per rendere abusive le tombole nei circoli e consentire l’introduzione di slot machine e videopoker.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo già basterebbe ma non è tutto: “Assolto dall’accusa di corruzione nella gestione della Nettezza urbana e in quello dei Mondiali di Italia ’90, rinviato a giudizio per peculato e abuso d’ufficio per lo scandalo Sisde, e in seguito prosciolto per prescrizione. Una sentenza della Corte dei Conti gli ha imposto di risarcire allo Stato 2.995.450 euro, giudicandolo colpevole insieme all’ex direttore del Sisde, Alessandro Voci, di aver fatto acquistare un palazzo a Roma con fondi riservati del Sisde a un prezzo maggiorato di 10 miliardi di lire per la creazione di fondi neri.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che si pensa di fare qualcosa con questi soggetti, sinceramente, mi fa rimanere sbigottito di come si possa pensare di costruire un futuro per i nostri figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo passo per la soluzione dei problemi che ci affliggono è stato fatto il 16 gennaio di quest’anno.&lt;br /&gt;Con la nascita del parlamento del Sud si è dato una spinta verso la giusta direzione da intraprendere.&lt;br /&gt;Solo con persone veramente nuove e motivate al bene comune, si può pensare di attivare quel giro di boa fatto di idee ed azioni che portano alla totale riattivazione di una patria oramai fiaccata anche nello spirito dei suoi figli, con metodi che vanno ben oltre l’umana comprensione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiate il coraggio di essere “LIBERI”.&lt;br /&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-4255531425297218128?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/4255531425297218128/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=4255531425297218128' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/4255531425297218128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/4255531425297218128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/01/proliferazione-di-partiti-e-partitini.html' title='Proliferazione di partiti e partitini &quot;per il Sud&quot; - In realtà i soliti politici cercano di rimanere a galla...'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S16-9Dx2UlI/AAAAAAAAAGs/UqQE-Y-C4vA/s72-c/Poltrona.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-2673168047659007374</id><published>2010-01-22T03:19:00.001-08:00</published><updated>2010-01-22T03:25:26.751-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brevi di Cronaca'/><title type='text'>Banchieri proprietari degli Stati</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S1mKgXNmfBI/AAAAAAAAAGk/PkrVTLCCnlE/s1600-h/banchieri-e-politica.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 265px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S1mKgXNmfBI/AAAAAAAAAGk/PkrVTLCCnlE/s400/banchieri-e-politica.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5429523114363354130" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Di Ida Magli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da molti giorni si discute di tasse: tagliarle, non tagliarle, con la conclusione, abbastanza assurda, che questo non si può fare, come ha detto Berlusconi, a causa “dell’eccessivo debito pubblico e dell’aumento degli interessi da pagare su questo debito”. Assurda nel senso che non si capisce perché mai il Governo abbia avanzato un’ipotesi del genere se non aveva intenzione di passar sopra al problema del debito pubblico e dei suoi interessi visto che questo ostacolo c’era ovviamente anche prima. Sarebbe stata finalmente l’occasione per discuterne con i cittadini invece di prenderli in giro con speranze inutili. Ma nulla. Non una parola sulle cause dei “debiti pubblici”, sull’aumento progressivo e inevitabile degli interessi da pagare su questi debiti, sulla sovranità monetaria consegnata dagli Stati alle Banche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tacciono tutti, però; non soltanto Berlusconi e Tremonti. Tacciono i Governi di tutto il mondo, che si trovano nelle nostre stesse condizioni, avendo demandato alle Banche il diritto di creare il denaro; tacciono i giornalisti di tutto il mondo che, pur sapendo, compilano diligentemente ogni giorno la loro brava rubrica di economia, senza mai il più piccolo accenno al problema dei problemi; tacciono i governanti degli Stati europei e non si azzardano ad aprire bocca neanche di fronte all’arrogante spudoratezza del Signor Trichet, governatore della Banca Centrale Europea, il quale afferma, evidentemente con la certezza di poter mentire quanto vuole, che sarebbe sbagliato addossare ai banchieri le colpe della crisi economica! E’ questa, con tutta evidenza, l’immediata reazione di rabbia di un potente banchiere al piccolo passo d’indipendenza compiuto da Obama, non per riappropriarsi della sovranità monetaria (non sia mai), ma soltanto per restituire ai cittadini americani, impedendo che i guadagni vengano intascati con ricchi bonus dai banchieri, almeno una parte dell’immenso fiume di denaro dei contribuenti che è stato speso per salvare le grandi banche dal fallimento. In Italia, poi, tace anche quella “Opposizione” cui non va mai bene niente e che, come al solito, ha condannato il Governo perché non mantiene la promessa di abbassare le tasse, ma dell’assurda “anomalia” del debito che lo Stato ha nei confronti della Banca Centrale Europea non parla; e tanto meno parla dei ricchi per eccellenza – i Banchieri – che dovrebbero essere i suoi maggiori nemici. Silenzio, silenzio, silenzio…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa più grave, però, è che politici e giornalisti non permettono neanche ai singoli cittadini di discutere di questo argomento. Non appena qualcuno ci prova, scatta appunto quella strategia del “silenzio”, adottata da tutti, che è la forma moderna di censura, molto più grave e più efficace nell’attuale mondo dell’informazione planetaria, di una censura dichiarata ed esplicitamente coercitiva in quanto se una notizia non viene “raccolta” e ripetuta passando da uno strumento di comunicazione all’ altro, è inesorabilmente condannata ad una morte peggiore della morte perché, quale che sia la sua importanza, ne viene negata l’esistenza. Si può dedurre, dunque, dal silenzio mondiale che circonda la questione della sovranità monetaria, che le Banche sono le uniche, vere padrone del mondo. Possiedono, nella precisa accezione tecnica del termine “possedere”, tutti gli Stati, mentre politici e giornalisti svolgono la funzione di servizio, in qualità di gestori, del Potere finanziario. E’ a causa del silenzio da parte di tutti che si è creata l’idea di una “cospirazione”, di un “segreto”. Idea che fa comodo soltanto ai detentori del Potere. Non esistono né cospirazioni, né segreti: la realtà è questa. Punto e basta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esistono, però, da diversi anni, ed hanno numerosissimi lettori, malgrado il silenzio che li accompagna, innumerevoli libri, saggi, articoli, dedicati alla questione monetaria e al sistema delle banche; così come esistono numerosi Siti internet dedicati a questi problemi, anche se politici e giornalisti fingono di ignorarli non citandoli mai. A questo proposito bisogna riconoscere, a vanto degli Italiani, allenati da duemila anni a lottare con la sola arma dell’intelligenza contro le sopraffazioni del Potere, che l’Italia è forse la Nazione più viva e battagliera in questo campo, soprattutto da quando, all’approssimarsi della rinuncia alla moneta nazionale con l’introduzione dell’Euro, si sono formati movimenti, partiti, comitati pronti a combattere fino all’ultimo sangue. Credo che soltanto l’Italia, fra tutte le Nazioni d’Europa, si sia presentata alle elezioni con un Partito dal bellissimo e inequivocabile nome di “ No Euro”. E’ noto a tutti lo strenuo sforzo compiuto dal Professor Giacinto Auriti, con la sua straordinaria competenza, per informarci, per esortarci, per inculcarci l’idea che “ce la potevamo fare”, addirittura realizzando concretamente una moneta a latere dell’euro. Se mi è permesso ricordarlo (più che altro per fare coraggio a me stessa in un momento di così grave incertezza), anch’io ho fatto il poco che mi era possibile, scrivendo innumerevoli articoli contro l’adozione dell’euro, polemizzando con incontri di persona e sulla stampa, alla radio, alla televisione con tutti i politici, i giornalisti, i professori universitari, i Vescovi e i Cardinali con i quali ero in contatto; pregando l’allora Cardinale, Prefetto della S. Congregazione della Fede, Ioseph Ratzinger di tenere lo Stato del Vaticano fuori dall’Euro così da segnalare all’opinione pubblica dell’Europa e soprattutto ai politici italiani, la non accettazione da parte della Chiesa del primato economicistico quale “valore” assegnato all’UE. Ho tentato, infine, con la forza della disperazione, di convincere Alberto Sordi, uniti come eravamo dallo stesso innamoramento per l’Italia, di “salvare la Lira”, invece di innalzarle un monumento come aveva deciso di fare; l’ho supplicato di impegnare in questa straordinaria “Grande Guerra” il suo nome, l’immensa fama che si era conquistato nel mondo. Ma tutto è stato inutile. La bravura dei traditori delle Patrie, delle Nazioni, dei Popoli, che hanno progettato l’unificazione-distruzione dell’Europa impadronendosene attraverso la nuova moneta, è stata soprattutto quella di usare a piene mani l’enorme massa di denaro, denaro nostro, di cui sono in possesso, per diffondere la convinzione che l’Euro era un “Destino”, un destino al quale sarebbe stato fatale sottrarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La battaglia per il recupero della sovranità monetaria, tuttavia, è continuata anche dopo l’adozione dell’Euro, ed è andata anzi sempre più intensificandosi mano a mano che cresceva la consapevolezza della frode bancaria. La bibliografia sull’argomento è ormai fittissima, con molte traduzioni in italiano dall’inglese e dal francese e molti saggi scritti direttamente da tecnici dell’economia ed esperti italiani. Degna di nota soprattutto l’opera dei fondatori del Comitato di Liberazione Monetaria, seguaci e continuatori degli studi di Auriti (purtroppo scomparso nel 2006) con l’obiettivo, fra l’altro, di “ restituzione allo Stato del monopolio di battere la sua moneta attribuendone la proprietà ai cittadini”. Uscire dall’Euro non significa uscire contemporaneamente dall’UE in quanto già altri Stati ne fanno parte pur non avendo adottato la moneta unica (Gran Bretagna, Svezia, Danimarca) e la possibilità di una tale uscita è prevista dal Trattato di Lisbona. Possiamo e dobbiamo dunque lavorare per ora in questa direzione anche se l’obiettivo vero non può non essere il recupero dell’indipendenza e della libertà politica dell’Italia, con l’abbandono totale dell’Impero fraudolento e tirannico dei Banchieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte:Italiani liberi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7872459241487491164-2673168047659007374?l=remigioraimondi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/feeds/2673168047659007374/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7872459241487491164&amp;postID=2673168047659007374' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2673168047659007374'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7872459241487491164/posts/default/2673168047659007374'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://remigioraimondi.blogspot.com/2010/01/banchieri-proprietari-degli-stati.html' title='Banchieri proprietari degli Stati'/><author><name>Remigio Raimondi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11789093224276425490</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/ST0ZEYQKUBI/AAAAAAAAAAU/lcvXla9r0NE/S220/piccola+da+web.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S1mKgXNmfBI/AAAAAAAAAGk/PkrVTLCCnlE/s72-c/banchieri-e-politica.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7872459241487491164.post-3945525360619945290</id><published>2010-01-22T02:04:00.000-08:00</published><updated>2010-01-22T02:47:11.100-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Questione Meridionale'/><title type='text'>Il Sistema di Potere nel Meridione</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S1l_n_1NHWI/AAAAAAAAAGc/VXZhb-bM9zs/s1600-h/Miseria_e_nobilta1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 260px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_rM9wNAgqzDY/S1l_n_1NHWI/AAAAAAAAAGc/VXZhb-bM9zs/s400/Miseria_e_nobilta1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5429511150898060642" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Nicola Zitara&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presente saggetto è il fedele rifacimento (o piuttosto riordino) di uno scritto risalente a qualche anno prima delle elezioni regionali del 1985, forse al 1982 o 1983, il quale ebbe il singolare destino di non trovare spazio sui Quaderni calabresi. Non fu questo, tuttavia, il solo motivo per cui è rimasto per tanto tempo nel cassetto. Per chi pretende di scrivere storia del Sud italiano, relativamente all’infelicissima fase unitaria, che non sia la solita "Storia della questione meridionale", la difficoltà maggiore sta non tanto nell’organizzare i materiali per una Controstoria, quanto nel cogliere con onestà intellettuale le cose che potevano essere -in un paese veramente appartenente allo Stato italiano- e che invece non sono state, a causa della pesante colonizzazione toscopadana. Certamente la questione della borghesia meridionale appartiene a tale tipo, quasi impossibile, di storiografia. Da qui una forte resistenza personale a ricalarsi come storico nel tema. Il quale, tuttavia, veniva affrontato a livello di scontro politico locale (e quindi nel suo aspetto attuale), attraverso il Volantino (quattro pagine ciclostilate). La tematica de il Volantino anticipò di sei o sette anni Tangentopoli. La contestazione morale ebbe una forte risonanza locale, ma non superò tale perimetro, tranne che per gli aspetti giudiziari. Si ebbe, infatti, un processo, ma solo per diffamazione a mezzo stampa, tenutosi parecchi anni dopo -ma sempre parecchio tempo prima che esplodesse Tangentopoli- davanti al Tribunale di Monza, il quale ribadì il diritto (anzi il dovere) di critica al costume politico. Adesso la riformazione delle cosche ridà attualità al tema, così che il risultato della riflessione di allora viene offerto a un pubblico si spera più vasto. &lt;br /&gt;IL SISTEMA DI POTERE IN MERIDIONE - DAI GALANTUOMINI ALLA CLASSE INFAME&lt;br /&gt;Baroni e galantuomini&lt;br /&gt;Pur essendo una figura tipica dell’Italia unita, in quanto strettamente collegata con il sistema elettoral-accosciato, con l’ascarismo unitario, il galantuomo meridionale nasce prima che Garibaldi e Cavour depistino la storia del Sud. Indubbiamente nasce dalla terra. Anche la fatua gentry inglese nasce dalla terra, ma non per questo riesce a rovinare la Gran Bretagna. Il problema pertanto non sta in essa (quantomeno alle origini), ma nel modo in cui si formano le sue entrate. Nella storia del Sud, la svolta modernizzante è il frutto di due concause: da una parte, la crescita della domanda mondiale di zolfo e di olio, in connessione con l’ultima fase -una fase fortemente espansiva- della manifattura e con la prima Rivoluzione industriale; dall’altra, la fine della dominazione spagnola e l’avvento nelle terre napoletane e in Sicilia di uno stato indipendente, sia pure sotto la guida di una dinastia proveniente da fuori e pensosa di sé stessa, prima che della nazione.&lt;br /&gt;Come ha insegnato Kula, anche un’economia chiusa -non più che un’economia di villaggio- può ben convivere con il commercio mondiale. Ora se il monopolio dello zolfo rese ben poco alla Sicilia e il commercio lecito o illecito dei grani non vi ebbe quel peso sociologico che la saggistica posteriore ha creduto d’intravedere, la parte continentale del Regno ebbe consistenti benefici dagli scambi continentali. Infatti, quando la dinastia borbonica chiuse il suo bilancio, il paese napoletano si trovava con l’aristocrazia debellata, con abbondante risparmio, con le attività commerciali interne, alle quali si dedicava una potentissima flotta di dodicimila navi piccole e grandi, ben sviluppate. Era inoltre il beneficiario del quasi-monopolio mondiale della produzione d’olio, una merce richiesta dai maggiori paesi industriali come alimento, per l’illuminazione, come lubrificante dei motori e materia di lavorazione del cotone. Non suoni strano, ma nei fatti la rinascita commerciale aveva aiutato il baronaggio ad affermarsi.&lt;br /&gt;Il feudalesimo è una condizione giuridica, propriamente di diritto pubblico, mentre il baronaggio del XVIII, XIX e XX secolo è una condizione dello spirito, oltre che un modo di rapportarsi alla società. Nonostante assuma atteggiamenti neofeudali, il barone è giuridicamente pari a qualunque proprietario secondo il restaurato diritto civile romano (cioè con la piena facoltà di godere e disporre della cosa). Già nel secolo dei lumi, l’aristocrazia napoletana è un nome senza gran sostanza. Lo stato ha carattere patrimoniale e gli aggregati urbani hanno egemonizzato le terre circostanti. Il circuito intercorrente tra castello, palazzo nella capitale e sperpero delle rendite si è fortemente indebolito e subisce la mediazione del borgo. L’altro circuito, non meno pesante, quello delle esternazioni, che va dal villaggio rurale alla corte spagnola, è fortunatamente chiuso. Il lavoro evolve verso una nuova forma di produzione e la città si va separando dalla campagna. Il più solido momento di congiunzione resta il proprietario inurbato -principalmente lui, il barone1, il primo proprietario del luogo, che domina la campagna e spadroneggia in città. In campagna, la miseria e l’ignoranza delle masse contadine gli offrono il destro di pretendere e d’ottenere, pur senza averne titolo, un rispetto del tipo feudale; in città, per quanto possa essere arcaica la sua azienda agricola, il solo fatto che essa sia la principale sede locale di produzione, porta chi la dirige in contatto con il lavoro urbano e con i civili attivi, fino a dominare l’uno e gli altri con autorevolezza, appunto, baronale.&lt;br /&gt;Mentre la rendita feudale si decompone in forza dei processi che il mercato innesca, è proprio la vivacità mercantile dell’olivicoltura che rafforza la posizione aristocraticante del nostro parvenu. Beati monoculi in terra caecorum. Il proprietario d’oliveti non ha pari in altri settori, cosicché il grande produttore d’olio, il barone, nella sua albagìa e nella sua ignoranza, può credere che il flusso di benessere proprietario che l’esportazione gli porta, quasi un grazioso dono di Dio, non si esaurirà mai. A questa idea contribuì sicuramente la mano leggera, in materia fiscale, con cui i Borbone trattarono sempre i settori vocati all’esportazione, tanto più che si potevano facilmente rifare con il consumatore straniero, gravando l’olio d’un dazio all’uscita. Ancor più fortemente dovette contribuire il basso costo d’impianto. L’ulivo è una pianta divina che non richiede cure, ma solo dei tempi d’attesa e una certa vigilanza nei confronti dei pastori, delle greggi e delle mandrie. Basta sistemare una piantina nel terreno perché cresca da sola. Dove le terre sono appoderate -cioè quasi sempre- il contadino può continuare, nell’interfilare, le sue tradizionali coltivazioni di cereali, ortaggi, legumi. Tuttavia non è la posizione di agricoltore il tavolo anatomico su cui sezionare la figura baronale, ma quella sociale e politica. Il barone è barone in quanto ha una regolare entrata in ducati, la quale viene prevalentemente dalla produzione dell’olio. Questi non ha una cultura sufficiente per immaginare che l’espandersi del mercato farà crescere i suoi bisogni e che un bel giorno le sue entrate si riveleranno insufficienti. Quindi arriva molto tardi a reinvestire le sue consistenti rendite. Non sente il bisogno di crescere, non ha appetiti animaleschi, ma, per altro verso, non vuole perdere niente, così non ama dividere con fratelli e sorelle, e finché può, si aggrappa alla legge del maggiorasco. Ma, con il declinare del feudalesimo e delle rendite ecclesiastiche, i fratelli minori trovano una collocazione sempre più difficile. Nasce, così, una questione, che, se parlassimo la lingua occitana, chiameremmo dei cadetti. Non che qui mancasse qualcuno da sbudellare, ma i Borbone andavano cauti con le spese di corte, e quanto ai moschettieri preferivano importarli d’oltralpe. Così che i nostrani cadetti restavano in casa a consumare la verginità delle serve.&lt;br /&gt;Barone il fratello ricco, barone il povero fratello, o se più vi piace, il fratello povero. I fratelli baroni si amano come tutti i fratelli, e tranne che la terra e le rendite (che fanno la baronia), il barone ricco darebbe tutto al barone povero. E infatti gli cede parte della sua ignoranza, una quota della sua arroganza, e gli lascia intero lo spirito di rivalsa. Infatti il cadetto meridionale partecipò entusiasticamente alla rivoluzione del 1799, nella speranza che questa moltiplicasse le terre appropriabili, togliendole agli aristocratici più testardi, ai comuni e alla Chiesa, cosa che i Borbone mai vollero fare.&lt;br /&gt;Il galantuomo nasce nel sottoscala proprietario e baronale del paese e della città meridionale, nella fosca alba di un giorno che per il Sud sarà più tetro della buia notte. È un cadetto della famiglia con scarse rendite, o è lo stesso barone decaduto, o il figlio del massaro che ha fatto la salita finché il padre lo ha sospinto, ma che, morto il padre, non sa salire da sé. Non è il proprietario arricchitosi che un giorno potrebbe diventare barone e che già si comporta quasi come se lo fosse. No, il galantuomo con la ricchezza ha chiuso, dopo non avere mai aperto. Se per caso ha qualche terra, non ne ha a sufficienza per vivere da barone. Insomma il cadetto sudico è un barone disarcionato, il quale non incontra nella sua parabola sociale un re guerriero che lo innalzi a cadetto di Guascogna, né una Chiesa in espansione che ne faccia un pingue abate, né un ricco mondo mercantile che gli prometta un altro tipo di corona.&lt;br /&gt;Con i Borbone, i galantuomini sarebbero periti socialmente, come in tutti gli stati moderni, confusi nella piccola borghesia impiegatizia, dei commerci e dei servizi. Sopraggiunti i Savoia, i galantuomini ebbero invece il modo di intossicare la società meridionale. I fatti stanno a dimostrare che il vero disegno unitario non consisteva nel dare un governo moderno al Napoletano e alla Sicilia, secondo l’aspirazione risorgimentale, ma nel mungerne l’agricoltura per salvare dalla bancarotta la corona sabauda, che ora ammorba con puzzo di cadaveri e di stallatico l’intera Italia. Per qualche spicciolo e qualche medagliere, i galantuomini si prostrarono, offrirono il fondo del dorso, furono gli ascari della colonizzazione.&lt;br /&gt;Fatta l’Italia, bisognava fare chi la mantenesse. Nel generale lutto per il crollo del prezzo della seta, nasce la modernizzazione nordista. I De Ferraris, sedicenti Galliera, i Bastogi, i Balduino, i grandi profittatori e intrallazzisti della cerchia cavourriana, fondano la patria finanza e il capitalismo italiano (padano) violentando la vergine Italia ancor prima che fosse condotta al fonte battesimale. Non sono dei ladri puri, tipo Grisby ma propriamente dei capitalisti che imparano il mestiere di truffare lo stato da coloro che intorno a Napoleone il Piccolo stanno facendo una grande cuccagna con i franchi del contribuente transalpino. Non rubano i nostri fondatori, ma spingono lo stato sabaudo, cavourriano e liberale a questa o quella attività, che loro, e solo loro, avranno il privilegio d’intermediare, lucrandoci lautamente sopra (sui titoli del tesoro, che spesso comprano con i soldi dello stesso tesoro, arrivano a lucrare 79 lire su 100).&lt;br /&gt;Ovviamente le operazioni sono più facili nei territori a loro noti, così che si comincia da Genova e da Torino, poi si passa a Firenze e in appresso si scende a Roma. Nel frattempo Milano, Bologna, Padova, Ferrara, ecc. pretendono di non restare fuori. Anche Napoli, alcuni decenni dopo, chiede e ottiene qualche intervento lucratorio. Anche Palermo chiede, ma per ottenere quasi niente. A Napoli manca un capitalismo di buon appetito, sostiene la storiografia sabauda con il plauso dei sedicenti storici gramsciani. Il fatto che vi operi persino uno dei tre fratelli Rothschild, i veri padroni d’Europa, non conta niente per i nostri rapsodi. A fare il confronto con il piccolo regno sardo, quel che in realtà manca non sono gli impianti industriali portanti della futura nazione industriale; la cosa che a Napoli manca è lo sfacciato intrallazzo cavourriano e postcavourriano che, a partire dal 1853 e fino a quando Giolitti non chiuderà la bocca ai più impertinenti, con l’aiuto dei soliti prefetti e corrompendo con la sua generosità i socialisti dell’Emilia rossa, riempirà decine di volumi degli Atti Parlamentari. Nonostante il passaggio epocale, il Regno borbonico vive una condizione di tranquillità e di serena fiducia. Nel campo economico è reputato e si ritiene una potenza di rango. Anche sul lato industriale è limitativo metterlo a confronto con gli altri stati della penisola. Il Regno ha un’autonomia che gli altri, a cominciare dal Piemonte sabaudo, sono ben lontani dal possedere. Nei settori strategici dell’industria, vale a dire la siderurgia, la meccanica e la cantieristica, essi hanno bruciato i tempi naturali di maturazione economica, facendo in proprio. E se cadono sotto i colpi di Garibaldi e dei generali sabaudi, è perché non intendono sistemare i parassiti sociali.&lt;br /&gt;Possiedono le risorse per avviare l’industrializzazione privata, dopo avere fondato quella pubblica, e pertanto non allettano intrallazzisti. E ciò sarà fatale per il futuro del Sud, che fino alla Cassa per il Mezzogiorno non avrà il personale idoneo, la cultura, per partecipare in grande alle patrie dissipazioni. Invece che grandi ladri, o dei ladri in grande del tipo Bastogi, Balduino, Breda, SME, Fiat, il Sud avrà dei ladri di polli. Anzi qualcosa di meno, perché i contadini dispongono, tutt’al più, di una minestra di broccoli. Che i galantuomini non si vergognano di arraffare.&lt;br /&gt;In sostanza, il Sud contribuisce all’intrallazzo nazionale dal lato delle uscite, ma non ricava niente dal lato delle entrate. È terra infidelium per gli intrallazzisti toscopadani. Che il Sud non sarebbe mai divenuto una vera parte del paese, ma un mero mungitoio cavourriano e sabaudo, lo si era visto già prima che cominciasse, non appena il plenipotenziario cavourrista Farini arrivò a Palermo. A Torino le idee erano chiare. L’assenso delle classi proprietarie sudiche ce lo procuriamo difendendo la proprietà; quello delle classi medie, lottizzando a buon prezzo i beni ecclesiastici, di cui per altro (noi torinesi) incasseremo il valore; quello dei proletari, offrendo una speranza di lottizzazione sui demaniali comunali. Ma i contadini avevano una fame antica. Raggirati sulla questione della terra, scatenarono il brigantaggio politico costringendo il governo liberale a rinsaldare la sua alleanza con i galantuomini -ironia degli aggettivi- anch’essi liberali. Se i piemontesi fossero arrivati dall’Alaska sarebbero stati meno stranieri a questo popolo.&lt;br /&gt;Mungere i sassi&lt;br /&gt;La Rivoluzione industriale ha inciso così profondamente sugli assetti tradizionali da mettere il mondo su nuove gambe, purtroppo storte fin dal primo momento. Guidata da logiche irrazionali, l’economia mondiale ha due volti: quello di un mondo che progredisce e quello di un mondo che regredisce. In Italia, la contropartita più devastante si ebbe proprio nelle campagne del Sud, dove alla restaurazione del concetto romano di proprietà, che aveva decretato la fine dei diritti promiscui, si aggiunsero forme moderne di conduzione, del tipo risparmia-lavoro. Per l’ancestrale colono fu la fine. I contadini vennero scacciati a milioni dalle campagne. D’altra parte la regolarità del salario li attraeva lontano dai campi, in un lavoro sentito sì come alienante, ma anche come fonte di un pane sicuro. Ma non fu solo questo. Dove l’industria non nacque (come nel Meridione), i prodotti industriali arrivarono comunque, spazzando via l’antica industria domiciliare dei contadini. L’arrivo delle merci industriali prodotte altrove, sottraendo ai contadini l’antico lavoro manifatturiero, fece sì che l’unica fonte da cui ricavare un guadagno rimanesse la terra. Si deve aggiungere che, a partire dal 1650 circa, la popolazione d’Europa prese a crescere a un ritmo senza precedenti, raddoppiando nel corso dei duecento anni successivi e facendo il doppio tra il 1850 e il 1930. Nelle aree non industriali, la bassa capacità d’acquisto sommandosi alla pressione demografica portò le masse contadine a rivivere una condizione vicina all’economia di sussistenza.&lt;br /&gt;Tutta la grande narrativa meridionale è confezionata con il dolore di quell’epoca infelice. Dopo essere stati consumatori soltanto dei propri prodotti, una volta divenuti consumatori di lavoro altrui, i contadini presero a mungere la terra nella vana speranza di cavarci il danaro per vivere. In regioni come la Puglia e la Calabria si misero a cultura persino le pietraie, nella vana illusione di mungere dai sassi quello che i sassi non danno.&lt;br /&gt;Mentre l’Europa industriale arricchisce, il Meridione -ormai spoglio di risparmio privato e privo di uno stato che lo guidi- vede spegnersi le sue manifatture e la grande industria statale borbonica. L’occupazione nel settore manifatturiero cala, in venti ani, da oltre il 18% a poco più del 12% delle persone in età lavorativa2. Si dice la stella d’Italia. Ma solo del Nord. Nonostante la crisi da cui è investito, la particolare condizione climatica e la positiva eredità borbonica aiutano il Sud a compiere l’ultimo miracolo -un miracolo, ovviamente, tornato interamente a favore del paese settentrionale. Stava mettendosi male per i Savoia e per la cosca piemontese. Crollata la seta e crollate le speranze riposte dai conquistatori piemontesi sulle regioni seriche, l’olio diviene il primo sostegno della bilancia commerciale unitaria. Ma subito dopo, accanto all’olio si allineano altri prodotti tipici, quali il vino e gli agrumi. Diversamente dall’ulivo, questi impianti richiedono un investimento di capitali. Ma, in appena qualche anno, il Piemonte ha interamente incassato e dissipato l’accumulazione storica napoletana. In più si cucca ogni forma di surplus che si formi al Sud. I proprietari, vessati dal drenaggio fiscale, non hanno risorse adeguate. E tuttavia il miracolo si compie egualmente, frutto del sudore e dell’intelligenza contadina. Olio, arance, vino, fichi secchi -povere cose di un mondo al passato- sono tutto quello di cui dispone l’Itaglia. Ma lo stato di Sella e di Minghetti le fa bastare. Così è il Sud che paga praticamente da solo la tripla speculazione ferroviaria: quella delle concessioni, quella della prima nazionalizzazione e quella della successiva privatizzazione. Paga inoltre alla Francia il debito estero ereditato dal Regno di Sardegna e quello alimentato dall’allegra gestione della Destra -severa solo con i contribuenti- salvando in tal modo due volte lo stato nazionale dalla bancarotta.&lt;br /&gt;Certamente nel mondo attuale nessuna produzione agricola risulta vincente alla lunga distanza, in quanto l’offerta degli agricoltori cresce più della domanda dei consumatori, deprimendo il prezzo. Nello stesso tempo, i prezzi delle merci industriali, che si strutturano indipendentemente dalle vecchie leggi di mercato, incorporano di regola elementi di monopolio, che con l’andar del tempo si faranno sempre più consistenti. Si realizza così un particolare squilibrio delle ragioni di scambio che, nei grandi aggregati economici tipo CEE, oggi viene sanato soltanto attraverso costose forme di protezionismo doganale.&lt;br /&gt;Comunque nel Sud italiano non fu il mercato a mandare a gambe all’aria la rivoluzione agricola in corso, ma lo stesso stato, cosiddetto italiano, attraverso un ribaltamento della precedente politica filofrancese e liberista con un’incredibile alleanza austrotedesca e l’adozione di un autolesionistico protezionismo doganale; cosa pretesa -e ottenuta con la corruzione- dalla Banca Commerciale, dai suoi finanziatori tedeschi e dai neo-intrallazzisti milanesi che, atteggiatisi a industriali nazionali, continueranno per ben settant’anni a corrompere i governi nazionali per aver mano libera con i consumatori nazionali. A disdoro di Lor Signori Cuccatori e dei paladini del Corriere e delle case editrici nazionali, ben remunerati assertori del "Sud che non produce", è il caso di ricordare che, nonostante le loro albagìe, i salotti buoni e altre immonde incensature, gli agrumi resteranno la voce più importante del commercio internazionale italiano fino al 1955 circa.&lt;br /&gt;Mentre l’erario nordista impone la feroce formazione di surplus da astinenza che poi drena immancabilmente verso l’intrallazzismo toscopadano e ora anche capitolino, ogni speranza muore nel cuore dei generosi e degli intrepidi. L’Italia colonialista, che, al Sud, emargina gli onesti e i patrioti3, può trovare un sentito sostegno soltanto in una classe infame, del tipo Quisling e quinta colonna: la classe dei galantuomini -classe italiana per eccellenza, che tenne il potere fino al 1943 e rinacque a partire da De Gasperi con stile e tono ben diverso.&lt;br /&gt;L’epoca dei galantuomini&lt;br /&gt;Dovunque è nata l’industria, l’aristocrazia di origine agraria ha perduto la direzione della società di appartenenza. Dove l’industria invece non nacque, le classi superiori e proprietarie si sono arroccate intorno alla proprietà terriera4. Dove anche l’agricoltura è stata cancellata, la borghesia dovrebbe essere alla testa di un moto di rinascita.&lt;br /&gt;Il sistema italiano ha sempre saputo evitare tale insidia. Infatti, nell’assenza di remuneratività in altre attività, il nostro sistema ha incanalato la competizione fra borghesi del Sud nell’ambito dell’attività pubblica: sia quella politica in passato onoraria, sia propriamente burocratica e remunerata. Anzi tra l’una e l’altra si generò un sistema osmotico, per cui il politico onorario di grado elevato (ministro, sottosegretario, deputato) fu sostenuto da un gruppo di aderenti (consorteria), i quali sarebbero stati ricompensati con impieghi e prebende -una forma di sistemazione pseudo borghese, imitativa cioè del prestigio e della condizione sociale della borghesia danarosa. L’impiego divenne l’"occasione" per eccellenza, l’unico modo per evitare la totale caduta sociale, una completa proletarizzazione. Ma l’accesso all’impiego non dovette essere facile. La ricerca storica dovrebbe proprio chiarire tale punto. Comunque possiamo dire che intorno al "posto" si accese in passato, come si accende nel presente, l’unica reale competizione infraborghese a cui si assista nel Meridione. La consorteria, nata dal basso, fu l’SOS di una classe sociale vinta ai suoi esponenti più fortunati e potenti5.&lt;br /&gt;Collocando il Meridione dell’epoca -cioè la parte del paese che accumula senza ottenere altra spesa pubblica se non quella del danaro della corruzione- nel quadro delle cose che potevano essere e non sono state, lo spaccato che se ne ricava non è "la questione meridionale" oppure "il ritardo storico". L’eredità spagnola e il mancato coinvolgimento nella rivoluzione comunale c’entrano ben poco. Il nodo è tutto economico ed è tutt’interno al mondo industriale, cioè dell’epoca nostra. Il tema giusto è l’accumulazione originaria dell’industria padana6, che ha avuto bisogno, per compiersi, di un vasto popolo di contribuenti e di un intero secolo: dal 1860 al 1960. Rispetto a detto tema, i galantuomini furono, a volte inconsapevolmente, gli agenti nazionali dell’accumulazione primaria padana, realizzata per una quota preponderante e forse superiore all’80% ai danni dei contadini meridionali e degli emigrati meridionali.&lt;br /&gt;L’intramontabile epoca dei galantuomini fu contrassegnata non solo dal progressivo, ulteriore impoverimento delle classi agrarie (che ha il suo finale travolgente nel protezionismo fazioso della CEE), ma soprattutto dall’apertura dei ranghi del pubblico impiego alla borghesia, spesso ignorante, del Sud. In origine, i beneficiari appartenevano ad una classe bloccata, imbalsamata nella staticità di rapporti economicamente regredienti, anche a causa della crescita numerica dei componenti, a sua volta frutto della generale crescita demografica. Ridotti in miseria dallo stato che essi stessi avevano adottato, battuti dagli scambi diseguali con le società industriali, impossibilitati ad aprirsi nuove strade, quando potevano si rifacevano sui contadini, che erano il loro antagonista sociale interno e peraltro vincibile soltanto con l’aiuto delle piumate milizie padane. Ma il soccorso più consistente gli arrivava da una certa libertà a truffare lo stato, specialmente in sede di amministrazione comunale. Gaetano Salvemini ci ha lasciato un impareggiabile ritratto politico della loro storia più antica. Luigi Pirandello -pur puntando ad altra tematica letteraria e filosofica- ne descrisse con vigore insolito, specialmente nelle "Novelle per un anno", i loro drammi, la loro meschinità, la loro fragilità, la loro miseria materiale.&lt;br /&gt;Il progresso -anche quello esterno soltanto- provoca forte mobilità sociale, e l’epoca dei galantuomini fu di nuova e notevole mobilità sociale. Ad un certo punto, già prima della Grande Guerra, ma anche dopo, specialmente sotto il fascismo, i galantuomini ebbero un sostenuto rinforzo con l’iniezione di dottori e diplomati saliti dalle classi proletarie. Ma nulla cambiò, la classe indegna sopravvisse attraverso l’elargizione del "posto" che lo stato creava ambiguamente: sia perché si perfezionava come stato centralizzato e burocratico, sia perché inventava surrettiziamente "posti" in soprannumero per tenere in piedi il sistema. In effetti il Ministero della malavita di salveminiana memoria governò le elezioni dei deputati meridionali con i prefetti e fece ingoiare al Meridione la corrispondente soperchieria perché il sistema ebbe sempre nuovi posti da distribuire.&lt;br /&gt;Da un punto di vista politico nazionale, l’identità sociale -il particolare status- del galantuomo è quello di mantenuto e contemporaneamente di sostegno del sistema nazionale. All’interno di tale settore sociale si sviluppò una forte competizione che vide la formazione di gruppi fra loro contendenti, aggregati dalla solidanza dell’imbroglio amministrativo, dallo scrocco nella gestione pubblica, nella feroce negazione di uguali opportunità al gruppo contrario. Da questa negazione prende avvio e si sviluppa la degenerazione dell’intera società meridionale, la sua corruzione ormai interiorizzata, il disvalore dell’onestà pubblica, appena compensato, qualche volta, dall’onestà privata, l’ambiguità, peraltro non più attuale, tra "spirito di servizio" e assurda e completa inefficienza, la cedevolezza sui grandi principi e la rigidità formalistica, più spesso opposta ai deboli e alle fazioni contrarie che all’interno della consorteria.&lt;br /&gt;Fascismo e consorteria&lt;br /&gt;Il destino della "consorteria" sotto il fascismo non credo sia stato spiegato con la doverosa onestà. Il regime portò nella statica società meridionale una contestazione a destra e una a sinistra. Da quest’ultimo lato, esso operò in difesa della proprietà agraria spingendo le prefetture e le forze di pubblica sicurezza a stroncare energicamente i moti dei reduci per la terra, secondo quanto era stato loro promesso dopo Caporetto. Anche se a volte pagate con il sangue, si trattò di iniziative, mancanti com’erano di un vero progetto e di una seria direzione. A destra, il regime combatté la massoneria e i gruppi consortili che egemonizzavano la scena meridionale. Gli esiti di una siffatta politica furono incerti e confusi. Che io sappia, mancano studi esaustivi sull’argomento. Solo incasellando avvenimenti minori e slegati tra loro si può arrivare ad abbozzare un quadro meno incerto e sfumato. Certamente la consorteria fu battuta proprio sul terreno sociale -che era poi il suo modo di esprimersi politicamente- e cioè nell’organizzazione del clientelismo e nell’erogazione del "posto". Ciò consente di affermare che al Sud il fascismo si presentò e fu in effetti una forza moralizzatrice della vita pubblica. Probabilmente fu la stessa piccola borghesia, costretta ad accapigliarsi per uno stipendio, a trovare nell’organizzazione fascista del potere e della burocrazia una specie di rinnovamento, nel senso che quantomeno i meriti formali prevalsero e le raccomandazioni, certamente sopravvissute alla consorteria, ebbero un punto di riferimento stabile.&lt;br /&gt;In sostanza si trasformò la posizione del pater. Prima era incerto, o perlomeno diffuso fra una pluralità di cosche in lotta fra loro, poi divenne solo, anzi unico come il partito. Ciò trasformò anche l’aspirante o cliente, in quanto non gli fu richiesta come contropartita un’azione sub-clientelare, ma soltanto un’adesione politica, che poi fu pigra e qualche volta la copertura di ben diversa posizione politica. Ma il fascio raramente negò la tessera a qualcuno, a meno che del suo spirito critico nei confronti del regime non facesse una millanteria.&lt;br /&gt;Almeno in Calabria, il vertice visibile del potere non fu espresso soltanto dal gruppo dei maggiori redditieri, ma vi si inserì molta gente nuova, salita al rango borghese attraverso il diploma e la laurea. Tuttavia il fascismo consolidò (o non intaccò) il potere delle classi agrarie, le quali dietro le quinte conservarono la sostanza del potere, che non venendo più dall’elettore, non doveva più essere acquistato. Dopo di che tutto quello che quelle classi avevano perso sul terreno elettoralistico e clientelare, lo recuperarono sul terreno della tranquillità politica, mostrandosi il sistema fermo e stabile; e lo recuperarono anche sul terreno dei rapporti colonici, poiché la riruralizzazione fascista inchiodò i contadini in una gabbia dalla quale la fuga era difficile. I proprietari divennero tranquilli come mai lo erano stati negli ultimi due secoli, perché difesi da uno stato forte e attento in materia di controllo sociale: niente più briganti, niente camere del lavoro, niente fasci operai e mutue bracciantili o altre associazioni contestatrici. Pagarono logicamente un prezzo al sistema, a causa della più coerente e pesante imposizione fiscale e verso la fine del periodo soffrirono per una certa efficiente gestione degli uffici di collocamento.&lt;br /&gt;Nei grossi centri, i galantuomini di maggior rango si configuravano come un gruppo privilegiato e protetto negli averi, ma generalmente separato dal regime e guardato a vista per il sospetto che all’interno vi covasse l’opposizione liberale, o che vi fosse propensione alla comunella con preti e socialisti.&lt;br /&gt;E tuttavia anche i fascisti venivano dalla classe infame dei galantuomini. Erano galantuomini truccati, ma non redenti, in qualche modo resi inoffensivi, quantomeno in occasione delle tresche più plateali. Carlo Levi registra e presenta con irraggiungibile efficacia rappresentativa il caso dell’inglobamento nel regime degli antichi rancori tipici delle consorterie avverse, in un paesino dell’entroterra lucano. Nel retroterra jonico calabrese, il racconto dei più anziani si rifà a situazioni sostanzialmente simili. Nei paesi più poveri di borghesia professionista e di burocrazia addottorata e acculturata, il fascismo e l’antifascismo furono certamente usati anche nel senso tradizionale della consorteria, ma con molta più cautela che in passato.&lt;br /&gt;Per quel che avvenne poi, dopo la caduta del fascismo, è di somma importanza ricordare che durante il ventennio si inaugurò, sotto la spinta della crescita secolare dei redditi, una mobilità sociale assolutamente ignota in precedenza. Anche se non di grandi proporzioni, il fatto nuovo incise sulla natura sociale dei ceti medio-superiori. Gli studi fino al diploma o alla laurea, in precedenza, erano stati aperti oltre che ai figli dei proprietari, anche ai figli dei massari e dei piccoli proprietari. Ma, nell’età dei galantuomini, le classi subalterne erano rimaste tagliate fuori persino dalla velleità di un simile sbocco. Solo qualche ragazzo più dotato arrivava al sacerdozio. Durante il ventennio, invece, non solo la popolazione scolastica crebbe, ma -ed è questo il dato significativo- riuscirono ad accedere agli studi anche giovani provenienti dalla minuta borghesia, da famiglie di operai e di artigiani, persino il figlio di qualche contadino meno affamato e rozzo. Gli esiti di siffatta mobilità ascendente si videro a partire dal 1943. Senza quei professorini e avvocaticchi di modestissima estrazione sociale, tutto il fiorire di sezioni socialiste e comuniste, che si ebbe nel Sud dopo la guerra, sarebbe stato impensabile.&lt;br /&gt;La fine&lt;br /&gt;Sulle trincee del Carso i galantuomini morirono a fianco dei contadini. Ciò forse avrebbe democratizzato la scena meridionale, ma subito dopo la guerra, il leninismo e il fascismo sospinsero il Sud completamente fuori scena.&lt;br /&gt;L’antifascismo, che al Sud non fu un moto popolare, ma il chiacchiericcio serotino di una sorta di fratrie alquanto assortite di vecchi notabili e di meno vecchi peroratori del comunismo o del popolarismo cattolico, ridette fiato alla cosca. Nei paesi e nelle città -nelle spire coinvolgenti dell’antifascismo e nel conseguente clima di reciproca tolleranza (delle opposte e, in teoria, a volte inconciliabili etichette) si andarono formando dei gruppi notabiliari assolutamente inediti rispetto al trasformismo giolittiano e prefascista. Certamente in ogni luogo non mancarono gli idealisti (gli ingenui, si diceva) e quindi i contrasti e le avversioni anche vivaci, ma l’opposizione al fascismo finì per prevalere, così che i litigi vennero sempre superati.&lt;br /&gt;Caduto il fascismo e perduta la seconda guerra mondiale, man mano che le truppe occupanti risalivano la parte meridionale della Penisola, gli attori che per primi si presentarono sul proscenio della restaurata democrazia furono coloro che si erano forgiati nei circoli riservati, nei salotti dell’antifascismo come in una loggia interclassista. Gli occupanti angloamericani, che mostrarono di essere ben informati sulle situazioni locali, si mossero, sin dall’estate 1943, con l’idea di restaurare il galantomismo. Affidarono il potere locale nelle mani dei cospiratori inoffensivi e fra loro solidali dei salotti antifascisti, e collocarono alla direzione dei comuni gente politicamente o personalmente affidabile. Più che la Chiesa, la loro eminenza grigia fu la grande massoneria. La quale, dove c’era, prese al suo servizio la mafia quale responsabile dell’ordine pubblico.&lt;br /&gt;Durante i due anni circa, tra il ‘43 e le elezioni del ‘46, la gestione locale coinvolse però gli esponenti di tutte le bandiere politiche, poiché i Comitati di Liberazione Nazionale, che ebbero il riconoscimento di partner da parte degli angloamericani, provvidero a lottizzare le posizioni di potere fra i sei partiti che ne facevano parte (Liberali, Democrazia del Lavoro, Azionisti, Democristiani, Socialisti, Comunisti). Tuttavia, per il classico gioco delle tre carte, al potere andarono sempre dei conservatori o dei moderati, anche se a volte con il papillon rosso.&lt;br /&gt;Lontani Mussolini, i tedeschi e la guerra, l’unico disturbatore della quieta unità antifascista fu il popolo, affamato di pane, di fabbriche, di terra e di uguaglianza. Negli anni dell’immediato dopoguerra, la parola democrazia ebbe una forte caratura popolare ed eversiva, quantomeno ebbe a significato che il popolo basso aveva raggiunto un sufficiente riconoscimento politico, e che, come corpo collettivo, poteva trattare da pari a pari con le classi proprietarie e signorili. Le classi subalterne vennero identificate nelle loro richieste sociali e di rappresentanza politica. In effetti, dopo il crollo degli apparati statali e la perdita del controllo che questi avevano sul territorio, il popolo poté credere che bastasse il numero per ribaltare l’assetto sociale. Esemplare in questo senso furono l’insurrezione e la Repubblica di Caulonia. L’attesa e la fiducia crebbero nei due anni seguenti, raggiungendo l’apice della parabola nel 1946. Successivamente, l’apparato dirigente locale del PCI o fu sostituito, o intese -e con esso le masse popolari- che il processo rivoluzionario si sarebbe dovuto dispiegare in un arco di tempo lungo, e che comunque non era quello il momento propizio per uno scontro frontale, come mostravano i fatti di Grecia.&lt;br /&gt;L’atteggiamento popolare sospinse gli antifascisti che militavano nel partito comunista, e i molti improvvisati comunisti, tuffatisi nel PCI perché folgorati dall’idea socialista, o per opportunismo, o per qualche riposta ambizione, tennero con fermezza la loro posizione nell’ambito del nuovo quadro politico locale, contendendo all’avversario il dominio assoluto della società meridionale e contrattando i compromessi; ciò fino a quando, intorno al 1955, l’emigrazione falciò l’azione popolare e spense le speranze di un Sud che contasse in Italia.&lt;br /&gt;Ma già prima il PCI aveva incanalato tale esigenza fondamentale della società meridionale verso l’aspetto minore dell’azione contadina per il possesso della terra. Per la verità la strategia del PCI non osò mai spingersi fino ad un’alternativa così secca. Certamente le lotte per la terra continuarono a tenere banco a sinistra, fino al 1951, ma ben inserite in un riformismo proprietario di corto respiro e di ambito rurale, mentre era chiaro che al centro dello scontro stava la città e il vero tema dello scontro era l’occupazione. Dove questo emerse spontaneamente, come nell’hinterland napoletano, nell’area tarantina, in quella barese, nel Crotonese, non trovò grandi solidarietà. Poi il momento rinnovatore ricadde e si appiattì in un partitismo locale senza respiro, poiché, al di là delle lotte proletarie, il Meridione era politicamente vuoto. Era (ed è) politicamente vuoto, perché era (ed è) politicamente dipendente. Perché era (ed è) soltanto la somma di orientamenti scollati e senza programmi, che si riducono a una cifra elettorale utile solo per i calcoli parlamentari su maggioranza e minoranza.&lt;br /&gt;Nonostante la fase politica frontista, i comunisti non sempre ebbero l’appoggio degli esponenti socialisti. A quel tempo la tipologia del dirigente era quella di un essere con due anime e un corpo. Il corpo apparteneva di solito a un medico o a un avvocato, solo qualche volta a un artigiano acculturato nelle tematiche sociali (uno splendido ceto, politicamente e culturalmente ormai spento, l’ultima leva del quale è stata regalata senza contropartite al sistema padano). L’anima sensitiva si estraniava dal corpo: era per la democrazia e per il riconoscimento umano -dell’appartenenza, cioè, alla specie umana anche dei contadini, dei braccianti e delle frange sparse di proletariato senza mestiere delle aree urbane (in genere facchini a salario giornaliero, pescatori che dividevano con i capibarca il frutto della pesca, e consimili); un riconoscimento comiziale, concionatorio, demagogico che restava senza fiato quando si doveva passare ai fatti; l’anima razionale era quella colpevole di chi comprende la direzione del movimento storico e non può o non vuole opporsi, trattenuto com’è dal corpo piccolo borghese, benestante, addottorato. Le viscere piccolo borghesi soffocavano l’animo socialista, e quindi il socialista si barcamenava tra il cambiamento e la conservazione, tra le idee e la pratica, tra le classi padronali e il popolo, tra i moderati e i comunisti.&lt;br /&gt;Per il fisico venir meno delle generazioni più intraprendenti del popolo, quel tentativo di democrazia meridionale si esaurì (ma non tanto inavvertitamente come parrebbe, se ci si limita ad un esame della cronaca giornalistica dell’epoca, già guidata da rigidi paraocchi romani e pertanto milanesi, o alla storiografia paludata che affronta con sussiego partitocratico il discorso su quell’epoca). Nel breve volgere di due o tre anni il moto era sconfitto, e già nel 1958, quando a sinistra cominciò a farsi luce il mancinismo, era completamente tramontato. Rimase tuttavia il nome di democrazia, il quale fu riempito posticciamente.&lt;br /&gt;Con l’8 settembre, il mondo dei galantuomini si può dire definitivamente tramontato nelle braccia larghe dei Comitati di Liberazione Nazionale, tanto più ridicoli a causa della loro estrazione pantofolaia, della loro legittimazione offerta da un esercito straniero, spesso della modestia dei personaggi e per la loro mal riposta arroganza.&lt;br /&gt;È tramontato e non si riproduce, perché in quel passaggio il mondo contadino taglia il filo spinato che lo separava dal mondo urbano, usando come forbice il mercato nero delle derrate agricole. I contadini escono dal neofeudalesimo sabaudo e fascista e s’insediano nel mercato, rivoluzionando il proprio modo di produrre, i propri consumi, il proprio rapporto con il resto del mondo. Quando arriverà l’Ape (la Vespa con cassonetto, della Piaggio) e l’asino sarà archiviato, se non ci fosse stata l’Italia padana a placcarlo, quel mondo nuovo sarebbe arrivato fino al suo giusto orizzonte.&lt;br /&gt;Il secondo dopoguerra&lt;br /&gt;Nel 1946, quando si ebbero le prime elezioni amministrative comunali, non tutti i raggruppamenti politici possedevano le stesse chance di successo. Comunisti, socialisti e democristiani, nel Sud, si erano già formati una base di massa; partivano quindi favoriti nel confronto con etichette oggi quasi tutte scomparse, ma a quel tempo ritenute importanti.&lt;br /&gt;Nei comuni molto piccoli i proprietari pesavano ancora parecchio, ma sin dall’inizio furono costretti a mettere un distintivo all’occhiello. Generale e grande fu invece il peso delle parrocchie. Sin dal 1946 esse assunsero il carattere di una notevole forza clientelare e paternalistica, accanto a quello tradizionale di collettore del voto cattolico. Per cinque o sei legislature, la Chiesa ebbe la meglio su ogn’altro suasore politico. Se si prescinde dalle allocuzioni comiziali e dai bei battibecchi da marciapiede, anche gli altri partiti incorporavano una forte dose di vuoto politico, e solo l’eccitazione del momento portava a credere che le parole fossero sostanza. Freddamente esaminate le loro posizioni, esse si presentarono come entità fortemente sfumate e in certa misura intercambiabili.&lt;br /&gt;L’inglese Tarrow ha scritto un libro molto interessante sull’arcobaleno dei colori politici che presenta il Meridione in sede di potere locale7. Il comune A è democristiano, il comune B, contiguo, è comunista; il paese C, che sta dall’altro lato, è a prevalenza socialista. Il tutto si mostra senza senso e senza alcuna logica politica. Zone economicamente omogenee, per cui un diverso orientamento comunale non sarebbe giustificato, contengono invece coloriture partitiche diverse, spesso una per municipio. La spiegazione è che ad A si è formato un gruppo di potere democristiano intorno a due medici e due avvocati democristiani; che a B un professore e un avvocato hanno fatto da volano a un’espansione comunista; che a C tre avvocati e un professore socialisti si sono mostrati i più idonei a guidare il paese.&lt;br /&gt;La spiegazione storica risiede nel fatto che nel Meridione, nonostante il fervore di quegli anni, la politica è impolitica; che gli interessi di fondo restano nascosti e che l’azione politica dei partiti nazionali non li scalfisce neppure. Storicamente, infatti, dopo cento e più anni di dominazione padana, gli interessi del Sud sono complessivi, nazionali (nel senso di propri, di regionali) e travalicano le classi. Il Sud, inteso come paese, necessita di uno sviluppo che nessuno dei partiti nazionali intende seriamente propugnare; il suo interesse generale è quello di contrapposi al Settentrione. D’altra parte nessuno dei partiti nazionali fa emergere la contrapposizione interna al Sud (propriamente sua e non italiana) tra conservazione e rivoluzione.&lt;br /&gt;Solo nell’immediato dopoguerra e in luoghi delimitati, si sviluppò, sotto la guida del partito comunista, un’azione consistente rivolta alla conquista delle terre incolte o mal coltivate e contro il latifondo. È solo in queste zone che si ebbe un reale scontro politico. Altrove, sicuramente in centinaia di comuni grandi e medi, con tradizioni industriali, le forze del lavoro si compattarono sulla borghesia attiva -e dov’erano più forti, come al mio paese, si allearono con essa- nella mal riposta speranza di una politica del lavoro e dello sviluppo. Ma più in generale, le situazioni locali furono determinate da figure paesane, sia nella veste dell’uomo dotato di "amicizie in alto loco", quindi capace di trovare un "posto" agli amici, sia nella veste del leader carismatico, sia ancora sotto la forma di gruppo dirigente affidabile e meglio preparato del gruppo o dei gruppi avversari, sia infine le tre cose interconnesse fra loro.&lt;br /&gt;A partire dalle prime elezioni, i gruppi vincenti tesero a riprodurre la consorteria. Dal lato opposto si formarono gruppi consortili di diversa etichetta, ma senza un reale colore politico, che si candidarono per il ricambio. In realtà, essendo il Meridione bloccato (o per usare un azzeccato termine sportivo, placcato) al suo destino di periferia non decidente, la lotta che si sviluppò al suo interno fu soltanto elettoral-partitica e quasi mai autenticamente politica. Favorito dalla preferenza al voto di lista, l’elettoralismo sostituì il notabilato e se le consorterie non si presentarono più come appartenenti all’onorevole Caio a Marefreddo e all’onorevole Tizio a Solecaldo, ma apparvero come socialiste, comuniste, democristiane, ciascuna alimentata dall’animosità per la propria fazione, ciò fu mera apparenza. Dietro la facciata non c’era il partito ma, come vedremo, la cosca.&lt;br /&gt;Gradatamente poi, nel corso di quegli anni, i proprietari persero peso economico e politico (salvo riacquistarlo quindici anni dopo, intorno al ‘68/’70, come venditori di suoli edificatori). Con il declino economico della rendita, i proprietari persero anche la connotazione di classe a sé stante e a volte fortemente staccata nel contesto sociale, confluendo nell’enorme calderone dei ceti medi alimentati da uno stipendio o da entrate professionali. A questo riguardo è una vera e propria falsificazione politica quella che collega il mutamento delle relazioni in agricoltura alle nuove leggi, e principalmente a quella di Riforma Agraria, che colpì i latifondisti. Nuove relazioni di lavoro, magari introdotte dall’alto, diventano operative solo se matura un nuovo equilibrio (regionale) tra offerta e domanda di lavoro, altrimenti restano carta stampata. In realtà i salari agricoli lievitarono soltanto perché le campagne si spopolarono in seguito alla domanda europea e padana. Ciò mise in ginocchio i proprietari, le cui rendite, si dice, derivino dalla terra, ma che in effetti derivavano soltanto dalla fame e dal superlavoro del contadino.&lt;br /&gt;Al Sud, il partito di massa, salvo i luoghi dove la lotta per la terra ebbe un carattere effettivo, fu ed è di massa solo per gli elettori, che vengono attratti per lo più dalle relazioni extrapolitiche descritte da Tarrow, mentre fu di élite per i gruppi dirigenti. Rifacendomi a quanto sostenuto sopra, bisogna dire che la stessa situazione oggettiva spingeva verso la riformazione della consorteria. Infatti i partiti di massa si scontravano sul terreno di interessi ristretti, che se non erano familiari, non volavano tuttavia più alto del natìo borgo selvaggio, relegando la cosiddetta "questione meridionale" in frasi enfatiche ed insensate, collocate in fondo alle loro dichiarazioni programmatiche.&lt;br /&gt;I pochi tentativi che i gruppi dirigenti locali fecero per inserire i problemi dei rispettivi luoghi in un contesto più ampio caddero nel vuoto e nella sordità non appena arrivati a livello di dirigenze provinciali e nazionali. È quindi alquanto naturale e logico che la vita politica ripiegasse su se stessa e che le vocazioni al comparaggio consortile avessero il sopravvento sulla vera politica. Il soffocamento delle istanze locali appare più marcato nel PCI proprio perché questo partito contestava il sistema e si era profuso con generosità nella lotta contadina. Ma alla prova dei fatti, il PCI si è dimostrato il più nordista dei tre grandi partiti di massa. Ciò merita una spiegazione, sia pure rapida.&lt;br /&gt;In Italia, il PCI leninista si è comportato nei fatti -sin dal 1944- come un qualunque partito socialdemocratico europeo. Come tale non ha rifiutato le rivendicazioni economiche provenienti dal basso, tranne che in Meridione. Qui, tra il 1945 e il 1985, la grande rivendicazione fu il lavoro, ma su tale tema il PCI e la CGIL disquisirono parecchio senza mai scendere a un serio scontro con il sistema. Si pensi alla rassegnazione preventiva -alla supinità- con cui andarono incontro alla perdita delle roccaforti rosse nel Sud; alla resa, senza l’onore delle armi, di Castellammare, di Torre Annunziata, di Barletta, di Taranto, di Crotone, per citare soltanto i luoghi di cui chi scrive ha memoria. Certamente il PCI non fu in malafede. La spiegazione è un’altra: nessun partito può servire due altari, quello dello sviluppo e quello del sottosviluppo; non può cantare contemporaneamente il Te Deum laudamus e il Dies Irae.&lt;br /&gt;La cosca politico-intrallazzistica&lt;br /&gt;La presenza di cause materiali ed esterne non significa che la rinascita della consorteria, sotto forma di cosca elettoral-trafficona, non sia stata un male oggettivo per la vita politica meridionale. La sua evoluzione in superpartito corrisponde all’aggravarsi della malattia contratta nel 1860. Il gruppo politico locale, che andò identificandosi come gruppo di testa nelle istanze di partito, si trasformò in cosca proprio per la sua sterilità a fare vera politica. In pratica i più onesti, i più capaci si autoemarginano o vengono emarginati, lasciando ai meno onesti e capaci la guida del partito. Cosca vuol significare un nucleo alquanto ristretto di persone legate fra loro dal patto esplicito o tacito di sostenersi reciprocamente all’interno del partito e di trafficare all’esterno illecitamente assieme. In ordine di tempo il primo fatto illecito o ai limiti del lecito -comunque non encomiabile- risiede nel blocco delle preferenze, nel fare in modo che la cosca esca promossa elettoralmente, sia che si tratti di partito di governo sia che si tratti di partito d’opposizione. La lotta per la poltrona, che è dovunque un
